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Guest

QOMP2

By: a guest on Dec 24th, 2012  |  syntax: None  |  size: 368.44 KB  |  hits: 15  |  expires: Never
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  1. DODICI
  2. IL RAGAZZO PERDUTO
  3. Viaggiarono per parecchie ore e poi si fermarono a mangiare. Mentre gli uomini erano occupati ad accendere i fuochi e a sciogliere neve per procurarsi dell'acqua, e Iorek Byrnison osservava Lee Scoresby arrostire la carne della foca accanto a lui, John Faa si rivolse a Lyra.
  4. «Lyra, ti basta la luce per vedere lo strumento e per leggerlo?» chiese.
  5. La luna era tramontata da un bel pezzo. La luce proveniente dall'Aurora era più intensa di quella della luna, ma incostante. Tuttavia, Lyra aveva buoni occhi, e quindi frugò dentro la sua pelliccia e ne tirò fuori la borsa di velluto nero. «Sì, lo vedo benissimo» disse. «Ma ormai lo so a memoria, dove sta la maggior parte dei simboli, comunque. Cosa devo chiedere, Lord Faa?»
  6. «Voglio saperne di più sulle difese di quel posto, Bolvangar» disse.
  7. Senza neppure doverci pensare, sentì le proprie dita muovere le lancette a indicare l'elmo, il grifone e il crogiolo, e sentì la propria mente raggiungere i significati esatti come un complesso diagramma tridimensionale. Subito l'ago cominciò a oscillare, indietro, avanti e poi di nuovo avanti, come un'ape che danza il suo messaggio all'alveare. Lei l'osservò con calma, contenta di non sapere, all'inizio, ma sicura che un significato stava per giungere; e poi prese a chiarirsi. Lasciò che continuasse a danzare finché non fu certa.
  8. «E proprio come aveva detto il daimon della strega, Lord Faa. C'è una compagnia di tartari di guardia alla Stazione, e hanno dei fili disposti tutto intorno a essa. Non si aspettano realmente di essere attaccati, questo dice il lettore simbolico. Però, Lord Faa...»
  9. «Che c'è, bambina?»
  10. «Mi sta dicendo qualche altra cosa. Nella vallata qui accanto c'è un villaggio in riva a un lago dove la gente viene turbata da un fantasma».
  11. John Faa scosse la testa con impazienza e disse: «Questo non ha importanza adesso. Per forza ci devono essere spiriti di ogni genere in mezzo a queste foreste. Dimmi ancora di quei tartari. Quanti sono, per esempio? Come sono armati?»
  12. Lyra fece disciplinatamente la domanda, e ripetè la risposta: «Ci sono sessanta uomini armati di fucili, e hanno anche due armi più grosse, una specie di cannoni. Hanno anche degli scaglia-fuoco. E... i loro daimon sono tutti quanti dei lupi, è questo che dice».
  13. Questo causò una certa agitazione fra i gyziani più anziani, quelli che avevano già partecipato ad altre campagne.
  14. «I reggimenti di Sibirsk hanno dei lupi per daimon» disse uno di loro.
  15. John Faa disse: «Non ho mai affrontato gente più feroce. Ci toccherà combattere come tigri. E chiedete all'orso: quello è un grande guerriero».
  16. Lyra era impaziente e disse: «Ma, Lord Faa, questo fantasma: credo che sia il fantasma di uno dei bambini! »
  17. «Be', anche se è così, Lyra, non so proprio cosa ci si possa fare. Sessanta fucilieri di Sibirsk, e scaglia-fuoco... Signor Scoresby, venga qui un momento, per favore ».
  18. Mentre l'aeronauta si avvicinava alla sua slitta, Lyra si allontanò e parlò
  19. all'orso.
  20. «Iorek, sei già stato da queste parti?»
  21. «Una volta» disse lui con la sua piatta voce profonda.
  22. «C'è un villaggio, qui vicino, vero?»
  23. «Dopo quella cresta» disse, alzando lo sguardo verso gli alberi sparsi.
  24. «E lontano?»
  25. «Per te o per me?»
  26. «Per me».
  27. «Troppo lontano. Per nulla lontano per me».
  28. «Quanto ti ci vorrebbe per arrivarci, allora?»
  29. «Potrei andare avanti e indietro tre volte prima del prossimo sorgere della
  30. luna».
  31. «Perché, Iorek, ascoltami: ho questo lettore simbolico che mi dice che c'è
  32. qualcosa di importante che io devo fare in quel villaggio, e Lord Faa non vuole
  33. che io ci vada. Lui vuole soltanto andare avanti in fretta, e io so che anche
  34. questo è importante. Ma se io non vado lì, e non vedo di che si
  35. tratta, potremmo non riuscire a sapere che cosa in realtà gli Ingoiatori stanno
  36. facendo».
  37. L'orso non disse nulla. Era seduto eretto come un umano, le grandi zampe
  38. ripiegate in grembo, gli occhi scuri fissati nei suoi da dietro l'intera
  39. lunghezza del muso. Sapeva che lei voleva qualcosa.
  40. Parlò Pantalaimon: «Puoi portarci laggiù, e ricongiungerti più tardi alle
  41. slitte?»
  42. «Potrei farlo. Ma ho dato a Lord Faa la mia parola di obbedire a lui e a nessun
  43. altro».
  44. «E se mi faccio dare il suo permesso?» disse Lyra.
  45. «Allora sì».
  46. Lei si voltò e tornò indietro di corsa nella neve.
  47. «Lord Faa! Se Iorek Byrnison mi porta oltre le colline fino al villaggio,
  48. possiamo scoprire di che si tratta, e poi raggiungere le slitte più avanti. Lui
  49. sa la strada» insistè. «E io non te lo chiederei, solo che è come le altre
  50. volte. Farder Coram, ti ricordi del camaleonte? Non lo capii allora, ma era
  51. vero, e ce ne rendemmo conto poco dopo. Ho la stessa sensazione, adesso. Non
  52. riesco a capire perfettamente quel che sta dicendo, so solo che è importante. E
  53. Iorek Byrnison sa la strada, dice che potrebbe andare avanti e indietro da qui a
  54. lì tre volte prima che sorga la luna, e io non potrei essere più al sicuro che
  55. con lui, no? Ma lui non vuole andare, se non avrò il permesso di Lord Faa».
  56. Vi fu un momento di silenzio. Farder Coram sospirò. John Faa si accigliò e la
  57. sua bocca si atteggiò severamente dentro il cappuccio di pelliccia.
  58. Ma prima che potesse parlare, intervenne l'aeronauta.
  59. «Lord Faa, se Iorek Byrnison si prende cura della ragazzina, sarà al sicuro come
  60. se fosse qui con noi. Tutti gli orsi sono leali, ma io Iorek lo conosco da anni,
  61. e nulla al mondo gli farà mai mancare di parola. Gli dia l'incarico di badare
  62. alla bambina e lui lo farà, senza errore. Quanto alla velocità, lui può trottare
  63. per ore senza stancarsi».
  64. «Ma perché non mandare anche qualcuno degli uomini?» disse John Faa.
  65. «Be', dovrebbero camminare» fece notare Lyra, «perché non si può far passare una
  66. slitta sopra quelle rocce. Iorek Byrnison può andare più veloce di qualsiasi
  67. uomo, su un terreno come quello, e io sono abbastanza leggera da non
  68. rallentarlo. E ti prometto, Lord Faa, ti prometto di non star via più del
  69. necessario, e di non rivelare nulla su di noi, e di non correre alcun rischio».
  70. «Sei sicura di doverlo fare? Non è che quel lettore simbolico ti sta facendo un
  71. brutto scherzo?»
  72. «Non lo fa mai, Lord Faa. E non credo che potrebbe».
  73. John Faa si strofinò il mento.
  74. «Be', se tutto va bene, avremo qualche informazione in più di quelle che abbiamo
  75. ora. Iorek Byrnison» chiamò, «sei disposto a fare quel che ti dice questa
  76. bambina?»
  77. «Io faccio quel che mi dice lei, Lord Faa. Mi dica di portare la bambina laggiù, e io lo farò».
  78. «Molto bene. Dovrai portarla dove vuole andare, e fare quel che ti dice. Lyra, ora sto per dare degli ordini a te, mi capisci?»
  79. «Sì, Lord Faa».
  80. «Vai e cerca tutto ciò che può esserci d'aiuto, e quando l'avrai trovato, torna immediatamente indietro. Iorek, noi nel frattempo riprenderemo a viaggiare, quindi dovrai raggiungerci».
  81. L'orso annuì con la grossa testa.
  82. «Ci sono soldati in quel villaggio?» chiese a Lyra. «Avrò bisogno della mia armatura? Sarò più veloce senza».
  83. «No» disse lei. «Ne sono sicura, Iorek. Grazie, Lord Faa, e ti prometto che farò esattamente come hai detto tu».
  84. Tony Costa le diede una striscia di carne di foca essiccata da masticare e, con Pantalaimon in forma di topo rintanato nel cappuccio, Lyra si arrampicò sulla vasta schiena dell'orso, aggrappandosi alla sua pelliccia con i guanti e alla parte più stretta della schiena muscolosa con le ginocchia. La pelliccia era meravigliosamente fitta, e il senso di straordinaria potenza che la invase fu schiacciante. Come se il suo peso fosse stato nullo, lui si voltò e trottò via, con lunghi balzi oscillanti, verso la cresta e fra gli alberi bassi.
  85. Le ci volle un po' per abituarsi al movimento, e poi cominciò a sentirsi presa in una selvaggia corsa esilarante. Era a cavalcioni di un orso! E l'Aurora si dispiegava sopra di loro in arcate e circoli d'oro, e tutto intorno c'era l'aspro freddo dell'Artico, e l'immenso silenzio del Nord.
  86. Le zampe di Iorek Byrnison calpestavano la neve quasi del tutto in silenzio. Gli alberi erano radi e stenti, qui, perché si trovavano ai limiti della tundra, ma vi erano arbusti e cespugli nani sul loro cammino. L'orso ci passava attraverso sfondandoli come semplici ragnatele.
  87. Salirono oltre la bassa cresta, fra nere rocce occhieggianti, e ben presto persero di vista il drappello che si erano lasciati alle spalle.
  88. Lyra desiderava parlare con l'orso, e se fosse stato un umano sarebbe già stata in termini di amicizia con lui; ma lui era così estraneo, selvaggio e gelido che si sentiva intimidita, forse per la prima volta nella sua vita. E così, mentre lui continuava a trottare, le grandi zampe oscillanti senza fatica, lei si adattò al movimento e stette zitta. Forse lui preferiva così, pensò; doveva sembrare una cucciolotta chiacchierona, appena più di una pupetta, agli occhi di un orso corazzato.
  89. Solo di rado si era messa a pensare a se stessa, prima di allora, e trovò la cosa interessante ma scomoda: proprio come cavalcare l'orso, in effetti, Iorek Byrnison correva veloce, muovendo insieme le zampe di uno stesso lato del corpo, e oscillando da un lato all'altro in un ritmo costante e possente. Lei capì che non poteva limitarsi a star lì ferma, ma doveva assecondare il movimento. Avevano viaggiato per un'ora e più, e Lyra era rigida e dolorante ma profondamente felice, quando Iorek Byrnison rallentò e si fermò.
  90. «Guarda lassù» disse.
  91. Lyra alzò gli occhi, e dovette strofinarli con l'interno dei polsi, perché faceva tanto freddo che erano offuscati dalle lacrime. Quando potè vedere chiaramente, lo spettacolo del cielo la lasciò a bocca aperta. L'Aurora si era sbiadita e ridotta a un evanescente luccichio tremolante, ma le stelle brillavano come diamanti, e attraverso la grande volta piena di piccole luci c'erano centinaia e centinaia di piccole forme nereggianti che volavano da est e da sud verso il Nord.
  92. «Sono uccelli?» chiese.
  93. «Sono streghe» disse l'orso.
  94. «Streghe! Cosa fanno?»
  95. «Volano alla guerra, forse. Non ne ho mai viste tante tutte insieme».
  96. «Tu conosci qualche strega, Iorek?»
  97. «Ho servito agli ordini di qualcuna. E ne ho combattute altre. È uno spettacolo da metter paura a Lord Faa. Se stanno volando in aiuto ai vostri nemici, dovreste aver tutti paura».
  98. «Lord Faa non si spaventerà. Tu non hai paura, vero?»
  99. «Non ancora. Quando ne avrò, saprò padroneggiarla. Ma faremo meglio a dire a
  100. Lord Faa delle streghe, perché gli uomini potrebbero non averle viste». Proseguì più lentamente; lei continuò a guardare il cielo, fino a che i suoi occhi non tornarono a riempirsi di lacrime di freddo, e continuò a non veder la fine della cavalcata innumerevole delle streghe in volo verso il Nord.
  101. Infine, Iorek Byrnison si fermò e disse: «Ecco il villaggio».
  102. Guardavano, dall'alto di un pendio rotto e ineguale, un gruppetto di costruzioni di legno, accanto a una vasta spianata di neve estremamente piatta, che Lyra pensò fosse il lago. Un molo di legno le mostrò che aveva ragione. Non erano
  103. a più di cinque minuti di distanza da quel posto.
  104. «Cosa vuoi fare?» chiese l'orso.
  105. Lyra scivolò giù dalla sua schiena, e trovò difficile rimanere in piedi. Aveva il viso irrigidito dal freddo e le gambe molli, ma si aggrappò alla pelliccia dell'orso e battè i piedi a terra fino a che non si sentì più in forze.
  106. «C'è un bambino, o un fantasma, o qualcosa, in quel villaggio» disse, «o forse nelle vicinanze, non lo so con certezza. Voglio andar lì e trovarlo, e riportarlo a Lord Faa e agli altri, se posso. Pensavo che fosse un fantasma, ma il lettore simbolico potrebbe aver cercato di dirmi qualcosa che non ho capito». «Se è all'aperto» disse l'orso, «sarà meglio che abbia trovato un rifugio». «Non credo che sia morto...» disse Lyra, ma era tutt'altro che sicura. L'aletiometro aveva indicato qualcosa di misterioso e innaturale, il che era allarmante; ma chi era lei? La figlia di Lord Asriel. E chi aveva sotto il suo comando? Un orso possente. Come poteva mai mostrare di aver paura?
  107. «Be', andiamo a vedere» disse.
  108. Si arrampicò di nuovo sulla sua schiena, e lui scese per il pendio irregolare, camminando invece di correre, adesso. I cani del villaggio sentirono all'odorato, o all'udito, o per intuito, il loro arrivo, e cominciarono a ululare spaventosamente; le renne nei loro recinti si mossero nervosamente, facendo con le corna un rumore come di stecchini secchi. Nell'aria ferma, ogni movimento poteva esser sentito da molto lontano.
  109. Quando raggiunsero le prime case, Lyra guardò a destra e a sinistra, sforzandosi di vedere nella luce fioca, perché l'Aurora stava sbiadendo e la luna era ancora lontana. Qui e là baluginava una luce sotto un tetto innevato, e Lyra credette di aver visto dei pallidi visi dietro ai pannelli di alcune delle finestre, e immaginò il loro stupore nel vedere una bambina a cavallo di un grande orso bianco.
  110. Al centro del piccolo villaggio c'era uno spazio aperto accanto alla banchina, dov'erano state tirate in secca delle barche, ridotte ora a monticelli di neve. Il rumore dei cani era assordante, e proprio mentre Lyra pensava che oramai dovevano aver svegliato tutti quanti nel villaggio, una porta si aprì e ne venne fuori un uomo armato di fucile. Il suo daimon, un ghiottone, balzò sulla catasta di legna ammucchiata accanto alla porta, tra spruzzi di neve.
  111. Lyra scivolò subito giù e si mise tra lui e Iorek Byrnison, consapevole di aver detto all'orso che non avrebbe avuto bisogno dell'armatura.
  112. L'uomo parlò con parole che lei non riuscì a capire. Iorek Byrnison rispose nella stessa lingua, e l'uomo emise un lieve gemito di paura.
  113. «Pensa che siamo diavoli» disse Iorek a Lyra. «Cosa devo dirgli?»
  114. «Digli che non siamo diavoli, ma che abbiamo degli amici fra di loro. E che stiamo cercando... solo un bambino. Un bambino strano. Digli questo».
  115. Non appena l'orso lo ebbe detto, l'uomo indicò verso destra, mostrando un qualche posto più in là, e parlò in fretta.
  116. Iorek Byrnison disse: «Chiede se siamo venuti a portar via quel bambino. Loro ne hanno paura. Hanno cercato di cacciarlo via, ma quello continua a tornare». «Digli che lo porteremo via con noi, ma loro sono stati molto cattivi a trattarlo così. Dov'è?»
  117. L'uomo spiegò, gesticolando impaurito. Lyra temeva che avrebbe sparato un colpo di fucile involontariamente, ma non appena ebbe finito si affrettò a tornare in casa e chiuse la porta. Lyra vide facce a ogni finestra.
  118. «Dov'è il bambino?» disse.
  119. «Nella baracca del pesce» le disse l'orso, e si voltò per avviarsi verso il molo.
  120. Lyra lo seguì. Era terribilmente nervosa. L'orso si dirigeva verso una stretta baracca di legno, sollevando la testa per annusare l'aria da una parte e dall'altra, e quando raggiunse la porta si fermò e disse: «Qui dentro».
  121. Il cuore di Lyra batteva così forte che respirare le costava fatica. Sollevò la
  122. mano per bussare alla porta, poi realizzò che sarebbe stato ridicolo e trasse un
  123. profondo respiro per lanciare un richiamo, ma si rese conto di non sapere che
  124. dire. Oh, era così buio, adesso! Avrebbe dovuto portare una lanterna...
  125. Non c'era scelta, e comunque non voleva far vedere all'orso di aver paura. Lui
  126. aveva parlato di vincere la sua paura: era quello che doveva fare anche lei.
  127. Sollevò il legaccio di cuoio di renna che teneva al suo posto il chiavistello e
  128. spinse con forza contro la brina che bloccava la porta. Si aprì con uno
  129. schiocco. Dovette spazzar via a calci la neve ammucchiata ai piedi della porta
  130. prima di riuscire a spalancarla, e Pantalaimon non fu di alcun aiuto, correndo
  131. su e giù, in forma di ermellino, massa bianca sul terreno bianco, emettendo
  132. piccoli suoni di spavento.
  133. «Pan, per amor di Dio!» disse lei. «Trasformati in pipistrello. Vammi a dare un
  134. occhiata lì...»
  135. Ma lui non lo fece, e neppure parlò. Non l'aveva mai visto in quello stato se
  136. non una volta, quando lei e Roger nella cripta del Jordan avevano scambiato le
  137. monete-daimon fra i teschi. Era ancor più spaventato di lei. Quanto a Iorek
  138. Byrnison, si era disteso nella neve lì accanto e guardava in silenzio.
  139. «Vieni fuori» disse Lyra, con tutta la forza che riuscì a metterci. «Vieni
  140. fuori!»
  141. Neppure un suono giunse in risposta. Spinse ancora un poco la porta, e
  142. Pantalaimon le balzò in braccio e cercò di allontanarla di là con insistenza, in
  143. forma di gatto, dicendo: «Va' via! Non restare qui! Oh, Lyra, vattene! Subito!
  144. Torna indietro!»
  145. Mentre Lyra cercava di tenerlo buono, si rese conto che Iorek Byrnison stava
  146. alzandosi in piedi, e si voltò; vide una figura che si affrettava verso di loro
  147. sul sentiero del villaggio, con una lanterna. Quando giunse abbastanza vicino da
  148. poter parlare, sollevò la lanterna e la tenne in modo da mostrare il suo viso:
  149. un vecchio dalla faccia ampia e rugosa, gli occhi quasi perduti in mezzo alle
  150. mille linee della faccia incartapecorita. Il suo daimon era una volpe artica.
  151. Parlò, e Iorek Byrnison disse: «Dice che non è il solo bambino di quel tipo. Ne
  152. ha visti altri nella foresta. A volte muoiono in fretta, altre volte non
  153. muoiono. Questo è di quelli duri, pensa. Ma sarebbe meglio per lui se morisse».
  154. «Chiedigli se mi presta la lanterna» disse Lyra.
  155. L'orso parlò, e l'uomo gliela porse subito, annuendo vigorosamente. Lei si rese
  156. conto che era venuto fin lì proprio per portargliela e lo ringraziò, e lui tornò
  157. ad annuire e si allontanò, lontano da lei e dall'orso, e anche dalla capanna.
  158. Lyra pensò all'improvviso: 'E se questo bambino è Roger?' E pregò con tutte le
  159. sue forze che non fosse lui. Pantalaimon le si stringeva addosso, di nuovo in
  160. forma di ermellino, i piccoli artigli profondamente affondati dentro la sua
  161. pelliccia.
  162. Sollevò la lanterna e fece un passo dentro la capanna e fu allora che vide che
  163. cosa stava facendo l'Intendenza per l'Oblazione, e qual era la natura del
  164. sacrificio che i bambini erano costretti a fare.
  165. Il ragazzino era addossato alla rastrelliera dove si faceva essiccare il pesce,
  166. fatta di legno, su cui si trovavano schierate file su file di pesce eviscerato,
  167. duro come tavole di legno. Stringeva un pezzo di pesce secco come Lyra stava
  168. stringendo Pantalaimon, con tutte e due le mani, con forza, contro il suo cuore;
  169. ma era tutto quel che aveva, un pezzo di pesce secco; perché non aveva più il
  170. suo daimon. Gli Ingoiatori lo avevano staccato da lui. Era questa 'intercisione,
  171. ed era questo un bambino reciso.
  172. TREDICI
  173. SCHERMA
  174. Il suo primo impulso fu di voltar le spalle e scappare via, o di cedere alla
  175. nausea e vomitare. Un essere umano senza daimon era come una persona senza
  176. faccia, o uno cui fosse stata aperta la gabbia toracica e strappato via il
  177. cuore: una cosa contro natura e inquietante, che apparteneva al mondo degli
  178. incubi e non al mondo diurno della ragionevolezza.
  179. Così Lyra strinse forte Pantalaimon, sentì girare la testa e un rigurgito acre
  180. le risalì in gola; e, malgrado il freddo della notte, un sudore malsano le
  181. inumidì il corpo, dandole un senso di gelo ancor più intenso.
  182. «Ratter» disse il ragazzo. «Ce l'avete voi, la mia Ratter?»
  183. Lyra non ebbe alcun dubbio su cosa intendeva.
  184. «No» rispose, con una voce fragile e spaventata, proprio come si sentiva in quel momento. E poi: «Come ti chiami?»
  185. «Tony Makarios» rispose. «Dov'è Ratter?»
  186. «Non lo so...» cominciò lei, e inghiottì con forza per controllare la nausea. «Gli Ingoiatori...» Ma non riuscì a finire. Dovette uscire dalla baracca e sedersi nella neve da sola; salvo che però ovviamente non era affatto sola; lei non era mai sola, perché c'era sempre Pantalaimon. Oh, venir tagliata via da lui come quel ragazzino era stato separato dalla sua Ratter! La cosa peggiore del mondo! Si trovò a singhiozzare, e anche Pantalaimon stava frignando, e tutti e due erano pieni di appassionata pietà e di dolore per quel ragazzo spezzato in due.
  187. Poi riuscì a rimettersi in piedi.
  188. «Vieni» chiamò con voce tremante. «Tony, vieni fuori. Ti porteremo in un posto sicuro».
  189. Qualcosa si mosse dentro la baracca, e Tony apparve alla porta, sempre stringendo il suo pezzo di pesce secco. Aveva addosso degli abiti sufficientemente caldi, una giacca a vento con il cappuccio dalla spessa imbottitura fatta di carbonseta e stivali di pelliccia, che però avevano un'aria di seconda mano, e non erano esattamente della sua misura. Nella più vasta luce dell'esterno, proveniente dagli ultimi bagliori dell'Aurora e dal terreno coperto di neve, parve ancor più pietosamente sperduto di prima, quando l'aveva visto accovacciato accanto alle rastrelliere del pesce.
  190. L'abitante del villaggio che aveva portato la lanterna si era allontanato di qualche metro e gridò loro qualcosa.
  191. Iorek Byrnison tradusse: «Dice che devi pagare quel pesce».
  192. Lyra provò l'impulso di dire all'orso di ucciderlo su due piedi, ma poi invece disse: «Li stiamo liberando dal bambino. Possono permettersi di dare un pesce in cambio».
  193. L'orso parlò. L'uomo borbottò, ma non si mise a discutere. Lyra appoggiò la lanterna sulla neve e prese la mano del ragazzo dimezzato per guidarlo dall'orso. Lui la seguì macchinalmente e non mostrò né sorpresa né paura di fronte a quella grande bestia bianca così vicina e, quando Lyra lo aiutò a sistemarsi sulla schiena dell'orso, tutto quello che disse fu: «Io non so dov'è la mia Ratter».
  194. «Neppure noi, Tony» rispose lei. «Ma noi... Noi puniremo quegli Ingoiatori. Ti prometto che li puniremo. Iorek, ce la fai a portarci in groppa tutti e due?» «La mia armatura pesa molto più di due bambini».
  195. E così lei si arrampicò dietro a Tony e fece in modo che anche lui si aggrappasse a quella pelliccia folta e rigida e Pantalaimon le si sistemò all'interno del cappuccio, caldo, vicino, e traboccante di compassione. Lyra sapeva bene che l'impulso di Pantalaimon sarebbe stato quello di avvicinarsi a quel bambino dimezzato per abbracciarlo, leccargli il viso e coccolarlo e scaldarlo come avrebbe fatto il suo, di daimon; ma naturalmente c'era il grande tabù che glielo impediva.
  196. Attraversarono il villaggio e risalirono verso la cresta rocciosa, e le facce dei paesani erano piene d'aperto orrore e di una sorta di atterrito sollievo nel veder portar via quella creatura orrendamente mutilata da una ragazzina e da un grande orso bianco.
  197. Nel cuore di Lyra, il senso di repulsione lottava con la pietà, ma fu quest'ultima a vincere. Passò un braccio attorno a quel corpo magro magro, per tenerlo ben stretto. Il viaggio di ritorno fino al loro gruppo fu più freddo e più buio, ma ciò malgrado parve finire più in fretta. Iorek Byrnison era instancabile, e per Lyra assecondarne i movimenti divenne una cosa automatica così che non corse mai il rischio di cadere giù. Il corpo freddo che aveva fra le braccia era così leggero che in un certo senso era facile da controllare, ma rimaneva del tutto inerte; restò lì tutto rigido, senza minimamente assecondare i movimenti dell'orso, e quindi in un altro senso le difficoltà non mancarono. Di tempo in tempo, il ragazzo dimezzato parlava.
  198. «Che hai detto?» chiedeva Lyra.
  199. «Dico, ma lei lo sa dove vado?»
  200. «Sì, lo sa, tornerà da te, la ritroveremo noi. Reggiti forte, adesso, Tony.
  201. Non manca molto...»
  202. A lunghi balzi, l'orso continuava ad avanzare. Lyra non si rese minimamente
  203. conto di quanto era stanca fino a che non si ricongiunsero con i gyziani. Le
  204. slitte si erano fermate per lasciar riposare i cani e d'improvviso se li trovò
  205. tutti quanti intorno, Farder Coram, Lord Faa, Lee Scoresby, e tutti si
  206. slanciavano ad aiutarla per poi allontanarsi in silenzio non appena scorgevano
  207. l'altra figura che aveva con sé. Lei aveva le giunture così irrigidite che non
  208. riuscì nemmeno a rilasciare la stretta delle braccia attorno al suo corpo, e
  209. dovette pensarci lo stesso John Faa ad aprirgliele con dolcezza, e a separarli
  210. prendendola in braccio.
  211. «Dio buono, ma cos'è questo?» disse. «Lyra, bambina mia, che cosa hai trovato?»
  212. «Si chiama Tony» mormorò lei con le labbra gelate. «E gli hanno tagliato via il
  213. suo daimon. Ecco cosa fanno gli Ingoiatori».
  214. Gli uomini si tennero a distanza, spaventati; ma l'orso parlò, sorprendendo Lyra
  215. nella sua stanchezza, rimproverandoli.
  216. «Vergognatevi! Pensate a quello che ha fatto questa bambina! Potete anche non
  217. avere il suo coraggio, ma dovreste almeno vergognarvi di farlo vedere».
  218. «Hai ragione, Iorek Byrnison» disse John Faa, e si voltò per impartire gli
  219. ordini necessari. «Attizzate quel fuoco e scaldate un po' di zuppa per la
  220. bambina. Per tutti e due i bambini. Farder Coram, il tuo riparo è pronto?»
  221. «Sì, John, lo abbiamo montato. Portala qui e la faremo scaldare...»
  222. «E anche il ragazzino» disse qualcun altro. «Potrà pure mangiare e scaldarsi almeno, anche se...»
  223. Lyra cercò di dire a John Faa delle streghe, ma tutti si stavano dando tanto da fare, e lei si sentiva così stanca. Dopo qualche minuto pieno di confusione, fra la luce delle lanterne, il fumo dei fuochi alimentati a legna, gente che si affrettava avanti e indietro, si sentì morsicare gentilmente sull'orecchio dai denti d'ermellino di Pantalaimon, e si svegliò con il volto dell'orso a pochi centimetri dal suo.
  224. «Le streghe» bisbigliò Pantalaimon. «Ti ho chiamato Iorek».
  225. «Oh, già» borbottò lei. «Iorek, ti ringrazio per avermi portato fino a lì e poi
  226. di nuovo qui. Forse potrei dimenticarmi di dire a Lord Faa delle streghe, quindi
  227. è meglio che glielo dica tu».
  228. Sentì l'orso acconsentire, e poi si addormentò come si deve.
  229. Quando si svegliò, c'era già tutta la luce che la giornata avrebbe potuto
  230. vedere. Il cielo a sud-est era pallido e l'aria era soffusa di una nebbiolina
  231. grigia, attraverso la quale i gyziani si muovevano come massicci fantasmi,
  232. caricando le slitte e aggiogando i cani alle loro tirelle.
  233. Lei vide ogni cosa dal riparo montato sulla slitta di Farder Coram, dentro cui
  234. rimase distesa sotto un mucchio di pellicce. Pantalaimon si svegliò del tutto
  235. prima di lei, e provò a prendere la forma di una volpe artica prima di ritornare
  236. al suo preferito ermellino.
  237. Iorek Byrnison era addormentato lì vicino nella neve, il capo appoggiato sulle
  238. grandi zampe; ma Farder Coram era in piedi, e già affaccendato, e non appena
  239. vide uscire Pantalaimon si avvicinò zoppicando per finire di svegliare Lyra.
  240. Lei lo vide arrivare e si alzò a sedere per parlargli.
  241. «Farder Coram, adesso so che cos'era quello che non riuscivo a capire!
  242. L'aletiometro continuava a dirmi uccello e no, e per me non significava niente,
  243. perché voleva dire niente daimon, e io non riuscivo a capire come poteva
  244. essere... Ma che c'è?»
  245. «Lyra, mi dispiace moltissimo dovertelo dire dopo quello che hai fatto, ma quel
  246. ragazzino è morto un'ora fa. Non riusciva a star tranquillo, non ce la faceva a
  247. restare fermo in un solo posto; continuava a chiedere del suo daimon, dove si
  248. trovava, se sarebbe tornata presto, e tutto; e continuava a tenere stretto
  249. stretto quel povero pezzo di pesce come se... Oh, non ce la faccio a parlarne,
  250. bambina mia; però alla fine ha chiuso gli occhi ed è rimasto fermo, ed è stata
  251. la prima volta che mi è sembrato in pace, perché a quel punto lui era uguale a
  252. qualsiasi altra persona morta, che perde il suo daimon nel corso naturale delle
  253. cose. Hanno cercato di scavargli una fossa, ma la terra è dura come il ferro.
  254. Così John Faa ha ordinato di costruire una pira di legno, per poterlo cremare,
  255. in modo che non venga sfigurato dagli animali.
  256.  «Bambina mia, tu hai fatto una cosa coraggiosa e giusta, e sono davvero
  257. orgoglioso di te. Adesso che sappiamo di quale terribile malvagità sia capace
  258. questa gente, il nostro dovere ci sembra più chiaro e semplice che mai. Quello
  259. che tu devi fare adesso è riposarti e mangiare, perché questa notte ti sei
  260. addormentata senza aver cenato, e a queste temperature bisogna nutrirsi se non
  261. ci si vuole indebolire.»
  262. E intanto si affaccendava senza scopo, risistemava le pellicce, tendeva ancora
  263. un poco la corda della slitta, facendosi passare fra le mani i finimenti dei
  264. cani in modo da districarli.
  265. «Farder Coram, dov'è adesso quel ragazzo? L'hanno già cremato?»
  266. «No, Lyra, è disteso sul terreno, laggiù».
  267. «Voglio andare a vederlo».
  268. Lui non poteva certo rifiutarglielo, dato che aveva già visto cose ben peggiori
  269. di un cadavere, e ciò avrebbe potuto calmarla un po'. E così, con Pantalaimon in
  270. forma di lepre bianca che avanzava a balzi delicati al suo fianco, lei seguì
  271. faticosamente la linea delle slitte fino al punto in cui alcuni uomini
  272. lavoravano ad ammucchiare la legna dei cespugli circostanti.
  273. Il corpo del ragazzino giaceva sotto una coperta a scacchi a lato del sentiero.
  274. Lei si inginocchiò e sollevò con la mano guantata di seta la coperta. Uno degli
  275. uomini stava per fermarla, ma gli altri scossero la testa.
  276. Pantalaimon le si avvicinò ancor di più mentre Lyra guardava quel povero viso
  277. segnato dalla sofferenza. Liberò una mano anche dal guanto sottile per toccarne
  278. gli occhi. Erano freddi come il marmo, e Farder Coram aveva detto giusto: il
  279. povero Tony Makarios non era diverso ormai da qualsiasi altro essere umano il
  280. cui daimon fosse svanito nella morte. Oh, se mai le avessero portato via
  281. Pantalaimon! Lo raccolse con forza da terra e lo strinse, quasi avesse voluto
  282. premerselo fin dentro il cuore. E tutto quel che aveva quel povero piccolo Tony
  283. era quel miserabile pezzo di pesce...
  284. Ma, dov'era quel pezzo di pesce?
  285. Tirò via la coperta. Non c'era più.
  286. In un momento fu in piedi, gli occhi lampeggianti di furia verso gli uomini lì
  287. accanto.
  288. «Dov'è il suo pesce?»
  289. Quelli si fermarono, perplessi, senza capire bene quel che intendeva; anche se
  290. c'era qualcuno dei loro daimon che aveva capito, e quelli si guardavano l'un
  291. l'altro. Uno degli uomini abbozzò un sogghigno incerto.
  292. «Non ti permettere di ridere! Ti strapperò i polmoni, se ti metti a ridere di
  293. lui! Aveva solo quello e nient'altro, a cui aggrapparsi, solo un vecchio pesce
  294. secco, era tutto quello che aveva, come daimon, da amare e da coccolare! Chi è
  295. che gliel'ha portato via? Dov'è finito?»
  296. Pantalaimon era un ringhioso leopardo delle nevi, proprio uguale al daimon di
  297. Lord Asriel, ma lei non lo vide; tutto quel che vedeva erano il torto e la
  298. ragione.
  299. «Calmati, Lyra» disse un uomo. «Calmati, piccola».
  300. «Chi è stato a prenderlo?» si infiammò di nuovo, e il gyziano fece un passo
  301. indietro di fronte alla sua furia appassionata.
  302. «Non lo sapevo» disse un altro uomo in tono di scusa. «Credevo che fosse solo
  303. una cosa che aveva mangiato. L'ho tolto dalle sue mani perché ho pensato che
  304. fosse più rispettoso. È tutto qui, Lyra».
  305. «E dov'è, allora?»
  306. L'uomo, a disagio, disse: «Non pensavo che lui ne avesse bisogno è così l'ho
  307. dato ai miei cani. Ti chiedo davvero perdono».
  308. «Non è a me che devi chiedere perdono, è a lui» disse lei, e si voltò
  309. immediatamente per tornare a inginocchiarsi, e posare la mano sulla guancia
  310. ghiacciata del ragazzino morto.
  311. Poi le venne un'idea e si mise a frugare fra le pellicce che aveva addosso.
  312. L'aria fredda si fece sentire duramente quando aprì il giaccone, ma lei in pochi
  313. secondi trovò quel che voleva, e tirò fuori una moneta d'oro dal borsellino
  314. prima di tornare a imbacuccarsi ben bene.
  315. «Voglio prendere in prestito il tuo coltello» disse all'uomo che aveva preso il
  316. pesce, e quando lui glielo diede chiese a Pantalaimon: «Com'è che si chiamava?»
  317. Lui capì subito, naturalmente, e disse: «Ratter».
  318. Lyra tenne stretta la moneta in una mano coperta dal guanto sottile, e, tenendo
  319. il coltello come una matita, incise in profondità il nome del perduto daimon
  320. nell'oro.
  321. «Spero che vada bene, se ti tratto come gli Accademici del Jordan» bisbigliò al
  322. ragazzo morto, e aprì a forza i denti per fargli scivolare la moneta in bocca.
  323. Fu difficile, ma ce la fece, e poi riuscì anche a richiudergli la mascella.
  324. Poi restituì a quell'uomo il suo coltello e si voltò, in quel mattutino
  325. crepuscolo, per ritornare da Farder Coram.
  326. Lui le diede un boccale pieno di zuppa appena tolta dal fuoco e lei la sorbì
  327. avidamente.
  328. «Cosa faremo con tutte quelle streghe, Farder Coram?» chiese. «Mi chiedo se fra
  329. loro c'era anche la tua».
  330. «La mia strega? Non esagerare, Lyra. Potrebbero esser state dirette dovunque. Ci
  331. sono un sacco di cose di cui si preoccupano le streghe, e che influenzano le
  332. loro vite: cose per noi invisibili; misteriose indisposizioni di cui loro cadono
  333. preda mentre per noi non avrebbero la minima importanza; ragioni di guerra del
  334. tutto al di là della nostra comprensione; gioie e dolori legati alla fioritura
  335. di piccole piante della tundra... Però vorrei averle viste volare, Lyra. Mi
  336. piacerebbe aver potuto vedere uno spettacolo simile. E ora bevila tutta, quella
  337. zuppa. Ne vuoi ancora un po'? C'è anche del pane fritto, lo stanno preparando.
