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- Terzo reggimento, 32esima compagnia guastatori. Ora vi racconto.
- -Primo giorno, il comandante accoglie le nuove reclute e ci fa un discorso sull'importanza di servire la patria e sul fatto che voleva essere sicuro che noi tutti fossimo lì desiderosi di farlo, perché avevamo il diritto all'obiezione di coscienza. Quindi ci chiese "lo sapete qual è l'articolo della costituizione che vi garantisce questo diritto?" noi tutti zitti. Ad un certo punto, il furiere, un uomo basso e grasso con un riporto alla schifani che era seduto su una seggiola vicino alla scrivania del comandante esclama "IL PRIMOOOOOH", il comandate volta lentamente la testa verso di lui e scandendo bene le parole dice "è il trentasettesimo" (non mi ricordo il numero preciso). E noi tutti nella sala stento riuscivamo a trattenere le risate.
- -Da noi, come in tutte le caserme penso, c'erano due tipi di militari, quelli che nel fine settimana tornavano a casa, e quelli che abitavano troppo lontano per poter tornare e quindi si facevano tutta la naja in caserma. Io tecnicamente potevo tornare, sarebbero state comunque quattro ore di treno, e siccome non mi piace viaggiare decisi di rimanere sempre in caserma. Anche perché il senso della naja è proprio quello, stare lontano da casa per un anno e imparare a vivere da adulto e sbrogliarti i cazzi da solo. Per questo motivo il gruppo dei napoletani/pugliesi e vari altri meridionali simpatizzavano con me, perché come loro non tornavo mai a casa.
- -Un giorno stavo camminando davanti al gabbiotto di guardia, il comandante mi ferma e mi dice "citofona e chiedi di entrare" e io preso male "signore, non è permesso entrare nel gabbiotto, signore" e lui mi dice di non preoccuparmi e farlo lo stesso. Dovete sapere che nel gabbiotto di guardia, oltre a far entrare cani e porci, avevamo pure la playstation e solitamente stavamo dentro in due a giocare perché altrimenti ti rompevi troppo i coglioni a stare lì a guardare quei cazzo di monitor, consierando che non esistevano nemmeno gli smartphone. Allora io citofono e dico "oh max, sono anon apri va, fammi entrare" segue un lungo silenzio, e poi come se avessimo avuto la telepatia lui mi risponde "anon ma che cazzo dici? lo sai che non posso fare entrare nessuno quando sto di guardia", io non lo so come ha fatto, forse il tono della mia voce, il modo in cui l'ho detto, però lui ha capito che qualcosa non andava, se mi avesse fatto entrare lui sarebbe finito nei guai e io anche se indirettamente sarei stato considerato un infame.
- -Giorno di smistamento del nuovo scaglione, la prassi era semplice, prendere le impronte digitali, controllare il documento e mandare il girino dal carabiniere che lo controllava e lo lasciava entrare in caserma. Avevano messo me e il mio caporale a fare questo lavoro. Io ripetevo come una robot "documenti in mano, mettiti in fila, il carabiniere legge il documento e ti lascia entrare" tipo alla ventesima volta che lo ripeto, il mio caporale mi da una pacca e mi dice "ouw, ma l'ha visto a chillo? Che legge e legge, quello li riconosce dalle facce". Il carabiniere era il classico stereotipo del sardo basso con le sopracciglione, come quell'attore che chiamavano sempre a fare lo stesso ruolo. Da quel giorno non ho mai più potuto parlarci senza rischiare di scoppiare a ridere.
- -Ero appena arrivato ero a malapena un girino, e viene da me il capostecca di compagnia. Mi prende e mi dice di controllargli il telefonino mentre era in carica(nokia 3310) perché la gente rubaca, sono rimasto un pomeriggio intero a fissargli il telefono. Come ricompensa quella sera i nonni non mi hanno fatto la destriga (spiegherò più avanti che cos'è)
- -Una mattina, alzabandiera e appello, la gente sembrava smorta e tutto il resto, il nostro istruttore se n'è accorto e ci ha avvisati un paio di volte di stare bene sull'attenti e di essere reattivi, niente, dopo l'ennesimo richiamo si rompe il cazzo e ci dice di tenere il FAL col braccio steso dritto di fronte a noi la mano sinistra in testa e in questa posizione cantare l'inno italiano, se a qualcuno cascava il braccio, si ricominciava l'inno da capo, l'abbiamo rifatto cinque volte e vi posso giurare che la volta in cui ci siamo riusciti eravamo talmente esausti di tenere sto cazz di fucile in quel modo che l'esultanza finale dell'inno l'abbiamo veramente gridata col cuore.