  338. Mangia, piccola, perché ripartiremo presto».
  339. Il cibo fece riprender le forze a Lyra, e infine il gelo che aveva nell'anima
  340. cominciò a sciogliersi. Con gli altri, andò a guardare la deposizione del
  341. ragazzino dimezzato sulla sua pira funeraria, chinò il capo e chiuse gli occhi
  342. alle preghiere di John Faa; poi gli uomini la spruzzarono di spirito di carbone,
  343. vi applicarono dei fiammiferi e in un momento fu avvolta da una vampata.
  344. Non appena furono certi che era bruciato senza problemi, si rimisero in marcia.
  345. Fu un viaggio spettrale. Ben presto prese a cadere la neve, e il mondo si
  346. ridusse alle ombre grigie dei cani davanti a loro, i sobbalzi e gli scricchiolii
  347. delle slitte, il morso del gelo e i mulinelli dei fiocchi di neve, appena un po'
  348. più scuri del cielo, e appena un po' più chiari del terreno.
  349. In tutto questo i cani continuarono a correre, le code erette, emettendo
  350. nuvolette di vapore dalle narici. Corsero verso Nord, sempre più a Nord, mentre
  351. il pallido mezzogiorno veniva e passava, e la semioscurità tornava ad avvolgersi
  352. sul mondo intero. Si fermarono a mangiare e bere, e a riposare; in uno spazio
  353. fra le colline, fecero il punto, e mentre John Faa parlava con Lee Scoresby a
  354. proposito del modo migliore in cui si poteva utilizzare il suo pallone, Lyra
  355. ripensò alla mosca-spia; e chiese a Farder Coram cosa ne era stato della scatola
  356. di foglia da fumo in cui lui l'aveva rinchiusa.
  357. «L'ho impacchettata e messa via» disse lui. «È laggiù, in fondo a quella sacca,
  358. però non c'è niente da vedere; a bordo della nave l'ho chiusa saldandola tutto
  359. intorno al bordo, come ti avevo detto. Non so cosa ne potremo fare, a dirti la
  360. verità; magari potremmo lasciarla cadere in una miniera di fuoco, forse questo
  361. la sistemerebbe. Però non ti devi preoccupare, Lyra. Finché ce l'ho io, non
  362. corri alcun pericolo».
  363. Non appena ne ebbe la possibilità, Lyra infilò un braccio nella sacca di tela
  364. irrigidita dalla brina e tirò fuori la scatoletta. Sentì il ronzio che faceva
  365. prima ancora di toccarla.
  366. Mentre Farder Coram era occupato a parlare con gli altri capi, lei portò la
  367. scatola a Iorek Byrnison e gli spiegò la sua idea. Le era venuta ripensando alla
  368. facilità con cui lui aveva tagliato il metallo del cofano del motore.
  369. Lui ascoltò, poi prese il coperchio di una scatola di biscotti e abilmente lo
  370. ripiegò a formare un cilindro appiattito. Lei si stupì delle grandi capacità
  371. delle sue mani: contrariamente alla maggior parte degli orsi, lui e tutti quelli
  372. della sua specie avevano l'artiglio del pollice opposto alle altre dita, e con
  373. esse potevano tener fermo un pezzo per lavorarci. E lui aveva un senso innato
  374. della resistenza e della flessibilità dei metalli, che significava che gli
  375. bastava sollevarne un pezzo, fletterlo un po' qua e là, e poi era in grado di
  376. tracciarci sopra un circolo con un artiglio per segnare il punto in cui
  377. ripiegarlo. Fu quello che fece adesso, continuando a piegare i due lati fino a
  378. realizzare un bordo rialzato e poi preparando un coperchio per chiuderlo. Dietro
  379. richiesta di Lyra, fece due scatole: una della stessa misura dell'originaria
  380. scatola da foglia da fumo, e un'altra abbastanza grande per poterla appunto
  381. contenere, insieme a un bel po' di peli, muschio e licheni tutti ben pressati
  382. per smorzare il rumore. Una volta chiusa, risultò della stessa forma e
  383. dimensione dell'aletiometro.
  384. Una volta che ciò fu portato a termine, lei si sedette accanto a Iorek Byrnison,
  385. occupato a masticare un cosciotto di renna congelato, duro come un pezzo di
  386. legno.
  387. «Iorek» gli disse, «è dura non avere un daimon? Non ti senti solo?»
  388. «Solo?» disse lui. «Non lo so. Mi dicono che qui fa freddo. Io non so cos'è il
  389. freddo perché non lo sento. E così non so neppure che vuol dire sentirsi solo.
  390. Gli orsi sono fatti per esser solitari».
  391. «E gli orsi di Svalbard?» disse lei. «Ce ne sono migliaia, laggiù, non è vero?
  392. Almeno, così ho sentito dire».
  393. Lui non rispose, ma spezzò l'osso con un suono simile a quello di un ciocco
  394. spaccato in due.
  395. «Ti chiedo scusa, Iorek» disse lei. «Spero di non averti offeso. È solo che sono
  396. curiosa. Vedi, sono particolarmente curiosa su Svalbard a causa di mio padre».
  397. «Chi è tuo padre?»
  398. «Lord Asriel. E loro lo hanno fatto imprigionare a Svalbard, capisci? Penso che
  399. gli Ingoiatori lo abbiano tradito, e paghino gli orsi per tenerlo in prigione».
  400. «Non lo so. Io non sono uno degli orsi di Svalbard».
  401. «Credevo che lo fossi...»
  402. «No. Sono stato uno degli orsi di Svalbard, ma adesso non lo sono. Sono stato cacciato come punizione per aver ucciso un altro orso. Così sono stato spogliato del mio rango, della mia ricchezza e della mia armatura, e cacciato a vivere ai margini del mondo degli uomini, a combattere quando riesco a trovare chi mi impiega per farlo, o svolgere lavori da bestia annegando la mia memoria in rozze bevande alcoliche».
  403. «E perché hai ucciso quell'altro orso?»
  404. «Rabbia. Ci sono dei modi, fra noi orsi, per deviare la rabbia che sorge fra di noi, ma io avevo perduto il controllo. Così l'ho ucciso, e sono stato giustamente punito».
  405. «Ed eri ricco, e di nobile rango» disse Lyra, stupita. «Proprio come mio padre, Iorek! È andata proprio nello stesso modo, per lui, dopo che sono nata io. Anche lui ha ucciso una persona e gli hanno tolto tutte le sue ricchezze. Questo è successo molto prima che lo imprigionassero a Svalbard, però. Io non so niente di Svalbard, a parte che è nel più remoto Nord... È tutto coperto di ghiaccio? Ci si può arrivare camminando sul mare congelato ?»
  406. «Da questa costa no. In direzione Sud il mare a volte è congelato, e a volte no. Ti ci vorrebbe una barca».
  407. «O magari un pallone».
  408. «O un pallone, sì, ma allora ti ci vorrebbe il vento giusto».
  409. Tornò a sbranare la zampa di renna, e a Lyra venne un'idea pazzesca, ripensando a tutte quelle streghe nel cielo notturno; però non ne parlò minimamente. Invece, continuò a chiedere a Iorek Byrnison di Svalbard e ascoltò appassionatamente quando lui le parlò del lento strisciare dei ghiacciai, delle rocce e dei ghiacci galleggianti dove i trichechi dalle zanne brillanti giacevano in gruppi di cento e più; dei mari brulicanti di foche e di narvali che incrociavano i lunghi bianchi corni d'avorio sopra l'acqua gelida; della gran tetra costa ferrigna, le scogliere alte trecento metri e più, dove stavano appollaiati e pronti a lanciarsi in picchiata i demoni delle falesie; di pozzi di carbone e miniere di fuoco ove gli orsi fabbri ferrai martellavano gigantesche lastre di ferro, e le articolavano insieme per farne delle armature. «Ma se loro ti hanno portato via l'armatura, Iorek, questa che hai ora dove l'hai presa?»
  410. «L'ho fatta io stesso in Nuova Zembla, a partire da metallo celeste. Fino a quel momento ero incompleto».
  411. «E così gli orsi sono in grado di fabbricarsi la propria anima...» disse lei. C'erano un sacco di cose da sapere, al mondo. «Chi è il re di Svalbard?» proseguì. «Ce l'hanno un re, gli orsi?»
  412. «Si chiama Iofur Raknison».
  413. Il nome fece squillare un campanello nella mente di Lyra. Lo aveva già sentito, ma dove? E non era stata una voce d'orso, oltretutto, e neppure quella di un gyziano. La voce che ne aveva parlato era quella di un Accademico, precisa e pedante e pigramente arrogante, proprio una voce da Jordan College. Cercò di risentirne il suono nella sua mente. Oh, la conosceva benissimo!
  414. E poi si ricordò: il Salotto Privato. Gli Accademici in ascolto di Lord Asriel. Era stato il titolare della Cattedra Palmeriana a dire qualcosa a proposito di
  415. Iofur Raknison. Aveva usato la parola panserbjörne, che Lyra allora non conosceva, e allora non sapeva neppure che Iofur Raknison era un orso; ma cosa mai aveva detto? Il re di Svalbard era vanesio, e lo si poteva lusingare. C'era qualcos'altro, se solo avesse potuto ricordare, ma da allora erano successe tante di quelle cose...
  416. «Se tuo padre è prigioniero degli orsi di Svalbard» disse Iorek Byrnison, «non fuggirà mai. Laggiù non c'è abbastanza legno per fare una barca. Dall'altra parte, se è un nobile, verrà trattato come si deve. Gli daranno una casa dove vivere, e un servitore che si occupi di lui, e cibo e combustibile».
  417. «Sarebbe mai possibile che gli orsi vengano sconfitti, Iorek?»
  418. «No».
  419. «Con l'inganno, forse?»
  420. Lui smise di masticare e la guardò in pieno viso. Poi disse: «Voi non sconfiggerete mai gli orsi corazzati. La mia armatura l'hai vista: ora guarda le mie armi».
  421. Lasciò cadere la carne e tese le zampe, all'insù, in modo che lei potesse guardarle. Ognuno dei cuscinetti neri delle zampe era coperto di uno strato corneo spesso due o tre centimetri almeno, e ognuno degli artigli era lungo quanto tutta la mano di Lyra e affilato come un coltello. Lei ci passò sopra un dito, meravigliata.
  422. «Basta un colpo per sfondare il cranio di una foca» disse lui. «O spezzare la schiena di un uomo, o strappare un arto. E posso anche mordere. Se tu non mi avessi fermato a Trollesund, avrei schiacciato il cranio di quell'uomo come un uovo. Questo per la forza; e ora per l'inganno. Non si può imbrogliare un orso. Ne vuoi la prova? Prendi un bastoncino, e facciamo un po' di scherma».
  423. Lei, impaziente di provare, strappò un ramoscello da un cespuglio carico di neve, lo pulì staccandone tutti i rametti laterali, e lo agitò da una parte all'altra come uno stocco. Iorek Byrnison rimase seduto sulle zampe posteriori, le zampe anteriori ferme in grembo. Quando fu pronta lei gli si mise di fronte, ma non voleva colpirlo, perché aveva un'aria troppo pacifica. E allora agitò il bastoncino, facendo delle finte a destra e a sinistra, ma senza nessuna intenzione di colpirlo, e lui non si mosse. Lo fece più di una volta, e lui ancora non si mosse di neanche un centimetro. Infine lei decise di mirare diritto contro di lui, non forte, solo per toccargli lo stomaco con il bastoncino. Immediatamente la sua zampa scattò in avanti e deviò il bastoncino di lato.
  424. Sorpresa, lei provò ancora, con lo stesso risultato. Iorek si muoveva con assai maggiore rapidità e sicurezza. Lei cercò di colpirlo sul serio, muovendo il bastoncino come un fioretto, e neppure una volta riuscì a fargli toccare il suo corpo. Sembrava che lui sapesse quel che voleva fare prima ancora di lei, e ogni volta che mirava alla sua testa la grande zampa spazzava via il bastoncino di lato, rendendolo innocuo, mentre quando lei faceva una finta non si muoveva neppure.
  425. A un certo punto, esasperata, lei si lanciò in un attacco furioso con puntate brevi, fendenti, stoccate e affondi, e non le riuscì di passare al di là delle grandi zampe. Parevano arrivare ovunque nell'esatto momento per la parata, nel punto esatto per bloccarla.
  426. Alla fine si spaventò, e si fermò. Era tutta sudata, sotto le pellicce, esausta e senza più fiato, e l'orso era ancora seduto impassibile. Anche se avesse avuto una vera spada dalla punta assassina, lui non avrebbe ancora subito alcun danno. «Scommetto che riusciresti a fermar le pallottole» disse lei, e getto via il bastoncino. « Ma come fai ?»
  427. «E perché non sono un essere umano» spiegò Iorek. «E per questo che voi non potrete mai ingannare un orso. Noi vediamo inganni e imbrogli con la stessa chiarezza con cui vediamo braccia e gambe. Vediamo in un modo che gli umani hanno dimenticato. Ma tu queste cose le sai, tu che capisci il lettore simbolico».
  428. «Ma non è la stessa cosa, no?» disse lei. L'orso la innervosiva, adesso, più di quando ne aveva visto la rabbia.
  429. «È lo stesso» disse lui. «Gli adulti non sono in grado di usarlo, a quanto ho capito. Quello che io sono in rapporto ai combattenti umani, sei tu rispetto agli adulti con il lettore simbolico».
  430. «Sì, credo di capire» disse lei, perplessa, e malvolentieri. «E questo significa
  431. che mi dimenticherò di come si fa, quando diventerò grande?»
  432. «E chi lo sa? Io non avevo mai visto un lettore simbolico e neppure una persona
  433. capace di usarlo. Forse tu sei diversa dagli altri».
  434. Si mise nuovamente a quattro zampe e tornò a occuparsi della carne. Lyra aveva
  435. aperto le sue pellicce, ma ora il freddo era tornato a farsi sentire e le toccò
  436. richiudere tutto. A pensarci bene, era un episodio inquietante. Desiderava
  437. consultare l'aletiometro proprio lì, in quel momento, ma faceva troppo freddo, e
  438. in più la stavano chiamando perché era ora di ripartire. Lei prese le scatole di
  439. latta che le aveva preparato Iorek Byrnison, rimise quella vuota nella borsa di
  440. Farder Coram, e sistemò quella con la mosca-spia insieme con l'aletiometro nella
  441. borsa che teneva attorno alla vita. Fu contenta quando ripresero la marcia.
  442. I capi avevano concordato con Lee Scoresby che al momento della sosta successiva
  443. avrebbero gonfiato il suo pallone in modo che lui potesse spiare i nemici
  444. dall'alto. Naturalmente Lyra ci teneva moltissimo a volare con lui, e
  445. altrettanto naturalmente le venne proibito; e allora gli rimase accanto lungo
  446. tutta la strada, e lo tempestò di domande.
  447. «Signor Scoresby, ma lei come farebbe a volare fino a Svalbard?»
  448. «Avrei bisogno di un dirigibile a motore, più o meno come uno zeppelin, o
  449. altrimenti ci vorrebbe un bel vento da Sud. Ma, diavolo, non ne avrei mai il
  450. coraggio. Lo hai mai visto, quel posto? Il più spoglio e il più inospitale dei
  451. posti abbandonati da Dio, un vicolo cieco in mezzo al nulla assoluto».
  452. «Stavo solo pensando, se mai Iorek Byrnison volesse tornare indietro...»
  453. «Lo ammazzerebbero. Iorek è in esilio. Non appena mettesse piede lassù lo
  454. farebbero a pezzi ».
  455. «Ma come fa a gonfiare il suo pallone, signor Scoresby?»
  456. «In due modi. Posso preparare dell'idrogeno versando acido solforico su della
  457. limatura di ferro. Si raccoglie il gas che ne sprigiona e in questo modo piano
  458. piano si riempie il pallone. L'altro modo è trovare uno sfiatatoio di gas nel
  459. terreno vicino a una miniera di fuoco. C'è un sacco di gas sottoterra qui sotto,
  460. e anche dell'olio di pietra. Posso ottenere il gas anche dall'olio di pietra, se
  461. necessario, e anche dal carbone; non è difficile ottenere del gas. Ma il modo
  462. migliore è usare uno sfiatatoio del terreno. Se ne trovo uno buono, posso
  463. riempire il mio pallone nel giro di un'ora».
  464. «E quanta gente può portare?»
  465. «Sei persone, se è necessario».
  466. «Ce la farebbe a portare Iorek Byrnison, con tutta l'armatura?»
  467. «L'ho fatto. Una volta l'ho salvato dai tartari, quando lui è rimasto tagliato
  468. fuori e quelli lo stavano prendendo per fame: è stato nella campagna di
  469. Tunguska; sono andato laggiù in volo, e sono ripartito con lui. Sembra facile, a
  470. dirlo, ma diavolo, mi è toccato calcolare il peso di quel ragazzaccio a occhio.
  471. E poi ho dovuto scommettere sulla probabilità di trovare del gas sotterraneo
  472. sotto il fortino di ghiaccio che lui si era costruito. Però dall'aria avevo
  473. potuto vedere che tipo di terreno era, e ho pensato che se avessimo scavato ci
  474. saremmo sicuramente riusciti. Vedi, per scendere io devo lasciar sfuggire il gas
  475. fuori dal pallone, e non posso rialzarmi in volo se non ne trovo dell'altro.
  476. Comunque, ce l'abbiamo fatta, armatura e tutto».
  477. «Signor Scoresby, lei lo sapeva che i tartari fanno dei buchi in testa alla
  478. gente?»
  479. «Oh, certo. Sono millenni che lo fanno. Nella campagna di Tunguska catturammo
  480. vivi cinque tartari, e tre di loro avevano dei buchi in testa. Uno ne aveva
  481. due».
  482. «Ma se lo fanno tra loro?»
  483. «Sì, è così. Prima tagliano, quasi completamente, un circoletto di pelle sopra
  484. il cranio, in modo da poterne sollevare un lembo e mettere a nudo l'osso. Poi
  485. tagliano via dal capo un circoletto d'osso, facendo grande attenzione a non
  486. penetrare nel cervello, e poi ci ricuciono sopra la pelle».
  487. «Ma io credevoche lo facessero ai loro nemici! »
  488. «Diavolo, no. E un grande privilegio. Lo fanno perché gli dèi possano parlare
  489. con loro».
  490. «Ha mai sentito parlare di un esploratore che si chiama Stanislaus Grumman?»
  491. «Grumman? Certo. Ho conosciuto uno del suo gruppo quando ho volato sopra il
  492. fiume Yanisei, due anni fa. Stava per andare a vivere fra le tribù tartare
  493. lassù. In effetti, penso che glielo abbiano fatto, a lui, quel buco nel cranio:
  494. faceva parte di una cerimonia di iniziazione, ma l'uomo che me ne ha parlato non
  495. ne sapeva granché».
  496. «Allora... Se lui era una specie di tartaro onorario, non lo avrebbero mai
  497. ammazzato?»
  498. «Ammazzato ? Allora è morto ?»
  499. «Già. Io ho visto la sua testa» disse Lyra, tutta orgogliosa. «L'aveva trovata
  500. mio padre. L'ho vista quando l'ha mostrata agli Accademici del Jordan College a
  501. Oxford. L'avevano scotennato e tutto».
  502. «Chi l'aveva scotennato?»
  503. «Be', i tartari, o almeno così hanno creduto gli Accademici. Ma magari non era
  504. vero».
  505. «Poteva anche non essere la testa di Grumman» disse Lee Scoresby. «Tuo padre
  506. potrebbe aver ingannato gli Accademici».
  507. «Immagino che sia possibile» disse Lyra pensosamente. «Stava chiedendo loro di
  508. dargli del denaro».
  509. «E quando quelli hanno visto la testa, glielo hanno dato?»
  510. «Sì».
  511. «Gran bel trucchetto. La gente rimane colpita quando vede una cosa del genere; e
  512. nessuno ha voglia di guardar troppo da vicino».
  513. «Soprattutto gli Accademici» concluse Lyra.
  514. «Be', questo lo sai meglio tu di me. Però se davvero era la testa di Grumman,
  515. scommetto che non sono stati i tartari a scotennarlo. Loro scotennano i nemici,
  516. non la loro stessa gente, e lui era diventato un tartaro d'adozione».
  517. Lyra ripensò a tutto questo mentre continuavano ad avanzare. C'erano larghe
  518. correnti piene di significato che scorrevano con impeto intorno a lei: gli
  519. Ingoiatori e la loro crudeltà, la loro paura della Polvere, la città dentro
  520. l'Aurora, suo padre laggiù a Svalbard, sua madre... e dov'era, lei, oltretutto?
  521. L'aletiometro, le streghe in volo verso il Nord. Il povero piccolo Tony
  522. Makarios; e la mosca-spia a orologeria; e la scherma inquietante di Iorek
  523. Byrnison...
  524. Si addormentò. Ogni ora li portava più vicini a Bolvangar.
  525. QUATTORDICI
  526. Le luci di Bolvangar
  527. Il fatto che nessuno dei gyziani fosse riuscito a sapere nulla della signora
  528. Coulter preoccupava Farder Coram e John Faa più di quanto facessero sapere a
  529. Lyra; quel che non sapevano era che anche lei se ne preoccupava. Lyra aveva
  530. paura della signora Coulter e pensava spesso a lei. E mentre Lord Asriel era
  531. diventato ormai 'mio padre', la signora Coulter non era mai 'mia madre'. La
  532. ragione di questo era il daimon della signora Coulter, la scimmia dorata, che
  533. aveva riempito Pantalaimon d'odio profondo e che, pensava Lyra, aveva spiato fra
  534. i suoi segreti, e specialmente quello dell'aletiometro.
  535. E per forza dovevano darle la caccia; era sciocco pensarla altrimenti. C'era la mosca-spia a provarlo, come minimo.
  536. Solo che, quando furono colpiti da un nemico, non si trattò della signora Coulter. I gyziani avevano deciso di fermarsi a far riposare i cani, riparare un paio di slitte e ricontrollare tutte le armi per l'assalto contro Bolvangar. John Faa sperava che Lee Scoresby potesse trovare uno sfiato di gas per riempire il suo pallone piccolo (a quanto pareva, infatti, ne aveva due) e salire a spiare il terreno. Ma l'aeronauta era attento alle condizioni del tempo quanto un marinaio e aveva detto che vi sarebbe stata la nebbia e, non appena si erano fermati, era scesa una spessa bruma. Lee Scoresby sapeva che dal cielo non avrebbe visto nulla, e così si dovette contentare di ricontrollare meticolosamente il suo equipaggiamento, che peraltro era già in perfetto ordine. Poi, senza il minimo preavviso, una raffica di frecce volò fuori dal buio.
  537. Tre dei gyziani caddero di colpo, e morirono così silenziosamente che nessuno
  538. sentì nulla. Solo quando si afflosciarono sopra le tracce del percorso dei cani
  539. o si adagiarono e rimasero fermi gli uomini più vicini a loro si accorsero di
  540. ciò che stava accadendo, e allora fu già troppo tardi, perché altre frecce erano
  541. state lanciate loro addosso. Alcuni degli uomini alzarono lo sguardo, stupiti
  542. dai rapidi suoni irregolari di urti provenienti da entrambe le parti della linea
  543. man mano che le frecce si infilavano nel legno o nella tela gelata.
  544. Il primo a riprendersi fu John Faa, che cominciò a gridare ordini dal centro della linea. Mani gelide e membra irrigidite si mossero per obbedirgli, mentre continuava a cadere una pioggia di nuove frecce, in linee diritte dalla punta mortale.
  545. Lyra si trovava allo scoperto e le frecce le passarono sopra la testa. Pantalaimon le sentì prima di lei, si trasformò in un leopardo e la gettò a terra, rendendola più difficile da prendere a bersaglio. Spazzandosi via la neve dagli occhi, Lyra rotolò sulla neve per cercar di vedere ciò che stava accadendo, perché la semioscurità pareva traboccare adesso di confusione e rumore. Sentì un possente ruggito e il clangore e gli stridii dell'armatura di Iorek Byrnison, che balzò in pieno assetto di combattimento oltre le slitte e nella nebbia, e a ciò seguirono grida, ringhi, rumore di morsi e di cose strappate, e di gran colpi furibondi, e urla di terrore e ruggiti di furia dell'orso che ne stava facendo strage.
  546. Ma di chi, stava facendo strage? Del nemico, Lyra non aveva ancor visto neppure una sagoma. I gyziani stavano accorrendo a difendere le slitte, ma questo (se ne rendeva conto persino Lyra) li esponeva ancor di più ai tiri dei nemici; e non era facile usare i fucili con i pesanti guantoni infilati sopra i mezzi guanti; non aveva sentito più di quattro o cinque colpi di fucile, contro l'incessante pioggia di frecce. E sempre di più, ogni minuto, erano gli uomini che cadevano. 'Oh, John Faa', pensò Lyra angosciata. 'Questo non l'avevi previsto, e io non ti ho aiutato!'
  547. Ma non ebbe più di un secondo di tempo da dedicare a questo pensiero, perché Pantalaimon emise un gran ringhio e qualcosa un altro daimon - gli si lanciò addosso e lo gettò a terra, lasciando senza fiato la stessa Lyra; e poi apparvero delle mani che la tiravano via, la sollevavano, ne soffocavano le grida con guanti puzzolenti, la lanciavano in aria nelle braccia di qualcun altro, e poi tornavano a sbatterla giù nella neve, così da farle girare la testa, e toglierle il respiro, e farle male, tutto allo stesso tempo. Le braccia le vennero sollevate da dietro fino a farle scricchiolare le spalle, e qualcuno le legò insieme i polsi, e poi le calarono un cappuccio in testa per attutire le grida, perché certo che aveva gridato, e con forza:
  548. «Iorek! Iorek Byrnison! Aiuto!»
  549. Ma l'aveva sentita? Lei non avrebbe saputo dirlo; venne gettata di qua e di là, e poi schiacciata su una superficie dura che subito prese a sobbalzare e oscillare come una slitta. I suoni che la raggiungevano erano violenti e confusi. Forse aveva udito il ruggito di Iorek Byrnison, ma era ben lontano, e poi si trovò a sobbalzare su un terreno irregolare, le braccia torte, la bocca tappata, singhiozzando di rabbia e di paura. E intorno a lei parlavano strane voci.
  550. «Pan! » disse in un grido strozzato.
  551. «Sono qui, shh, ora ti aiuto a respirare. Resta ferma...»
  552. Le sue zampine di topo tirarono il cappuccio fino a che la bocca di Lyra non fu un po' più libera, e lei inghiottì una boccata d'aria gelata.
  553. «Chi sono?» bisbigliò lei.
  554. «A vederli sembrano tartari. Penso che abbiano colpito John Faa».
  555. «No...»
  556. «L'ho visto cadere. Però avrebbe dovuto esser pronto a respingere un attacco di questo tipo. Lo sappiamo tutti e due».
  557. «Ma noi dovevamo aiutarlo. Avremmo dovuto controllare sempre l'aletiometro». «Zitta. Fa' finta di essere svenuta».
  558. Si sentirono lo schiocco di una frusta e l'ululato dei cani in corsa. Dai sobbalzi e dagli urtoni che la gettavano da tutte le parti Lyra poteva rendersi conto di quanto stessero correndo, e malgrado si sforzasse di sentire i rumori della battaglia, tutto ciò che riuscì a distinguere fu una remota salva di fucileria, attutita dalla distanza, e poi gli scricchiolii e la corsa e il suono attutito delle zampe dei cani fu l'unico rumore presente.
  559. «Ci porteranno dagli Ingoiatori» bisbigliò lei.
  560. Le venne in mente la parola recisa. Un'orrenda paura riempì il corpo di Lyra, e Pantalaimon le si accucciò il più vicino possibile.
  561. «Combatterò» disse.
  562. «Anch'io. Li ammazzerò».
  563. «E anche Iorek, appena lo saprà. Li schiaccerà tutti».
  564. «Quanto siamo lontani da Bolvangar?»
  565. Non lo sapeva, ma entrambi pensavano che fosse a meno di una giornata di slitta. Quando quella corsa durava ormai da tanto tempo che il suo corpo era tutto un tormento per i crampi, la velocità diminuì un poco, e qualcuno le tolse rozzamente il cappuccio.
  566. Lei alzò lo sguardo e vide una larga faccia asiatica, sotto un cappuccio di pelliccia di ghiottone, illuminata da una lampada incerta. I suoi occhi neri mostrarono uno scintillio di soddisfazione, soprattutto quando Pantalaimon scivolò fuori dal giaccone di Lyra per scoprire contro di lui i bianchi denti di ermellino con un sibilo. Il daimon dell'uomo, un grosso e pesante ghiottone, ricambiò ringhiando, ma Pantalaimon non si lasciò intimidire.
  567. L'uomo sollevò Lyra a sedere e l'appoggiò contro uno dei lati della slitta. Lei continuava a cadere di lato perché aveva ancora le mani legate dietro la schiena, e allora l'uomo le legò insieme i piedi e le liberò le mani. Attraverso la neve che cadeva e la spessa nebbia Lyra potè vedere quant'era robusto quell'uomo, e anche quello che guidava la slitta, e come si tenessero bene in equilibrio, quanto fossero a loro agio in questo mondo in un modo in cui i gyziani non sarebbero stati mai.
  568. L'uomo parlò, ma lei ovviamente non capì nulla. Lui provò un'altra lingua con lo stesso risultato. Poi provò con l'inglese.
  569. «Tu nome?»
  570. Pantalaimon irrigidì il pelo come per metterla in guardia. Lei capì subito cosa intendeva. Quindi questa gente non la conosceva! Non l'avevano rapita a causa del suo rapporto con la signora Coulter; quindi forse non erano al servizio degli Ingoiatori, dopo tutto.
  571. «Lizzie Brooks» disse.
  572. «Lizzie Broggs» l'imitò lui. «Te portiamo posto bello. Gente belle».
  573. «Chi siete voi?» , «Samoiedi. Cacciatori».
  574. «Dove mi portate?»
  575. «Posto bello. Gente belle. Voi avevate panserbjörne?»
  576. «Per difesa»,
  577. «Non buono. Ha, ha, orso non buono! Te noi preso lo stesso! »
  578. L'uomo rise forte; Lyra si controllò e non disse nulla. «Chi, quella gente?» chiese poi l'uomo, indicando alle sue spalle la valle da cui erano venuti. «Mercanti».
  579. «Mercanti... Cosa commerciano?» ,
  580. «Pellicce, alcolici» disse lei. «Foglia da fumo».
  581. «Vendono foglia da fumo, comprano pellicce?»
  582. «Sì».
  583. Disse qualcosa al suo compagno, che rispose brevemente. Intanto la slitta continuava a correre e Lyra si tirò su più comodamente per cercar di vedere dove erano diretti; ma la neve cadeva fittamente, il cielo era buio, e ben presto il freddo divenne troppo intenso per mettersi a guardar fuori, e Lyra si distese. Lei e Pantalaimon sentivano i rispettivi pensieri, e cercarono di mantenersi calmi, ma l'idea che John Faa fosse morto... E cos'era successo a Farder Coram? E ce l'avrebbe fatta Iorek ad ammazzare gli altri samoiedi? E sarebbero riusciti a ritrovarla?
  584. Per la prima volta, cominciò a commiserare un pochino la propria sorte.
  585. Dopo un bel pezzo, l'uomo la scosse per la spalla e le porse una striscia di carne di renna essiccata da masticare. Era dura e sapeva di rancido, ma lei aveva fame e lì c'era del nutrimento. Dopo averla masticata ben bene si sentì un po' meglio. Infilò piano piano una mano sotto la pelliccia finché non fu sicura che l'aletiometro era ancora lì, e poi con attenzione tirò fuori la scatola con la moscaspia e se la infilò nello stivale di pelliccia. Pantalaimon si insinuò dentro in forma di topo e la spinse giù finché potè, ficcandola sotto le pelli di renna dei gambali.
  586. Fatto questo, chiuse gli occhi. La paura le aveva esaurito le forze, e poco dopo si addormentò di un sonno inquieto.
  587. Si svegliò quando il moto della slitta cambiò ritmo. Divenne improvvisamente più regolare, e quando aprì gli occhi trovò che stavano passando sotto delle luci abbaglianti, così forti che dovette tirarsi il cappuccio sul capo prima di poter sbirciare da sotto di esso. Era orribilmente rigida e infreddolita, ma riuscì a
  588. tenersi ritta quel tanto da vedere che la slitta stava rapidamente correndo accanto a una fila di alti pali, ognuno con la sua violenta luce ambarica. Mentre lei si raccapezzava un poco, attraversarono un cancello metallico aperto alla fine del viale di luci ed entrarono in un ampio spazio aperto simile a un'arena per qualche gioco o sport, o a una piazza di mercato vuota. Era perfettamente piatta e liscia e bianca, e larga forse una trentina di metri. Tutto intorno correva un alto recinto di metallo.
  589. All'altra estremità di questo spiazzo la slitta si fermò. Si trovavano al di
  590. fuori di un basso edificio, o di una fila di bassi edifici sopra i quali si era
  591. ammucchiato un alto strato di neve. Era difficile dirlo, ma lei ebbe
  592. l'impressione che ci fossero delle gallerie che collegavano una parte degli
  593. edifici con gli altri e che adesso fossero ricoperte dalla neve. Da un lato, un
  594. solido pilone di metallo aveva un'aria familiare, anche se lei non riuscì a
  595. capire che cosa le ricordava.
  596. Prima di aver avuto il tempo di vedere granché, l'uomo della slitta le tagliò il
  597. legaccio alle caviglie e la sollevò rozzamente, mentre il guidatore urlava ai
  598. cani per farli star fermi. Una porta si aprì nell'edificio a pochi metri di
  599. distanza, e una luce ambarica si accese in alto, muovendosi alla loro ricerca,
  600. come un riflettore.
  601. I rapitori di Lyra la spinsero avanti come un trofeo, senza lasciarla andare, e
  602. dissero qualcosa. Una figura imbottita in un giaccone di carbonseta rispose
  603. nella stessa lingua, e Lyra vide che non era né un tartaro né un samoiedo.
  604. Avrebbe potuto essere un Accademico del Jordan. La guardò e scrutò soprattutto
  605. Pantalaimon.
  606. Il samoiedo parlò di nuovo e l'uomo di Bolvangar disse a Lyra: «Parli inglese?»
  607. «Sì» disse lei.
  608. «Il tuo daimon ha sempre quella forma?»
  609. Di tutte le domande inattese! Lyra non potè che restare a bocca aperta. Ma
  610. Pantalaimon rispose a modo suo trasformandosi in un falcone e lanciandosi dalla
  611. sua spalla contro il daimon dell'uomo, una grossa marmotta, che colpì
  612. Pantalaimon con un movimento rapido e sputò, mentre quello gli girava
  613. rapidamente intorno in volo.
  614. «Vedo» disse l'uomo in tono di soddisfazione, mentre Pantalaimon tornava sulla
  615. spalla di Lyra.
  616. I due samoiedi sembravano in attesa di qualcosa, e l'uomo di Bolvangar annuì e
  617. si tolse un guanto per infilare la mano in tasca. Tirò fuori una borsa chiusa da
  618. una cordicella e contò una dozzina di pesanti monete nella mano del cacciatore.
  619. I due controllarono il denaro e poi lo misero via, prendendone metà per
  620. ciascuno. Senza guardarsi indietro salirono sulla slitta, il guidatore fece
  621. schioccare la frusta e lanciò un urlo ai cani; e corsero via per la vasta arena
  622. bianca e nel viale di luci, accelerando fino a svanire nell'oscurità.
  623. L'uomo stava aprendo di nuovo la porta.
  624. «Vieni dentro, sbrigati» disse. «Si sta bene e al caldo. Non restare lì al freddo. Come ti chiami?»
  625. Aveva una voce da inglese, senza alcun accento che Lyra potesse riconoscere. Parlava come la gente che Lyra aveva conosciuto dalla signora Coulter; tipi alla moda, istruiti e importanti.
  626. «Lizzie Brooks» disse lei.
  627. «Vieni, Lizzie. Ci occuperemo noi di te, non preoccuparti».
  628. Lui sentiva il freddo più di lei, malgrado fosse stato all'aperto molto meno; era impaziente di ritornare al calduccio. Lei decise di far finta di essere un tipo lento di comprendonio, una scemotta riluttante, e trascinando i piedi superò l'alta soglia che conduceva nell'edificio.
  629. C'erano due porte, ben separate così da non permettere a molta aria calda di sfuggire. Una volta che ebbero superato quella interna Lyra si trovò a sudare in quello che le parve un calore intollerabile, e dovette aprire la pelliccia e ricacciare indietro il cappuccio.
  630. Erano in uno spazio quadrato di due metri e mezzo di lato, con corridoi a destra e a sinistra e dinanzi a lei quel tipo di banco d'accoglienza che si vede negli ospedali. Tutto era brillantemente illuminato, e ovunque splendevano superfici levigate e acciaio inossidabile. C'era odore di cibo nell'aria, cibo familiare, bacon e caffè, e sotto di esso un perpetuo odore di medicinali da ospedale; e dalle pareti vicine proveniva una sorta di basso ronzio, quasi troppo basso per
  631. sentirlo, il tipo di rumore che bisogna imparare a ignorare se non si vuole impazzire. Pantalaimon, all'orecchio, in forma adesso di cardellino, bisbigliò: «Fai la stupida. Ma proprio stupida stupida».
  632. C'erano degli adulti che la guardavano dall'alto in basso: l'uomo che l'aveva portata dentro, un altro uomo con un camice bianco, una donna in uniforme da infermiera.
  633. «Inglese» stava dicendo il primo uomo. «Mercanti, pare».
  634. «I soliti cacciatori? Solita storia?»
  635. «Solita tribù, per quel che posso dire io. Sorella Clara, le dispiace prendere la piccola... mmm... e occuparsi di lei?»
  636. «Subito, dottore. Vieni con me, cara» disse l'infermiera, e Lyra la seguì obbediente.
  637. Percorsero un breve corridoio, con delle porte sulla destra e una mensa sulla sinistra, da cui veniva un acciottolio di posate e rumore di voci, e altri odori di cibo. L'infermiera doveva avere più o meno l'età della signora Coulter, suppose Lyra, e aveva un'aria attiva, indifferente e concreta; poteva esser capace di ricucire una ferita o di cambiare una benda, ma non di raccontare una storia. Il suo daimon (e Lyra provò un istante di strano gelo quando se ne rese conto) era un cagnolino bianco trotterellante (e dopo un istante non aveva più neanche idea di cos'era stato a gelarla così ).
  638. «Come ti chiami, cara?» chiese l'infermiera, aprendo una porta pesante. «Lizzie».
  639. «Lizzie e basta?»
  640. «Lizzie Brooks».
  641. «E quanti anni hai?»
  642. «Undici»
  643. Spesso a Lyra era stato detto che era piccola per la sua età, qualunque cosa ciò volesse dire. Questo non aveva mai diminuito la sua convinzione della propria importanza, ma ora si rese conto che poteva utilizzare questo fatto per fare di Lizzie una bambina timida, nervosa e insignificante, così che nell'entrare nella stanza sembrò richiudersi in se stessa ancora un poco di più.
  644. Più o meno, si aspettava che le venissero fatte delle domande sul luogo da cui proveniva e il modo in cui era arrivata fin lì, e si stava preparando le sue brave risposte; ma non era solo di immaginazione che quell'infermiera era sprovvista: mancava anche di ogni curiosità. Bolvangar avrebbe potuto trovarsi in un qualche sobborgo di Londra, e avrebbero potuto arrivarci dei bambini a ogni momento, per l'interesse che pareva mostrare nei suoi confronti sorella Clara. Quel suo piccolo daimon impudente e pulitino le trotterellava alle calcagna, spiccio e vacuo come era lei.
  645. Nella stanza in cui entrarono c'erano un divano, un tavolo con due sedie, un mobile-archivio, nonché un armadio a vetri con medicine e bende e un lavandino. Non appena si trovarono all'interno, l'infermiera prese il giaccone di Lyra e lo lasciò cadere sul pavimento scintillante.
  646. «Via tutto il resto, cara» disse. «Ora ti diamo una bella occhiata in fretta per controllare che tu stia bene e in buona salute, senza geloni e senza raffreddori, e poi ti troveremo un po' di bei vestiti nuovi. E ti farai anche una bella doccia» aggiunse, visto che erano giorni interi che Lyra non si cambiava e non si lavava, e ciò, nel tepore che la circondava si andava facendo sempre più palese.
  647. Pantalaimon ebbe un frullo di protesta, ma Lyra lo represse con un'occhiataccia. Allora si posò sul divano, mentre Lyra si spogliava a uno a uno dei suoi indumenti, con risentimento e vergogna; ma riuscì comunque a mantenere la presenza di spirito di non farsene accorgere, e far finta di essere docile e scemotta.
  648. «Anche la cintura porta-denaro, Lizzie» disse l'infermiera, e la slegò lei stessa con le dita forti. Si mosse per posarla sul mucchio degli altri abiti di Lyra, ma si fermò quando sentì al tatto la presenza dell'aletiometro.
  649. «E questo cos'è?» chiese, aprendo la borsa di tela cerata.
  650. «È solo un giocattolo» disse Lyra. «È mio».
  651. «Sì, sì, non te lo porteremo mica via, cara» disse sorella Clara dispiegando
  652. il panno di velluto nero. «E proprio carino, sai, sembra una bussola. Be', sotto la doccia, adesso» proseguì, posando l'aletiometro e aprendo una cortina di carbonseta in un angolo.
  653. Lyra si infilò riluttante sotto l'acqua tiepida e si insaponò, mentre
  654. Pantalaimon si appollaiava sul sostegno della tenda. Tutti e due erano
  655. consapevoli che neanche lui si doveva mostrare troppo vivace, perché i daimon
  656. della gente stupida erano anch'essi piuttosto ottusi. Una volta che si fu lavata
  657. e asciugata, l'infermiera le prese la temperatura e le guardò negli occhi, nelle
  658. orecchie e in bocca, e poi misurò la sua altezza e la mise su una specie di
  659. bilancia, per poi scrivere degli appunti su un blocco di fogli tenuti insieme da
  660. una molletta. Poi diede a Lyra un pigiama e una vestaglia. Erano puliti e di
  661. buona qualità, come il giaccone di Tony Makarios, ma anch'essi avevano come
  662. un'aria usata, di seconda mano. Lyra si sentiva molto a disagio.
  663. «Ma questi non sono i miei» disse.
  664. «No, cara, i tuoi vestiti hanno bisogno di una bella lavata».
  665. «E poi me li restituirete?»
  666. «Penso di sì. Sì, certo».
  667. «Ma cos'è questo posto?»
  668. «Si chiama 'Stazione sperimentale'».
  669. Quella non era una risposta, ma mentre Lyra non avrebbe mancato di rilevarlo, e di insistere per avere altre informazioni, una come Lizzie Brooks probabilmente si sarebbe accontentata, pensò; così accettò in silenzio quegli abiti e non disse altro.
  670. «Rivoglio il mio giocattolo, però» disse con aria ostinata una volta vestita. «Prendilo, cara» disse l'infermiera. «Ma sei sicura che non preferiresti un bell'orsacchiotto di pelouche? O magari una bella bambola?»
  671. Aprì un cassetto dove c'erano dei giocattoli, buttati lì come cose morte. Lyra si costrinse a restare a far finta di considerarli per diversi secondi prima di scegliere una bambola di pezza dai grandi occhi spalancati. Non aveva mai avuto una bambola, ma sapeva cosa farsene, e se la strinse distrattamente al petto. «E la mia cintura impermeabile?» chiese. «Mi piace tenerlo lì, il mio giocattolo».
  672. «Prendila, allora, dai» disse sorella Clara, che stava riempiendo un modulo di carta rosa.
  673. Lyra si tirò su quel pigiama estraneo e si legò la borsa di tela cerata intorno alla vita.
  674. «E il mio giaccone e gli stivali?» disse. «E i guanti e tutto il resto?»
  675. «Te li laveremo ben bene» rispose l'infermiera automaticamente.
  676. Poi suonò un telefono e, mentre l'infermiera rispondeva, Lyra si chinò in fretta e recuperò l'altra scatola di latta, quella contenente la mosca-spia e la mise nella borsa impermeabile accanto all'aletiometro.
  677. «Dai, vieni, Lizzie» disse l'infermiera, mettendo giù la cornetta. «Ora ti troviamo qualche cosa da mangiare. Immagino che avrai fame».
  678. Lei seguì sorella Clara fino alla mensa, dove una dozzina di tavoli rotondi erano coperti di briciole e di cerchi appiccicosi dov'erano stati posati disordinatamente i bicchieri. Stoviglie e posate sporche erano ammucchiate su carrelli d'acciaio. Non c'erano finestre, e di conseguenza per dare un'illusione di spazio e di luce una delle pareti era coperta da un gigantesco foto-gramma che riproduceva una spiaggia tropicale, con tanto di cielo luminoso e azzurro, palme e sabbia bianca.
  679. L'uomo che l'aveva fatta entrare stava prendendo un vassoio da un apposito portello.
  680. «Mangia» disse.
  681. Non c'era nessuna buona ragione per soffrire la fame, e quindi Lyra mangiò con gusto lo stufato con le patate schiacciate. A seguire, c'era una tazza di gelato con pesche sciroppate. Mentre mangiava, l'uomo e l'infermiera parlarono tranquillamente a un altro tavolo, e quando ebbe finito l'infermiera le portò un bicchiere di latte tiepido e portò via il vassoio.
  682. L'uomo venne a sedersi di fronte a lei. Il suo daimon, la marmotta, non era vacuo e indifferente come il cagnolino dell'infermiera, ma rimase seduta educatamente sulla sua spalla, a osservare e ascoltare.
  683. «E ora, Lizzie» disse. «Hai mangiato abbastanza?»
  684. «Sì, grazie».
  685. «Vorrei che tu mi dicessi da dove vieni. Puoi farlo?»
  686. «Londra».
  687. «E cosa ci fai quassù nel Nord, così lontano?»
  688. «Con mio padre» mormorò. Tenne gli occhi bassi, evitando lo sguardo della
  689. marmotta, e cercando di dare l'impressione di esser sull'orlo delle lacrime.
  690. «Con tuo padre? Capisco. E lui cosa ci fa in questa parte del mondo?»
  691. «Fa il mercante. E venuto con un carico di foglia da fumo della Nuova Danimarca
  692. e voleva comprare pellicce».
  693. «Ed era tutto solo soletto, tuo padre?»
  694. «No, c'erano i miei zii e tutto, e degli altri uomini» disse lei vagamente, non
  695. sapendo cosa gli avessero detto i cacciatori samoiedi.
  696. «E perché ti ha portato con sé in un viaggio come questo, Lizzie?»
  697. «Perché due anni fa ci ha portato mio fratello e ha detto che la prossima volta
  698. ci portava me, solo che poi non lo ha fatto più. E allora io ho continuato a
  699. chiederglielo, e allora mi ha portato».
  700. «E quanti anni hai?»
  701. «Undici».
  702. «Bene, bene. Be', Lizzie, tu sei proprio una ragazza fortunata. Questi
  703. cacciatori che ti hanno ritrovato ti hanno portato nel miglior posto che ti
  704. potesse capitare».
  705. «Ma non mi hanno mica trovato» disse lei con aria dubbiosa. «C'è stato un
  706. combattimento. Erano un sacco, loro, e avevano le frecce...»
  707. «Oh, no, non credo che sia successo questo. Penso che ti sarai allontanata dal
  708. gruppo di tuo padre e hai finito per perderti. Quei cacciatori ti hanno trovato
  709. tutta sola soletta e ti hanno portato subito qui. È andata così, Lizzie».
  710. «Io ho visto che combattevano» disse lei. «Quelli tiravano le frecce e poi...
  711. Voglio il mio papà» disse alzando la voce, e si accorse di scoppiare a piangere.
  712. «Be', qui nessuno potrà farti del male fino a che non verrà a prenderti» disse
  713. il dottore.
  714. «Ma io li ho visti tirare le frecce!»
  715. «Ah, ti è sembrato. E una cosa che succede spesso nel freddo intenso, Lizzie. Ti
  716. sei addormentata e hai fatto dei brutti sogni, e adesso non riesci più a
  717. distinguere le cose vere da quelle che non lo sono. Non c'è stato nessun
  718. combattimento, non ti preoccupare. Tuo padre sta benissimo, e in questo momento
  719. ti starà cercando e presto verrà qui, perché guarda, questo è l'unico posto che
  720. c'è in un raggio di centinaia di miglia, e pensa un po' che sorpresa che avrà
  721. quando ti troverà qui e vedrà che stai benissimo! Adesso sorella Clara ti
  722. porterà nel dormitorio dove conoscerai un po' di altre ragazze e ragazzi che si
  723. sono persi in queste regioni selvagge proprio come te. Va', adesso. E domani
  724. mattina ci faremo un'altra chiacchieratina.»
  725. Lyra si alzò, stringendo la bambola, e Pantalaimon le saltò su una spalla mentre
  726. l'infermiera apriva la porta per condurla via.
  727. Altri corridoi ancora, e Lyra a questo punto era stanca davvero, e aveva tanto
  728. sonno che continuava a sbadigliare, e faceva fatica già solo a sollevare i piedi
  729. nelle pantofole di lana che le avevano dato. Pantalaimon era stanchissimo e gli
  730. toccò trasformarsi in un topo e sistemarsi dentro una tasca della sua vestaglia.
  731. Lyra ebbe l'impressione di vedere una fila di letti, facce infantili, un
  732. cuscino, e poi si addormentò.
  733. Qualcuno la stava scuotendo. Per prima cosa, portò una mano alla vita, e trovò
  734. che le due scatole di latta erano ancora lì al sicuro; poi cercò di aprire gli
  735. occhi, ma oh, era proprio dura; non aveva mai avuto tanto sonno in vita sua.
  736. «Svegliati! Svegliati!»
  737. Era un bisbiglio, e veniva da diverse voci. Con uno sforzo immenso, quasi come
  738. spingere un masso su per una salita, Lyra si costrinse a svegliarsi.
  739. Nella fioca luce di un bulbo ambarico di minima potenza incassato sopra una
  740. porta, vide altre tre ragazze raggruppate intorno a lei. Non fu facile vederle
  741. bene, perché i suoi occhi facevano fatica a mettere a fuoco le cose, ma parevano
  742. aver più o meno la sua stessa età, e parlavano inglese.
  743. «Si è svegliata».
  744. «Le hanno dato qualche pillola per dormire. Per forza...»
  745. «Come ti chiami?»
  746. «Lizzie» mormorò Lyra.
  747. «C'è un altro carico di ragazzini in arrivo?»
  748. «Boh. Solo io».
  749. «E dov'è che ti hanno preso, allora?»
  750. Lyra si sforzò di tirarsi su a sedere. Non si ricordava di aver preso una pillola per dormire, ma potevano benissimo averle messo qualcosa in quello che le avevano dato da bere. Si sentiva la testa ovattata, e un lieve dolore pulsante dietro i bulbi oculari.
  751. «Ma dov'è questo posto?»
  752. «Da nessuna parte. A noi non ci dicono niente».
  753. «Di solito ne portano più di uno alla volta, di ragazzini...» ,: «Ma cosa ci fanno?» riuscì a chiedere Lyra, recuperando un po' di ottenebrata lucidità mentre Pantalaimon riusciva a svegliarsi insieme a lei.
  754. «Non lo sappiamo» disse quella che già aveva parlato più delle altre. Era una ragazza alta coi capelli rossi e dai movimenti contratti, che parlava con un forte accento londinese. «Ci fanno una specie di misurazioni, poi degli esami...»
  755. «Misurano la Polvere» disse un'altra ragazza, amichevole, cicciottella e scura di capelli.
  756. «E tu come lo sai?» disse la prima.
  757. «È quello che fanno» disse la terza, una bambina dall'aria sottomessa che teneva in braccio il suo coniglio-daimon. «Li ho sentiti parlare fra loro».
  758. «E poi ci portano via uno alla volta, e non sappiamo più nient'altro. Non torna mai indietro nessuno» disse la rossa.
  759. «Però c'è quel ragazzo, no» disse la cicciottella, «che dice che secondo lui...» «Non dirglielo! » intervenne la rossa. «Non subito».
  760. «Ma quindi ci sono anche dei ragazzi?»
  761. «Sì. Siamo proprio tanti. Saremo una trentina, mi sa».
  762. «Anche di più» disse la cicciottella. «Una quarantina, più che altro».
  763. «Solo che continuano a portarci via» spiegò la rossa. «Di solito cominciano portando qui un carico di noi, e allora siamo un sacco, e poi uno alla volta scompaiono tutti quanti».
  764. «Sono gli Ingoiatori» disse la cicciottella. «Li conosci anche tu gli Ingoiatori, no? Avevamo tutti quanti paura di loro prima di essere acchiappati...»
  765. Lyra si stava gradualmente svegliando sempre più completamente. I daimon delle altre ragazze, a parte il coniglio, erano poco distanti e ascoltavano alla porta, e nessuno alzava la voce al di là di un bisbiglio. Lyra domandò i loro nomi. La rossa era Annie, la ragazza cicciottella dai capelli neri era Bella, e quella magrolina Martha. I nomi dei ragazzi non li sapevano, perché per la maggior parte del tempo li tenevano separati. Non venivano trattati male.
  766. «Qui è tutto a posto» disse Bella. «Non c'è granché da fare, a parte che ci fanno degli esami e ci fanno fare ginnastica e poi ci misurano e prendono la temperatura e roba così. È solo che è una gran noia, in realtà».
  767. «Tranne quando viene la signora Coulter» disse Annie.
  768. Lyra dovette reprimere un grido, e Pantalaimon fece con le ali un movimento tanto brusco che le altre ragazze lo notarono.
  769. «E proprio nervoso» disse Lyra, coccolandolo. «Ci devono aver dato qualche pillola per dormire, come dicevate voi, perché siamo ancora mezzo addormentati. Chi è questa signora Coulter?»
  770. «E quella che ci ha fregato, o almeno, la maggior parte di noi» disse Martha. «E tutti quanti parlano di lei, gli altri ragazzi. Quando arriva lei, si sa che ci saranno dei ragazzini che dovranno sparire».
  771. «Le piace guardarci, quando ci portano via, le piace guardare quello che ci fanno. Quel ragazzo, Simon, lui dice che ci ammazzano, e la signora Coulter sta a guardare».
  772. «Ci ammazzano?» chiese Lyra, rabbrividendo.
  773. «Per forza. Visto che non torna indietro nessuno».
  774. «E poi stanno sempre appresso ai nostri daimon» disse Bella. «Li pesano, li misurano e tutto...»
  775. «Cioè, questa gente tocca i daimon degli altri?»
  776. «No! Oddio! Mettono lì la bilancia, e il tuo daimon deve salirci sopra e cambiare forma, e loro prendono appunti e fanno fotografie, e poi ti mettono in questa specie di armadietto e misurano la Polvere, tutto il tempo, non smettono mai di misurare la Polvere».
  777. «Ma quale polvere?» chiese Lyra.
  778. «Noi mica lo sappiamo» disse Annie. «È solo una cosa che viene dallo spazio. Non
  779. è mica la solita polvere, quella vera. Se di Polvere non ce ne hai neanche un
  780. pò, va bene. Ma tutti quanti si prendono la Polvere, alla fine».
  781. «Lo sai che cosa ho sentito dire da Simon?» intervenne Bella. «Lui ha detto che
  782. i tartari si fanno dei buchi nel cranio per lasciar passare la Polvere».
  783. «Sì, sai quanto ne sa, lui» disse in tono sprezzante Annie. «Penso che lo
  784. chiederò alla signora Coulter, quando viene».
  785. «Non oseresti mai!» disse Martha, ammirata.
  786. «Sì, invece».
  787. «E quand'è che viene?» chiese Lyra.
  788. «Dopodomani» rispose Annie.
  789. Un sudore freddo di terrore scese per tutta la spina dorsale di Lyra, e
  790. Pantalaimon le si insinuò accanto. Così aveva a disposizione una giornata per
  791. trovare Roger e scoprire tutto quello che poteva su quel posto, e scappare o
  792. esser salvata; e se tutti i gyziani erano stati uccisi, chi avrebbe aiutato i
  793. bambini a restare vivi in mezzo a quella gelida desolazione?
  794. Le altre ragazze continuarono a chiacchierare, ma Lyra e Pantalaimon si
  795. accucciarono giù giù dentro il letto e cercarono di scaldarsi, sapendo che per
  796. centinaia di miglia attorno a quel lettino non c'era proprio nient'altro che
  797. paura.
  798. QUINDICI
  799. I DAIMON in GABBIA
  800. Non era nel carattere di Lyra star lì ad angustiarsi troppo; era una ragazza ottimista e concreta, e poi, non aveva certo un'immaginazione particolarmente sbrigliata. Una persona dall'immaginazione sviluppata non avrebbe mai potuto seriamente pensare che fosse possibile fare tutta quella strada e venire a salvare il suo amico Roger; oppure, se ci avesse pensato, una bambina ricca di immaginazione avrebbe immediatamente trovato un sacco di ragioni per cui tutto ciò sarebbe stato impossibile. Essere un'esperta mentitrice non significa avere una gran bella immaginazione. Molti buoni mentitori di immaginazione non ne hanno affatto; è proprio questo che permette loro di dire bugie con gli occhioni spalancati e pieni di convinzione.
  801. Ora che si trovava nelle mani dell'Intendenza per l'Oblazione, Lyra non si lasciò invadere dal terrore per quel che poteva essere accaduto ai gyziani. Erano dei buoni combattenti, tutti quanti, e anche se Pantalaimon aveva visto che John Faa era stato colpito, poteva essersi sbagliato; o, se non l'aveva fatto, la ferita poteva non essere troppo grave. Era stata una sfortuna cadere nelle mani dei samoiedi, ma ben presto sarebbero arrivati i gyziani a salvarla, e se anche non ci fossero riusciti, nulla avrebbe potuto impedire a Iorek Byrnison di tirarla fuori di lì; e allora sarebbero andati in volo a Svalbard sul pallone di Lee Scoresby a salvare Lord Asriel.
  802. Nella sua testa, insomma, era tutto semplicissimo.
  803. E così, il mattino dopo, quando si svegliò nel dormitorio, era piena di curiosità e pronta ad affrontare qualunque cosa la giornata dovesse portarle. E impaziente di vedere Roger; e soprattutto di individuarlo prima che lui la riconoscesse.
  804. Non le toccò aspettare a lungo. I bambini dei vari dormitori venivano svegliati alle sette e mezza dalle infermiere cui erano affidati. Una volta lavati e vestiti, si avviavano con gli altri alla sala mensa per far colazione.
  805. E lì trovò Roger.
  806. Era seduto con altri cinque ragazzi a un tavolo subito accanto alla porta. La coda per prendere i vassoi passava proprio accanto a loro, e lei così potè far finta che le fosse caduto un fazzoletto e si chinò a raccoglierlo, abbassandosi fino a terra vicino alla sua sedia, così da permettere a Pantalaimon di parlare con il daimon di Roger, Salcilia.
  807. Questa, che era un fringuello, sbattè le ali in un frullio così incontrollato che Pantalaimon dovette diventare un gatto e balzarle addosso, inchiodandola a terra per parlarle all'orecchio. Simili vivaci scontri o baruffe tra i daimon dei bambini erano piuttosto frequenti, per fortuna, e nessuno se ne occupava con particolare attenzione, ma Roger impallidì immediatamente. Lyra non aveva mai visto una persona sbiancare così. Lui alzò gli occhi e incontrò lo sguardo vacuo e austero di Lyra, e il colore rifluì alle sue guance e il suo cuore traboccò di
  808. speranza, eccitazione e gioia; e dovette pensarci Pantalaimon, scuotendo Salcilia con decisione, a impedire a Roger di mettersi a saltar su gridando per salutare la sua compagna di giochi del Jordan.
  809. Lyra distolse lo sguardo, fingendo tutto il disdegno di cui era capace, e roteò gli occhi all'indirizzo delle sue nuove amiche, lasciando a Pantalaimon il compito di dare le necessarie spiegazioni. Le quattro ragazze presero i loro vassoi di fiocchi d'avena e pane tostato e si sedettero insieme, immediatamente una banda a parte, escludendo tutti gli altri per poter meglio spettegolare su di loro.
  810. E’ semplicemente impossibile tenere un gruppo di bambini in un posto per lungo tempo senza dar loro un sacco di cose da fare per tenerli occupati, e per certi aspetti Bolvangar era condotta come una scuola, con un orario per tutta una serie di attività, come la ginnastica o le 'attività artistiche'. Ragazzi e ragazze venivano tenuti separati, tranne che durante le ricreazioni e al momento dei pasti, e così fu solo a metà della mattinata, dopo un'ora e mezzo di cucito sotto la direzione di una delle infermiere, che Lyra ebbe la possibilità di parlare con Roger. Solo che doveva sembrare una cosa casuale e naturale; e lì stava la difficoltà. Tutti i ragazzini, infatti, erano più o meno della stessa età, che era quella in cui i maschi parlano con i maschi e le femmine con le femmine, e tutti e due i gruppi stanno attentissimi a ignorarsi reciprocamente. Di nuovo, la possibilità si presentò a mensa, dove erano stati portati per prendere qualcosa da bere e qualche biscotto. Lyra mandò Pantalaimon, in forma di mosca, a parlare con Salcilia sulla parete accanto al loro tavolo, mentre sia lei che Roger se ne stavano tranquilli con i loro due diversi gruppetti. Era difficile chiacchierare con qualcuno mentre uno aveva il daimon occupato a far qualche altra cosa, e così Lyra assunse un'aria scontrosa e ribelle e sorbì il suo latte insieme alle altre ragazze. Buona parte dei suoi pensieri erano occupati a seguire il tenue ronzio della conversazione tra i due daimon, e lei non stava ascoltando sul serio, ma a un certo punto sentì un'altra ragazza dai capelli di un biondo acceso fare un nome che la fece rizzare sulla sedia.
  811. Era il nome di Tony Makarios. Nel momento in cui Lyra rivolse di colpo la sua attenzione a quel discorso, Pantalaimon dovette rallentare la sua conversazione sottovoce con il daimon di Roger, e tutti e due i ragazzini ascoltarono ciò che stava dicendo l'altra ragazza.
  812. «Lui, lo so io perché lo hanno preso» disse, mentre le teste le si accostavano da tutte le direzioni. «è perché il suo daimon non cambiava forma. Hanno pensato che lui fosse più grande di quel che sembrava, o qualcosa del genere, e che non era davvero un bambino. Però in realtà il suo daimon non cambiava forma molto spesso, perché anche Tony non stava mai a pensare a un granché di niente. Ma io l'ho vista mentre cambiava. Si chiamava Ratter...»
  813. «Ma perché si interessano tanto ai daimon?» chiese Lyra.
  814. «Non si sa» disse la ragazza bionda.
  815. «Lo so io» si intromise un ragazzo che era stato a sentire. «Quello che fanno è che uccidono il tuo daimon e poi vedono se muori anche tu».
  816. «E allora come mai stanno lì a farlo a tanti ragazzini diversi?» disse qualcuno. Gli sarebbe bastato farlo una volta sola, no?»
  817. «Io lo so quello che fanno» disse la ragazza che aveva parlato per prima.
  818. Ora godeva dell'attenzione di tutti. Però, dato che non volevano far capire ai sorveglianti di cosa stavano parlando, erano costretti ad assumere uno strano atteggiamento di semi indifferenza, mentre in realtà ascoltavano con appassionato interesse.
  819. «E come mai?» disse qualcuno.
  820. «Perché ero con lui quando sono venuti a prenderlo. Eravamo nella stanza della
  821. biancheria» disse lei.
  822. Era tutta rossa. Ma se si era attesa di venir presa in giro o schernita si
  823. sbagliava. Tutti i bambini erano calmi e controllati, e nessuno abbozzò neppure
  824. un sorriso.
  825. 224
  826. La ragazza proseguì. «Ce ne stavamo buoni e zitti, e allora è entrata
  827. l'infermiera, quella con la voce gentile. E ha detto: 'Vieni fuori, Tony, lo so
  828. che sei qui, dai, non ti facciamo niente.. E lui dice: 'Ma che cosa deve
  829. succedere?' e lei dice: 'È solo che ti mettiamo a dormire e poi ti facciamo una
  830. piccola operazione, e poi ti sveglierai e starai benissimo'. Solo che Tony non
  831. ci crede mica, e dice...»
  832. «I buchi! » disse qualcuno. «Ti fanno un buco in testa come i tartari! Ci
  833. scommetto!»
  834. «Sta' zitto! E che altro ha detto l'infermiera?» si inserì qualcun altro.
  835. Oramai, c'erano almeno una dozzina di bambini raggruppati attorno al suo tavolo,
  836. con i daimon ansiosi di sapere quanto loro, tutti tesi e con gli occhi
  837. spalancati.
  838. La ragazza bionda proseguì: «Tony voleva sapere che cosa volevano fare a Ratter,
  839. no? E l'infermiera dice: 'Be', metteremo a dormire anche lei, proprio come te. E
  840. allora Tony dice: La volete ammazzare, vero, eh? Lo so benissimo. Lo sappiamo
  841. tutti quanti che è questo che ci succede. E l'infermiera dice: Ma no, certo che
  842. no. È solo una piccola operazione. Solo un taglietto. In realtà non fa per
  843. niente male, ma ti facciamo dormire solo per sicurezza».
  844. In tutta la sala era scesa la calma. Le infermiere che si occupavano della
  845. sorveglianza erano uscite un momento, e lo sportello che dava sulla cucina era
  846. chiuso, così che da lì non poteva sentirli nessuno.
  847. «Ma che tipo di taglio?» chiese un ragazzo, la voce calma e piena di paura. «Lo
  848. ha detto, che tipo di taglio è?»
  849. «Ha solo detto: 'È una cosa per farti crescere'. Ha detto che è una cosa che
  850. devono fare tutti, è per questo che i daimon dei grandi non cambiano di forma
  851. come i nostri. Cioè gli fanno un taglio per fargli prendere una certa forma per
  852. sempre, ed è così che si diventa grandi».
  853. «Ma...»
  854. «Insomma, questo vuol dire che...»
  855. «Ma come, a tutti quanti i grandi gli hanno fatto questo taglio?»
  856. «Ma allora...»
  857. D'improvviso tacquero tutte le voci, quasi fossero state tagliate esse stesse, e tutti gli occhi si volsero alla porta. C'era sorella Clara, con il suo atteggiamento di vacua indifferenza e la sua praticità, e accanto a lei c'era un uomo in camice bianco che Lyra non aveva ancora mai visto.
  858. «Bridget McGinn» disse quest'ultimo.
  859. 225
  860. La ragazza bionda si alzò, tremante. Il suo daimon-scoiattolo le si aggrappava al petto.
  861. «Sì, signore?» rispose con voce appena udibile.
  862. «Finisci il latte e poi vai con sorella Clara» disse. «Voi altri invece sbrigatevi e andate nelle vostre aule».
  863. Obbedienti, i bambini sistemarono uno sull'altro i boccali sui carrelli d'acciaio inossidabile prima di andarsene in silenzio. Nessuno guardò Bridget McGinn salvo Lyra, che vide un viso acceso di paura. Il resto della mattinata fu dedicato alla ginnastica. C'era una piccola palestra alla Stazione, perché è ben difficile tenersi in esercizio all'aperto nella lunga notte polare, e i vari gruppi di bambini fecero a turno per giocare lì dentro, sotto la supervisione di un'infermiera. Dovettero formare delle squadre e lanciare qua e là dei palloni, e all'inizio Lyra, che non aveva mai fatto un gioco del genere in vita sua, si sentì un po' persa. Però era svelta e atletica, e fatta per primeggiare, e ben presto si accorse che si stava divertendo. Le grida dei bambini, le strida e i fischi dei daimon, riempirono la piccola palestra e in fretta scacciarono ogni pensiero pauroso; il che, com'è ovvio, era proprio lo scopo di quell'esercizio. All'ora di pranzo, mentre i bambini erano di nuovo nella sala mensa, Lyra sentì Pantalaimon emettere un cinguettio di saluto, e si voltò, trovandosi Billy Costa giusto alle spalle.
  864. «Roger mi ha detto che eri qui» borbottò.
  865. «C'è tuo fratello che sta per arrivare, insieme a John Faa e a un'intera banda di gyziani» disse lei. «Ti riporteranno a casa».
  866. Poco mancò che lui si mettesse a gridare di gioia, ma riuscì a reprimere l'urlo facendone un colpo di tosse.
  867. «E mi devi chiamare Lizzie» disse Lyra. «Assolutamente mai Lyra. E mi devi dire tutto quello che sai, capito?»
  868. Si sedettero insieme, con Roger poco distante. A pranzo era più facile, visto che i bambini stavano più a lungo ad andare e venire fra i tavoli e lo sportello
  869. da cui venivano serviti, e la mensa era affollata. Coperti dall'acciottolio di
  870. piatti, coltelli e forchette Billy e Roger dissero a Lyra tutto quel che
  871. sapevano. Billy aveva sentito da un'infermiera che i bambini che avevano subito
  872. l'operazione venivano spesso portati in alcuni pensionati più a Sud, il che
  873. poteva spiegare come aveva fatto Tony Makarios a perdersi in quelle
  874. terre desolate. Ma Roger aveva da riferirle una cosa ancor più interessante.
  875. «Ho trovato un posto dove nascondersi» disse.
  876. «Cosa? Dove?»
  877. «Lo vedi quel quadro...» Voleva dire il grande foto-gramma della spiaggia
  878. tropicale. «Se guardi nell'angolo in alto a destra, lo vedi quel pannello sul
  879. soffitto?»
  880. Il soffitto era fatto di ampi pannelli rettangolari inseriti in una cornice di
  881. strisce metalliche e un angolo del pannello al di sopra del quadro era
  882. leggermente sollevato.
  883. «Quando l'ho visto» disse Roger, «ho pensato che gli altri potevano essere fatti
  884. allo stesso modo, e allora ho provato ad alzarli, e sono tutti liberi. Si
  885. possono alzare senza difficoltà. Io e quell'altro ragazzo ci abbiamo provato una
  886. notte nel nostro dormitorio, prima che lo portassero via. C'è dello spazio,
  887. lassù, e uno ci può strisciare dentro...»
  888. «E fino a dove si può arrivare, strisciando?»
  889. «Boh. Noi siamo andati avanti solo per un po'. Avevamo pensato che quand'era il momento potevamo nasconderci lassù, ma probabilmente ci avrebbero ritrovato». Lyra ci vide non un nascondiglio ma una strada. Era la cosa migliore che avesse sentito da quando era arrivata lì. Prima però che potessero dirsi altro un medico battè su un tavolo con un cucchiaio e prese a parlare.
  890. «Sentite, bambini» disse. «Ascoltatemi bene. Una volta ogni tanto bisogna che facciamo un'esercitazione anti-incendio. E molto importante che tutti quanti ci vestiamo nel modo giusto e usciamo all'aperto senza lasciarci prendere dal panico. Quindi oggi pomeriggio faremo un'esercitazione pratica anti-incendio. Quando sentirete il suono della campana dovete smettere di fare qualsiasi cosa stiate facendo e fare quello che vi dice la più vicina persona grande. Ricordatevi del posto dove vi porteranno. E proprio in quel posto che dovrete andare se mai dovesse scoppiare un vero incendio».
  891. 'Be' pensò Lyra, 'questa è proprio una buona idea'.
  892. Nella prima parte del pomeriggio, Lyra e altre quattro ragazze vennero esaminate in cerca della Polvere. I dottori non dissero che si trattava di questo, ma si capiva facilmente. Una a una vennero condotte in un laboratorio, e ovviamente ciò le spaventò moltissimo; quanto sarebbe stato crudele, pensò Lyra, se avesse dovuto morire senza neppure riuscire ad assestar loro almeno un colpo! Ma comunque, quell'operazione non gliel'avrebbero fatta proprio in quel momento, pareva.
  893. «Vogliamo eseguire alcune misure» spiegò il dottore. Era difficile distinguere l'una dall'altra quelle persone: gli uomini parevano tutti uguali, con i camici bianchi, i blocchi per appunti e le matite, e le donne si assomigliavano l'una l'altra anche loro, con l'uniforme e quel loro strano atteggiamento blando e calmo che le facevano sembrare tutte sorelle.
  894. «A me mi hanno misurato ieri» disse Lyra.
  895. «Oh, oggi facciamo delle misure diverse. Mettiti su quella piastra di metallo... oh, togliti le scarpe, prima. Stringi pure il tuo daimon, se vuoi. Guarda avanti, così, fissa quella lucetta verde. Brava...»
  896. Qualcosa lampeggiò. Il dottore la fece voltare dall'altra parte e poi a destra e a sinistra, e ogni volta ci fu un clic e un lampo.
  897. «Così va bene. Ora vieni qui a questa macchina e metti le mani in quel tubo. Non ti farà niente, te lo prometto. Raddrizza le dita. Ecco fatto».
  898. «Ma che cosa state misurando?» disse lei. «La Polvere?»
  899. «Chi ti ha detto della Polvere?»
  900. «Una delle altre ragazze. Non so come si chiama. Ha detto che eravamo tutti coperti di Polvere. Solo che io non sono impolverata per niente, almeno, credo di no. Mi sono fatta la doccia ieri».
  901. «Ah, questo è un altro tipo di polvere. Non si può vedere a occhio nudo. E una polvere speciale. Adesso chiudi il pugno... bene. Adesso, se tasti là intorno troverai una specie di maniglia... Ci sei? Ora fai la brava, acchiappala. Metti l'altra mano da questa parte... appoggiala su questa palla di ottone. Bene.
  902. Brava. Ora sentirai un po' di pizzicorino, non è nulla di cui preoccuparsi, solo
  903. una lieve corrente ambarica... »
  904. Pantalaimon, nella forma di un gatto selvatico estremamente teso e diffidente,
  905. camminava su e giù con occhi veloci come il lampo, pieno di sospetto, attorno
  906. all'apparato, e tornava continuamente a strofinarsi a Lyra.
  907. A questo punto si sentiva sicura che non le avrebbero fatto l'operazione, per il
  908. momento, e anche che la sua identità come Lizzie Brooks era accettata da tutti
  909. senza dubbi; e quindi arrischiò una domanda.
  910. «Ma perché tagliate via i daimon alla gente?»
  911. «Cosa? Chi ti ha parlato di questo?»
  912. «Quella ragazza, non so come si chiama. Ha detto che voi tagliate via i daimon alla gente».
  913. «Che sciocchezza...»
  914. Però era agitato. Lei continuò:
  915. «Perché prendete la gente uno a uno, e quelli poi non tornano più indietro. E c'è qualcuno che dice che li ammazzate e basta, e altri dicono altre cose, e questa ragazza mi ha detto che tagliate...»
  916. «Non è vero proprio per niente. Quando portiamo via i bambini di qui, lo facciamo perché è ora per loro di trasferirsi in qualche altro posto. Perché stanno diventando grandi. Ho paura che la tua amica si stia allarmando inutilmente. Non c'è proprio nulla di vero! Non pensarci neppure. Chi è la tua amica?»
  917. «Sono arrivata solo ieri, e non so i nomi di nessuno».
  918. «Come è fatta?»
  919. «Non lo so. Mi pare che ha i capelli tipo castani... castano chiaro, forse... Boh».
  920. Il dottore andò a parlare sottovoce con l'infermiera. Mentre quei due conferivano tra loro, Lyra osservò attentamente i loro daimon. Quello dell'infermiera era un grazioso uccellino, tutto pulitino e indifferente proprio come il cagnolino di sorella Clara, e quello del dottore era una falena grossa e pesante. Nessuno dei due si muoveva. Erano svegli, perché gli occhi dell'uccello erano brillanti, e le antenne della falena ondeggiavano languidamente, ma erano tutt'altro che animati, come lei si sarebbe attesa che fossero. Forse in realtà non erano per niente ansiosi né curiosi.
  921. Poi il dottore tornò da lei, e proseguirono con gli esami, pesando lei e Pantalaimon separatamente, guardandola da dietro uno schermo speciale, misurandole i battiti del cuore, piazzandola sotto un ugello da cui usciva un fischio e che emetteva un odore che pareva un soffio d'aria fresca.
  922. Nel bel mezzo di uno di quegli esami, una rumorosa campana cominciò a suonare, e continuò senza smettere.
  923. «L'allarme anti-incendio» disse il dottore, sospirando. «Molto bene. Lizzie, vai con sorella Betty».
  924. «Ma tutti i loro vestiti pesanti sono giù nell'edificio dei dormitori, dottore. Non può mica uscire così. Dobbiamo andare prima lì, secondo lei?»
  925. Lui era scocciato di aver dovuto interrompere i suoi esperimenti, e schioccò le dita con irritazione.
  926. «Suppongo che questo sia proprio il tipo di problemi che le esercitazioni servono a far venir fuori» disse. «Che scocciatura».
  927. «Quando sono venuta, ieri» disse Lyra piena di voglia di collaborare, «sorella Clara ha messo le mie cose in un armadio nella prima stanza dove mi ha controllato. Quella qui accanto. Potrei mettermi quelle».