- -Stavamo sparando al poligono di tiro esterno, in piedi, accovacciati, proni, ricarica e via discorrendo, e io guardavo tutti i bossoli a terra e pensavo che avre potuto fregarmi un paio di munizioni per infilarmele nel taschino laterare del bomber per fare il figo in giro. A fine sessione, ci mettiamo tutti in riga e il nostro istruttore camminando avanti e indietro tra una cose e l'altra ad un certo punto ci dice "...e riordate che voi non potete portare niente fuori da qui, ne i proiettili e nemmeno i bossoli usati...capito Anon?" Io non avevo ancora rubato niete, ci avevo solo pensato però quell'allusione, porco dio pensai seriamente che potesse leggere nel pensiero.
- -In caserma si giocava solo a street fighter e FIFA. Chiaramente c'erano delle regole ferree ed estremamente serie da rispettare per evitare di finire in rissa. In street fighter era assolutamente vietato fare più di una spazzata all'avversario, se facevi il trucchetto che continuavi a spazzare e e vicevi così c'era il 99% di possibilità di finire in rissa. Stesso discorso per FIFA, non mi ricordo più che trucchetto era, quello del cross buggato mi pare, o era il calcio d'angolo, comunque era un exploit che ti faceva segnare garantito al 100% anche in quel caso, assolutamente vietato se non volevi scatenare una rissa.
- -Una sera in licenza andiamo in un pub in città con la divisa addosso. Dopo un po' il gestore del pub ci si avvicina e si mette a parlare con noi. Quando gli ho detto che eravamo della 32esima, lui mi ha detto di guardare dentro il camino in una sala del lato ovest. Qualche giorno dopo siccome avevo tempo ci misi la mano dentro e tastando, ne tirai fuori un cappellino e una cinta con le 12 stelle disegnate sopra, anno '84. Così alla prossima licenza, sono ritornato in quel pub e gli ho mostrato cosa avevo trovato, lui si è tenuto, la cintura, era la sua e mi ha lasciato tenere il berretto. Quando gli chiesi come mai li nascose nel camino lui mi disse che il suo capostecca aveva deciso di prendergli la cintura come "tributo" e lui piuttosto che dargliela l'ha nascosta.
- -Questo è l'aneddoto migliore in assoluto. Noi eravamo artificieri, quindi oltre al normale addestramento, maneggiavamo anche gli esplosivisi (serious business), e quindi avevamo un deposito esplosivi adiacente all'armeria. C'era questo mio camerata napoletano che faceva l'elettricista, che mi diceva che il quadro elettrico dell'armeria era una merda, era fatto veramente col buco del culo e tutto faceva contatto con tutto. Una notte, scatta l'allarme in armeria, io stavo facendo il turno di notte e quindi mi presento in cortile, siccome era un fine settimana in caserma non c'erano nei il furiere, ne il comandante e nemmeno il capitano, quindi tutta la baracca era in mano al nostro tenente. Lui era preso malissimo, ci fa mettere in formazione tutto serio e ci avviciniamo all'ingresso dell'armeria, lui pistola in mano, tenuta verso l'alto vicino alla faccia, stile film, si gira verso di me e mi dice "non ti preoccupare soldato, andrà tutto bene" in quel momento arriva l'elettricista napoletano in mutande, con gli anfibi ai piedi e il fucile in spalla bestemmiando "MANNAGGIA A CRISTO E ALLA MADONNA CHILLO E O CAZZO I QUADRO ELETTRICO CHE FA CONTATTO KITEMMURT E STRAMURTE" il tenente imperterrito fa irruzzione nell'armeria dicendoci di controllare i vari angoli, nel frattempo l'elettricista entra scazzato, accende la luce, va al quadro, lo apre a calci, e stacca l'allarme dicendo "eh, o vedi stu sfaccimm e quadro emmerda" il nostro tenente si sgonfia, e gli dice "allora che fai ci pensi tu qui?" e lui "si si itevene ca sto avvelenato". Nemmeno nei migliori film di Lino Banfi.
- -Il mercato nero. Dovete sapere che anche se il comandante è il più alto in grado, quello che manda veramente avanti una caserma è il furiere. Lui decide le licenze, lui decide i turni, lui è l'uomo da corrompere. Diventare l'assistente del furiere equivaleva a diventare il contabile di un boss mafioso. C'era questo mio camerata che mi raccontava che c'era un giro di stecche di sigarette, alcolici, e altri beni proibiti in caserma, che spaziavano dai film porno alle televisioni portatili che era impressionante, e chiaramente tutto passava attraverso il furiere in cambio di scambi di favori di vario tipo.