  928. «Buona idea!» disse l'infermiera. «Sbrighiamoci, allora».
  929. Con segreta soddisfazione, Lyra corse lì con l'infermiera, recuperò le pellicce, i gambali e gli stivali, quelli buoni, e li indossò in fretta mentre anche l'infermiera indossava la sua carbonseta.
  930. Poi corsero fuori. Nell'ampio spiazzo di fronte al principale gruppo di edifici, forse un centinaio di persone, bambini e adulti, si muovevano disordinatamente qua e là; alcuni irritati, altri agitati, altri ancora semplicemente imbambolati.
  931. «Vedi?» stava dicendo uno degli adulti. «Vale la pena di farlo per rendersi conto del caos in cui ci troveremmo se davvero dovesse esserci un incendio». Qualcuno stava cercando di attirare l'attenzione con un fischietto e agitando le braccia, ma nessuno gli badava granché. Lyra vide Roger e lo chiamò. Roger diede
  932. uno strattone a un braccio di Billy Costa, e poco dopo tutti e tre si trovarono
  933. insieme in mezzo a un vortice di bambini che correvano da tutte le parti.
  934. «Nessuno ci farà caso se diamo un'occhiata in giro» disse Lyra. «Ci metteranno
  935. dei secoli per contare tutti quanti, e possiamo sempre dire che non abbiamo
  936. fatto altro che andar dietro a qualcuno, e ci siamo perduti».
  937. Aspettarono un momento in cui la maggior parte degli adulti guardava da un'altra
  938. parte, e poi Lyra raccolse un po' di neve, la pressò in una specie di palla
  939. farinosa e la tirò a caso in mezzo alla folla. In un momento tutti i bambini
  940. cominciarono a fare lo stesso, e l'aria si riempì di neve volante. Grida ridenti
  941. coprirono completamente gli adulti che cercavano di riprendere il controllo, e
  942. poi i tre bambini svoltarono dietro un angolo e si trovarono fuori vista.
  943. Lo strato di neve era tanto alto che non riuscivano ad avanzare molto velocemente, ma pareva che andasse bene così; nessuno li stava seguendo. Lyra e gli altri si arrampicarono sopra il tetto incurvato di uno dei tunnel e si trovarono in uno strano paesaggio lunare fatto di monticelli e avvallamenti, tutti fasciati di bianco sotto il cielo nero, e illuminato dai riflessi delle luci disposte intorno allo spiazzo.
  944. «Cosa dobbiamo cercare?» disse Billy.
  945. «Non lo so, diamo un'occhiata in giro e basta» disse Lyra, e si avviò verso un tozzo edificio quadrato un po' separato dagli altri, con una luce ambarica di bassa potenza in un angolo.
  946. Il chiasso alle loro spalle non era affatto diminuito, ma si era fatto più distante. Chiaramente i bambini stavano approfittando al massimo di quei momenti di libertà, e Lyra sperava che avrebbero continuato così il più a lungo possibile. Si mosse attorno all'edificio quadrato, cercando una finestra. Il tetto era a non più di un paio di metri di altezza, e contrariamente agli altri edifici non aveva nessun tunnel coperto che lo collegasse al resto della Stazione.
  947. Non c'era nessuna finestra, però c'era una porta. Una scritta al di sopra di esso diceva, a lettere rosse, DIVIETO ASSOLUTO DI ENTRATA.
  948. Lyra aveva messo la mano sulla maniglia per vedere se si apriva, ma prima che potesse farlo, Roger disse:
  949. «Guarda! Un uccello! O...»
  950. Il suo 'o' era un'esclamazione di dubbio, perché la creatura che stava planando giù dal cielo nero non era affatto un uccello: era qualcuno che Lyra aveva già visto una volta.
  951. «Il daimon della strega!»
  952. L'oca battè le grandi ali, sollevando nell'atterrare una nuvola di neve.
  953. «Ti saluto, Lyra» disse. «Ti ho seguito fin qui, anche se tu non mi hai visto. Ho aspettato sperando che uscissi all'aperto. Cosa sta succedendo?»
  954. Lei lo aggiornò in fretta.
  955. «Dove sono i gyziani?» chiese poi. «John Faa sta bene? Sono riusciti a cacciar via i samoiedi?»
  956. «La maggior parte di loro sta bene. John Faa è ferito, anche se non gravemente. Gli uomini che ti hanno portato via erano cacciatori e banditi che spesso derubano i viaggiatori e da soli riescono a viaggiare più in fretta di un gruppo numeroso. I gyziani sono ancora a una giornata di distanza».
  957. I due ragazzi stavano fissando pieni di paura l'oca-daimon e la familiarità di Lyra nei suoi confronti, perché ovviamente non avevano mai visto prima un daimon lontano dal suo umano, e sapevano ben poco delle streghe.
  958. Lyra disse loro: «Sentite, fareste meglio a mettervi di guardia.
  959. Billy, tu vai da quella parte, e tu Roger controlla la strada da cui siamo venuti noi. Non abbiamo molto tempo».
  960. I due si diressero di corsa ai punti indicati da Lyra, e lei tornò a occuparsi della porta.
  961. «Perché stai cercando di entrare lì dentro?» disse l'oca-daimon.
  962. «A causa di quello che fanno qui. Loro tagliano» - e qui abbassò la voce - «tagliano via i daimon e li staccano dalle persone. Quelli dei bambini. E penso che forse potrebbero farlo qui. Se non altro, qui dentro qualcosa c'è, e volevo darci un'occhiata. Solo che è chiusa a chiave...»
  963. «Posso aprirla io» disse l'oca, e sbattè una o due volte le ali, gettando contro la porta un po' di neve; e contemporaneamente Lyra sentì che dentro la serratura qualcosa si era messo a girare.
  964. «Entra, ma fai molta attenzione» disse il daimon.
  965. Lyra tirò la porta e la aprì vincendo la resistenza della neve, e si infilò
  966. dentro. Pantalaimon era agitato e impaurito, ma non voleva che il daimon della
  967. strega vedesse quanto era spaventato, e così era volato in petto a Lyra trovando
  968. rifugio in mezzo alle sue pellicce.
  969. Non appena i suoi occhi si furono adattati alla luce, Lyra capì perché.
  970. In una serie di scatole di vetro sistemate su degli scaffali intorno alle pareti
  971. c'erano tutti i daimon dei bambini recisi: forme spettrali di gatti, o uccelli,
  972. o altre creature, tutti quanti attoniti e terrorizzati e pallidi come una nuvola
  973. di fumo.
  974. Il daimon della strega emise un grido di rabbia, e Lyra si strinse al seno
  975. Pantalaimon e disse: «Non guardare! Non guardare! »
  976. «Dove sono i bambini di questi daimon?» chiese l'oca-daimon, tremando per l'ira.
  977. Lyra spiegò tutta spaventata del suo incontro con il piccolo Tony Makarios, e
  978. sbirciò da sopra la spalla quei poveri daimon in gabbia, che si spingevano in
  979. avanti premendo i pallidi visi contro il vetro. Lyra riusciva a sentire lievi
  980. grida di dolore e sofferenza. Nella fioca luce di un bulbo ambarico a bassa
  981. potenza potè vedere che c'era un pezzo di carta di fronte a ogni gabbia, con un
  982. nome scritto sopra, e sì, ce n'era una, vuota, ove si leggeva proprio Tony
  983. Makarios. Ce n'erano altre quattro o cinque, vuote e con sopra un nome.
  984. «Voglio liberare questi poveretti!» disse lei ardentemente. «Adesso spacco
  985. i vetri e li faccio uscire...»
  986. E si guardò intorno cercando un oggetto con cui farlo, ma l'ambiente era tutto
  987. vuoto. L'oca-daimon disse: «Aspetta».
  988. Era il daimon di una strega, e molto più grande di lei, e più forte. Non potè
  989. che obbedirgli.
  990. «Dobbiamo fare in modo che questa gente pensi che qualcuno di loro si è
  991. dimenticato di chiudere a chiave le gabbie e l'edificio» spiegò lui. «Se vedono
  992. i vetri spezzati e le tue impronte, quanto pensi che possa durare il tuo
  993. travestimento? E invece deve reggere fino a che non arriveranno i gyziani.
  994. Quindi fai esattamente come ti dico: prendi una manciata di neve, e quando te lo
  995. dico io soffiane un pochino contro ognuna delle gabbie, una alla volta».
  996. Lei corse fuori. Roger e Billy erano sempre di guardia, e dallo spiazzo
  997. continuavano a venire rumori di grida e risate, visto che non era passato molto
  998. più di un minuto.
  999. Raccolse a due mani una gran manciata di neve leggera e farinosa, e poi rientrò
  1000. per fare quel che le aveva detto l'oca-daimon. Ogni volta che soffiava un po' di
  1001. neve su una gabbia, l'oca emetteva dalla gola una specie di clic, e il lucchetto
  1002. si apriva da solo.
  1003. Quando li ebbe aperti tutti quanti, sollevò il pannello frontale della prima
  1004. gabbia, e ne svolazzò fuori la pallida forma di un passerotto, che però cadde a
  1005. terra senza riuscire ad alzarsi in volo. L'oca si chinò teneramente e lo
  1006. raddrizzò con il becco, e il passero divenne un topolino, barcollante e confuso.
  1007. Pantalaimon balzò a consolarlo.
  1008. Lyra agì in fretta, e nel giro di pochi minuti tutti i daimon si trovarono
  1009. liberi. Qualcuno cercava di parlare e si radunarono tutti ai suoi piedi, e
  1010. qualcuno cercò addirittura di aggrapparsi ai suoi gambali, anche se il grande
  1011. tabù li teneva a distanza. Lei li capiva bene, poveretti; sentivano la mancanza
  1012. del peso, della solidità e del calore del corpo del loro essere umano; proprio
  1013. come avrebbe fatto Pantalaimon al posto loro, anelavano a stringersi a un cuore
  1014. in cui battesse la vita.
  1015. «Svelti, ora» disse l'oca. «Lyra, ora devi tornare indietro di corsa e
  1016. confonderti con gli altri. Sii coraggiosa, bambina. I gyziani stanno arrivando
  1017. il più in fretta possibile. Io devo aiutare questi poveri daimon a ritrovare i
  1018. loro umani...» Si avvicinò ancora e disse piano: «Ma non saranno mai più una
  1019. sola cosa. Sono separati per sempre. Questa è la cosa più malvagia che io abbia
  1020. mai visto... Lascia stare le impronte che avete lasciato; ci penserò io a
  1021. cancellarle. Sbrigati, adesso...»
  1022. «Oh, ti prego! Prima di andar via! Le streghe... Loro sono capaci di volare,
  1023. vero? Non stavo sognando quando le ho viste volare l'altra notte?»
  1024. «Sì, bambina; perché?»
  1025. «Sarebbero capaci di tirare un pallone?»
  1026. «Certamente, ma...»
  1027. «E Serafina Pekkala sta per arrivare?»
  1028. «Non c'è tempo per spiegarti la politica delle nazioni delle streghe. In questa storia sono coinvolte delle potenze assai vaste, e Serafina Pekkala deve salvaguardare gli interessi del suo clan. Ma è possibile che ciò che sta accadendo qui sia parte di ciò che sta accadendo altrove. Lyra, c'è bisogno di te lì dentro. Corri, corri!»
  1029. Lei partì di corsa, e Roger che stava osservando a occhi spalancati i pallidi daimon che uscivano a fatica dall'edifìcio avanzò verso di lei nella neve alta. «Ma quelli - è come nella cripta del Jordan - quelli sono daimon!»
  1030. «Sì, ma sta' zitto. Non dirlo a Billy, però. Non lo dire a nessuno, per ora. Vieni, torniamo indietro».
  1031. Dietro di loro, l'oca sbatteva con forza le ali, sollevando la neve in modo da coprire le tracce che avevano lasciato; e accanto a lui i daimon perduti si raggruppavano o si muovevano senza meta, emettendo piccole grida sperdute di desiderio e solitudine. Una volta coperte le impronte, l'oca si voltò per raggruppare insieme quei pallidi daimon. Parlò loro, e uno alla volta quelli cambiarono forma, anche se fu ben visibile lo sforzo, fino a che si furono tutti mutati in uccelli; e come uccellini appena usciti dal nido seguirono il daimon della strega, fra frulli d'ali, cadute, corse dietro di lui sulla neve, e finalmente, con grande fatica, riuscendo a decollare. Si innalzarono in una linea irregolare, pallidi e spettrali contro il profondo cielo nero, innalzandosi piano, per quanto deboli e malcerti fossero alcuni fra loro, e pur se qualcuno si perdeva di coraggio e prendeva a lasciarsi scivolare verso terra; ma la grande oca roteava loro intorno, e li stimolava a tornare insieme, guidandoli dolcemente fino a che non si persero contro la profonda oscurità del cielo.
  1032. Roger stava tirando Lyra per un braccio.
  1033. «Sbrigati» disse. «Hanno quasi fatto».
  1034. Si allontanarono faticosamente e raggiunsero Billy, che li chiamava dall'angolo dell'edificio principale. I bambini si erano ormai stancati, o forse erano gli adulti che avevano recuperato un po' di controllo, visto che tutti quanti
  1035. si stavano allineando confusamente presso il portone principale, fra urti e spintoni. Lyra e gli altri due si allontanarono inosservati dall'angolo e si confusero con essi, ma non prima che Lyra dicesse:
  1036. «Passate parola fra tutti: bisogna che siano pronti a scappare. Devono sapere dove si trovano i vestiti da indossare per uscire all'aperto, e tenersi pronti a metterseli e scappare fuori non appena daremo il segnale. E devono mantenere il segreto più assoluto, capito?»
  1037. Billy annuì, e Roger chiese: «Qual è il segnale?»
  1038. «La campana dell'allarme anti-incendio» disse Lyra. «Quando sarà il momento, l'azionerò io».
  1039. Attesero che venisse fatto l'appello. Se in tutta l'Intendenza per l'Oblazione ci fosse stato qualcuno che avesse mai avuto a che fare con una scuola, questa parte l'avrebbero organizzata meglio: dal momento che non erano regolarmente suddivisi in gruppi più piccoli cui fare riferimento, per ognuno dei bambini bisognava controllare tutto quanto l'elenco, che ovviamente non era redatto in ordine alfabetico; e nessuno degli adulti era abituato a mantenere l'ordine in quelle situazioni. Di conseguenza, vi fu un bel po' di confusione, malgrado il fatto che ormai tutti avessero smesso di correre in giro.
  1040. Lyra osservava con attenzione. Non erano affatto bravi, a far questo. Era trascurata sotto un sacco di punti di vista, questa gente; si lagnavano delle esercitazioni anti-incendio, non sapevano dove dovevano stare i vestiti pesanti, non riuscivano a mettere in fila perbene i ragazzini; e la loro trascuratezza poteva tornarle utile.
  1041. Avevano quasi terminato quando si verificò un'altra distrazione, peraltro, e dal punto di vista di Lyra fu la peggiore che potesse capitare.
  1042. Sentì il rumore insieme a tutti gli altri; le teste presero a levarsi e a esplorare il cielo in cerca dello zeppelin, del quale si sentiva chiaramente, nell'aria ferma, il rumore del motore.
  1043. L'unica fortuna fu che arrivò dalla parte opposta a quella in cui era volata via l'oca grigia. Ma questa era l'unica consolazione. Ben presto divenne visìbile, e un mormorìo di eccitazione percorse la folla. La sua forma grigia, grassa ma aerodinamica, giunse lentamente sopra il viale di luci, e altre luci, dirette
  1044. verso il basso, divennero visibili sulla punta e dalla cabina appesa sotto il
  1045. corpo principale.
  1046. Il pilota ridusse la velocità e intraprese la complessa manovra di riduzione
  1047. dell'altezza di volo. Lyra realizzò allora a che serviva il robusto pilone;
  1048. ovviamente, era un pilone di ormeggio. Mentre gli adulti spingevano i bambini
  1049. all'interno e tutti indugiavano a guardare e indicare con la mano, la ciurma di
  1050. terra si arrampicò sulle scalette che portavano in cima al pilone e si preparò a
  1051. fissare i cavi di ormeggio. I motori rombavano forte, e sollevavano mulinelli di
  1052. neve dal suolo, e i visi dei passeggeri si affacciavano dai finestrini della
  1053. cabina.
  1054. Lyra guardò, e non c'era da sbagliarsi. Pantalaimon le si strinse addosso.
  1055. Divenne un gatto selvatico e sibilò con odio, perché lì, intenta a guardar fuori
  1056. con curiosità, c'era la splendida testa di capelli neri della signora Coulter,
  1057. con in grembo il suo daimon dorato.
  1058. SEDICI
  1059. LA GHIGLIOTTINA ARGENTATA
  1060. Lyra nascose immediatamente la testa sotto il cappuccio di ghiottone, e rientrò
  1061. attraverso le doppie porte con gli altri bambini. Aveva tutto il tempo per
  1062. preoccuparsi di quel che doveva dirle quando si fossero trovate faccia a faccia;
  1063. prima aveva un altro problema da risolvere, che era quello di come nascondere le
  1064. sue pellicce in un posto dove potesse riprenderle senza dover chiedere permessi.
  1065. Ma, per fortuna, tale era il disordine che regnava all'interno, con gli adulti
  1066. che cercavano di far affrettare i bambini per liberare la strada ai passeggeri
  1067. dello zeppelin, che nessuno la osservò con grande attenzione. Lyra si sfilò
  1068. giaccone, gambali e stivali, e ne fece un fagotto, il più piccolo possibile,
  1069. prima di infilarsi nel corridoio affollato che conduceva al suo dormitorio.
  1070. In fretta trascinò un armadietto in un angolo, ci si arrampicò sopra e diede una
  1071. spinta al pannello del soffitto. Questo si alzò, proprio come aveva detto Roger,
  1072. e nello spazio che le si aprì davanti infilò gli stivali e i gambali. Poi ebbe
  1073. un ripensamento, prese l'aletiometro e lo ficcò nella più profonda delle tasche
  1074. del giaccone, prima di sistemare anche quest'ultimo lì dentro. Saltò giù, rimise
  1075. a posto l'armadietto e bisbigliò a Pantalaimon: «Dobbiamo far finta di essere
  1076. stupidi fino a quando non ci vedrà, e poi dire che siamo stati rapiti. E
  1077. soprattutto, niente a proposito dei gyziani o di Iorek Byrnison».
  1078. Perché oRa Lyra si rendeva conto, se ancora non l'aveva fatto, che tutta la paura di cui era capace per natura gravitava verso la signora Coulter come l'ago di una bussola è attirato dal Polo. Tutte le altre cose che aveva visto, anche l'orrenda crudeltà dell'intercisione, le poteva affrontare, si sentiva forte a sufficienza; ma il pensiero di quel viso dolce, l'immagine di quella dorata scimmia giocherellona, era sufficiente a farla impallidire, a farle sciogliere lo stomaco, a farla sentire male.
  1079. Però i gyziani stavano arrivando. Pensa a questo. Pensa a Iorek Byrnison. E non lasciarti scoprire, si disse, e si diresse di nuovo verso la mensa, da cui proveniva un gran rumore.
  1080. I bambini si stavano mettendo in coda per prendere qualcosa da bere, alcuni con ancora addosso i giacconi di carbonseta. Non parlavano d'altro che dello zeppelin e dei suoi passeggeri.
  1081. «Era lei, con quel suo scimmiotto-daimon».
  1082. «Ti ha acchiappato lei anche a te?»
  1083. «Ha detto che scriveva al mio papà e alla mia mamma e ci scommetto che non lo ha mai fatto...»
  1084. «Mica ce l'ha detto che ci ammazzavano. Questo non ce l'ha mica detto, quella...»
  1085. «Quello scimmiotto, è lui il peggiore, ha acchiappato la mia Karossa e a momenti me l'ammazzava, mi sono sentito tutto indebolito...»
  1086. Erano spaventati quanto Lyra. Lei trovò Annie e le altre, e si sedette con loro. «Sentite» disse, «lo sapete tenere un segreto?»
  1087. «Certo!»
  1088. I tre visi si rivolsero verso di lei, accesi e pieni di aspettativa.
  1089. «C'è un piano di fuga» disse piano Lyra. «C'è della gente che è venuta qui per portarci via, no? E saranno qui più o meno entro un giorno. Forse anche prima.
  1090. Tutto quello che dobbiamo fare noi è tenerci pronti: appena arriva il segnale
  1091. dobbiamo subito correre a prendere i nostri vestiti pesanti e uscire fuori.
  1092. Senza aspettare e senza perder tempo. Bisogna correre e basta.
  1093. Solo che se non prendete i giacconi e gli stivali e tutto il resto morirete di
  1094. freddo».
  1095. «Qual è il segnale?» chiese Annie.
  1096. «L'allarme anti-incendio, come oggi pomeriggio. È già tutto organizzato. Tutti i ragazzi devono saperlo, e nessuno dei grandi. E soprattutto non lei».
  1097. I loro occhi brillavano di speranza ed eccitazione. E per tutta la mensa lì intorno stava passando il messaggio. Lyra si accorgeva che l'atmosfera era cambiata. Di fuori, i bambini erano stati pieni d'energia e di voglia di giocare; poi quando avevano visto la signora Coulter avevano cominciato a ribollire istericamente di paura repressa. Ma ora c'erano controllo e scopo nelle loro chiacchiere. Lyra si stupì dell'effetto che poteva avere la speranza. Lei guardò attraverso la porta aperta, ma stando attenta, perché c'erano delle voci adulte che si avvicinavano, tenendosi pronta ad abbassare la testa;
  1098. e poi per un attimo fu visibile la signora Coulter in persona, che lanciò verso l'interno uno sguardo e un sorriso a quei bambini felici, con le loro bevande calde e i loro dolci, tutti quanti al calduccio e ben nutriti. Un lieve brivido corse quasi istantaneamente per tutta la mensa, e ognuno dei bambini rimase fermo e in silenzio, fissandola.
  1099. La signora Coulter sorrise e si allontanò senza una parola. Poco alla volta ripresero le chiacchiere.
  1100. Lyra chiese: «Dov'è che vanno a parlare fra di loro?»
  1101. «Probabilmente nella sala delle conferenze» disse Annie. «Una volta ci hanno portato lì» disse, intendendo lei e il suo daimon. «C'erano una ventina di persone grandi, laggiù, e uno di loro stava facendo una lezione, e a me mi toccò star lì e fare quello che mi diceva lui, tipo vedere fino a dove poteva allontanarsi il mio Kyrillion, e poi lui mi ipnotizzò e fece delle altre cose... E una stanza grande con un sacco di sedie e tavoli e una piccola piattaforma rialzata. Sta dietro a quell'ufficio sul davanti. Ehi, scommetto che Loro faranno finta che l'esercitazione anti-incendio sia andata benissimo. Scommetto che hanno paura di lei, proprio come noi...»
  1102. Per il resto della giornata, Lyra rimase con le altre ragazze, osservando, parlando poco, confondendosi nel mucchio. Ci fu la ginnastica, ci fu il cucito, ci fu la cena, ci fu la ricreazione nel salone: uno stanzone male in arnese con dei giochi da tavolo, un po' di libri rovinati e un tavolo da ping-pong. A un certo punto Lyra e gli altri si resero conto che ci doveva essere in corso un qualche tipo di sotterranea emergenza, perché gli adulti correvano avanti e indietro o si riunivano in gruppi ansiosi parlando urgentemente fra loro. Lyra pensò che avessero scoperto la fuga dei daimon e si stessero chiedendo come fosse potuto succedere.
  1103. Però non vide la signora Coulter, e questo fu un sollievo. Quando venne l'ora di andare a dormire si rese conto che doveva rivelare il suo segreto alle altre ragazze.
  1104. «Sentite» disse, «capita mai che vengano qui a controllare se stiamo dormendo?» «Si affacciano una volta sola» rispose Bella. «Ma si limitano a dare un'occhiata con una lanterna, non è che guardano sul serio».
  1105. «Bene. Perché voglio andare a dare un'occhiata in giro. C'è una strada che passa attraverso il soffitto, me l'ha fatta vedere quel ragazzo...»
  1106. Si spiegò meglio e, ancor prima che finisse di parlare, Annie disse: «Vengo con te!»
  1107. «No, meglio di no, perché sarà più facile se manca una persona sola. Voi potete dire che stavate dormendo e non sapete dove sono andata».
  1108. «Ma se vengo con te...»
  1109. «Più facile che ci prendano» disse Lyra.
  1110. I due daimon si stavano fissando: Pantalaimon in forma di gatto selvatico; Kyrillion, quello di Annie, in forma di volpe. Erano rigidi e tremanti. Pantalaimon emise piano un sibilo leggero e scoprì i denti, e Kyrillion si voltò da un'altra parte e prese a lisciarsi il pelo, con indifferenza.
  1111. «Va bene, allora» disse Annie, rassegnata.
  1112. Era del tutto normale che i litigi fra i bambini fossero risolti dai loro daimon in questo modo, in cui uno accettava il dominio dell'altro. I loro umani
  1113. prendevano atto del risultato senza risentimenti, nel complesso, e
  1114. quindi Lyra era certa che Annie avrebbe fatto quel che le chiedeva.
  1115. Tutte contribuirono offrendo qualche articolo di vestiario da mettere sotto le coperte per imitare la forma di Lyra nel letto, e giurarono di dire che loro non sapevano niente. Poi Lyra origliò alla porta per accertarsi che non stesse arrivando nessuno, saltò sul mobiletto, spinse il pannello del soffitto e si tirò su.
  1116. «State solo attente a non dire niente» bisbigliò ai tre visi che la stavano osservando.
  1117. Poi rimise dolcemente a posto il pannello e si guardò intorno.
  1118. Si trovava accoccolata in uno stretto passaggio metallico sorretto da un'intelaiatura di travi e puntoni. I pannelli del soffitto erano lievemente translucidi, così che un po' di luce filtrava dal basso, e a quel fioco lume Lyra potè vedere che quello spazio ristretto (appena un po' più di mezzo metro di altezza) si estendeva intorno a lei in tutte le direzioni. Era pieno di tubi e condutture di metallo, e perdercisi in mezzo sarebbe stato facilissimo ma, purché rimanesse sulle strisce di metallo ed evitasse di posare il suo peso sui pannelli, e sempre che riuscisse a non far rumore, avrebbe potuto muoversi da un capo all'altro di tutta la Stazione.
  1119. «E proprio come se fossimo tornati al Jordan, Pan» bisbigliò, «a sbirciare nel Salotto Privato».
  1120. «Se non lo avessi fatto, niente di tutto questo sarebbe successo» bisbigliò lui di rimando.
  1121. «Quindi tocca a me rimediare, no?»
  1122. Cercò di orientarsi, individuando approssimativamente la direzione in cui doveva trovarsi la sala delle conferenze, e poi si mise in moto. Fu un viaggio tutt'altro che facile. Le toccava muoversi a quattro zampe, perché lo spazio era troppo poco anche solo per stare accucciata, e ogni tanto doveva appiattirsi per passare sotto una grossa conduttura quadrata o passare sopra a un tubo del riscaldamento. I canali metallici sopra i quali strisciava seguivano, a quanto le pareva, la sommità delle pareti divisorie, e fino a che rimaneva su di essi sentiva sotto di sé una confortante sensazione di solidità; però erano molto stretti e taglienti ai margini, tanto che ci si sbucciò contro le nocche delle dita e le ginocchia, e non ci volle molto perché cominciasse a sentirsi tutta dolorante, rattrappita e impolverata.
  1123. Però sapeva, all'incirca, dove si trovava, e riusciva a vedere la massa scura dei suoi abiti di pelliccia, che le sarebbe servita per orientarsi al ritorno. Poteva capire se una stanza era vuota dal fatto che i pannelli del soffitto erano bui, e ogni tanto sentiva delle voci dal basso, e si fermava ad ascoltarle, ma erano solo i cuochi nella cucina, o le infermiere in quella che Lyra, abituata al Jordan, chiamava fra sé la loro sala comune. Non stavano dicendo nulla di interessante, e quindi lei proseguì.
  1124. Infine arrivò nella zona in cui, secondo i suoi calcoli, doveva trovarsi la sala delle conferenze; e, indiscutibilmente, c'era tutta una zona libera dalle tubature, con i condotti dell'aria condizionata e del riscaldamento raggruppati a un'estremità, e in cui tutti i pannelli di una vasta area rettangolare erano illuminati in modo uniforme. Accostò l'orecchio al pannello, e sentì un mormorìo di voci adulte maschili, e così si rese conto di aver trovato il posto giusto. Ascoltò attentamente, e quindi si spostò, avanzando con grande attenzione centimetro dopo centimetro per avvicinarsi il più possibile a coloro che stavano parlando. Poi si mise lunga distesa sopra il canale metallico, e sporse il capo lateralmente per ascoltare il meglio possibile.
  1125. Ogni tanto sentiva un tintinnio di posate, o il suono del vetro che urtava il vetro mentre veniva versato del liquido, e quindi dovevano essere occupati a cenare e conversare insieme. Le voci erano quattro, le parve, compresa la signora Coulter. Gli altri tre erano uomini. Sembrava che stessero discutendo della fuga dei daimon.
  1126. «Ma chi è l'incaricato della supervisione di quella sezione?» disse la voce dolce e musicale della signora Coulter.
  1127. «E uno dei dottorandi, si chiama McKay» disse uno degli uomini. «Ma ci sono dei meccanismi automatici per impedire che succeda questo genere di cose...»
  1128. «Non hanno funzionato» disse lei.
  1129. «Sì, invece, signora Coulter, se mi permette. McKay ci assicura che ha chiuso a
  1130. chiave tutte le gabbie quando ha lasciato l'edificio alle ore undici e zero zero
  1131. di oggi. La porta che da sull'esterno ovviamente non avrebbe mai potuto essere
  1132. aperta comunque, perché lui è entrato e uscito da quella interna, come fa di
  1133. solito. C'è un codice che va immesso nell'ordinatore che controlla la serratura,
  1134. e la sua memoria registra che lui lo ha fatto. In caso contrario, si attiva un
  1135. segnale d'allarme ».
  1136. «Che però non si è attivato» disse lei.
  1137. «Si è attivato regolarmente. Sfortunatamente, ha suonato mentre tutti erano all'esterno, impegnati nell'esercitazione anti-incendio».
  1138. «Però quando siete rientrati...»
  1139. «Purtroppo, tutti e due gli allarmi sono sullo stesso circuito; questo è un errore di progettazione che bisognerà rettificare. Ciò vuol dire che quando la campana anti-incendio è stata spenta dopo l'esercitazione, è stato spento anche l'allarme del laboratorio. Anche così ce ne saremmo accorti, dati i normali controlli che dovrebbero aver luogo dopo ogni avvenimento fuori dalla ordinaria routine; ma a quel punto, signora Coulter, era arrivata inaspettatamente lei, e se si ricorda ha chiesto specificamente di incontrare subito il personale di laboratorio nella sua stanza. Di conseguenza, nessuno è ritornato nel laboratorio ancora per un po' di tempo».
  1140. «Capisco» disse la signora Coulter, con freddezza. «In tal caso, i daimon devono esser stati liberati durante la stessa esercitazione anti-incendio. E questo allarga la lista dei sospetti fino a includervi tutti gli adulti della Stazione. Avete preso in considerazione questo fatto?»
  1141. «E lei ha preso in considerazione la possibilità che possa essere stato uno dei bambini?» chiese qualcun altro.
  1142. Lei rimase in silenzio, e il secondo uomo continuò:
  1143. «Ognuno degli adulti aveva un suo compito da eseguire, e ognuno di questi compiti era tale da richiedere tutta la sua attenzione, e tutti quanti i compiti sono stati eseguiti. Non c'è nessuna possibilità che qualche membro del personale possa aver aperto quella porta. Nessuna. Quindi, o è proprio arrivato qualcuno dall'esterno con l'intenzione di farlo, o uno dei bambini è riuscito a trovare il modo di arrivare fin laggiù, aprire la porta e le gabbie, e ritornare davanti all'edificio principale».
  1144. «E cosa state facendo per indagare?» disse lei. «No; ripensandoci, preferisco che non me lo dica. La prego di comprendere, dottor Cooper, che le mie critiche non sono dettate da ostilità o malevolenza. Dobbiamo assolutamente esercitare una straordinaria attenzione. È stata una mancanza atroce lasciare che tutti e due gli allarmi si trovassero sullo stesso circuito, e questa è una cosa che va corretta immediatamente. Forse l'ufficiale tartaro che comanda la guarnigione può contribuire alle vostre indagini? Lo dico solo come una possibilità. Dove si trovavano i tartari nel corso dell'esercitazione, già che ci siamo? Ci avrete già pensato, immagino?»
  1145. «Sì» rispose l'uomo stancamente. «La guarnigione era interamente occupata nel servizio di pattuglia, fino all'ultimo uomo. I loro registri sono davvero meticolosi».
  1146. «Sono certa che state tutti facendo del vostro meglio» disse lei. «Be', comunque ormai è andata così. Ma per ora basta con questo argomento. Mi dica del nuovo separatore».
  1147. Lyra sentì un brivido di paura. C'era solo una cosa che quella parola poteva significare.
  1148. «Ah, guardi» disse il dottore, sollevato dal cambiamento di argomento della conversazione, «si tratta di un reale passo in avanti. Con il nostro primo modello non siamo mai riusciti a superare il pericolo che il paziente morisse in seguito allo shock, ma ormai su questo siamo arrivati infinitamente più avanti». «Gli Skraeling lo facevano meglio a mano» disse un uomo che fino ad allora era stato in silenzio.
  1149. «Secoli di esperienza» disse l'altro.
  1150. «Ma per qualche tempo l'unica opzione disponibile era quella di una pura e semplice separazione a strappo» disse quello che aveva parlato per la maggior parte del tempo, «a prescindere da quanto ciò potesse risultare stressante
  1151. per l'operatore adulto. Se si ricorda, abbiamo dovuto scartare un bel po' di personale per motivi legati all'ansia da stress. Ma il primo grosso passo in avanti è stato l'uso dell'anestesia combinata con lo scalpello ambarico
  1152. Maystadt. In tal modo siamo riusciti a ridurre la mortalità da shock operatorio
  1153. al di sotto del cinque per cento».
  1154. «E il nuovo strumento?» ;
  1155. Lyra stava tremando. Il sangue le ronzava nelle orecchie e Pantalaimon si
  1156. stringeva forte addosso in forma di ermellino contro un fianco bisbigliandole:
  1157. «Sta' zitta, Lyra, non lo faranno mai, non gli permetteremo di farlo...»
  1158. «Sì, è stata una curiosa scoperta fatta dallo stesso Lord Asriel a darci la chiave per il nuovo metodo. Lui ha scoperto che una lega di manganese e titanio ha la proprietà di isolare il corpo dal suo daimon. A proposito, che ne è di Lord Asriel, al momento?»
  1159. «Voi forse non l'avete saputo» disse la signora Coulter. «Lord Asriel è stato condannato a morte, ma l'esecuzione della sentenza è stata sospesa. Una delle condizioni del suo esilio a Svalbard era che lui rinunciasse interamente a ogni lavoro filosofia). Sfortunatamente, lui è invece riuscito a procurarsi libri e materiali, e con le sue eretiche ricerche si è spinto a un punto tale che sta materialmente diventando pericoloso lasciarlo vivere. Comunque, pare che la Corte Concistoriale di Disciplina abbia cominciato a dibattere la questione della sua sentenza capitale, ed è probabile che verrà eseguita. Ma torniamo al suo nuovo strumento, dottore. Come funziona?»
  1160. «Ah... sì... sentenza capitale, ha detto? Dio mio... mi dispiace. Il nuovo strumento. Al momento stiamo studiando ciò che accade quando l'intercisione viene praticata con il paziente in stato di consapevolezza, e ovviamente farlo con il processo Maystadt sarebbe impossibile. Così abbiamo sviluppato una sorta di ghigliottina, immagino che si potrebbe chiamare così. La lama è fatta appunto di lega di manganese e titanio, e il bambino viene posto in un compartimento - una sorta di piccola cabina - di rete a maglia fitta, della stessa lega, e il daimon in un altro analogo compartimento, collegato al primo. Fino a che esiste un qualche collegamento, ovviamente, il legame resta intatto. Poi viene fatta calare la lama fra i due compartimenti, e il legame viene reciso di colpo. A quel punto i due sono due entità separate ».
  1161. «Mi farebbe piacere vederlo» disse lei. «Presto, spero. Ma ora sono stanca. Penso che andrò a letto. Domani voglio vedere tutti i bambini. Troveremo chi è stato ad aprire quella porta».
  1162. Vi fu un rumore di sedie spinte all'indietro, espressioni cortesi, una porta che si chiudeva. Poi Lyra sentì gli altri tornare a sedersi e riprendere a parlare, ma più tranquillamente.
  1163. «Ma cosa sta combinando Lord Asriel?»
  1164. «Io credo che si sia fatto un'idea completamente diversa in merito alla natura della Polvere. Il punto è proprio questo. Si tratta di una cosa profondamente eretica, capisci, e la Corte Concistoriale di Disciplina non può permettersi di tollerare interpretazioni diverse da quelle autorizzate. Lui, per di più, vuol fare degli esperimenti...»
  1165. «Esperimenti? Con la Polvere?»
  1166. «Shh! Non così forte...»
  1167. «Credi che lei farà un rapporto sfavorevole?»
  1168. «No, no. Secondo me sei stato molto bravo a trattare con lei».
  1169. «È il suo atteggiamento che mi preoccupa... »
  1170. «Poco filosofico, vuoi dire?»
  1171. «Esattamente. Un interesse personale. Non mi piace dover usare questi termini, ma mi sembra quasi macabro, vampiresco».
  1172. «E una parola un po' forte».
  1173. «Ma ti ricordi del primo esperimento, com'era accanita nel volerli vedere mentre venivano strappati via... »
  1174. Lyra non riuscì a impedirselo: le sfuggì un breve grido, e al tempo stesso ebbe un brivido spasmodico, e urtò con un piede un puntello.
  1175. «Cos'è stato?»
  1176. «Il soffitto...»
  1177. «Presto!»
  1178. Un suono di sedie allontanate in fretta, piedi in corsa, un tavolo trascinato sul pavimento. Lyra cercò di scappar via, ma lo spazio era talmente poco che non riuscì a fare più di un paio di metri prima di veder saltare all'insù il pannello del soffitto accanto a lei e trovarsi a fissare un viso maschile stupito e allarmato. Era tanto vicino che potè distinguere ogni singolo pelo dei
  1179. suoi baffi. Non era meno spaventato di lei, ma godeva di una maggior libertà di
  1180. movimenti, e quindi riuscì a infilar dentro una mano e ad afferrarla per un
  1181. braccio.
  1182. «Una bambina! »
  1183. «Non lasciarla andare...»
  1184. Lyra affondò i denti in quella grande mano lentigginosa. Lui gridò, ma non la lasciò andare, neppure quando cominciò a sanguinare. Pantalaimon ringhiava e sputacchiava, ma non servì a nulla, l'uomo era molto più forte di lei, e continuò a tirarla fino a che non la costrinse a lasciar andare il puntello cui si era aggrappata, e la trascinò, quasi facendola cadere, dentro la stanza.
  1185. Lei continuò a non emettere alcun suono. Uncinò le gambe attorno al metallo tagliente sopra di lei e lottò, a testa in giù, a graffi, morsi, pugni e sputi, appassionata e furiosa. Gli uomini ansimavano e sbuffavano per il dolore e lo sforzo, ma continuarono a tirarla senza sosta verso l'interno.
  1186. E d'improvviso Lyra perse completamente le forze.
  1187. Era come se una mano straniera si fosse inserita fin dentro di lei, in un punto dove nessuna mano poteva mai avere il diritto di giungere, per dare uno strappo violento a qualcosa di profondo e prezioso.
  1188. Si sentì debole, stordita, nauseata, disgustata, tutta inflaccidita dallo shock. Uno degli uomini aveva afferrato Pantalaimon.
  1189. Aveva stretto il daimon di Lyra nelle sue mani umane, e il povero Pan stava tremando, quasi impazzito per l'orrore e il disgusto. La sua forma di gatto selvatico, la pelliccia ora opaca per la debolezza, ora carica di scintille ambariche d'allarme... Si chinò verso Lyra mentre lei tendeva entrambe le mani verso di lui...
  1190. Dovettero restar fermi. Furono catturati.
  1191. Lei sentiva quelle mani... Ma non era permesso... Non si doveva toccare... Sbagliato...
  1192. «Era sola?»
  1193. Un uomo stava controllando lo spazio del controsoffitto.
  1194. «Sembra di sì...»
  1195. «Chi è?»
  1196. «La nuova».
  1197. «Quella che i cacciatori samoiedi...»
  1198. «Sì».
  1199. «Non pensate che sia stata lei... i daimon...»
  1200. «Potrebbe benissimo essere. Ma non da sola, di certo...»
  1201. «Dobbiamo dirlo...»
  1202. «Secondo me questo potrebbe chiudere tutta la faccenda, non credi?»
  1203. «Sono d'accordo. Meglio che lei non ne sappia proprio niente».
  1204. «Ma a questo punto cosa facciamo?»
  1205. «Non può mica tornare con gli altri bambini».
  1206. «Impossibile!»
  1207. «C'è una sola cosa che possiamo fare, mi sembra».
  1208. «Ora?»
  1209. «Bisogna. Non possiamo aspettare fino a domattina. Lei vuol guardare». «Possiamo farlo da soli. Non c'è bisogno di coinvolgere nessun altro»
  1210. L'uomo che pareva essere a capo degli altri, quello che non stava stringendo né Lyra né Pantalaimon, si battè sui denti con l'unghia del pollice. I suoi occhi erano estremamente irrequieti, non stavano mai fermi, si muovevano, si spostavano, dardeggiavano di qua e di là. Alla fine annuì.
  1211. «Subito. Va fatto subito» disse. «Altrimenti questa parlerà. Lo shock glielo impedirà, se non altro. Non si ricorderà più chi è, né tantomeno quello che ha visto e sentito... Venite».
  1212. Lyra non riusciva neanche ad aprir bocca. Faceva fatica a respirare. Dovette lasciarsi trasportare di peso per tutta la Stazione, per bianchi corridoi vuoti, al di là di ambienti ronzanti di forza ambarica, oltre i dormitori dove i bambini dormivano con accanto i loro daimon sul cuscino che sognavano gli stessi loro sogni, e a ogni singolo secondo del percorso lei guardava Pantalaimon, e lui cercava di raggiungerla, e i loro occhi non si lasciavano mai.
  1213. Poi una porta si aprì, per mezzo di una grossa ruota; un sibilo d'aria, e una camera brillantemente illuminata di mattonelle bianche abbaglianti e acciaio inossidabile. La paura che provava era quasi una sofferenza fisica; era, anzi,
  1214. un dolore fisico, nel momento in cui spingevano lei e Pantalaimon verso una
  1215. grossa gabbia di fitta rete color argento pallido, sopra la quale pendeva una
  1216. gran lama d'argento pallido pronta a calare per separarli per sempre, per
  1217. sempre.
  1218. Alla fine, ritrovò la voce, e urlò. Il suono riecheggiò con forza dalle
  1219. superfici scintillanti, ma la pesante porta si era chiusa, sibilando; poteva
  1220. gridare e gridare per tutta l'eternità e non il minimo suono ne sarebbe
  1221. sfuggito.
  1222. Ma Pantalaimon, in risposta, era riuscito a divincolarsi da quelle mani odiose:
  1223. era un leone, un'aquila; li assalì con artigli feroci, con grandi ali dal
  1224. battito selvaggio, e poi fu un lupo, un orso, una puzzola... e si slanciava,
  1225. ringhiava, colpiva, in una successione di trasformazioni troppo veloce per
  1226. tenerle dietro, e tutto il tempo balzava qua e là, volava, schivava da un punto
  1227. all'altro mentre le loro mani si allungavano goffamente a flagellare l'aria
  1228. vuota.
  1229. Però anche loro avevano i loro daimon, ovviamente. Non erano due contro tre, erano due contro sei. C'erano un tasso, un gufo e un babbuino altrettanto decisi anche loro a bloccare Pantalaimon, e Lyra continuava a gridare verso di loro: «Perché? Perché anche voi fate questo? Aiutateci! Voi non dovete
  1230. stare dalla loro parte! »
  1231. Anche lei scalciò e morse più decisamente che mai, finché l'uomo che la teneva non dovette riprendere fiato e lasciarla andare per un momento ... e lei fu libera, e Pantalaimon balzò verso di lei come la scintilla di un fulmine, e lei se lo strinse al petto ardente, e lui le affondò nella carne le sue unghie di gatto selvatico, e ognuna delle punte di quel dolore fu cara al suo cuore. «Mai! Mai! Mai!» gridò lei, e si mise con le spalle al muro, pronta a difenderlo fino alla morte.
  1232. Ma quelli tornarono a gettarlesi addosso, tre uomini grandi e grossi e brutali, e lei era solo una bambina, atterrita e sotto shock; e le strapparono Pantalaimon e la gettarono in uno dei due compartimenti della gabbia di rete metallica, e misero lui, che ancora cercava di lottare, dall'altra parte. C'era una barriera di rete a maglia fine, fra di loro, ma lui faceva ancora parte di lei, erano ancora uniti. Per ancora un secondo, o poco più, era ancora la sua anima, la cara e unica anima sua.
  1233. Più forte dell'ansimare degli uomini, più forte dei suoi stessi singulti, più forte dell'alto selvaggio ululato del suo daimon, Lyra sentì un suono ronzante, e vide un uomo (ancora sanguinante dal naso) azionare una batteria di interruttori. Gli altri due alzarono lo sguardo e i suoi occhi seguirono i loro. La grande pallida lama argentata saliva piano, riflettendo la luce brillante. L'ultimo momento della sua vita di essere completo sarebbe stato di gran lunga il peggiore.
  1234. «Ma che sta succedendo qui dentro?»
  1235. Una voce leggera, musicale: la voce di lei. Tutto si fermò.
  1236. «Cosa state facendo? E chi è questa bambi...?»
  1237. Non riuscì a completare la parola 'bambina', perché proprio in quell'istante riconobbe Lyra. Attraverso il velo delle lacrime Lyra la vide barcollare e aggrapparsi a un bancone; il suo viso, così bello, così composto, si fece di colpo stravolto d'orrore.
  1238. «Lyra...» bisbigliò.
  1239. Lo scimmiotto dorato si mosse in un lampo dal suo fianco, e tirò fuori Pantalaimon dalla gabbia di maglia metallica, mentre anche Lyra cadeva fuori dalla sua. Pantalaimon si liberò dalle zampe sollecite della scimmia e si lanciò incespicando fra le braccia di Lyra.
  1240. «Mai, mai» disse il suo respiro nella sua pelliccia, e premette il suo cuore affannato contro il proprio.
  1241. Si tennero abbracciati come i sopravvissuti di un naufragio, approdati tremanti su una costa desolata. Confusamente sentì la signora Coulter parlare agli uomini, ma non riuscì neppure a interpretare il suo tono di voce. E poi stavano lasciando quella stanza odiosa, e la signora Coulter la stava portando, un po' reggendola e un po' spingendola, lungo un corridoio, e poi vi fu una porta, una stanza da letto, un profumo nell'aria, una morbida luce.
  1242. La signora Coulter la depose dolcemente sul letto. Il braccio di Lyra era stretto attorno a Pantalaimon con tanta forza che tutto il suo corpo tremava
  1243. nello sforzo. Una mano tenera le accarezzò la testa.
  1244. «Mia cara, mia cara bambina» disse quella voce dolce. «Ma come hai fatto a
  1245. finire quassù?»
  1246. DICIASSETTE
  1247. LE STREGHE
  1248. Lyra si lamentava e tremava incontrollabilmente, proprio come se fosse appena
  1249. stata tirata fuori da un'acqua così fredda che per poco non le avesse congelato
  1250. il cuore. Pantalaimon si limitò a stringersi contro la sua pelle nuda, dentro i
  1251. suoi vestiti, riportandola in sé con il suo amore, ma tutto il tempo consapevole
  1252. della presenza della signora Coulter, occupata a preparare una qualche specie di
  1253. bevanda, e soprattutto dello scimmiotto dorato, le cui piccole dita dure erano
  1254. passate in fretta sopra il corpo di Lyra in un momento in cui solo Pantalaimon
  1255. poteva averlo notato; e che aveva tastato attentamente, attorno alla vita di
  1256. lei, la borsa di tela cerata con il suo contenuto.
  1257. «Tirati su a sedere, cara, e bevi questo» disse la signora Coulter, e con
  1258. gentilezza il suo braccio avvolse Lyra e la sollevò.
  1259. Lyra si tese tutta, ma tornò a rilasciarsi quasi immediatamente quando
  1260. Pantalaimon le inviò un pensiero: Siamo salvi solo se riusciamo a far finta. Lei
  1261. aprì gli occhi e trovò che c'erano delle lacrime in essi, e con sorpresa e
  1262. vergogna singhiozzò e singhiozzò ancora.
  1263. La signora Coulter emise dei suoni di simpatia e mise la bevanda in mano allo
  1264. scimmiotto mentre asciugava gli occhi di Lyra con un fazzoletto profumato.
  1265. «Piangi, piangi fino a che ne hai bisogno, cara» disse la morbida voce, e Lyra
  1266. decise di smettere non appena ci fosse riuscita. Lottò per ricacciare indietro
  1267. le lacrime, compresse insieme le labbra e strozzò in gola i singulti che ancora
  1268. le scuotevano il petto.
  1269. Pantalaimon giocò allo stesso gioco: imbrogliali, imbrogliali. Divenne un topo e si allontanò di soppiatto dalla mano di Lyra per annusare timidamente la bevanda nelle zampe della scimmia. Era innocua: un'infusione di camomilla, nient'altro. Tornò sulla spalla di Lyra e bisbigliò: «Bevila».
  1270. Lei si tirò su a sedere e prese la tazza bollente a due mani, alternando i sorsetti ai soffi per raffreddarla. Tenne gli occhi bassi. Doveva fingere meglio di quanto avesse mai fatto in vita sua.
  1271. «Lyra, cara» mormorò la signora Coulter, accarezzandole i capelli. «Pensavo che ti avessimo persa per sempre! Cosa è successo? Ti sei perduta? Qualcuno ti ha portato via da quell'appartamento?»
  1272. «Sì» bisbigliò Lyra.
  1273. «Chi è stato, cara?»
  1274. «Un uomo e una donna».
  1275. «Degli ospiti della festa?»
  1276. «Penso di sì. Hanno detto che lei aveva bisogno di qualcosa che stava giù di sotto e io sono scesa a prenderla e quelli mi hanno acchiappato e mi hanno portato in una macchina da qualche parte. Poi però quando si sono fermati io sono scappata via di corsa e mi sono nascosta, e non mi hanno acchiappata più. Solo che non sapevo dov'ero finita... »
  1277. Un altro singulto la scosse brevemente, ma ormai si erano fatti più deboli, e lei poteva fingere che quello fosse stato provocato dalla storia che stava raccontando.
  1278. «E allora non ho fatto nient'altro che andare in giro dappertutto a cercare la strada per tornare indietro, solo che mi hanno acchiappato quegli Ingoiatori... E mi hanno messo in un furgone insieme ad altri ragazzini e mi hanno portato da qualche parte, un palazzone grosso, non so dove».
  1279. A ogni secondo che passava, a ogni frase che diceva, sentiva ritornarle un po' di forza. E ora che stava facendo una cosa difficile e familiare e mai del tutto prevedibile, cioè raccontare bugie, sentiva di nuovo una sorta di padronanza, lo stesso senso di complessità e controllo che le dava l'aletiometro. Doveva stare bene attenta a non dir nulla di ovviamente impossibile; doveva esser vaga in certi punti e inventare dettagli plausibili in altri; doveva, in breve, essere un'artista.
  1280. «Per quanto tempo ti hanno tenuto in quell'edificio?» chiese la signora Coulter,
  1281. Il viaggio di Lyra lungo i canali e il tempo che aveva trascorso con i gyziani
  1282. era durato settimane: le sarebbe toccato render conto di tutto quel tempo. Si
  1283. inventò un viaggio con gli Ingoiatori a Trollesund, e poi una fuga, piena di
  1284. generosi dettagli tratti dalle osservazioni che aveva fatto nella cittadina; e
  1285. un periodo come cameriera tuttofare al bar di Einarsson, e poi un periodo di
  1286. lavoro per una famiglia di agricoltori dell'interno, e la cattura da parte dei
  1287. samoiedi, che l'avevano portata a Bolvangar.
  1288. «E poi quelli stavano per... per tagliare...»
  1289. «Sta’ buona, cara, sta' zitta. Penserò io a scoprire cos'è successo».
  1290. «Ma perché volevano fare una cosa simile? Io non ho mai fatto niente di male!
  1291. Tutti quanti i bambini hanno paura di quello che succede lì dentro, e nessuno sa
  1292. di sicuro cos'è. Ma è una cosa orribile. E la cosa peggiore di tutte... Ma
  1293. perché lo fanno, signora Coulter? Perché sono così crudeli?»
  1294. «Via, via... Tu sei al sicuro, mia cara. A te non lo faranno mai. Ora che so che
  1295. sei qui, e stai bene, non correrai mai più nessun pericolo. Nessuno ti farà del
  1296. male, cara Lyra; nessuno ti farà mai niente...»
  1297. «Ma quelli lo fanno agli altri bambini! Perché?»
  1298. «Ah, amore mio...»
  1299. «È la Polvere, vero?»
  1300. «Ti hanno detto questo? Quei dottori ti hanno detto questo?»
  1301. «I bambini lo sanno. Tutti i bambini ne parlano sempre, ma nessuno lo sa di
  1302. sicuro! E a momenti lo facevano a me. Lei me lo deve dire! Non ha nessun diritto
  1303. di tenermelo segreto, non più! »
  1304. «Lyra... Lyra, Lyra. Cara, queste sono idee grosse e difficili, la Polvere, e
  1305. tutto il resto. Non è una cosa di cui debbano preoccuparsi i bambini. Ma i
  1306. dottori lo fanno per il bene dei bambini stessi, amor mio. La Polvere è qualcosa
  1307. di cattivo, una cosa sbagliata, una cosa maligna e malvagia. Gli adulti e i loro
  1308. daimon sono infettati dalla Polvere in maniera così profonda che per loro è
  1309. troppo tardi. Non si può più far nulla per loro... Ma una rapida operazione, per
  1310. i bambini, significa che saranno per sempre al sicuro da essa. Così la Polvere
  1311. non gli si attaccherà addosso mai più. Così sono salvi, e felici e...»
  1312. Lyra pensò al piccolo Tony Makarios. Si sporse in avanti e vomitò. La signora
  1313. Coulter indietreggiò e la lasciò andare.
  1314. «Stai bene, cara? Vai in bagno...»
  1315. Lyra inghiottì con forza, e si strofinò gli occhi.
  1316. «Voi non dovete farci questa cosa» disse. «Potreste benissimo lasciarci in pace
  1317. e basta. Scommetto che Lord Asriel non permetterebbe a nessuno di farlo, se
  1318. sapesse quello che sta succedendo. Se lui ha la Polvere, e anche lei ha la
  1319. Polvere, e anche il Maestro del Jordan, e tutte quante le persone grandi hanno
  1320. la Polvere, allora la Polvere deve andare bene, per forza. Quando uscirò di qui
  1321. lo racconterò a tutti i bambini del mondo. E comunque, se è una cosa così buona,
  1322. perché li ha fermati quando lo stavano facendo a me? Se fosse una cosa buona
  1323. avrebbe dovuto lasciargliela fare. Avrebbe dovuto esser contenta».
  1324. La signora Coulter stava scuotendo la testa con un triste sorriso pieno di
  1325. saggezza.
  1326. «Cara» disse, «certe cose buone bisogna che ci facciano un po' male, ed è
  1327. naturale che gli altri si sentano scossi se tu sei sconvolta... Ma guarda che
  1328. questo non significa mica che il tuo daimon ti viene portato via. Rimane sempre
  1329. lì! Bontà divina, ci sono un sacco di adulti qui che hanno fatto l'operazione.
  1330. Le infermiere sembrano piuttosto felici, non ti pare?»
  1331. Lyra sbattè le palpebre. D'improvviso capiva quella loro strana vuota mancanza
  1332. di curiosità, il modo in cui quei loro piccoli daimon trotterellanti parevano
  1333. dei sonnambuli.
  1334. 'Non dire niente", disse a se stessa, e tenne la bocca serrata con forza.
  1335. «Cara, nessuno si sognerebbe mai di eseguire un'operazione su un bambino senza
  1336. averla prima sperimentata come si deve. E nessuno, neppure una volta ogni mille
  1337. anni, porterebbe mai via del tutto il suo daimon a un bambino! Tutto quel che
  1338. succede è un taglietto da nulla, e poi tutto è tranquillo. Per sempre! Vedi, il
  1339. tuo daimon è un amico e un compagno meraviglioso fino a che sei giovane, ma
  1340. nell'età che noi chiamiamo pubertà, l'età alla quale tu arriverai fra molto
  1341. poco, cara, i daimon ti portano ogni sorta di pensieri e sentimenti dolorosi, ed
  1342. è questo che da spazio alla Polvere. Una piccola rapida operazione prima di quel
  1343. momento, e non dovrai mai più soffrire. E il tuo daimon rimane comunque con te,
  1344. solo... solo che non è collegato. Come... come un meraviglioso animaletto da compagnia, se vuoi. Il migliore del mondo! Non ti piacerebbe?»
  1345. Oh, che malvagia mentitrice, oh, le svergognate falsità che le stava dicendo! E se anche Lyra non avesse saputo benissimo che erano bugie (Tony Makarios; quei daimon in gabbia) le avrebbe odiate furiosamente, appassionatamente. La sua cara anima, il caro compagno del suo cuore, doveva dunque venir tagliato via e ridotto a un qualsiasi animaletto trotterellante? Lyra avvampava, quasi, d'odio, e Pantalaimon fra le sue braccia divenne una puzzola, la più brutta e rabbiosa delle sue forme, e ringhiò.
  1346. Però nessuno dei due disse niente. Lyra tenne ben stretto Pantalaimon, e si
  1347. lasciò accarezzare i capelli dalla signora Coulter.
  1348. «Finisci di bere la tua camomilla» disse piano la signora Coulter. «Ti faremo
  1349. preparare un bel letto qui. Non c'è nessun bisogno che tu ritorni a dividere un
  1350. dormitorio con altre ragazze, adesso che ho ritrovato la mia piccola assistente.
  1351. La mia preferita! La migliore assistente del mondo! Lo sai che ti abbiamo
  1352. cercata per tutta Londra, cara? Abbiamo fatto rovistare dalla polizia tutte le
  1353. città e i villaggi del paese. Oh, mi sei mancata tanto! Non so dirti come sono
  1354. felice di averti ritrovata...»
  1355. Tutto il tempo, lo scimmiotto dorato percorreva irrequieto la stanza su e giù, un momento appollaiandosi sul tavolo e facendo dondolare la coda, e il momento appresso aggrappandosi alla signora Coulter e parlandole nell'orecchio, poi ancora percorrendo a grandi passi il pavimento con la coda eretta. Stava tradendo l'impazienza della signora Coulter, ovviamente, che alla fine non riuscì più a contenersi.
  1356. «Lyra, cara» disse, «io credo che il Maestro del Jordan ti abbia dato qualcosa
  1357. prima della tua partenza. È vero? Ti ha dato un aletiometro. Il guaio però è che
  1358. non era suo, e non aveva il diritto di dartelo. Gli era stato solamente
  1359. affidato. Ed è una cosa troppo preziosa per essere portata in giro così: pensa,
  1360. sai, che ce ne sono solo due o tre in tutto il mondo! Io credo che il Maestro lo
  1361. abbia dato a te nella speranza che potesse finire nelle mani di Lord Asriel. Ti
  1362. ha detto che non ne dovevi parlare con me, non è vero?»
  1363. Lyra storse la bocca.
  1364. «Vedo bene che è così. Be', non stare a preoccuparti, cara, perché dopo tutto
  1365. non sei mica stata tu a dirmelo, no? Quindi non hai infranto nessuna promessa.
  1366. Però ascoltami, cara, davvero bisogna che venga tenuto da conto come si deve. Ho
  1367. paura che sia una cosa talmente rara e delicata che non possiamo proprio
  1368. permetterci di fargli correre altri rischi».
  1369. «Ma perché non dovrebbe averlo Lord Asriel?» chiese Lyra, senza muoversi.
  1370. «A causa di quello che sta facendo. Tu sai che è stato mandato via in esilio,
  1371. perché ha in mente delle cose pericolose e malvagie. Lui ha bisogno
  1372. dell'aletiometro per portare a termine il suo piano, ma credimi, cara, l'ultima
  1373. cosa da fare, per chiunque, sarebbe farglielo avere. Il Maestro del Jordan,
  1374. purtroppo, si è sbagliato di grosso. Ma ora che lo sai, sarebbe davvero meglio
  1375. che tu lo dessi a me, non ti pare? Ti risparmieresti il fastidio di portartelo
  1376. in giro e la preoccupazione di dovergli stare attenta... e poi dev'essere stato
  1377. davvero un bel problema per te, star lì a chiederti a che cosa mai potesse
  1378. servire quel vecchio oggetto sciocco...»
  1379. Lyra si chiedeva, dentro di sé, come avesse mai fatto, davvero, a trovare tanto
  1380. fascinosa e intelligente quella donna.
  1381. «Così, se adesso lo hai con te, cara, faresti davvero meglio a lasciarlo a me,
  1382. in modo che possa badarci io. Si trova in quella cintura che hai intorno alla
  1383. vita, vero? Sì, è stata proprio una cosa intelligente, metterlo lì così...»
  1384. Le sue mani toccavano già la camicetta di Lyra e subito cominciarono a disfare
  1385. il nodo della tela cerata. Lyra si irrigidì. Lo scimmiotto dorato era
  1386. accoccolato all'estremità del letto, tremando di aspettativa, le manine nere
  1387. sulla bocca. La signora Coulter tolse la cintura dalla vita di Lyra e sbottonò
  1388. la borsa. Il suo respiro si era accelerato. Tirò fuori il panno di velluto nero
  1389. e lo spiegò, fino a trovare la scatola di latta che aveva fatto Iorek Byrnison.
  1390. Pantalaimon era di nuovo in forma di gatto, teso come una molla. Lyra tirò su le
  1391. gambe, allontanandole dalla signora Coulter, e mise i piedi sul pavimento, così
  1392. da potersi mettere anche lei a correre, al momento giusto.
  1393. «E questa cos'è?» chiese la signora Coulter, come se trovasse la cosa
  1394. divertente. «Che buffa vecchia scatola di latta! L'hai messo lì dentro per
  1395. tenerlo al riparo, cara? E tutto questo muschio... Sei stata proprio attenta,
  1396. vero? E c'è un'altra scatola dentro la prima! E il coperchio è saldato! Da chi
  1397. te lo sei fatto fare, cara?»
  1398. Era troppo intenta ad aprirla per stare ad aspettare una risposta. Nella
  1399. borsetta aveva un coltello dotato di un sacco di accessori e attrezzi, e ne tirò
  1400. fuori una lama per poi infilarla sotto il coperchio.
  1401. Di colpo un furioso rumore ronzante riempì tutta la stanza.
  1402. Lyra e Pantalaimon rimasero immobili. La signora Coulter, perplessa e incuriosita, tirò via il coperchio e lo scimmiotto dorato si piegò per vedere meglio.
  1403. Poi in un solo momento accecante la nera forma della mosca-spia venne fuori a precipizio dalla scatola e colpì con forza il muso della scimmia.
  1404. Questa urlò e si gettò all'indietro; e ovviamente ne soffrì anche la signora Coulter, che gridò di dolore e di spavento insieme alla scimmia, e poi quel piccolo mostro a orologeria mirò ronzante contro di lei, più su del petto e della gola per avventarlesi in viso.
  1405. Lyra non esitò. Pantalaimon balzò verso la porta e lei lo seguì di corsa,
  1406. e l'aprì con violenza, e si slanciò via, correndo più forte di quanto mai avesse fatto in vita sua.
  1407. «L'allarme anti-incendio» urlò con voce stridula Pantalaimon, precedendola in volo.
  1408. Lei vide un pulsante all'angolo cui stava giungendo, e sfondò il vetro con un pugno disperato. Continuò a correre senza fermarsi, dirigendosi verso i dormitori, sfondò un altro allarme, e un altro, e poi qualcuno cominciò a uscire nei corridoi, guardando su e giù in cerca dell'incendio.
  1409. Lyra a quel punto era arrivata nei pressi della cucina, e Pantalaimon le fece lampeggiare in mente un pensiero, e lei si slanciò all'interno. Un momento più tardi aveva già aperto tutti i rubinetti del gas, e gettato un fiammifero acceso sul più vicino fornello. Poi trascinò via da uno scaffale un sacco di farina e lo gettò contro lo spigolo di un tavolo, e quello allora scoppiò riempiendo l'aria di bianco, perché aveva sentito dire che se uno la trattava in quel modo accanto a una fiamma accesa la farina sarebbe scoppiata.
  1410. Poi corse fuori e si diresse più in fretta che poteva verso il suo dormitorio. I corridoi a quel punto erano pieni: bambini che correvano di qua e di là, vivacemente eccitati, perché fra di loro era girata la parola fuga. I più grandi si stavano dirigendo verso la stanza in cui si trovavano i vestiti pesanti, trascinandosi dietro i più piccoli. Gli adulti cercavano di controllare la situazione, ma nessuno di loro aveva capito cosa stesse accadendo. Dappertutto c'era gente che gridava, si spintonava, piangeva e si urtava reciprocamente.
  1411. In mezzo a tutto ciò Lyra e Pantalaimon correvano scattando qua e là come pesci a mezz'acqua, sempre diretti al dormitorio; proprio mentre ci arrivavano udirono alle loro spalle un'esplosione sorda che scosse l'intero edificio.
  1412. Le altre ragazze erano scappate via: la stanza era vuota. Lyra trascinò l'armadietto nell'angolo, ci saltò sopra, tirò fuori le pellicce dal soffitto, cercò a tentoni l'aletiometro. Era ancora lì. Si infilò in fretta gli abiti di pelliccia, tirandosi il cappuccio sul capo, e subito Pantalaimon, in forma di passero, la chiamò dalla porta: «Adesso!»
  1413. Lei corse fuori. Per pura fortuna un gruppo di bambini che aveva già trovato degli abiti pesanti stava correndo per il corridoio verso l'entrata principale, e lei si unì a loro, sudata, il cuore in gola, sapendo che si trattava di scappare o morire.
  1414. La via era bloccata. Il fuoco acceso nella cucina si era rapidamente esteso e, fosse stata la farina o il gas, qualcosa era scoppiato facendo crollare parte del soffitto. C'era gente che si arrampicava su travi e puntoni contorti
  1415. per raggiungere l'aria terribilmente gelida dell’esterno.
  1416. Si sentiva un forte odore di gas. Poi ci fu un'altra esplosione, più forte e più vicina della prima. Lo spostamento d'aria gettò a terra diverse persone, e l'aria si riempì di grida di paura e di dolore.
  1417. Lyra si tirò in piedi, e con Pantalaimon che le urlava: «Di qua! Da questa parte!» fra le grida e i frulli degli altri daimon, si arrampicò sopra le macerie. L'aria che respirava era gelata, e lei sperava che i bambini avessero trovato i vestiti pesanti; sarebbe stata una gran bella cosa riuscire a scappare dalla Stazione solo per morire di freddo.
  1418. Il fuoco ormai avvampava. Quando si ritrovò all'aperto sul tetto, sotto il cielo
  1419. notturno, vide lingue di fiamma spuntare dai lati di un gran buco aperto in un
  1420. fianco dell'edificio. C'era di nuovo una folla di bambini e adulti nei pressi
  1421. dell'entrata principale, ma questa volta gli adulti erano assai più agitati, e i
  1422. bambini più spaventati; molto più spaventati.
  1423. «Roger! Roger! » chiamò Lyra e Pantalaimon, con gli occhi acuti di un gufo, le
  1424. ululò che lo aveva avvistato.
  1425. Un momento più tardi si trovavano insieme.
  1426. «Di' a tutti quanti di venire con me!» gli gridò Lyra in un orecchio.
  1427. «Non ce la fanno... sono terrorizzati...»
  1428. «Digli che cosa fanno ai bambini! Gli tagliano via i daimon con un enorme coltello! Digli che cosa hai visto oggi pomeriggio, tutti quei daimon che abbiamo liberato! Digli che questo è quello che succederà anche a loro, se non riescono a scappare via!»
  1429. Roger rimase a bocca aperta per l'orrore, ma poi si riprese e corse al più vicino gruppo di bambini incerti. Lyra fece lo stesso e, a mano a mano che il messaggio passava fra loro, alcuni bambini scoppiarono a piangere aggrappandosi forte ai loro daimon, terrorizzati.
  1430. «Venite con me!» gridava Lyra. «Ci stanno venendo a salvare! Dobbiamo uscire fuori dal recinto! Forza, correte!»
  1431. I bambini la udirono e le andarono dietro, affollandosi attraverso lo spiazzo verso il viale di luci, con gli stivali rumorosi e scricchiolanti sulla neve compressa.
  1432. Dietro di loro gridavano gli adulti, e si sentì un rombo seguito da uno schianto quando crollò un altro pezzo dell'edificio. L'aria avvampò di scintille e le fiamme si precipitarono fuori urlando con un suono come di tessuto strappato. Ma tagliente, nel bel mezzo di tutto questo, venne un altro suono, spaventosamente prossimo e violento.
  1433. Lyra non lo aveva mai sentito prima, ma capì subito cos'era; era l'ululato delle lupe-daimon della guardia tartara. Si sentì debole, dalla testa ai piedi, e molti dei bambini, spaventati, si voltarono e si fermarono incespicando, perché eccolo, stava arrivando, con un trotto basso veloce e instancabile, il primo della guardia tartara, il fucile in resta, la possente massa grigia del suo daimon che gli balzava accanto.
  1434. Poi ne venne un altro, e un altro. Avevano tutti una maglia di ferro imbottita ed erano privi d'occhi, o almeno, non si potevano vedere gli occhi dietro le fessure anti-neve dei loro caschi. I soli occhi visibili erano le estremità rotonde e nere delle canne dei loro fucili e gli ardenti occhi gialli delle lupe-daimon, con la saliva che gli colava tra le zanne.
  1435. Lyra esitò. Non aveva neppure sognato quanto potevano essere spaventose quelle lupe. E ora che sapeva quanto facilmente e senza cerimonie la gente di Bolvangar infrangeva il grande tabù, l'idea di quei denti sgocciolanti le agricciava la pelle...
  1436. I tartari corsero per schierarsi in fila attraverso l'entrata del viale di luci, i daimon al fianco, non meno addestrati e disciplinati di loro. Sarebbe bastato un altro minuto, e vi sarebbe stata una seconda linea, perché ne stavano arrivando altri, e altri ancora dietro di loro. Lyra pensò disperata: 'I bambini non possono combattere contro i soldati. Non era come le battaglie
  1437. alle cave di creta di Oxford, dove si lanciavano manate di fango ai bambini degli operai delle fornaci.
  1438. Ma forse sì, invece ! Si ricordò di quando aveva gettato una manciata di argilla nel faccione di un ragazzo delle fornaci che le incombeva addosso. Lui si era fermato per togliersi quella roba dagli occhi, e allora i ragazzini della città gli erano saltati addosso.
  1439. Quella volta si era trovata in mezzo al fango. Ora stava in mezzo alla neve. Proprio come aveva fatto quel pomeriggio, ma questa volta con mortale serietà, ne raccolse una manata e la gettò al soldato più vicino.
  1440. «Beccateli negli occhi!» strillò, e ne tirò un'altra.
  1441. Altri bambini si unirono a lei, e poi il daimon di qualcuno ebbe l'idea di seguire in volo le palle di neve in forma di rondone, per dirigerle dritte dritte verso le fessure dei caschi; e poi le si unirono anche gli altri, tutti, e nel giro di qualche istante i tartari si aggiravano sputacchiando e incespicando e bestemmiando e cercando di togliersi la neve pressata dal
  1442. ristretto spazio che avevano davanti agli occhi.
  1443. «Forza! » gridò Lyra, e si gettò al cancello del viale di luce.
  1444. Una fiumana di bambini la seguì, tutti quanti sfuggendo alle mascelle schioccanti dei lupi e correndo il più in fretta possibile giù per il viale, verso il richiamo dell'aperta oscurità dell'esterno.
  1445. Un urlo violento giunse da dietro quando un ufficiale gridò un ordine, e poi si sentì una dozzina di otturatori di fucile scattare di colpo, e poi venne un altro grido, e un silenzio teso, rotto solo dal rumore dei piedi in corsa dei bambini e dai loro respiri affannosi.
  1446. Stavano prendendo la mira. Non avrebbero sbagliato.
  1447. Ma prima che potessero fare fuoco, un ansito strozzato venne da uno dei tartari, e un grido di sorpresa da un altro.
  1448. Lyra si voltò e vide un uomo caduto nella neve, con una freccia dalle piume grigie nella schiena. Si contorceva spasmodicamente e perdeva sangue, e gli altri soldati si guardavano intorno, a destra e a sinistra, in cerca dell'arciere, che però non si vedeva da nessuna parte.
  1449. E poi giunse un'altra freccia, volando dritta giù dal cielo, e colpì un altro uomo dietro la testa. Cadde di colpo. Un grido di un ufficiale, e tutti alzarono lo sguardo al cielo scuro.
  1450. «Streghe!» disse Pantalaimon.
  1451. Erano proprio streghe: forme nere frastagliate ed eleganti che passavano su in alto, facendo fischiare e sibilare l'aria fra gli aghi dei rami di pino-nuvola che usavano per volare. Sotto lo sguardo di Lyra, una di loro si abbassò e scoccò una freccia; un altro uomo cadde.
  1452. E allora tutti i tartari mirarono in alto e spararono nell'oscurità, mirando al nulla, alle ombre, alle nuvole, mentre le frecce, sempre più numerose, piovevano loro addosso.
  1453. Ma l'ufficiale che li comandava, vedendo che i bambini erano quasi sfuggiti, ordinò a una squadra di correr loro appresso. Alcuni dei bambini urlarono. E poi molti altri di loro presero a urlare, e smisero di spingersi in avanti, e anzi, si volsero all'indietro pieni di confusione, atterriti dalla forma mostruosa che si gettava verso di loro dal buio dietro il viale di luci.
  1454. «Iorek Byrnison!» gridò Lyra, e il cuore quasi le scoppiò dalla gioia.
  1455. La carica dell'orso corazzato sembrava ignara del suo stesso peso, se non per l'impeto che gli forniva. Balzò al di là di Lyra quasi troppo in fretta per distinguerlo bene, e schiantò la fila dei tartari, scagliando soldati, daimon e uomini da tutte le parti. Poi si fermò ed eseguì un mulinello, combinando agilità e potenza, e sferrò due colpi possenti, a destra e a sinistra, alle due guardie più vicine.
  1456. Una lupa-daimon gli balzò addosso: lui la sventrò a mezz'aria, e da lei si versò fuoco vivido mentre cadeva sulla neve, dove sibilò e ululò prima di svanire. Il suo umano morì senza indugio.
  1457. L'ufficiale tartaro, di fronte a questo doppio attacco, non esitò un istante. Gridò un'alta e lunga sfilza di ordini, e le sue forze si divisero in due: una per tenere a bada le streghe, e la maggior parte per sopraffare l'orso. Il coraggio delle sue truppe era magnifico. Si piegarono su un ginocchio in gruppi di quattro e spararono con i fucili come se si trovassero su un campo di esercitazione, senza muoversi di un centimetro dinanzi alla forma possente di Iorek lanciata su di loro. Un momento più tardi erano morti.
  1458. Iorek colpì ancora, piegandosi da una parte, con colpi che spazzavano via e schiacciavano dove coglievano, ringhiando, con le pallottole che gli volavano intorno lasciandolo del tutto illeso. Lyra spinse i bambini ad andare avanti, uscendo nell'oscurità oltre le luci. Dovevano andarsene perché, per pericolosi che potessero essere i tartari, assai più pericolosi erano gli adulti di Bolvangar.
  1459. Quindi li chiamò con la voce e con i gesti, e li spinse a proseguire senza fermarsi. Mentre le luci dietro le loro spalle gettavano lunghe ombre innanzi a loro, Lyra sentì il suo cuore balzare verso la profonda oscurità della notte artica e il gelo, così pulito, in un balzo d'amore come quelli di Pantalaimon, ora in forma di lepre, deliziato dalla sua stessa corsa.
  1460. «Dove andiamo?» chiese qualcuno.