- -Sempre riguardo il furiere, un giorno mi chiama offrendomi una bella licenza premio in cambio di un favore, c'era da andare a prendere le provviste e dovevamo trasportarne una parte, nella sua macchina. Non vi dico il ben di dio che si è fregato, la spesa per un mese forse anche di più, e non era sicuramente la prima volta che lo faceva. In cambio del favore mi ha mollato un prosciutto crudo intero. Sei chili. Non sapendo che cazzo farmene e siccome avevo appena vinto una licenza, il giorno dopo sono andato in paese, voi immaginate solo la scena di un caporalmaggiore (a quel punto ero già stato promosso) che se ne va in giro con un prosciutto di sei chili in mano. Entrai dal macellaio con sto coso in mano e gli chiesi se poteva affettarmelo tutto, mi offrii di fare io il lavoro visto che sarebbe stato lungo e faticoso, ma lui mi disse che non c'era problema fu molto gentile. Provai a lasciargli anche un ventimila lire per il disturbo ma non le volle. Comunque ritornato in caserma, iniziai a regalare etti di prosciutto un po' a tutti.
- -La cisterna, quando si lavava la cisterna del gasolio c'era una sola regola, chi fa cadere il tappo dentro è quello che scende per andare a recuperarlo. Quando toccò a me, non so come mai, ma mi prese un catarro fortissimo. Ero completamente intasato, così andai dal medico che mi diede uno sciroppo che mi ha scrostato completamente nel giro di un giorno, mai assunta una roba tanto efficace. Così alla visita di controllo dopo un paio di giorni gli chiesi di dirmi come si chiamava lo sciroppo nello specifico perché avrei continuato a usarlo mi fosse servito più avanti e lui disse "no ma quello non lo vendono in farmacia" no ho mai saputo che cosa cazzo mi diede.
- -Una volta nel deposito esplosivi ero con il maresciallo, e dovevo dargli una mano a svitare l'innesco della spoletta. Il suo approccio era il seguente, prendere a martellate l'innesco fino a quando non si sarebbe smollato abbastanza da svitarlo normalmente. Io chiaramente stavo a debita distanza e lui mi fa "avvicinati avvicinati non ti preoccupare, che tanto la puoi prendere a martellate quanto vuoi che non succede niente, l'importante e prenderla nel punto giusto" e io senza pensarci mi sono lasciato scappare "eh quando la prendi nel punto sbagliato dimmelo prima che mi allontano" lui si è fermato un attimo mi ha fissato e poi mi fa "ah mi stai simpatico tu" e ha ripreso a martellare come un fabbro.
- -Un giorno io e alcuni altri commilitoni eravamo nel cortile della caserma a fare un cazzo, non c'era letteralmente niente da fare, voglio dire, l'addestramento si faceva, però non potevano farci addestrare dalla mattina alla sera e si creavano dei tempi morti, dei momenti in cui tutte le mansioni della caserma erano svolte, tutti i ruoli erano assegnati e letteralmente si aspettava l'ora del contrappello senza fare niente. Arriva il nostro capitano e ci fa "Be? Che cazzo fate?" e noi "Capitano non abbiamo un cazzo da fare" il capitano si guarda intorno, c'erano già tre soldati che per "punizione" stavano passando lo straccio per terra, uno che spazzava il crotile, altri due che lavavano i vetri, e ci fa "pure voi c'avete ragione" e poi con la voce meno convinta del mondo ci dice "vabbè và, per -punizione-, andate in guardiola a farvi dare le chiavi e portate i carri a fare il pieno"
- -Il gioco del block, di solito si iniziava a giocare dopo l'ammaina bandiera, ma certi nonni iniziavano subito dopo il fine attività della caserma. Il block era semplice, un nonno ti diceva "block" e tu dovevi fermarti, ovunque fossi, qualsiasi cosa stessi facendo, e fino a quando non ti dava lui il permesso di muoverti dovevi stare fermo. Era la massime espressione della "stecca" il gioco della caserma. Chiaramente se ti muovevi durante il block il nonno se lo segnava e poi una volta arrivata sera, dopo il contrappello nelle camerate arrivava l'ora della destriga! La destriga molto semplicemente era un pugno tirato lateralmente alle costole mentre tenevi le braccia alzate. Ti sei mosso sei volte? Sei destrighe, e così via. E poi si andava tutti a nanna doloranti. Ah che bei tempi.
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