  1461. «Qui non c'è nulla, solo neve ! »
  1462. «Sta arrivando una spedizione di soccorso» disse loro Lyra. «Ci sono almeno
  1463. cinquanta gyziani. Scommetto che c'è anche qualche tuo parente. Tutte le
  1464. famiglie gyziane che hanno perso un bambino hanno mandato qualcuno».
  1465. «Io non sono un gyziano» disse un ragazzo.
  1466. «Non importa. Ti prenderanno lo stesso».
  1467. «E dove ci porteranno?» disse qualcuno, querulo.
  1468. «A casa» rispose Lyra. «È per questo che sono venuta qui, per salvarvi, e ho portatogyziani per condurvi a casa.Dobbiamo solo andare avanti un poco e li troveremo.L'orso era con loro, quindi non possono essere molto lontani».
  1469. «Lo hai visto, quell'orso! » stava dicendo uno dei ragazzi. «Quando ha sventrato quel daimon. L'uomo è morto come se qualcuno gli avesse strappato via il cuore, proprio così! »
  1470. «Non ho mai saputo che i daimon si potevano ammazzare» disse qualcun altro. Stavano parlando tutti adesso; l'eccitazione e il sollievo avevano sciolto loro la lingua. Ma finché continuavano ad avanzare, non aveva importanza se chiacchieravano.
  1471. «Ma è vero» disse una ragazza, «quello che mi hanno detto di quello che fanno laggiù?»
  1472. «Certo» rispose Lyra. «Non avrei mai creduto di dover vedere qualcuno che non aveva il suo daimon. Eppure, mentre venivamo qui, abbiamo trovato questo ragazzo tutto da solo e senza il suo daimon. Continuava a chiedere di lei, dov'era finita, se sarebbe mai riuscita a ritrovarlo. Si chiamava Tony Makarios».
  1473. «Io lo conosco! » disse qualcuno, e altri gli si unirono: «Sì, l'hanno portato via circa una settimana fa... »
  1474. «Be', quelli gli hanno tagliato via il suo daimon» disse Lyra, sapendo che effetto ciò avrebbe fatto su di loro. «E lui, poco dopo che noi l'abbiamo trovato, è morto. E tutti i daimon che tagliavano via ai bambini, li tenevano in gabbia in una costruzione quadrata là dietro».
  1475. «È vero» disse Roger. «E Lyra li ha liberati durante l'esercitazione anti- incendio».
  1476. «Sì, li ho visti anch'io!» disse Billy Costa. «Non sapevo cos'erano al principio, ma li ho visti volare via insieme a quell'oca».
  1477. «Ma perché lo fanno?» chiese uno dei ragazzi. «Perché tagliano via i daimon alla gente? Questa è tortura! Perché lo fanno?»
  1478. «La Polvere» suggerì qualcuno dubbiosamente.
  1479. Ma il ragazzo rise di disprezzo. «La Polvere!» disse. «La Polvere non esiste! Se la sono inventata e basta! Io non ci credo».
  1480. «Guarda» disse qualcun altro, «guardate cosa sta succedendo allo zeppelin!» Tutti si guardarono alle spalle. Oltre la zona delle luci abbaglianti, dove stava continuando la battaglia, la lunga nave aerostatica non stava più galleggiando liberamente accanto al pontone d'ormeggio; la sua estremità libera si stava abbassando verso terra, e al di là di essa stava salendo il globo del...
  1481. «Il pallone di Lee Scoresby!» gridò Lyra, e battè le mani inguantate, deliziata. Gli altri bambini erano perplessi. Lyra li spinse ancora avanti, chiedendosi come aveva fatto l'aeronauta ad arrivare fin laggiù. Quel che stava facendo era chiaro, ed era una gran buona idea, riempire il suo pallone con il gas del loro, in modo da sfuggire via con lo stesso mezzo che rendeva difficoltoso ai nemici l'inseguimento!
  1482. «Forza, non vi fermate, o vi congelerete» disse lei perché alcuni bambini stavano tremando e lamentandosi per il freddo, e anche i loro daimon piangevano con le loro vocette sottili e acute.
  1483. A Pantalaimon questo diede fastidio, e in forma di ghiottone attaccò lo scoiattolo-daimon di una ragazza che non faceva altro che starle sopra una spalla lagnandosi debolmente.
  1484. «Entrale sotto il giaccone! Fatti più grosso possibile e riscaldala!» ringhiò, e il daimon della ragazza, spaventato, si insinuò di corsa dentro il suo giaccone di carbonseta.
  1485. Il guaio era però che la carbonseta non era calda quanto una vera pelliccia, anche se era stata ben bene imbottita con fibre di carbonseta cave. Alcuni dei bambini parevano dei soffioni ambulanti da quanto erano ingombranti, ma la roba che avevano addosso era stata fatta in fabbriche e laboratori troppo lontani dal freddo, e non bastava per combatterlo. Le pellicce di Lyra non avevano un bell'aspetto e puzzavano, però il calore lo conservavano.
  1486. «Se non troviamo in fretta i gyziani questi qui non resisteranno a lungo» bisbigliò a Pantalaimon.
  1487. «E allora continua a tenerli in movimento» le bisbigliò lui in risposta. «Se si mettono giù sono perduti. Lo sai quello che diceva Farder Coram...»
  1488. Farder Coram aveva raccontato un sacco di storie dei suoi viaggi nel Nord, e lo stesso aveva fatto la signora Coulter, sempre ammesso che queste ultime fossero vere. Ma su un punto erano stati tutti e due chiarissimi, e cioè che bisognava continuare ad avanzare.
  1489. «Ma fino a dove dobbiamo arrivare?» chiese un ragazzino piccolo.
  1490. «Quella ci sta solo facendo camminare qua fuori per farci morire» disse una ragazza.
  1491. «Meglio stare qua fuori che tornare laggiù» disse qualcuno.
  1492. «Ah, no! Laggiù si sta al caldo, alla Stazione. C'è da mangiare, ci sono cose calde da bere, e tutto quanto».
  1493. «Ma sta andando a fuoco! »
  1494. «Ma come faremo noi qua fuori? Scommetto che moriremo di fame...»
  1495. La mente di Lyra era piena di domande oscure, che volavano in giro come streghe, rapide e intoccabili, e da qualche parte, giusto al di là di dove la sua mente poteva arrivare, c'era una gloria e un brivido che lei non arrivava minimamente a capire.
  1496. Però le diede nuova forza, e lei tirò fuori una ragazza da un mucchio di neve ammassata, e diede una spinta a un ragazzo che stava indugiando, e gridò a tutti loro: «Non vi fermate! Seguite le tracce dell'orso! Lui è venuto insieme ai gyziani, e quindi le sue tracce ci condurranno fino a loro! Continuate a camminare, forza!»
  1497. Stavano cominciando a cadere grossi fiocchi di neve. Ben presto avrebbero finito per coprire completamente le tracce lasciate da Iorek Byrnison. Ora che non erano più in vista le luci di Bolvangar, e la vampa dell'incendio era solo un vago rossore, l'unica luce proveniva dal tenue chiarore del terreno innevato. Spesse nubi oscuravano il cielo, così che non c'era né la luna né l'Aurora; però guardando da vicino i bambini potevano ancora distinguere la traccia profonda con cui Iorek Byrnison aveva solcato la neve. Lyra li incoraggiava, sgridava, picchiava, se li caricava addosso a metà, imprecava, spingeva, trascinava, tirava su con tenerezza, ovunque fosse necessario, e Pantalaimon, osservando lo stato dei daimon dei bambini, le diceva di cosa c'era bisogno di volta in volta. 'Li porterò fino a laggiù' continuava a dire a se stessa. 'Sono venuta qui per farlo e ci riuscirò, accidenti!'
  1498. Roger seguiva il suo esempio, e Billy Costa apriva la strada, dato che i suoi occhi erano fra i più acuti. Ben presto la neve cadde così fitta che dovettero aggrapparsi gli uni agli altri per non perdersi, e Lyra pensò: forse se ci stendiamo tutti vicini e ci teniamo caldi in questo modo... O scaviamo delle buche nella neve..
  1499. Sentiva degli strani rumori. C'era il ringhio di un motore da qualche parte, non il battito poderoso di uno zeppelin ma qualcosa di più acuto, come il ronzio di un calabrone. Un momento lo sentiva e poi spariva.
  1500. E degli ululati... Cani? Cani da slitta? Anche quello era distante, e difficile da individuare con certezza, attutilo com'era da milioni di fiocchi di neve, e deviato qua e là da brevi raffiche sbuffanti di vento. Avrebbero potuto essere i cani da slitta dei gyziani, ma anche gli spiriti selvaggi della tundra, o persino quei daimon che aveva liberato che piangevano per i loro bambini perduti.
  1501. Ora vedeva delle cose... Non c'erano luci nella neve, vero? Dovevano essere dei fantasmi anche quelli... A meno che non avessero camminato in cerchio e non fossero tornati a finire a Bolvangar.
  1502. Però quelli erano i raggi gialli delle lanterne, non il bianco abbagliante delle luci ambariche. E si muovevano, e gli ululati erano più vicini, e prima di sapere per certo di essersi addormentata Lyra si trovò ad aggirarsi in mezzo a figure familiari, e c'erano uomini coperti di pelliccia che l'abbracciavano; il braccio possente di John Faa la sollevò di peso da terra, e c'era Farder Coram che rideva di gioia; e fin dove poteva arrivare il suo sguardo in quella tempesta c'erano gyziani che tiravano su i bambini sopra le slitte, li coprivano di pellicce, davano loro carne di foca da masticare. E c'era Tony Costa, e abbracciava Billy, e poi gli dava dei piccoli pugni scherzosi, e tornava ad
  1503. abbracciarlo e lo scuoteva tutto con gioia. E Roger...
  1504. «Roger viene con noi» disse a Farder Coram. «Era lui che volevo trovare, prima
  1505. di tutto. Ritorneremo al Jordan, alla fine. Ma cos'è quel rumore?»
  1506. Era di nuovo quel ringhio, quel motore, simile a una mosca-spia impazzita
  1507. diecimila volte più grossa.
  1508. D'improvviso giunse un colpo che la sbattè a terra a braccia aperte, e
  1509. Pantalaimon non poteva difenderla, perché lo scimmiotto dorato...
  1510. La signora Coulter...
  1511. Lo scimmiotto dorato lottava con Pantalaimon, mordendo e graffiando, e quello
  1512. passava in un lampo da una forma all'altra, così in fretta che a malapena si
  1513. riusciva a vederlo, e anche lui lottava: affondi, fendenti, morsi. E intanto la
  1514. signora Coulter, la faccia infilata nella pelliccia fissata in un intenso
  1515. sguardo carico di passione, stava trascinando Lyra verso il retro di una slitta
  1516. motorizzata, e Lyra lottava con non minore decisione del suo daimon.
  1517. La neve cadeva così fitta che sembrava fossero isolate in una tempesta in
  1518. miniatura tutta per loro, e i fari ambarici abbaglianti della slitta non
  1519. facevano che mostrare il fitto turbinio dei fiocchi pochi centimetri più in là.
  1520. «Aiuto!» gridò Lyra ai gyziani, che erano proprio lì, nella neve accecante, e
  1521. non potevano veder niente. «Aiutatemi! Farder Coram! Lord Faa! Oh, Signore,
  1522. aiuto!»
  1523. La signora Coulter gridò un comando acuto nella lingua dei tartari del
  1524. Settentrione. La neve si aprì turbinando, ed eccoli là, un'intera squadra,
  1525. armati di fucili
  1526. a ripetizione, e al loro fianco ringhiavano le lupe-daimon. Il capo notò la
  1527. lotta della signora Coulter, sollevò Lyra con una sola mano come fosse stata una
  1528. bambola di pezza e la sbattè sulla slitta, dove lei giacque attonita e confusa.
  1529. Un fucile sparò, e poi un altro, mentre i gyziani si rendevano conto di cosa
  1530. stava accadendo. Solo che sparare a un bersaglio che non si riesce a vedere è
  1531. pericoloso, soprattutto quando non si riesce neppure a vedere quelli che sono
  1532. dalla tua stessa parte. I tartari, riuniti adesso strettamente attorno alla
  1533. slitta, erano in grado di far fuoco a volontà, ma i gyziani non osavano
  1534. rispondere per tema di colpire Lyra.
  1535. Oh, l'amarezza che la invase ! E la stanchezza !
  1536. Ancora intontita, la testa che le girava, si tirò su e trovò Pantalaimon che
  1537. continuava ancora a lottare con la scimmia, in forma di ghiottone, con le
  1538. mascelle disperatamente serrate intorno a una zampa dorata, senza più cambiare
  1539. forma, ma tetramente deciso a non mollare. E quello chi era?
  1540. Non era Roger?
  1541. Sì, Roger, che assaliva la signora Coulter a calci e pugni, e le mollava una
  1542. testata, solo per esser buttato giù da uno dei tartari che lo spazzò via come si
  1543. scaccia una mosca. Ormai era tutto ridotto a una fantasmagoria: bianco, nero, un
  1544. rapido frullo verde attraverso il suo campo visivo, ombre irregolari, luci in
  1545. corsa...
  1546. Un gran mulinello spazzò via le cortine di neve, e nell'area così liberatasi
  1547. balzò Iorek Byrnison, con un clangore scricchiolante di ferro. Un altro momento
  1548. e le sue grandi mascelle scattavano a sinistra, e destra, una zampa sventrava un
  1549. petto coperto di maglia, denti bianchi, ferro nero, pelliccia rossa e bagnata...
  1550. E poi qualcosa la stava tirando con forza in alto, su, e lei acchiappò anche
  1551. Roger, strappandolo via dalle mani della signora Coulter e tenendolo stretto, i
  1552. daimon dei due bambini in forma d'uccello dal canto discorde in un frullo di
  1553. stupore, mentre un frullare più grande spazzava l'aria tutto attorno a loro, e
  1554. allora Lyra vide accanto a lei, per aria, una strega, una di quelle eleganti
  1555. ombre irregolari che venivano dall'alto del cielo, ma vicina abbastanza da
  1556. poterla toccare; e c'era un arco nelle mani nude della strega, e lei contrasse
  1557. le pallide braccia nude (in quell'aria gelida!) per tender la corda e poi
  1558. scagliare una freccia nella fessura oculare di un minaccioso tartaro coperto di
  1559. maglia ferrata a non più di un metro di distanza...
  1560. E la freccia penetrò in fretta, e uscì a mezzo dall'altra parte, e la lupa-
  1561. daimon dell'uomo sparì a metà del balzo prima ancora di ricadere a terra.
  1562. Su! A mezz'aria Lyra e Roger vennero presi e portati via, e si trovarono ad
  1563. aggrapparsi con dita che sempre più si indebolivano a un ramo di pino-nuvola, su
  1564. cui la giovane strega sedeva tesa con grazia elegante, e poi lei si sporse in
  1565. giù e a sinistra, e qualcosa di enorme entrò nel suo campo visivo, e poi si
  1566. trovarono a terra.
  1567. Ruzzolarono nella neve accanto alla cesta del pallone di Lee Scoresby.
  1568. «Salta dentro» le gridò il texano, «e porta anche il tuo amico, forza. Avete
  1569. visto quell'orso?»
  1570. Lyra vide che c'erano tre streghe che tenevano una fune assicurata a una roccia,
  1571. in modo da contrastare la gran forza di galleggiamento del pallone riempito di
  1572. gas bloccandolo a terra.
  1573. «Dentro!» gridò a Roger, e si arrampicò sul bordo coperto di cuoio della
  1574. navicella cadendo all'interno in un mucchio nevoso. Ancora un momento e Roger le
  1575. cadde addosso, e poi un suono possente a metà fra un ruggito e un brontolio
  1576. fece scuotere la terra stessa.
  1577. «Forza, Iorek! A bordo, vecchio mio!» strillò Lee Scoresby, e l'orso scavalcò la
  1578. fiancata con un orrendo scricchiolio di vimini e legno piegato.
  1579. Poi un mulinello d'aria più mobile sollevò via neve e bruma per un istante, e
  1580. nell'improvvisa apertura Lyra vide tutto quel che stava accadendo intorno a
  1581. loro. Vide un gruppo di .gyziani, guidati da John Faa, assalire la retroguardia
  1582. dei tartari e respingerli verso le rovine di Bolvangar; vide gli altri gyziani
  1583. aiutare i bambini, uno dopo l'altro, e metterli al sicuro sopra le slitte,
  1584. imbacuccandoli al calduccio sotto le pellicce; vide Farder Coram lanciare
  1585. sguardi ansiosi tutto all'intorno, appoggiato al bastone, con il suo daimon
  1586. color d'autunno che faceva balzi sulla neve e lanciava sguardi in tutte le
  1587. direzioni.
  1588. «Farder Coram! » gridò Lyra. «Quassù ! In alto! »
  1589. Il vecchio udì e alzò gli occhi per guardare stupefatto il pallone trattenuto a
  1590. fatica dalla fune e le streghe che lo tenevano giù, e Lyra che agitava
  1591. freneticamente le braccia dalla navicella di vimini.
  1592. «Lyra! » gridò. «Stai bene, ragazza? Stai bene?»
  1593. «Mai stata meglio!» gridò lei in risposta. «Addio, Farder Coram! Addio!
  1594. Riportate i bambini a casa! »
  1595. «Certo che lo faremo, fino a che avrò fiato in corpo! Buon viaggio, bambina
  1596. mia... buon viaggio, buon viaggio, mia cara...»
  1597. Nello stesso momento l'aeronauta abbassò il braccio in un segnale, e le streghe
  1598. lasciarono andare la fune.
  1599. Il pallone salì subito e si innalzò nell'aria fitta di neve a una velocità che
  1600. Lyra fece fatica a credere. Dopo un istante il terreno scomparve nella bruma,
  1601. loro andarono su, veloci, sempre più veloci, tanto che lei pensò che nessun
  1602. razzo avrebbe potuto lasciare la terra più in fretta di così. Lei giacque
  1603. aggrappata a Roger sul fondo della cesta, schiacciata dall'accelerazione.
  1604. Lee Scoresby lanciava degli hurrà, rideva ed emetteva selvagge grida texane di
  1605. gioia; Iorek Byrnison era occupato a slacciarsi con calma la sua armatura,
  1606. infilando gli abili artigli in tutte le articolazioni e smontandola con rapide
  1607. torsioni prima di sistemare i pezzi separati in una pila ben ordinata. Fuori, da
  1608. qualche parte, il battito e il fruscio leggero dell'aria che passava fra gli
  1609. aghi di pino e gli abiti delle streghe dicevano che le streghe stavano facendo
  1610. loro compagnia lassù in aria.
  1611. Poco alla volta Lyra riprese fiato, si rimise in equilibrio e calmò i battiti
  1612. del cuore. Si tirò a sedere e si guardò intorno.
  1613. La cesta era assai più spaziosa di quanto lei avesse pensato. Ben ordinati sui
  1614. lati c'erano delle rastrelliere di strumenti filosofici, e poi c'erano pile di
  1615. pellicce, e aria imbottigliata, e tutta una varietà di altri oggetti troppo
  1616. piccoli o troppo difficili da riconoscere nella fitta nebbia attraverso la quale
  1617. stavano salendo.
  1618. «Ma è una nuvola?» disse.
  1619. «Certo che sì. Avvolgi bene il tuo amico in qualche pelliccia prima che si
  1620. trasformi in un ghiacciolo. Fa freddo già qui, ma farà più freddo ancora».
  1621. «Come avete fatto a trovarci?»
  1622. «Le streghe. C'è una signora-strega che vuole parlare con te. Quando saremo
  1623. fuori dalla nuvola faremo il punto e allora potremo sederci e fare una bella
  1624. chiacchierata».
  1625. «Iorek» disse Lyra. «Grazie per essere venuto».
  1626. L'orso grugnì e si sedette a leccarsi via il sangue dalla pelliccia. Il suo peso
  1627. faceva inclinare la cesta tutta da una parte, ma non aveva importanza. Roger lo
  1628. guardava con diffidenza, ma Iorek Byrnison non gli prestò più attenzione di
  1629. quanta ne avrebbe concessa a un fiocco di neve. Lyra si accontentò di aggrapparsi bene al bordo della
  1630. cesta, che le arrivava giusto sotto il mento quando stava in piedi, e a ficcare gli occhi spalancati nella nuvola turbinosa.
  1631. Dopo qualche secondo appena, il pallone uscì completamente dalla nube e, continuando a salire rapidamente, si innalzò su nel cielo.
  1632. Che spettacolo!
  1633. Proprio sopra di loro si gonfiava il pallone in una gigantesca curva. Ancora più in alto, e davanti, l'Aurora avvampava, più brillante e grandiosa di quanto lei l'avesse mai vista. Era lì intorno, dovunque, o quasi, e loro stessi, quasi, ne facevano parte. Grandi fasce di incandescenza tremavano e poi si aprivano come in un battito di grandi ali d'angelo; cascate di luminescenza gloriosa si riversavano giù da invisibili balze per accumularsi in pozze mulinanti o restare sospese come vaste tumultuose cortine. Così Lyra la guardò a bocca aperta; e poi guardò in basso e vide uno spettacolo quasi più stupefacente ancora.
  1634. Fin dove l'occhio poteva arrivare, fino allo stesso orizzonte, da ogni parte, un mare agitato di bianco si estendeva senza un'interruzione. Soffici picchi e vaporose valli s'innalzavano o si allargavano qua e là, ma per la maggior parte aveva l'aspetto di un'unica solida massa di ghiaccio.
  1635. E risalendo attraverso di essa, da sole, in coppie, e anche in gruppi più numerosi venivano piccole ombre nereggianti, quelle figure irregolari così eleganti, le streghe sui loro rami di pino-nuvola.
  1636. Volavano, rapide, senza il minimo sforzo, verso l'alto e verso il pallone, inclinandosi da una parte o dall'altra per cambiar direzione. E una di loro, l'arciera che aveva salvato Lyra dalla signora Coulter, volò direttamente verso la navicella, e per la prima volta Lyra la vide chiaramente.
  1637. Era giovane, più giovane della signora Coulter; e bionda, con brillanti occhi verdi; e vestita come tutte le streghe con strisce di seta nera, ma senza né pellicce, né cappucci, né guanti. Pareva non sentire affatto il freddo. Attorno al capo aveva una semplice ghirlanda di fiorellini rossi. Sedeva sul suo ramo di pino-nuvola come in arcioni a un destriero, e parve arrestarlo con uno strappo alle redini a un metro appena dallo sguardo carico di meraviglia di Lyra. «Lyra?»
  1638. «Sì! E tu sei Serafina Pekkala?»
  1639. «Sì». ..
  1640. Lyra potè capire come mai Farder Coram l’amava e perché questo gli spezzava il cuore, anche se fino a un istante prima aveva ignorato tutte e due le cose. Lui invecchiava; era oramai vecchio e disfatto; e lei sarebbe restata giovane per generazioni intere.
  1641. «Ce l'hai il lettore simbolico?» disse la strega, con una voce che tanto somigliava all'alto selvaggio canto dell'Aurora stessa che Lyra fece fatica a capirne il senso, sviata dal suo dolce suono.
  1642. «Sì. Ce l'ho qui in tasca, al sicuro».
  1643. Un gran battito d'ali le disse che era arrivato qualcun altro, e ben presto se lo vide planare accanto: l'oca-daimon grigia. Parlò brevemente, e poi si allontanò planando in un ampio cerchio attorno al pallone che continuava a salire.
  1644. «I gyziani hanno devastato Bolvangar» disse Serafina Pekkala. «Hanno ucciso ventidue guardie e nove persone del gruppo di ricerca, e hanno appiccato il fuoco a tutto ciò che era rimasto in piedi. Lo distruggeranno completamente». «E la signora Coulter?»
  1645. «Nessuna traccia».
  1646. Emise un grido selvaggio, e altre streghe volarono in cerchio verso il pallone. «Signor Scoresby» disse. «La fune, per favore».
  1647. «Signora, tutta la mia gratitudine. Stiamo ancora salendo, e ritengo che saliremo ancora un po'. Quante ce ne vorranno, di voi, per trascinarci verso nord?»
  1648. «Noi siamo forti» fu la sua risposta.
  1649. Lee Scoresby stava assicurando un rotolo di solida corda all'anello di ferro coperto di cuoio ove si riunivano le funi che correvano tutto intorno all'involucro riempito di gas, e al quale era sospesa la navicella stessa. Una volta che l'ebbe solidamente fissata, lanciò in fuori l'estremità libera, e subito sei streghe scattarono verso di essa, l'acchiapparono e presero a tirare
  1650. il pallone, dirigendo i loro rami di pino-nuvola verso la stella polare. Quando il pallone prese a muoversi in quella direzione, Pantalaimon venne ad appollaiarsi sull'orlo della navicella, in forma di rondine di mare. Il daimon di Roger venne a dare un'occhiata, ma strisciò subito indietro, perché Roger si era profondamente addormentato, come aveva fatto anche Iorek Byrnison. Solo Lee Scoresby era sveglio e masticava calmo un sigaro sottile osservando i propri strumenti.
  1651. «Dunque, Lyra» disse Serafina Pekkala. «Lo sai a che scopo stai andando da Lord Asriel ?»
  1652. Lyra restò stupefatta. «Per portargli l'aletiometro, no? È chiaro! »
  1653. Non se l'era mai posta, quella questione; era ovvio. Poi si ricordò della sua prima motivazione, proveniente da un tempo così remoto che quasi se n'era dimenticata.
  1654. «Oppure... Per aiutarlo a scappare. Ecco. Lo aiuteremo ad andarsene via». Eppure, mentre lo diceva, le parve assurdo. Fuggire da Svalbard? Impossibile! «Ci proveremo, comunque» aggiunse con coraggio. «Perché?»
  1655. «Penso proprio che ci sono delle cose che ti devo dire» disse Serafina Pekkala. «Sulla Polvere?»
  1656. Era la prima cosa che Lyra desiderava sapere.
  1657. «Sì, anche. Ma adesso sei stanca, e sarà un volo lungo. Parleremo quando ti sveglierai».
  1658. Lyra sbadigliò. Fu uno di quegli sbadigli da spaccar le mascelle e da far scoppiare i polmoni, e durò quasi un minuto, o almeno così le parve, e malgrado tutti i suoi sforzi Lyra non potè resistere all'arrivo del sonno. Serafina Pekkala stese una mano oltre l'orlo della cesta e le toccò gli occhi; poi, mentre Lyra si stendeva sul fondo, Pantalaimon scese frullando anche lui, mutò in un ermellino e le si sistemò intorno al collo, il posto che era solito occupare quando dormivano.
  1659. La strega regolò il suo ramo, e restò a velocità costante accanto alla navicella, diretta a nord, verso Svalbard.
  1660. PARTE TERZA
  1661. SVALBARD
  1662. DICIOTTO
  1663. NEBBIA E GHIACCIO
  1664. Lee Scoresby coprì Lyra con delle pellicce. Lei si accoccolò accanto a Roger, e
  1665. tutti e due giacquero addormentati nel pallone, che intanto veniva tirato in
  1666. direzione del Polo. L'aeronauta controllava di tanto in tanto gli strumenti,
  1667. masticava il suo sigaro che mai avrebbe acceso, con tutto quell'idrogeno
  1668. infiammabile attorno, e si imbacuccava meglio nelle sue pellicce.
  1669. «È davvero importante questa ragazzina, eh?» disse dopo parecchi minuti.
  1670. «Più di quanto lei stessa non possa sapere» rispose Serafina Pekkala.
  1671. «Questo significa forse che ci sarà qualche cosa di serio, in termini di
  1672. inseguimento armato? Lei mi capisce, io parlo da uomo pratico che deve
  1673. guadagnarsi da vivere. Non posso permettermi che mi facciano saltare in aria o
  1674. mi facciano a pezzi senza un qualche tipo di compenso pattuito in anticipo. Non
  1675. intendo certo abbassare il tono di questa spedizione, signora, mi creda. Solo
  1676. che John Faa e i gyziani mi hanno pagato un onorario che copre l'uso del mio
  1677. tempo e delle mie capacità, e la normale usura del pallone, ma nulla di più. Non
  1678. vi era compresa alcuna assicurazione contro gli eventi bellici. E mi lasci dire,
  1679. signora, che quando faremo atterrare Iorek Byrnison a Svalbard, quello sarà
  1680. considerato un atto di guerra».
  1681. Sputò delicatamente fuori bordo un pezzo di foglia da fumo.
  1682. «E quindi mi piacerebbe sapere che cosa possiamo attenderci in termini di danni
  1683. e ferite» concluse.
  1684. «Forse ci sarà da combattere» disse Serafina Pekkala. «Ma lei ha già combattuto
  1685. in passato».
  1686. «Certo, sempre che mi si paghi. Il fatto è che credevo che questo fosse un
  1687. semplice contratto di trasporto, e ho applicato la relativa tariffa. E ora però
  1688. mi domando, dopo quella spolveratina che abbiamo dato là sotto, be', mi sto
  1689. domandando fino a dove arrivino le mie responsabilità di trasportatore. Se io
  1690. abbia l'obbligo di rischiare la mia vita e il mio equipaggiamento in una guerra
  1691. fra gli orsi, per esempio. O se questa bambinetta abbia a Svalbard dei nemici
  1692. altrettanto focosi quanto quelli che abbiamo lasciato a Bolvangar. Tutte cose
  1693. che menziono solo per amor di conversazione».
  1694. «Signor Scoresby» disse la strega, «vorrei essere in grado di rispondere alle
  1695. sue domande. Tutto ciò che posso dirle è che tutti noi, umani, streghe e orsi,
  1696. siamo comunque coinvolti in una guerra, anche se non tutti lo sappiamo. Sia che
  1697. a Svalbard si imbatta in grandi pericoli, sia che riesca a volarsene via senza
  1698. danni, a ogni modo lei è sotto le armi, una recluta, un soldato».
  1699. «Be' questo mi sembra un tantino precipitoso. A me pare che un uomo dovrebbe
  1700. poter scegliere se prender le armi oppure no».
  1701. «In questo non abbiamo più scelta che nel fatto di venire al mondo».
  1702. «Eppure, a me piace scegliere» disse lui. «Mi piace scegliere i lavori che
  1703. accetto e i posti in cui vado e il cibo che mangio e i compagni con cui mi siedo
  1704. a chiacchierare. A lei non viene mai voglia di fare una scelta, ogni tanto?»
  1705. Serafina Pekkala considerò la domanda un momento e poi rispose. «Forse noi due
  1706. non intendiamo la stessa cosa quando diciamo 'scelta', signor Scoresby. Le
  1707. streghe non possiedono nulla, quindi non si interessano di conservare il valore
  1708. delle cose o di realizzare profitti, e quanto alla scelta tra una cosa e
  1709. un'altra, quando si vive per molte centinaia di anni si sa che ogni opportunità
  1710. tornerà a presentarsi. I nostri bisogni sono differenti. Lei deve poter riparare
  1711. il suo pallone e tenerlo in buone condizioni e ciò richiede tempo e sforzo, me
  1712. ne rendo conto; ma noi, per volare, tutto quel che abbiamo da fare è strappare
  1713. un ramo di pino-nuvola: uno qualunque andrà bene, e ce ne sono in abbondanza.
  1714. Noi non sentiamo il freddo, e quindi non abbiamo bisogno di abiti pesanti. Non
  1715. abbiamo alcun mezzo di scambio, se non l'aiuto reciproco. Se una strega ha
  1716. bisogno di una cosa, un'altra strega gliela darà. Se c'è da fare una guerra, noi
  1717. non contiamo il costo tra i fattori in base a cui decidere se è giusto o meno
  1718. combattere. E neppure abbiamo una qualche nozione di onore, come gli orsi, ad
  1719. esempio. Per un orso un insulto è una cosa mortale. Per noi... inconcepibile.
  1720. Come si fa a insultare una strega? E che importanza avrebbe, se pure qualcuno lo
  1721. facesse?»
  1722. «Be', su questo la penso grosso modo come lei. Bussa e percossa, ti romperò
  1723. l'ossa, ma le parole non valgono una lite. Ma lei, signora, spero, comprende il
  1724. mio dilemma. Io non sono che un semplice aeronauta, e mi piacerebbe terminare i
  1725. miei giorni in modo piacevole. Comprare una piccola fattoria, e qualche capo di
  1726. bestiame, qualche cavallo... Nulla di grandioso, come può notare. Niente
  1727. palazzi, niente schiavi, niente sacchi d'oro. Solo il vento della sera sui prati
  1728. di salvia purpurea, un bel sigaro e un bicchiere di bourbon. Il problema è che
  1729. tutto questo costa. Quindi io faccio i miei voli per denaro, e dopo ogni lavoro
  1730. mando un po' d'oro a casa alla banca Wells Fargo, e quando ne avrò abbastanza,
  1731. signora, venderò questo pallone e mi comprerò un biglietto sul vapore che va a
  1732. Port Galverston, e non mi staccherò mai più dalla solida terra».
  1733. «Questa è un'altra differenza tra noi, signor Scoresby. Per una strega, smettere
  1734. di volare sarebbe come smettere di respirare. Volare significa essere
  1735. perfettamente noi stesse».
  1736. «Lo capisco, signora, e la invidio; ma io non ho le vostre fonti di
  1737. soddisfazione. Per me volare è soltanto un lavoro e io sono solo un tecnico.
  1738. Avrei potuto ugualmente finire ad aggiustar valvole di motori a benzina o a
  1739. montare circuiti ambarici. Però ho scelto questo, vede. È stata una mia libera
  1740. scelta. È per questo che trovo questa storia di una guerra di cui nessuno mi ha
  1741. detto niente un po', diciamo, preoccupante».
  1742. «Anche la contesa di Iorek Byrnison con il suo re, quella pure ne costituisce
  1743. una parte» disse la strega. «E la bambina è destinata a giocarvi un ruolo».
  1744. «Lei parla del destino» disse lui, «come fosse fissato in anticipo. E io non
  1745. credo che mi piaccia, non più di una guerra in cui sia stato arruolato senza
  1746. saperlo. Dov'è il mio libero arbitrio, se non le dispiace? E questa bambina di
  1747. libero arbitrio mi sembra averne più di chiunque altro abbia mai incontrato. Lei
  1748. mi vuol dire che invece è solo una specie di giocattolo a molla caricato e
  1749. gettato su un cammino che non può cambiare ?»
  1750. «Tutti siamo soggetti al fato. Però tutti dobbiamo agire come se non lo fossimo»
  1751. rispose la strega, «o morire di disperazione. C'è una strana profezia riguardo a
  1752. questa bambina: il suo destino è di provocare la fine del destino. Solo che deve
  1753. farlo senza sapere quel che fa, come se il farlo procedesse dalla sua natura, e
  1754. non dal suo destino. Se le viene detto quel che deve fare, tutto fallirà: la
  1755. morte spazzerà tutti i mondi; sarà il trionfo della disperazione, per sempre.
  1756. Tutti gli universi, tutti quanti, diverranno nient'altro che dei meccanismi
  1757. interconnessi, ciechi, vuoti di pensiero, di sentimento, di vita...»
  1758. Abbassarono lo sguardo su Lyra, il cui viso addormentato (quel poco che se ne
  1759. vedeva sotto il cappuccio) mostrava un suo piccolo ostinato cipiglio.
  1760. «Immagino che una parte di lei se ne renda conto» disse l'aeronauta. «Ha l'aria
  1761. di esserci preparata, a ogni modo. E quel ragazzino? Lo sa che lei ha fatto
  1762. tutta questa strada per salvarlo da quei tipi diabolici che abbiamo lasciato
  1763. laggiù? Erano compagni di gioco, giù a Oxford o dove che sia. Lo sapeva questo?»
  1764. «Sì, lo sapevo. Lyra porta con sé qualche cosa di immenso valore, e pare che il
  1765. fato la stia adoperando come messaggero perché porti questa cosa a suo padre.
  1766. Così, lei ha fatto tutta questa strada per ritrovare il suo amico, senza sapere
  1767. che quell'amico era stato trascinato al Nord dal fato perché lei potesse
  1768. seguirlo e portasse quella cosa a suo padre».
  1769. «E così che la vede lei, eh?»
  1770. Per la prima volta la strega sembrò incerta.
  1771. «Così pare... Ma noi non sappiamo leggere nel buio, signor Scoresby. È più che possibile che io sia in errore».
  1772. «E voi, che cosa vi ha trascinato dentro questa storia, se posso chiederlo?» «Qualunque cosa stessero facendo a Bolvangar, noi sentivamo con tutto il cuore che era una cosa sbagliata. Lyra è loro nemica; e dunque noi siamo sue amiche. Non riusciamo a vederci più chiaro di così. Ma poi c'è anche l'amicizia del mio clan con il popolo gyziano, che risale al tempo in cui Farder Coram mi ha salvato la vita. È una cosa che stiamo facendo dietro loro richiesta. E loro hanno dei debiti di riconoscenza verso Lord Asriel».
  1773. «Capisco. Dunque state rimorchiando il mio pallone verso Svalbard per amor dei gyziani. E quest'amicizia arriva anche al punto di riportarci indietro? O mi toccherà aspettare che il vento abbia la gentilezza di soffiare dalla parte giusta, e affidarmi nel frattempo all'indulgenza degli orsi? Ancora una volta, signora, le mie domande sono formulate in uno spirito di amichevole curiosità». «Se avremo la possibilità di aiutarla a tornare a Trollesund, signor Scoresby, lo faremo. Però non sappiamo cosa troveremo a Svalbard. Il nuovo re degli orsi ha introdotto un gran numero di novità; le vecchie usanze sono cadute in disgrazia; potrebbe essere un atterraggio difficoltoso. E non so come farà Lyra a trovar la strada per arrivare da suo padre. E neppure so che cosa abbia in mente di fare Iorek Byrnison, a parte il fatto che il suo destino è intrecciato a quello di lei».
  1774. «Non lo so neanche io, signora. Penso che lui si sia aggregato alla ragazzina come una specie di protettore. Capisce, lei lo ha aiutato a recuperare la sua armatura. Chi può conoscere i sentimenti di un orso? Ma se mai un orso ha amato un essere umano, lui la ama. Quanto all'atterraggio a Svalbard, non è mai stata una cosa facile comunque. Ma a ogni modo, se avrò la possibilità di domandarvi un'amichevole spintarella nella direzione giusta, mi sentirò in un certo senso più tranquillo; e se c'è qualcosa che in cambio posso fare io per voi, non avete che da chiedere. Però, tanto per saperlo, le dispiacerebbe dirmi da che parte sto io, in questa invisibile guerra?»
  1775. «Noi due stiamo dalla parte di Lyra».
  1776. «Ah, su questo non c'è dubbio».
  1777. Il volo continuò. A causa delle nuvole sotto di loro, non c'era alcun modo di sapere a che velocità si stavano muovendo. Normalmente, come è ovvio, i palloni rimangono fermi rispetto all'aria in cui galleggiano e si muovono con il vento alla stessa velocità che si trovi ad avere quest'ultimo, qualunque essa sia; ma in questo caso, tirato dalle streghe, il pallone si stava muovendo attraverso l'aria invece che di conserva con essa, e non mancava certo di far resistenza, visto che quell'aggeggio cocciuto era ben lontano dalla liscia struttura aerodinamica di uno zeppelin. Il risultato era che la cesta dondolava da tutte le parti, con oscillazioni e sobbalzi molto più frequenti che in un volo normale.
  1778. Lee Scoresby, più che della comodità, si preoccupava dei suoi strumenti, e passò un po' di tempo ad accertarsi che fossero tutti saldamente assicurati ai montanti principali. Secondo l'altimetro, si trovavano a quasi tremila metri. La
  1779. temperatura era di venti gradi sotto zero. Aveva affrontato temperature anche
  1780. più basse, ma non di molto, e non aveva nessun desiderio di farlo ora; quindi
  1781. srotolò un telone che utilizzava per i bivacchi di emergenza e lo distese
  1782. dinanzi ai bambini addormentati in modo da ripararli dal vento; poi si distese
  1783. schiena a schiena con il suo vecchio compagno d'armi Iorek Byrnison, e si
  1784. addormentò.
  1785. Quando Lyra si risvegliò, la luna era alta nel cielo e tutto ciò che era in vista pareva placcato d'argento, dall'ondeggiante superficie delle nuvole sotto di loro agli aghi di brina e ai ghiaccioli formatisi sulle funi del pallone. Roger dormiva ancora, e così pure Lee Scoresby e l'orso. Accanto alla navicella, però, continuava a volare la regina delle streghe.
  1786. «Quanto siamo lontani da Svalbard?» chiese Lyra.
  1787. «Se non si alza il vento, saremo su Svalbard fra dodici ore, più o meno».
  1788. «Dove atterreremo?»
  1789. «Dipende dalle condizioni del tempo. Cercheremo di evitare le scogliere della costa, comunque. Lassù vivono delle creature che mangiano tutto ciò che si muove. Se ci riusciremo, ti faremo scendere nell'interno, lontano dal palazzo di Iofur Raknison».
  1790. «Cosa succederà quando troverò Lord Asriel? Vorrà ritornare a Oxford, o cosa? E non so neppure se farei bene a dirgli che so che lui è mio padre. Può essere che lui preferisca continuare a sostenere di essere mio zio. In realtà non lo conosco quasi per niente».
  1791. «Non vorrà ritornare a Oxford, Lyra. Sembra che ci sia qualcosa che deve essere fatto in un altro mondo, e Lord Asriel è l'unico che possa gettare un ponte sull'abisso che divide quel mondo dal nostro. Però ha bisogno di qualcosa, di un aiuto».
  1792. «L'aletiometro! » disse Lyra. «Me lo ha dato il Maestro del Jordan, e mi è sembrato che ci fosse qualcosa che voleva dirmi a proposito di Lord Asriel, solo che non ne ha avuto la possibilità. Io lo sapevo che non voleva per davvero avvelenarlo. Lo userà per vedere come fare il ponte fra i mondi? Scommetto che potrei aiutarlo. Probabilmente ormai lo so usare proprio come si deve».
  1793. «Non so» disse Serafina Pekkala. «Come lo farà, e quale sarà il suo compito, noi non sappiamo dirlo. Vi sono poteri che parlano a noi, e altri poteri al di sopra di essi; e vi sono cose che restano segrete anche al più alto dei sommi». «L'aletiometro me lo potrebbe dire! Potrei consultarlo subito...»
  1794. Solo che faceva troppo freddo; non sarebbe mai riuscita a tenerlo in mano. Allora si infagottò ben bene, e chiuse accuratamente il cappuccio per difendersi dal vento, lasciando aperta solo una fessura per gli occhi. In avanti e un po' più in basso, la lunga fune si allungava in lontananza a partire dall'anello cui era appesa la navicella, tirata da sei o sette streghe sedute sui loro rami di pino-nuvola. Splendevano le stelle, luminose e fredde e dure come diamanti, «Come mai voi non avete freddo, Serafina Pekkala?»
  1795. «Noi sentiamo il freddo, ma non ce ne importa, perché non ci può far male.
  1796. E se ci infagottassimo contro il freddo, non potremmo percepire altre cose, come il luminoso formicolio delle stelle, o la musica dell'Aurora Boreale, o la cosa più bella di tutte, la carezza di seta del chiaro di luna sopra la pelle. Vale la pena di sentire il freddo, in cambio».
  1797. «E potrei provarle anch'io, queste cose?»
  1798. «No. Tu moriresti se ti togliessi di dosso quelle pellicce. Resta ben coperta». «Per quanto tempo vivono le streghe, Serafina Pekkala? Farder Coram parla di centinaia di anni. Ma tu non sembri affatto una vecchia».
  1799. «Io ho trecento anni, o forse di più. La nostra più vecchia madre-strega ne ha quasi mille. Un giorno, Yambe-Akka verrà per lei. Un giorno verrà anche per me. E la dea dei morti. Lei viene sorridendo, gentilmente, e allora tu sai che è tempo di morire».
  1800. «Ma esistono uomini-strega? O sono solo donne?»
  1801. «Ci sono degli uomini che sono al nostro servizio, come il console a Trollesund. E ci sono gli uomini che noi prendiamo per amanti o per mariti. Tu sei molto giovane, Lyra, troppo giovane per capire queste cose, ma io te le dirò ugualmente, e tu le capirai più tardi: gli uomini ci passano davanti agli occhi simili alle farfalle, creature di una breve stagione. Noi li amiamo: sono coraggiosi, belli, capaci e intelligenti; e quasi subito muoiono. Muoiono così presto che i nostri cuori sono costantemente torturati dal dolore. Noi mettiamo
  1802. al mondo i loro figli, che sono streghe se sono femmine, o altrimenti umani; e
  1803. poi, in un batter di ciglia, eccoli che se ne sono andati: schiantati,
  1804. distrutti, perduti. Anche i nostri figli, anche loro. Mentre cresce, un
  1805. ragazzino si crede immortale. Sua madre sa che non lo è. E ogni volta diventa
  1806. più doloroso, finché alla fine il cuore ti si spezza. E allora, forse, che viene
  1807. a cercarti Yambe-Akka. Lei è ancora più vecchia della tundra. Per lei, forse, la
  1808. vita di una strega è breve come per noi quella degli uomini».
  1809. «Tu hai amato Farder Coram?»
  1810. «Sì. Lui lo sa?»
  1811. «Non lo so, però so che ti ama».
  1812. «Quando mi ha salvato era giovane e forte e pieno d'orgoglio e bellezza. Io l'ho
  1813. amato subito. Avrei voluto cambiar di natura, avrei rinunciato al formicolio
  1814. delle stelle e alla musica dell'Aurora; non avrei volato mai più... Avrei dato
  1815. via tutto questo in un momento, senza un solo pensiero, per essere la moglie di
  1816. un gyziano e vivere nella sua barca, e preparargli da mangiare, condividere il
  1817. suo letto, partorire i suoi figli. Ma non si può mutare quel che si è; solo ciò
  1818. che si fa. Io sono una strega. Lui è un umano. Ci sono rimasta insieme
  1819. abbastanza a lungo da farci un bambino...»
  1820. «Ma lui non mi ha detto niente! E una ragazza? Una strega?»
  1821. «No. Un maschio, ed è morto nella grande epidemia di quarant'anni fa, la
  1822. malattia che venne dall'Oriente. Povero bimbo; appena una breve scintilla di
  1823. vita, accesa e poi subito spenta, proprio come la più effimera delle farfalle. E
  1824. ha strappato dei pezzi del mio cuore e se li è portati via, come sempre succede.
  1825. Quello di Farder lo ha spezzato. E poi mi è giunta la chiamata perché ritornassi
  1826. al mio popolo, perché Yambe-Akka aveva preso mia madre, e io ero la regina del
  1827. clan. E quindi me ne andai, così come dovevo».
  1828. «E Farder Coram non lo hai mai più visto?»
  1829. «Mai. Ho udito parlare delle sue imprese; ho sentito che era stato ferito dagli
  1830. Skraeling, con una freccia avvelenata, e ho inviato erbe e incantesimi per
  1831. aiutarlo a guarire; ma non ho avuto la forza di rivederlo. Ho sentito di come ne
  1832. fosse rimasto segnato, e indebolito, e di come sia cresciuta la sua sapienza,
  1833. dei suoi intensi studi e delle sue vaste letture, e sono stata orgogliosa di lui
  1834. e della sua virtù. Però continuai a starne lontano, perché quelli erano tempi
  1835. pericolosi, per il mio clan, e incombevano minacce di guerra tra le streghe; e
  1836. poi, pensavo che mi avrebbe dimenticato e si sarebbe trovato una moglie
  1837. umana...»
  1838. «Non l'avrebbe mai fatto» disse Lyra, risolutamente. «Dovresti andare a
  1839. trovarlo. Lui ti ama ancora, io lo so».
  1840. «Ma lui proverebbe vergogna della sua vecchiaia, e a me dispiacerebbe metterlo
  1841. in queste condizioni».
  1842. «Può darsi. Però almeno dovresti mandargli un messaggio. Io la penso così».
  1843. Per un bel pezzo, Serafina Pekkala non disse nulla. Pantalaimon divenne una
  1844. rondine di mare, e volò un istante fino al suo ramo, come per ammettere che
  1845. forse erano stati un po' insolenti.
  1846. Poi Lyra disse: «Ma come mai noi tutti abbiamo un daimon, Serafina Pekkala?»
  1847. «Tutti lo chiedono, e nessuno sa la risposta. Da quando esistono gli esseri
  1848. umani esistono anche i daimon. È quel che ci rende diversi dagli animali».
  1849. «Sì! Certo che siamo proprio diversi da loro... Come gli orsi. Sono proprio
  1850. strani, eh, gli orsi? Tu pensi che siano come le persone, e poi all'improvviso
  1851. ti fanno qualcosa di così strano e feroce da farti pensare che non riuscirai mai
  1852. a capirli... Però, sai, una volta Iorek mi ha detto che per lui la sua armatura
  1853. era proprio come il daimon per una persona, E la sua anima, mi ha detto. Solo
  1854. che qui torniamo un'altra volta a essere diversi, perché la sua armatura l'ha
  1855. fatta lui, lui stesso.
  1856. L'armatura che aveva prima gliel'avevano portata via quando lo hanno mandato in
  1857. esilio, e lui ha trovato del ferro celeste e si è fatto un'armatura nuova, come
  1858. uno che si faccia una nuoI va anima. Noi non possiamo mica farceli da soli, i
  1859. nostri daimon. E poi la gente di Trollesund lo ha fatto ubriacare a forza di
  1860. bevande alcoliche e gliel'ha portata via, e io ho scoperto dov'era e lui se l'è
  1861. ripresa... Però quello che non capisco è questo: come mai sta venendo a Svalbard
  1862. anche lui? Lo attaccheranno. Forse lo ammazzeranno... Io voglio molto bene a
  1863. Iorek. Gli voglio tanto bene che E vorrei che non fosse venuto con noi». «Te lo
  1864. ha detto chi è?»
  1865. «Solo il suo nome. E anche quello, è stato il console, a Trolle" sund, a
  1866. dircelo».
  1867. «E un orso di nobili natali. Un principe. In effetti, se non avesse commesso un
  1868. grave crimine, oggi sarebbe il re degli orsi». «Mi ha detto che il loro re si
  1869. chiama Iofur Raknison». «Iofur Raknison è salito al trono quando Iorek Byrnison
  1870. è stato esiliato. Iofur è un principe, ovviamente, altrimenti non gli
  1871. consentirebbero di regnare; ma lui è dotato di un'intelligenza di tipo umano;
  1872. stringe alleanze, sottoscrive trattati; non vive, come fanno gli orsi, in
  1873. fortini fatti di ghiaccio, ma in un nuovo palazzo appena costruito; parla di
  1874. scambiare ambasciatori con le nazioni degli umani e di sviluppare le miniere di
  1875. fuoco con l'aiuto di ingegneri umani... È molto abile e sottile. C'è chi dice
  1876. che sia stato lui a provocare Iorek a commettere l'atto per cui è stato
  1877. esiliato; e altri dicono che comunque, se pure non l'avesse fatto, lui li
  1878. incoraggia a pensare di sì, perché questo accresce la sua reputazione di abilità
  1879. e di astuzia». «Ma cos'è che ha fatto Iorek? Vedi, una delle ragioni per cui io
  1880. gli voglio bene è che mio padre ha fatto la stessa cosa che ha fatto lui, ed è
  1881. stato punito. Mi sembra che si assomiglino molto. Iorek mi ha detto di aver
  1882. ucciso un altro orso, ma non mi ha mai raccontato come è andata».
  1883. «La contesa nacque a proposito di un'orsa. Il maschio che Iorek ha ucciso non
  1884. volle segnalare di esser disposto ad arrendersi, secondo le usanze, quando fu
  1885. chiaro che Iorek era il più forte. Con tutto il loro orgoglio, gli orsi non
  1886. mancano mai di riconoscere la superiorità di forze di un altro orso, e di
  1887. arrendersi a essa, ma per una qualche ragione quell'orso non lo fece. C'è chi
  1888. dice che Iofur Raknison aveva influenzato in qualche modo la sua mente, o gli
  1889. aveva dato da mangiare delle erbe che lo avevano disorientato. Comunque, quel
  1890. giovane orso continuò a insistere e Iorek Byrnison si lasciò sopraffare dalla
  1891. sua stessa rabbia. Il caso non fu difficile da giudicare; avrebbe dovuto ferire,
  1892. non uccidere».
  1893. «E quindi, se non fosse per questo, il re sarebbe lui» disse Lyra. «E io ho
  1894. sentito qualcosa a proposito di Iofur Raknison dal titolare della Cattedra
  1895. Palmeriana, al Jordan, perché lui era stato al Nord e lo aveva conosciuto.
  1896. Diceva... Vorrei tanto riuscire a ricordarmelo... Penso che fosse che era
  1897. arrivato al trono con l'inganno, o qualcosa del genere... Senti, però, una volta
  1898. Iorek mi ha detto che era impossibile ingannare gli orsi, e mi ha dimostrato che
  1899. io non ci riuscivo. E invece sembra che qui siano stati imbrogliati tutti e due,
  1900. lui e quell'altro orso. Magari solo gli altri orsi possono ingannare un orso, e
  1901. gli esseri umani no. Solo... La gente di Trollesund, quelli lo hanno
  1902. imbrogliato, no? Quando lo hanno fatto ubriacare e gli hanno rubato l'armatura».
  1903. «Quando gli orsi si comportano come gli umani, forse ingannarli è possibile»
  1904. disse Serafina Pekkala. «E forse quando si comportano da orsi no. Nessun orso si
  1905. metterebbe a bere alcolici, normalmente, Iorek Byrnison lo ha fatto per
  1906. dimenticare la vergogna dell'esilio, ed è stato solo questo che ha permesso alla
  1907. gente di Trollesund di imbrogliarlo».
  1908. «Ah, sì» disse Lyra, annuendo. Quell'idea la soddisfaceva. La sua ammirazione
  1909. per Iorek era quasi illimitata, ed era contenta di trovare una conferma della
  1910. sua nobiltà. «E davvero un'idea intelligente» disse. «Io non ci sarei arrivata,
  1911. se non me l'avessi detto tu. Probabilmente sei più intelligente tu della signora
  1912. Coulter, secondo me».
  1913. Continuarono a volare, e Lyra masticò un po' della carne di foca che si trovò in
  1914. una tasca.
  1915. «Serafina Pekkala» disse dopo qualche tempo, «che cos'è la Polvere? Perché a me
  1916. pare che tutti questi guai riguardino la Polvere, però nessuno mi ha detto che
  1917. cos'è».
  1918. «Non lo so» rispose Serafina Pekkala. «Le streghe non si sono mai preoccupate
  1919. della Polvere. Tutto ciò che posso dirti è che dove ci sono preti, lì c'è la
  1920. paura della Polvere. La signora Coulter non è un prete, ovviamente, ma è una
  1921. potente rappresentante del Magisterium, ed è stata lei a metter su l'Intendenza
  1922. per l'Oblazione e a convincere la Chiesa a finanziare Bolvangar, a causa del suo
  1923. interesse per la Polvere. Noi non riusciamo a capire i sentimenti che lei prova
  1924. al riguardo. Ma ci sono un sacco di cose che non comprendiamo. Vediamo che i
  1925. tartari si fanno dei buchi nel cranio, e non possiamo che stupirci della
  1926. stranezza di questo fatto. Così anche la Polvere può essere una cosa strana, e
  1927. noi ce ne meravigliamo, ma non ci inquietiamo troppo e non ci mettiamo a fare a
  1928. pezzi le cose per esaminarle. Queste cose le lasciamo alla Chiesa».
  1929. «La Chiesa?» Le era tornata in mente una cosa; si ricordava di aver parlato con Pantalaimon, nelle Fens, di quale potesse essere la forza che faceva muovere l'ago dell’aletiometro, e avevano pensato al mulino fotonico posto sull'altare d'onore del Gabriel College, e a come le particelle elementari facevano muovere in tondo le sue piccole pale. L'Intercessore, lì, era stato molto chiaro sul legame che univa le particelle elementari e la religione. «Potrebbe essere» disse, annuendo. «La maggior parte delle cose della Chiesa quelli le tengono segrete, dopo tutto. Ma la maggior parte delle cose della Chiesa sono roba vecchia, e la Polvere non è vecchia affatto, a quanto ne so. Mi chiedo se me lo potrebbe dire Lord Asriel...»
  1930. Fece un altro sbadiglio.
  1931. «Sarà meglio che io mi metta giù» disse a Serafina Pekkala, «o probabilmente mi congelerò. Ho avuto freddo giù a terra, ma fino a questo punto mai. Penso che forse ne morirei, se si mettesse a fare più freddo ancora».
  1932. «E allora mettiti giù, e avvolgiti ben bene nelle pellicce».
  1933. «Sì, va bene. Se proprio dovessi morire, preferirei morire quassù piuttosto che là sotto, a ogni modo. Quando ci hanno messo sotto quella specie di lama, ho creduto che fosse arrivato il momento... Lo abbiamo pensato tutti e due. Oh, è stato proprio crudele. Comunque, adesso ci mettiamo giù. Svegliaci quando arriviamo» disse, e si gettò sulla pila delle pellicce, goffa e dolorante in tutto il corpo per la profonda intensità del freddo, e si sistemò il più vicino possibile all'addormentato Roger. E così i quattro viaggiatori proseguirono il volo, dormendo nel pallone incrostato di ghiaccio, verso le rocce e i ghiacciai, le miniere di fuoco e i fortini di ghiaccio di Svalbard.
  1934. Serafina Pekkala chiamò l'aeronauta, e lui si svegliò di colpo, intontito dal freddo ma già consapevole, a causa dei movimenti della navicella, del fatto che c'era qualcosa che non andava. Stavano infatti ondeggiando selvaggiamente, sotto i colpi sferrati dai venti al pallone rigonfio, e le streghe che tiravano la fune riuscivano a malapena a trattenerlo. Se lo avessero lasciato andare, avrebbe subito perso la rotta e, a giudicare dalla rapida occhiata che lanciò alla bussola, sarebbero stati trascinati via verso la Nuova Zembla ad almeno centocinquanta chilometri all'ora.
  1935. «Dove siamo?» gli sentì gridare Lyra. Anche lei stessa si stava più o meno
  1936. svegliando, a disagio per quei movimenti, e così infreddolita da sentirsi tutta
  1937. intorpidita, in ogni parte del corpo.
  1938. Non riuscì a cogliere la risposta della strega, ma attraverso il cappuccio semi-
  1939. chiuso vide, alla luce di una lanterna ambarica, Lee Scoresby tenersi a un
  1940. montante e tirare una fune che arrivava proprio fino all'involucro che conteneva
  1941. il gas. Diede uno strappo netto, come per sbloccare una qualche ostruzione, e
  1942. scrutò in mezzo a quell'oscurità che li schiaffeggiava da ogni parte prima di
  1943. assicurare la fune a una galloccia dell'anello di sospensione.
  1944. «Sto facendo uscire un po' di gas» gridò a Serafina Pekkala. «Così andremo giù.
  1945. Siamo troppo in alto, di molto».
  1946. La strega gli urlò qualcosa in risposta, ma di nuovo Lyra non arrivò a
  1947. coglierla. Anche Roger si stava svegliando; gli scricchiolii della navicella
  1948. sarebbero bastati a interrompere il più profondo dei sonni, anche senza contare
  1949. gli strattoni e gli sbatacchiamenti. I daimon di Roger e Pantalaimon si
  1950. strinsero insieme come scimmiette, e Lyra si concentrò per restarsene ferma
  1951. dov'era, invece di mettersi a saltare su e giù dalla paura.
  1952. «E tutto a posto» disse Roger, di umore molto più allegro, pareva, di lei.
  1953. «Appena saremo giù possiamo fare un bel fuoco e scaldarci. Ho un po' di
  1954. fiammiferi in tasca. Li ho fregati in cucina, a Bolvangar».
  1955. Sul fatto che il pallone stava scendendo non c'erano dubbi, visto che un
  1956. secondo più tardi si trovarono avvolti da una densa, gelida nuvola. Videro
  1957. nastri e brandelli della nube stessa passare in mezzo alla navicella, e poi
  1958. tutto, di colpo, si oscurò. Era la più densa nebbia che Lyra avesse mai visto.
  1959. Pochi istanti dopo si sentì un altro grido di Serafina Pekkala, e l'aeronauta
  1960. slegò la fune dalla galloccia e la mollò. Quella gli balzò in alto di tra le
  1961. mani, e malgrado gli scricchiolii e gli schiaffi e il ruggito del vento che
  1962. passava fra i cordami del pallone, Lyra udì un gran colpo sordo venire da
  1963. qualche parte molto più in su.
  1964. Lee Scoresby vide i suoi occhi spalancati.
  1965. «Quella è la valvola del gas» le gridò. «Lavora su una molla che tiene il gas chiuso lì dentro Quando io do uno strappo all'ingiù, un po' di gas sfugge da sopra, e noi perdiamo forza di galleggiamento e scendiamo più in basso».
  1966. «Siamo quasi...»
  1967. Non finì la frase, perché accadde qualcosa di orribile. Una creatura grossa quanto la metà di un uomo, con ali coriacee e artigli uncinati, si stava arrampicando oltre la fiancata della navicella verso Lee Scoresby. Aveva il capo appiattito, occhi sporgenti e una larga bocca di rana, ed emetteva zaffate di un lezzo abominevole. Lyra non ebbe neppure il tempo di lanciare un urlo, prima che Byrnison si levasse in piedi e lo sbattesse via. Cadde giù dalla navicella e svanì lanciando acute strida.
  1968. «Demone delle falesie» disse Iorek, brevemente.
  1969. Un momento dopo comparve Serafina Pekkala, che si aggrappò a uno dei lati della navicella e parlò in tono di urgenza.
  1970. «I demoni delle falesie ci stanno attaccando. Porteremo il pallone fino a terra, e poi dovremo pensare a difenderci. Stanno...»
  1971. Lyra però non sentì il resto delle sue parole, perché si udirono una lacerazione e uno strappo, e ogni cosa si inclinò da una parte. Poi un colpo tremendo gettò i tre umani contro il lato del pallone dov'era accatastata l'armatura di Byrnison. Iorek allungò una delle sue grandi zampe per trattenerli all'interno, data la violenza dei sobbalzi. Serafina Pekkala era sparita.
  1972. Il rumore era terribile: più alte di ogni altro suono giunsero le strida dei demoni delle falesie, e Lyra se li vide sfrecciare accanto e ne colse la puzza mostruosa.
  1973. Poi venne un altro sobbalzo, così improvviso che tornò a gettarli tutti sul fondo della navicella, che ricominciò a scendere a velocità spaventosa, girando tutto il tempo su se stessa.
  1974. Pareva che fossero stati strappati via dal pallone, e cadessero senza più nulla che li trattenesse; poi venne un'altra serie di strattoni e di urti e la navicella fu rapidamente gettata da una parte all'altra, come se stessero rimbalzando fra due pareti di roccia.
  1975. L'ultima cosa che Lyra vide fu Lee Scoresby che sparava con la sua pistola a canna lunga a un demone delle falesie, dritto sul muso; poi chiuse strettamente gli occhi e si aggrappò alla pelliccia di Iorek Byrnison con appassionata paura. Ululati, grida, fischi e frustate del vento, la navicella che strideva
  1976. come un animale torturato, riempivano l'aria di orrendi rumori selvaggi.
  1977. Poi venne ancora un sobbalzo, il peggiore di tutti, e lei si trovò
  1978. scagliata irrimediabilmente fuori dalla navicella. Una violenta torsione l'aveva costretta a lasciare la presa, poi il colpo le svuotò i polmoni lasciandola senza respiro, e toccò terra in maniera talmente scomposta da non saper più neppure da che parte fossero l'alto e il basso; e il suo viso dentro il cappuccio ben chiuso e legato si trovò pieno di cristalli secchi, freddi, polverosi...
  1979. Era neve; era atterrata su un mucchio di neve. Era stata talmente sballottata che faceva fatica anche solo a pensare. Se ne stette ferma e buona per parecchi secondi, poi debolmente sputò la neve fuori dalla bocca e soffiò piano piano sino a liberare un po' di spazio in cui respirare.
  1980. Pareva che non ci fosse nulla che le facesse male in maniera particolare; era solo che si sentiva proprio senza fiato. Cautamente, provò a muovere le mani, poi i piedi, le braccia, le gambe, e ad alzare la testa.
  1981. Riuscì a vedere ben poco, perché aveva ancora il cappuccio pieno di neve. Con sforzo, come se le mani le pesassero una tonnellata ciascuna, la spazzolò
  1982. via e cercò di sbirciar fuori. Vide un mondo fatto di grigi, grigi pallidi e grigi scuri, e neri, con vagabondi ciuffi di nebbia simili a ghirlande.
  1983. I soli suoni che poteva sentire erano le lontane strida dei demoni delle falesie, su su in alto, e l'urto delle onde sugli scogli, a una certa distanza. «Iorek!» gridò. La sua voce era debole e tremante. Provò di nuovo, ma non rispose nessuno. «Roger!» chiamò, con lo stesso risultato.
  1984. Era come se fosse rimasta sola al mondo, ma com'è ovvio del tutto sola non lo era mai, e Pantalaimon spuntò fuori dal giaccone, in forma di topo, per tenerle compagnia.
  1985. «Ho controllato l'aletiometro» disse, «è tutto a posto. Nulla di rotto».
  1986. «Ci siamo perduti, Pan! » disse lei. «Li hai visti quei demoni delle falesie? E
  1987. il signor Scoresby, quando gli ha sparato? Il Signore ci aiuti, se quelli
  1988. scendono quaggiù...»
  1989. «Sarà meglio che cerchiamo di trovare la navicella» disse lui, «forse».
  1990. «E meglio che non ci mettiamo a urlare» disse lei. «L'ho fatto proprio adesso,
  1991. ma forse è meglio di no, casomai ci sentissero quelli lassù. Vorrei sapere dove
  1992. ci troviamo».
  1993. «Magari non ci piacerebbe, se lo sapessimo» osservò lui. «Potremmo
  1994. benissimo trovarci ai piedi di una scogliera impossibile da risalire, con in
  1995. cima i demoni delle falesie pronti ad avvistarci appena si alza la nebbia».
  1996. Lei esplorò a tentoni quel che aveva intorno, dopo qualche altro minuto di
  1997. riposo, e si rese conto che era finita in uno spazio tra due scogli coperti di
  1998. ghiaccio. Una gelida nebbia copriva ogni cosa; da una parte venivano i colpi
  1999. delle onde, a una ventina di metri di distanza, forse, a giudicare dal rumore,
  2000. mentre dal cielo, in alto, venivano ancora le strida dei demoni delle falesie,
  2001. anche se ora pareva che si stessero calmando un poco. Non riusciva a vedere a
  2002. più di un metro, al massimo, in quella bruma, e persino gli occhi di gufo di
  2003. Pantalaimon erano inutili.
  2004. Allora si incamminò con fatica, perdendo l'appiglio e scivolando sulle rocce
  2005. irregolari, allontanandosi dalle onde e risalendo un poco la riva, e non trovò
  2006. altro che rocce e neve, senza alcun segno del pallone o dei suoi occupanti.
  2007. «Ma non possono essere scomparsi nel nulla» bisbigliò.
  2008. Pantalaimon andò, in forma di gatto, a esplorare il terreno un po' più avanti, e
  2009. si imbattè in quattro pesanti sacchi che si erano rotti nella caduta lasciando
  2010. uscire la sabbia che si stava già indurendo per il gelo.
  2011. «Zavorra» disse Lyra. «Devono averla buttata giù per tornare ad alzarsi...»
  2012. Inghiottì con forza per dominare il groppo che aveva in gola, o forse la paura
  2013. che aveva in cuore, o tutte e due.
  2014. «Oh, Signore, ho paura» disse. «Spero che stiano tutti bene».
  2015. Lui venne tra le sue braccia e poi, in forma di topo, le si insinuò nel
  2016. cappuccio, dove non poteva esser visto. Lei udì un rumore, qualcosa che
  2017. graffiava una roccia, e si voltò per vedere cos'era.
  2018. «Iorek!»
  2019. Ma dovette rimangiarsi la parola senza neanche finirla, perché non era affatto
  2020. Iorek Byrnison. Era un orso sconosciuto, che indossava una levigata armatura su
  2021. cui l'umidità si era congelata in aghi di brina, e con una piuma infilata
  2022. nell'elmo.
  2023. Era fermo, a un paio di metri di distanza, e lei pensò che stavolta era davvero
  2024. arrivata alla fine.
  2025. L'orso aprì la bocca e ruggì. Dalla scogliera giunse un'eco, che stimolò altre
  2026. strida lontane, dall'alto. Un altro orso venne fuori dalla nebbia, poi un altro
  2027. ancora. Lyra rimase ferma, stringendo i suoi piccoli pugni umani.
  2028. Gli orsi rimasero fermi, fino a che il primo non disse: «Il tuo nome?»
  2029. «Lyra».
  2030. «Da dove sei venuta?»
  2031. «Dal cielo».
  2032. «In pallone?»
  2033. «Sì».
  2034. «Vieni con noi. Sei nostra prigioniera. Ora vieni. E sbrigati».
  2035. Stanca e spaventata, Lyra prese ad avanzare incespicando sulle rocce scivolose e
  2036. aspre, tenendo dietro all'orso, e chiedendosi come avrebbe mai fatto a
  2037. uscir fuori, a forza di chiacchiere, da quella situazione.
  2038. DICIANNOVE
  2039. PRIGIONIA
  2040. Gli orsi condussero Lyra in una gola della scogliera, dove la nebbia era ancora
  2041. più fitta che sulla riva. Le grida dei demoni delle falesie e il rombo delle
  2042. ondate si fecero sempre più deboli mentre salivano, e ben presto le strida
  2043. incessanti degli uccelli marini rimasero l'unico suono. Si arrampicarono in
  2044. silenzio su rocce e mucchi di neve, e malgrado Lyra ficcasse gli occhi
  2045. spalancati nel grigio che li circondava, e tendesse le orecchie per sentir
  2046. qualche suono da parte dei suoi amici, avrebbe potuto essere l'unico essere
  2047. umano in tutta Svalbard; e Iorek avrebbe potuto essere morto.
  2048. Il sergente degli orsi non le disse nulla fino a che non si trovarono su un terreno pianeggiante. Lì si fermarono. Dal rumore delle onde, Lyra dedusse che avevano raggiunto la cima delle scogliere, e non osò scappar via per paura di cadérne giù.
  2049. «Guarda in su» disse l'orso, mentre un soffio di brezza spostava lateralmente la pesante cortina di bruma.
  2050. Di luce, comunque, ce n'era poca, ma Lyra guardò, e si rese conto di trovarsi dinanzi a una vasta costruzione di pietra. Era alta quanto la parte più alta del Jordan College, ma assai più massiccia, e intagliata da cima a fondo con rappresentazioni guerresche, che mostravano orsi vittoriosi e Skraeling che si arrendevano, e tartari incatenati e ridotti in schiavitù nelle miniere di fuoco, e zeppelin venuti da ogni parte del mondo a recar doni e tributi al re degli orsi, Iofur Raknison.
  2051. Almeno, questo le disse l'orso sergente riguardo ai soggetti di quei rilievi. Lei dovette accettare la sua parola in merito perché ogni sporgenza e cornice della facciata profondamente scolpita era occupata da sule e scarabei stercorari, che gracchiavano e stridevano e volavano in tondo costantemente, e i cui escrementi avevano ricoperto ogni parte dell'edificio con uno spesso strato color bianco sporco.
  2052. Gli orsi sembravano non vederla neppure, quella sporcizia, e se la portarono dietro entrando dall'enorme arco, sul terreno gelato tutto lercio di escrementi di uccelli. C'era un cortile, e alti scalini, e cancelli, e in ogni punto orsi in armatura che interrogavano i nuovi venuti chiedendo loro la parola d'ordine. Avevano delle armature lucide e scintillanti, e tutti avevano delle piume sull'elmo. Lyra non riuscì a evitare di confrontare ognuno degli orsi che vedeva con Iorek Byrnison, e sempre a suo favore; era più possente, più aggraziato, e la sua armatura era un'armatura vera, colorata di ruggine, intaccata dai combattimenti, per nulla elegante, smaltata e decorativa come la maggior parte di quelle che si vedeva adesso intorno.
  2053. Man mano che si addentravano all'interno, la temperatura saliva, e così anche qualcos'altro. Nel palazzo di Iofur c'era una puzza repellente; grasso di foca irrancidito, sterCo, sangue, rifiuti d'ogni sorta. Lyra spinse indietro il cappuccio per sentir meno caldo, ma non potè evitare di storcere continuamente il naso. Sperava che gli orsi non fossero capaci di leggere le espressioni umane. Ogni pochi metri delle staffe sorreggevano lampade a grasso di foca, e nelle ombre tremolanti che lanciavano non era sempre facile neppure vedere dove metteva i piedi.
  2054. Infine si fermarono davanti a una pesante porta di ferro. Un orso guardiano tirò indietro un massiccio catenaccio e il sergente colpì Lyra con la zampa facendola ruzzolare attraverso la porta. Prima ancora di riuscire a rimettersi in piedi, sentì che il catenaccio veniva tirato dietro di lei.
  2055. Il buio era profondo, ma pantalaimon divenne una lucciola e diffuse una fievole luce all'intorno. Si trovavano in una cella angusta con l'umidità che sgocciolava dalle pareti, e un banco di pietra per tutto mobilio. Nell'angolo più lontano c'era un fagotto di stracci che lei pensò servissero per il letto, e questo era tutto ciò che riusciva a vedere.Lyra si sedette, con Pantalaimon sulla spalla, e tastò fra gli abiti l’aletiometro.
  2056. «Certo che è stato sballottato un bel po', Pan» bisbigliò. «Spero che funzioni ancora».
  2057. Pantalaimon volò fino al suo polso e rimase lì a brillare, mentre Lyra si calmava e si concentrava. Una parte di lei trovò piuttosto notevole il fatto di poter star lì nel bel mezzo di un terribile pericolo ed essere tuttavia capace di sprofondare nello stato di trance necessaria per leggere l'aletiometro; eppure, era talmente entrato a far parte di lei che le domande, anche le più complesse, si risolvevano da sole nei simboli che le costituivano, con la stessa naturalezza con cui i suoi muscoli facevano muovere le sue membra; non aveva quasi bisogno di pensarci.
  2058. Spostò le lancette e pensò la domanda: «Dov'è Iorek?»
  2059. La risposta giunse subito: «A una giornata di distanza, trascinato laggiù dal pallone dopo che tu sei caduta; ma sta affrettandosi a venire qui».
  2060. «E Roger?»
  2061. «Con Iorek».
  2062. «Cosa vuol fare Iorek?»
  2063. «Intende far irruzione nel palazzo e salvarti, a dispetto di tutte le difficoltà».
  2064. Lei mise via l'aletiometro, ancor più ansiosa di prima.
  2065. «Non glielo permetteranno, vero?» disse. «Sono davvero in troppi, loro. Vorrei essere una strega, Pan, così tu potresti andartene via e trovarlo e portagli dei messaggi e tutto, cosi potremmo fare un piano come sì deve...»
  2066. E fu allora che si prese il peggiore spavento della sua vita.
  2067. La voce di un uomo parlò a pochi metri di distanza, e disse: «Chi sei tu?»
  2068. Lyra fece un salto lanciando un grido d'allarme. Pantalaimon di' venne subito un pipistrello, e si mise a volare intorno alla sua testa, mentre lei si addossava con la schiena al muro.
  2069. «Eh? Eh?» tornò a dire l'uomo. «Chi è là? Parlate! Parlate!»
  2070. «Trasformati un'altra volta in una lucciola, Pan» disse lei con voce incerta. «Ma non gli andare troppo vicino».
  2071. Il piccolo punto di luce vacillante danzò nell'aria e andò fluttuando a girare attorno alla testa dell'uomo che aveva parlato. Non era affatto un mucchio di stracci, in realtà: era un uomo dalla barba grigia incatenato al muro, con gli occhi scintillanti alla luminescenza di Pantalaimon e i capelli arruffati lunghi fin oltre le spalle. Il suo daimon, un serpente dall'aria affaticata, gli stava accucciato in grembo, dardeggiando la lingua, di tanto in tanto,quando Pantalaimon gli volava più vicino.
  2072. «Come ti chiami?» chiese lei.
  2073. «jotham Santelia» replicò l'altro. «Sono il Regio Professore di Cosmologia all'Università di Gloucester. Tu chi sei?»
  2074. «Lyra Belacqua. Perché ti hanno rinchiuso?»
  2075. «Malvagità e gelosia... Da dove vieni? Eh?»
  2076. «Dal Jordan College» disse lei.
  2077. «Cosa? Oxford?»
  2078. «Sì».
  2079. «Quel farabutto di Trelawney è ancora lì ? Eh ?»
  2080. «Il titolare della Cattedra Palmeriana? Sì» disse lei.
  2081. «Ah sì, per Dio! Eh? Avrebbero dovuto costringerlo a dare le dimissioni da un sacco di tempo. Quel plagiario, quel mostro di doppiezza! Quel bellimbusto! » Lyra emise un suono indefinito.
  2082. «Ha già pubblicato il suo articolo sui fotoni gamma?» domandò il professore, sporgendo il viso in direzione di quello di Lyra.
  2083. Lei indietreggiò.
  2084. «Non lo so» disse, e poi, inventando la risposta per pura abitudine, «no», proseguì: «Ora che mi ricordo. Ha detto che doveva ancora controllare certi dati. E... ha detto che voleva scrivere qualcosa anche sulla Polvere. Proprio così».
  2085. «Ribaldo! Ladro! Mascalzone! Furfante!» gridò il vecchio, tremando con tanta violenza che Lyra temette che si facesse venire un colpo. Il suo daimon gli scivolò via letargicamente dal grembo mentre il professore si batteva coi pugni sugli stinchi. Gocce di saliva gli volavano via dalla bocca.
  2086. Se c'era qualcosa di improbabile in una ragazzina male in arnese che spuntava nella sua cella e conosceva proprio l'uomo da cui era ossessionato, il regio professore non se ne rese conto. Era proprio pazzo, in effetti, e non c'era da stupirsene, povero vecchio; però poteva possedere qualche brandello di informazione che a Lyra poteva servire.
  2087. Quindi lei gli si sedette attentamente accanto, non così vicina che lui potesse toccarla, ma abbastanza perché la lucetta di Pantalaimon glielo facesse vedere chiaramente.
  2088. «Una delle cose di cui il professor Trelawney si vantava sempre» disse, «era che lui conosceva benissimo il re degli orsi...»
  2089. «Vantarsi! Eh? Eh? Ha proprio un sacco di cose, di cui vantarsi! Non è altro che uno zerbinotto! Quel pirata! Neanche un briciolo di ricerca originale a suo nome. Tutto quanto fregato a gente migliore di lui! »
  2090. «Sì, questo è proprio vero» disse Lyra con grande serietà. « E quando poi si mette a fare qualcosa per conto suo, sbaglia tutto quanto».
  2091. «Sì! Sì! Assolutamente! Nessun talento, nessuna immaginazione, tutto un imbroglio da cima a fondo! »
  2092. «Voglio dire, per esempio» disse Lyra, «scommetto che lei degli orsi ne sa molto
  2093. più di lui, tanto per cominciare».
  2094. «Gli orsi» disse il vecchio, «ah! Ci potrei scrivere sopra un trattato! È per
  2095. questo che mi hanno messo dentro, sai».
  2096. «Cioè?»
  2097. «Ne so troppo di loro, e non hanno il coraggio di ammazzarmi. Non osano, anche se gli piacerebbe molto. Io so, capisci. Ho degli amici. Sì! Amici potenti!» «Già» disse Lyra. «E scommetto che lei come insegnante è proprio straordinario» proseguì. «Con tutto il suo sapere e la sua esperienza».
  2098. Pur nelle profondità della sua pazzia un po' di buon senso baluginava ancora, e lui la guardò severamente, quasi sospettasse che la sua fosse una battuta sarcastica. Ma lei aveva passato tutta la sua vita a trattare con degli accademici sospettosi e pieni di bizze, e gli rimandò un tale sguardo di blanda ammirazione da ammansirlo cornpletamente.
  2099. «Insegnare» disse, «insegnare... Sì, ero bravo a insegnare. Datemi l'allievo giusto, e io accenderò il fuoco nella sua mente!»
  2100. «Perché non è giusto che tutto il suo sapere sparisca e basta» disse Lyra in tono di incoraggiamento. «Dovrebbe venir trasmesso, in modo che la gente si ricordi di lei».
  2101. «Sì» disse lui, annuendo con serietà. «E un'osservazione molto acuta da parte tua, bambina mia. Come ti chiami?»
  2102. «Lyra» ripetè lei. «Perché non mi insegna qualcosa sugli orsi?»
  2103. «Gli orsi...» fece lui, dubbioso.
  2104. «A me in realtà piacerebbe sapere della Cosmologia e della Polvere, ma non sono abbastanza brava. Per quelle cose, ci vogliono degli studenti davvero bravi. Però potrei imparare qualcosa sugli orsi. Quello me lo potrebbe insegnare senza problemi. E magari potremmo fare una specie di allenamento con quello e poi passare alla Polvere, forse».
  2105. Lui tornò ad annuire.
  2106. «Sì» disse, «sì, credo che tu abbia ragione. C'è una corrispondenza tra il microcosmo e il macrocosmo! Le stelle sono vive, bimba! Lo sapevi questo? Tutto quanto là fuori è vivo, e ci sono grandi progetti in corso! L'universo è pieno di intenzionalità, sai. Ogni cosa accade per uno scopo. Il tuo scopo era di farmi ricordare di questo. Bene, bene: nella mia disperazione l'avevo dimenticato. Bene! Eccellente, bambina mia!»
  2107. «E così, lei ha conosciuto il re? Iofur Raknison?»
  2108. «Sì. Oh, sì. Sono venuto qui dietro suo invito, sai. Lui intendeva mettere su un'università. Mi doveva fare Vice-Cancelliere. Sarebbe stato come fumo negli occhi per l'Istituto Artico Reale, eh! Eh? E quel farabutto di Trelawney ! Ha! » «E poi cos'è successo?»
  2109. «Sono stato tradito da gente che non vale niente. Fra i quali Trelawney, come è ovvio. Era qui anche lui, sai. A Svalbard. A spargere menzogne e calunnie a proposito delle mie qualifiche. Calunnie! Diffamazione! Chi è stato a scoprire la prova definitiva dell'ipotesi di Barnard-Stokes, eh? Eh? Sì, Santelia, ecco, proprio lui. Trelawney non voleva accettarlo. Quell'infame mentitore! E così Iofur Raknison mi ha fatto gettare qui dentro. Ma ne uscirò un giorno,
  2110. vedrai. E sarò Vice-Cancelliere, altroché! E allora, voglio vederlo, Trelawney, venire a implorare pietà. E voglio vederlo, il Comitato per le pubblicazioni dell'Istituto Artico Reale, se si permetterà di respingere i miei contributi. Ah! Li smaschererò tutti, dal primo all'ultimo! »
  2111. «Iorek Byrnison secondo me le darà ragione, quando ritornerà» disse Lyra. «Iorek Byrnison? Inutile sperarci. Lui non ritornerà mai più».
  2112. «In realtà sta per arrivare».
  2113. «E allora lo uccideranno. Vedi, lui non è più un orso. È un reietto, come me. Degradato, capisci. Non ha più diritto a nessuno dei privilegi che spettano agli orsi».
  2114. «Ma ammesso che Iorek Byrnison ritornasse, comunque» disse Lyra, «ammesso che sfidasse Iofur Raknison a duello...»
  2115. «Oh, non glielo permetterebbero mai» disse il professore con gran decisione. «Iofur non si abbasserebbe mai a riconoscere il diritto di Iorek Byrnison a battersi con lui. Non lo ha, questo diritto. A questo punto Iorek è come se fosse una foca, un tricheco, non un orso. O peggio: un tartaro, uno Skraeling. Non sarebbero disposti a combattere con lui onorevolmente, come spetta a un
  2116. orso; lo ammazzerebbero con gli scaglia-fuoco prima che potesse avvicinarsi.
  2117. Nessuna speranza. E nessuna pietà».
  2118. «Oh» disse Lyra, con il cuore pesante di disperazione. «E cosa può dirmi sugli
  2119. altri prigionieri degli orsi? Sa dov'è che li tengono?»
  2120. «Altri prigionieri?»
  2121. «Come... Lord Asriel». ;
  2122. Il modo di fare del professore mutò di colpo, completamente. Si fece piccolo
  2123. piccolo e sì ritrasse contro il muro, e scosse il capo come per metterla in
  2124. guardia.
  2125. «Sssh! Piano. Ti sentiranno!» bisbigliò.
  2126. «Ma perché non dobbiamo parlare di Lord Asriel?»
  2127. «Proibito! Pericolosissimo! Iofur Raknison non permette neppure che lo si
  2128. nomini! »
  2129. «Perché?» chiese Lyra, facendoglisi più vicina e mettendosi anche lei a
  2130. bisbigliare per non allarmarlo.
  2131. «Quello di tener prigioniero qui Lord Asriel è un incarico speciale assegnato a
  2132. Iofur dall'Intendenza per l'Oblazione» rispose il vecchio bisbigliando. «E
  2133. venuta qui la signora Coulter in persona, a trovare Iofur, e a offrirgli ogni
  2134. genere di ricompensa per tener lontano Lord Asriel. Io lo so, vedi, perché a
  2135. quei tempi io stesso godevo del favore di Iofur. Anch'io ho incontrato la
  2136. signora Coulter! Sì. Ho avuto con lei una lunga conversazione. Iofur era
  2137. completamente infatuato di lei. Continuava a parlare di lei, tutto il tempo.
  2138. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei. Se lei vuole che Lord Asriel venga
  2139. relegato a centinaia di miglia di distanza, questo è quel che accadrà. Qualsiasi
  2140. cosa per la signora Coulter, qualsiasi cosa. Ha deciso di dare il suo nome alla
  2141. sua capitale, lo sapevi questo?»
  2142. «E quindi non permetterà a nessuno di andare a trovare Lord Asriel?»
  2143. «No! Mai! Però anche di Lord Asriel ha paura, sai. Iofur sta giocando una
  2144. partita molto difficile. Però è abile. Ha accontentato tutti e due. Ha tenuto
  2145. Lord Asriel nell'isolamento, in modo da accontentare la signora Coulter; e ha
  2146. permesso a Lord Asriel di procurarsi tutti gli strumenti che voleva, in modo da
  2147. accontentare anche lui. Non può durare, questo equilibrio. Instabile. Far
  2148. contente tutte e due le parti. Eh? La funzione d'onda della situazione dovrà
  2149. collassare ben presto, lo so da un'ottima fonte».
  2150. «Davvero?» disse Lyra, la mente altrove, occupata a pensare furiosamente a quel
  2151. che le aveva appena detto.
  2152. «Sì. Il mio daimon è capace di sentire le probabilità con la lingua, capisci».
  2153. «Già. Anche il mio. Quand'è che ci danno da mangiare, professore?»
  2154. «Da mangiare?»
  2155. «Dovranno pur portarci del cibo, ogni tanto, altrimenti moriremo di fame. E vedo
  2156. delle ossa per terra. Mi sa che sono ossa di foca, vero?»
  2157. «Foca... non so. Forse sì».
  2158. Lyra si alzò e si spostò a tentoni verso la porta. Era priva di maniglia,
  2159. naturalmente, e non c'era neanche il buco della serratura, e chiudeva così bene,
  2160. sia sopra che sotto, che non lasciava passare la minima luce. Ci appoggiò sopra
  2161. l'orecchio, ma non sentì nulla. Dietro di lei il vecchio borbottava fra sé e sé.
  2162. Sentì il clangore delle sue catene quando lui mutò faticosamente posizione e si
  2163. stese dall'altra parte, e poco dopo prese a russare.Lei tornò a tentoni fino al
  2164. banco di pietra. Pantalaimon, stanco di emettere luce, era diventato un
  2165. pipistrello, il che le andava benissimo; si mise a svolazzare in giro lanciando
  2166. deboli strida, mentre Lyra rimase seduta a mangiarsi le unghie.
  2167. Tutto di colpo, senza il benché minimo preavviso, si ricordò che cos'era quel
  2168. che aveva sentito dire dal titolare della Cattedra Palmeriana nel Salotto
  2169. Privato tanto tempo prima. C'era stato qualcosa che la stuzzicava fin dalla
  2170. prima volta che Iorek Byrnison aveva menzionato il nome di Iofur, e fu adesso
  2171. che le tornò in mente: ciò che Iofur Raknison desiderava più di ogni altra cosa
  2172. al mondo, aveva detto il professor Trelawney, era un daimon.
  2173. Allora, ovviamente, lei non aveva capito ciò che intendeva dire; aveva detto
  2174. panserboerne, invece di usare l'espressione inglese, e quindi non aveva capito
  2175. che stava parlando di un orso, e non aveva minimamente pensato che Iofur
  2176. Raknison potesse non essere un uomo. E un uomo il suo daimon ce l'aveva
  2177. comunque, quindi la cosa per lei era rimasta priva di senso.
  2178. Adesso però era chiara. Tutto ciò che aveva sentito a proposito del re degli
  2179. orsi veniva a formare un quadro coerente: il più gran desiderio del possente
  2180. Iofur Raknison era quello di diventare un essere umano, con un daimon tutto per
  2181. sé.
  2182. E, mentre ci pensava, le venne in mente un piano: un modo di far fare a Iofur
  2183. Raknison quel che normalmente non avrebbe mai fatto; un modo di rimettere Iorek
  2184. Byrnison sul trono che gli spettava di diritto; un modo, infine, di arrivare al
  2185. luogo dove avevano relegato Lord Asriel, e di portargli l'aletiometro.
  2186. L'idea rimase lì, a mezz'aria, luccicante di delicati riflessi, come una bolla
  2187. di sapone, e lei non osò guardarla direttamente per paura che scoppiasse via.
  2188. Però sapeva bene come sono fatte, le idee, e la lasciò luccicare in pace,
  2189. distogliendo lo sguardo, pensando a qualche altra cosa.
  2190. Si era quasi addormentata quando sentì un clangore di catenacci e la porta si
  2191. aprì. La luce traboccò all'interno e lei si alzò immediatamente in piedi,mentre
  2192. Pantalaimon le si nascondeva rapidamente in una tasca.
  2193. Non appena l'orso di guardia chinò il capo per sollevare il quarto di foca che
  2194. aveva in bocca e gettarlo all'interno, lei gli si mise immediatamente al fianco,
  2195. dicendo:
  2196. «Mi porti da Iofur Raknison. Se non lo farà si troverà nei guai. È molto urgente».
  2197. Lui si lasciò cadere di bocca la carne e alzò lo sguardo. Non era certo facile interpretare le espressioni degli orsi, ma le parve irritato.
  2198. «È una cosa che riguarda Iorek Byrnison» disse lei in fretta. «Io ho delle informazioni su di lui, e il re ha bisogno di saperle».
  2199. «Di' a me di cosa si tratta, e io gli farò arrivare il messaggio» disse l'orso. «Questo non sarebbe giusto, se qualcun altro lo venisse a sapere prima del re» ribattè lei. «Mi dispiace, non voglio farle uno sgarbo, ma vede, è la regola, il re dev'essere il primo a sapere».
  2200. Forse l'orso era un po' ritardato. A ogni modo, esitò, e gettò la carne nella cella. Poi disse: «Molto bene. Vieni con me».
  2201. La condusse all'aria aperta, cosa che lei accolse con gratitudine. La nebbia si era diradata, e c'erano le stelle che splendevano sopra il cortile circondato da alte mura. Il guardiano conferì con un altro orso, che venne a parlare con lei. «Non puoi certo vedere Iofur Raknison quando vuoi tu» disse. «Dovrai aspettare fino a che non sarà lui a volerti vedere».
  2202. «Ma è molto urgente, quel che devo dirgli» spiegò. «Riguarda Iorek Byrnison. Sono certa che Sua Maestà desidera saperlo. Ma allo stesso tempo non posso dirlo a nessun altro, lei si rende conto, no? Sarebbe una scortesia. Lui si arrabbierebbe davvero, se sapesse che abbiamo fatto una scortesia simile». Questo argomento parve avere un certo peso, o almeno riuscire a confondere l'orso abbastanza da farlo esitare. Lyra si sentì certa di aver interpretato la situazione nel modo giusto: Iofur Raknison stava introducendo tante di quelle novità che nessuno degli orsi aveva ancora capito con certezza come doveva comportarsi, e lei poteva sfruttare la loro insicurezza per arrivare fino a Iofur.
  2203. L'orso si allontanò per consultare l'orso suo superiore, e non ci volle molto prima che Lyra venisse nuovamente introdotta nel palazzo, ma questa volta negli appartamenti di Stato. Non vi regnava certo una maggior pulizia, e in realtà quell'aria era ancor più difficile da sopportare di quella della cella, perché al suo lezzo naturale si sovrapponeva un pesante strato di un qualche stucchevole profumo. La fecero aspettare in un corridoio, poi in un'anticamera, poi dinanzi a una gran porta, mentre gli orsi discutevano e litigavano e si agitavano correndo avanti e indietro, così che lei ebbe il tempo di guardarsi intorno e osservare le assurde decorazioni: le pareti erano piene di stucchi riccamente dorati, con la doratura che stava già venendo via, o proprio staccandosi dalla parete per l'umidità, mentre i ricchi tappeti erano tutti pasticciati e pieni di lerciume.
  2204. Finalmente la gran porta venne aperta dall'interno. Una vampata di luce proveniente da una mezza dozzina di candelieri, un tappeto scarlatto e un'altra zaffata di spesso profumo che indugiava nell'aria; e i musi di una dozzina e più di orsi, tutti intenti a fissarla, nessuno con addosso l'armatura ma tutti con una qualche decorazione: una collana d'oro, un copricapo di piume purpuree, una fascia cremisi. Curiosamente, la sala era occupata anche da parecchi uccelli: rondini di mare e gabbiani stercorari stavano appollaiati sulla cornice di gesso
  2205. e si abbassavano in planata per recuperare pezzi di pesce caduti dal nido che
  2206. qualche altro uccello aveva fatto nei candelieri.
  2207. E, su una predella all'estremo opposto della sala, si levava alto un trono
  2208. poderoso. Era fatto di granito e dunque era solido e massiccio, ma come tante
  2209. altre cose nel palazzo di Iofur, era sovraccarico di decorazioni dorate, a
  2210. festoni, e ghirlande, che parevano quasi un orpello di similoro messo sul fianco
  2211. possente di una montagna.
  2212. Seduto sul trono stava l'orso più grosso che mai avesse visto, Iofur Raknison
  2213. era ancora più alto e massiccio di Iorek e il suo viso era assai più mobile ed
  2214. espressivo, ed emanava una sorta di umanità che in Iorek lei non aveva mai
  2215. visto. Quando Iofur la guardò le parve di veder nei suoi occhi lo sguardo di un
  2216. uomo, un uomo di quelli che aveva incontrato dalla signora Coulter, un sottile
  2217. politico rotto a tutte le astuzie del potere. Attorno al collo indossava una
  2218. pesante catena d'oro da cui pendeva un vistoso gioiello, e ciascuno dei suoi
  2219. artigli - lunghi quindici centimetri buoni - era ricoperto da un sottile strato
  2220. d'oro. L'effetto che faceva era di immensa forza, ed energia, e abilità: era
  2221. abbastanza grosso per tutto quel sovraccarico di decorazioni. Su di lui, lungi
  2222. dal sembrare assurde, parevano barbariche e cariche di magnificenza.
  2223. Lyra si sentì sgomenta. Di colpo la sua idea le parve troppo sciocca per poterne
  2224. parlare.Però si avvicinò un altro poco, perché doveva, e allora vide che Iofur
  2225. teneva qualcosa su un ginocchio, un po' come un essere umano avrebbe potuto
  2226. tenerci un gattino, o il suo daimon.
  2227. Era una specie di grossa bambola di stoffa imbottita, un manichino con un vacuo
  2228. e stupido viso umano. Era vestita come avrebbe potuto vestirsi la signora
  2229. Coulter, e aveva con lei una sorta di rozza somiglianzà complessiva. Insomma,
  2230. stava facendo finta di avere un daimon. Allora lei si rese conto di potersi
  2231. muovere con sicurezza.
  2232. Avanzò in direzione del trono, e fece un profondissimo inchino, con Pantalaimon,
  2233. fermo e zitto, dentro una tasca.
  2234. «Le porgo i nostri saluti, o gran re» disse piano. «O meglio, intendo dire i
  2235. miei saluti, non i suoi».
  2236. «Non quelli di chi?» disse lui, e la sua voce era più leggera di quanto lei
  2237. aveva immaginato, ma piena di toni espressivi e di sottigliezze. Quando parlava,
  2238. agitava una zampa dinanzi alla bocca per allontanarne le mosche che vi si
  2239. affollavano intorno.
  2240. «Quelli di Iorek Byrnison, Sua Maestà» disse lei. «Ho da dirle qualcosa di molto
  2241. importante e molto segreto, e credo davvero che dovrei parlargliene in privato».
  2242. «Qualcosa che riguarda Iorek Byrnison?»
  2243. Lei gli si avvicinò ancora, stando bene attenta a dove metteva i piedi su quel
  2244. pavimento sporcato dagli uccelli, e allontanò le mosche che le ronzavano sul
  2245. viso.
  2246. «Qualcosa che riguarda i daimon» disse, in modo tale che potesse sentire solo
  2247. lui.
  2248. L'espressione dell'orso mutò. Lei non riuscì a interpretarne il senso, ma non
  2249. c'era dubbio che il suo interesse si era potentemente risvegliato. Di colpo si
  2250. alzò massicciamente dal trono, costringendola a schizzar via di lato, e ruggì i
  2251. suoi ordini agli altri orsi. Essi chinarono il capo e si diressero, senza dargli
  2252. le spalle, verso la porta. Gli uccelli, che si erano levati turbinosamente in
  2253. volo al suo ruggito, descrissero nell'aria vasti circoli, lanciando le loro
  2254. rauche strida, e poi tornarono a posarsi sui nidi.
  2255. Quando la sala del trono si fu svuotata, e rimasero soli, Iofur Raknison
  2256. si rivolse avidamente verso di lei.
  2257. «E allora?» disse. «Chi sei tu, intanto? E cos'è questa storia sui daimon?»
  2258. «Io sono un daimon, Sua Maestà» rispose lei.
  2259. Lui si bloccò.
  2260. «Di chi?»
  2261. «Di Byrnison» fu la sua risposta.
  2262. Era la cosa più pericolosa che avesse mai detto. Vide, con tutta chiarezza, che
  2263. solo lo stupore gli impediva di ammazzarla lì su due piedi. Così, senza fermarsi
  2264. un istante, proseguì:
  2265. «La prego, Maestà, mi permetta di finire di dirle tutto quanto, prima di farmi
  2266. del male, Io sono venuta qui a mio rischio e pericolo, come può ben vedere, e
  2267. non ho con me nulla che possa farle del male. E anzi, in realtà io voglio
  2268. aiutarla, e sono venuta qui per questo, Iorek Byrnison è stato il primo orso ad
  2269. avere un daimon, ma avrebbe dovuto essere lei. Io preferirei, di gran lunga,
  2270. essere il suo daimon, Maestà, e non quello di Iorek Byrnison, ed è per questo
  2271. che sono venuta».
  2272. «Come?» disse lui, senza fiato. «Come ha fatto un orso ad avere un daimon? E perché lui? E come fai tu a essere così lontano da lui?»
  2273. Le mosche che si allontanavano dalla sua bocca parevano tante piccole parole. «Questo è facile, io posso allontanarmi di molto da lui perché sono simile ai daimon delle streghe. Lei lo sa che possono allontanarsi dai loro daimon anche di centinaia di miglia, no? È la stessa cosa. E quanto a come abbia fatto ad avermi, è successo a Bolvangar. Lei avrà già sentito di Bolvangar, perché la signora Coulter deve avergliene parlato, ma probabilmente non le avrà raccontato tutto quello che stavano facendo laggiù».
  2274. «Tagliano...» disse lui.
  2275. «Sì, certo, quella è una cosa, l'intercisione. Ma fanno anche un sacco di altre cose, di tutti i generi, come ad esempio fabbricare daimon artificiali. E fare esperimenti sugli animali. Quando Iorek Byrnison ne ha sentito parlare, si è offerto come volontario per un esperimento in cui volevano provare se riuscivano a fare un daimon per lui. Ce l'hanno fatta. Quel daimon sono io. Il mio nome è Lyra. Proprio come gli esseri umani hanno daimon in forma di animali, così se un orso ha un daimon quello ha una forma da essere umano. E io sono il suo daimon. Posso leggere nella sua mente, e sapere esattamente quello che fa e dove si trova, e...»
  2276. «Dov'è adesso?»
  2277. «A Svalbard. Sta venendo qui più in fretta che può».
  2278. «Perché? Che cosa vuole? Dev'essere impazzito! Lo faremo a pezzi!»
  2279. «Vuole me. Sta venendo per riprendermi con sé. Ma io non voglio essere il suo daimon, Iofur Raknison, voglio essere il tuo. Perché la gente di Bolvangar, quando ha visto quanto era forte un orso quando possedeva un daimon, ha deciso di non ripetere mai più quell'esperimento. Iorek Byrnison avrebbe dovuto restare l'unico ad aver avuto un daimon. E con me ad aiutarlo, lui potrebbe mettersi a capo di tutti gli orsi e sollevarli contro di lei. È per questo che è venuto a Svalbard».
  2280. Il re degli orsi ruggì la sua rabbia. Ruggì così forte che tutti i cristalli dei candelieri si misero a tintinnare e tutti gli uccelli della grande sala stridettero, e Lyra si sentì rintronare le orecchie.Ma lei fu all'altezza della situazione.
  2281. «E per questo che sei tu quello che amo» disse rivolta a Iofur Raknison, «perché sei appassionato e forte, oltre che intelligente. E ho proprio dovuto abbandonarlo per venire qui da te e dirti tutto, perché non voglio che sia
  2282. lui a mettersi a capo degli orsi. Devi essere tu, è più giusto. E guarda, c'è un modo per togliermi a lui e fare di me il tuo daimon, ma tu non avresti mai potuto saperlo se non fossi stata io a dirtelo, e quindi avresti potuto farlo combattere nel solito modo, come si fa quando si deve affrontare un orso che è stato cacciato via; voglio dire ucciderlo con gli scaglia-fuoco, o qualcosa del genere, invece di batterlo in un vero combattimento. E se tu facessi così, io non farei che spegnermi come una candela, e morire con lui».
  2283. «Ma tu... come puoi...»
  2284. «Io posso diventare il tuo daimon» disse lei, «solo se tu sconfiggi Iorek Byrnison in singolar tenzone. Allora, la sua forza rifluirà dentro di te e la mia mente fluirà nella tua, e saremo come una persona sola, e condivideremo i nostri pensieri; e tu potrai mandarmi a miglia e miglia di distanza a spiare per te, o tenermi qui al tuo fianco, come vorrai. Con il mio aiuto potrai condurre gli orsi alla conquista di Bolvangar se ti piacerà, e costringerli a fare altri daimon per gli orsi tuoi favoriti; o, se preferisci esser l'unico orso ad avere un daimon, potremmo distruggere Bolvangar per l'eternità. Potremmo fare qualsiasi cosa, Iofur Raknison, tu e io insieme! »
  2285. E intanto, tutto il tempo, aveva in tasca Pantalaimon, e lo teneva con mano tremante, e lui si teneva il più fermo e tranquillo possibile, in forma di topolino, piccolo come non era mai stato.Iofur Raknison intanto percorreva su e giù il salone con aria di esplosiva eccitazione.
  2286. «A singolar tenzone?» stava dicendo. «Io? Dovrei combattere con Iorek Byrnison? Impossibile! E un paria! Come si può fare? Come posso affrontarlo? Non c'è un
  2287. altro modo?»
  2288. «E l'unico» disse Lyra, desiderando che non fosse così, perché Iofur Raknison sembrava farsi più grosso e più focoso di minuto in : minuto. Con tutto l'affetto che aveva per Iorek e tutta la fiducia che nutriva nei suoi confronti, non arrivava a credere sul serio che avrebbe potuto sconfiggere quel gigante fra gli orsi giganti. Ma era l'unica speranza che avevano. Essere falciato a distanza dagli scaglia-fuoco significava non avere neppure quella.Iofur Raknison si voltò di colpo.
  2289. «Dammi una prova! » disse. «Provami che tu sei un daimon! »
  2290. «Bene» disse lei. «Posso farlo con facilità. Posso scoprire qualsiasi cosa che sai tu e nessun altro, una cosa che solo un daimon sarebbe in grado di scoprire».
  2291. «Allora dimmi qual è stata la prima creatura che ho ucciso».
  2292. «Dovrò andare in una stanza e rimanere sola, per farlo» disse. «Quando sarò il tuo daimon avrai la possibilità di vedere come faccio, ma fino ad allora dev'essere una cosa privata».
  2293. «C'è un'anticamera dietro questo salone. Va' lì dentro, e vieni fuori quando conoscerai la risposta».
  2294. Lyra aprì la porta e si trovò in una stanza illuminata da una torcia e vuota, salvo un armadio di mogano contenente degli ornamenti di argento tutti rovinati. Lei tirò fuori l'aletiometro e chiese: «Dov'è Iorek?»
  2295. «A quattro ore di distanza e corre sempre più in fretta».
  2296. «Come posso dirgli quello che ho fatto?»
  2297. «Devi aver fiducia in lui».
  2298. Pensò con ansia a quanto sarebbe stato stanco. Ma poi pensò che non stava facendo quel che le aveva appena detto l'aletiometro: stava mancando di fiducia nei suoi confronti.
  2299. Mise da parte quei pensieri e formulò la domanda che le aveva imposto Iofur Raknison. Qual era la prima creatura che aveva ucciso?
  2300. E venne la risposta: il suo stesso padre.
  2301. Lei approfondì la questione e venne a sapere che Iofur, nella sua prima spedizione di caccia, era venuto a trovarsi da solo sul ghiaccio, e si era imbattuto in un orso solitario. Si erano messi a discutere, poi a lottare, e Iofur
  2302. lo aveva ucciso. Quando era venuto a sapere, più tardi, che si trattava del suo stesso padre (visto che gli orsi venivano allevati dalle loro madri, e solo ben di rado vedevano il padre) lui aveva tenuto nascosta la verità. Nessuno ne sapeva nulla, se non lo stesso Iofur.
  2303. Lyra mise via l'aletiometro e si chiese in che modo doveva dargli la risposta. «Adulalo!» bisbigliò Pantalaimon. «Lui non desidera altro».
  2304. E così Lyra aprì la porta e trovò Iofur Raknison che l'aspettava, con un'espressione mista di trionfo, astuzia, preoccupazione e avidità.
  2305. «Be'?»
  2306. Lei si inginocchiò di fronte a lui e chinò la testa toccandogli la zampa sinistra, la più forte visto che gli orsi erano mancini.
  2307. «Io chiedo il tuo perdono, Iofur Raknison!» disse. «Non sapevo quanto tu fossi forte e grande ! »
  2308. «Che vuoi dire? Rispondi alla mia domanda! »
  2309. «La prima creatura che hai ucciso era il tuo stesso padre. Io credo che tu sia un nuovo dio, Iofur Raknison. Dev'essere così. Solo un dio potrebbe avere la forza di fare una cosa simile».
  2310. «Tu sai! Tu vedi!»
  2311. «Sì, perché io sono un daimon, proprio come ti ho detto».
  2312. «Dimmi un'altra cosa ancora. Che cosa mi ha promesso la signora Coulter quando è stata qui ?»
  2313. Di nuovo Lyra andò nella stanza vuota e consultò L’aletiometro per poi tornare con la risposta.
  2314. «Ti ha promesso che avrebbe fatto in modo che il Magisterium di Ginevra accettasse di farti battezzare come cristiano, anche se allora non avevi un daimon. Be', temo proprio che non l'abbia fatto, Iofur Raknison, e in tutta onestà credo proprio che loro non sarebbero mai stati disposti a farlo, se non avevi un daimon. Secondo me lei lo sapeva benissimo, e non ti stava affatto dicendo la verità. Ma in ogni caso quando avrai me come daimon potresti
  2315. benissimo esser battezzato se lo volessi, perché nessuno potrebbe dire qualcosa in contrario, a quel punto. Potresti richiederlo, e loro non potrebbero in nessun modo negartelo».
  2316. «Sì... È vero. È proprio quello che lei mi ha detto. Vero, parola per parola. E mi ha ingannato? Io mi sono fidato e lei mi ha ingannato?»
  2317. «Sì, lo ha fatto. Ma questo adesso non ha più alcuna importanza. Ti chiedo scusa, Iofur Raknison. Spero che non ti dispiaccia se ti dico questo, ma Iorek Byrnison adesso è ad appena quattro ore di distanza, e forse è meglio che tu dica alle tue guardie di non attaccarlo come normalmente farebbero. Se vuoi batterti con lui per me, bisognerà che tu lo lasci entrare nel palazzo». «Sì...»
  2318. «E magari quando arriva sarà meglio che io faccia finta di continuare ad appartenere a lui e gli dica che mi sono perduta, o qualcosa del genere. Lui non capirà. Farò finta. Tu vuoi dirlo, agli altri orsi, che io sono il daimon di Iorek e poi apparterrò a te quando lo avrai battuto?»
  2319. «Non lo so... Cosa dovrei fare?»
  2320. «Non credo che sia bene che tu ne parli, per ora. Una volta che saremo uniti, tu e io, potremo pensarci e decidere qual è la cosa migliore. Quel che bisogna fare adesso è spiegare a tutti gli altri orsi perché permetterai a Iorek Byrnison di battersi con te come fosse un orso nel pieno dei suoi diritti, anche se in realtà è un reietto. Perché loro non capiranno, e bisogna che troviamo una ragione da dargli. Voglio dire, loro faranno quello che tu gli dirai a ogni modo, ma se ne vedono una ragione, avranno per te un'ammirazione ancora maggiore».
  2321. «Sì. Cosa dobbiamo dirgli?»
  2322. «Una cosa da dirgli... Di' loro che per dare al tuo regno la più assoluta sicurezza, sei stato tu stesso a far venire qui Iorek Byrnison per batterti con lui, e il vincitore governerà gli orsi per sempre. Vedi, se farai credere che la sua venuta è stata una tua idea, e non un'idea sua, loro rimarranno davvero colpiti. Penseranno che sei in grado di farlo venire qui da molto lontano. Penseranno che tu possa fare qualsiasi cosa».
  2323. «Sì...»
  2324. Il grande orso era ormai ridotto all'impotenza. Lyra si sentiva quasi inebriata dal potere che stava esercitando su di lui e, se Pantalaimon non le avesse morsicato con decisione la mano per ricordarle il pericolo in cui si trovavano tutti, avrebbe rischiato di perdere completamente il senso delle proporzioni. Invece si riprese e indietreggiò con modestia per guardare e osservare gli orsi che, obbedendo agli ordini eccitati di Iofur, preparavano il terreno
  2325. dove Iorek Byrnison avrebbe dovuto combattere; intanto Iorek, del tutto ignaro, si affrettava sempre più verso quella che sarebbe stata, e lei desiderava tanto poterglielo dire, una lotta per la vita o per la morte.
  2326. VENTI
  2327. SENZA QUARTIERE
  2328. Fra gli orsi i duelli erano frequenti e regolati da un preciso rituale. Che un
  2329. orso ne uccidesse un altro era raro, tuttavia e quando avveniva si trattava di
  2330. solito di un incidente, o di un orso che aveva confuso i segnali, come nel caso
  2331. di Iorek Byrnison. I casi di vero e proprio assassinio, come quando Iofur aveva
  2332. ammazzato il suo stesso padre, erano ancora più rari.
  2333. Occasionalmente però si verificavano delle circostanze in cui l'unico modo di
  2334. risolvere una disputa era un duello all'ultimo sangue. E, per quei casi, era
  2335. prescritto un dettagliato cerimoniale.
  2336. Non appena Iofur annunciò che stava arrivando Iorek Byrnison e che avrebbe avuto
  2337. luogo un combattimento, il terreno della sfida venne sgomberato e livellato e
  2338. dalle miniere di fuoco arrivarono gli armieri per controllare l'armatura di
  2339. Iofur. Venne esaminato ogni singolo rivetto, ogni anello fu messo alla prova, e
  2340. le piastre vennero levigate con la sabbia più fine. Non minore attenzione venne
  2341. dedicata ai suoi artigli. La doratura venne asportata, e una alla volta quei
  2342. quindici centimetri di lama vennero affilati e limati fino a renderli quanto mai
  2343. mortali. Lyra stette a guardare, con un senso di nausea sempre più intenso nel
  2344. profondo dello stomaco, perché a Iorek Byrnison non sarebbero certo toccate
  2345. tutte quelle attenzioni. Erano già quasi ventiquattr'ore che marciava sul
  2346. ghiaccio senza riposo né cibo e avrebbe anche potuto rimaner ferito durante
  2347. l'atterraggio. E lei l'aveva gettato in quella lotta senza farglielo neppure
  2348. sapere. A un certo punto, dopo che Iofur Raknison ebbe verificato l'affilatura
  2349. degli artigli su un tricheco appena ucciso tagliandone la pelle come un foglio
  2350. di carta, e la potenza dei suoi colpi tremendi sul cranio del tricheco stesso
  2351. (erano bastati due colpi a sfondarlo come un guscio d'uovo), Lyra era stata
  2352. costretta a inventare una scusa per Iofur e a ritirarsi in solitudine per
  2353. scoppiare a piangere tutta impaurita.
  2354. Neppure Pantalaimon, che di solito riusciva a tirarla su, aveva granché da dire
  2355. per ravvivare le sue speranze. Tutto ciò che poteva fare era consultare
  2356. l'aletiometro: è a un'ora di distanza, le disse, e poi, ancora, che doveva aver
  2357. fiducia in lui; e (questo era più difficile da capire) le parve addirittura di
  2358. cogliere un rimprovero per aver posto due volte la stessa domanda.
  2359. A questo punto fra gli orsi si era sparsa la voce, e ogni parte del campo di
  2360. combattimento era piena di folla. Gli orsi di alto rango occupavano i posti
  2361. migliori, e c'era uno speciale recinto per le orse, comprese ovviamente le mogli
  2362. di Iofur. Lyra nutriva una profonda curiosità a proposito delle orse, perché ne
  2363. sapeva davvero pochissimo, ma non era certo quello il momento di andare in giro
  2364. a far domande. Invece, si tenne vicina a Iofur Raknison: osservò i cortigiani
  2365. intorno a lui far valere il loro rango nei confronti degli orsi comuni venuti da
  2366. fuori, e cercò di indovinare che senso avessero le varie piume, i distintivi e
  2367. le insegne che tutti loro parevano indossare. Alcuni di quelli di rango più
  2368. alto, vide, portavano dei manichini simili alla bambola di stracci che aveva
  2369. fatto da daimon a Iofur, nel tentativo forse di cattivarsi il suo favore
  2370. imitando la moda che lui aveva lanciato. Le diede un sardonico piacere vedere
  2371. che quando si accorsero che Iofur aveva abbandonato il suo, si trovarono a non
  2372. saper più cosa farsene dei loro. Dovevano gettarli via? Non erano più in auge?
  2373. Come dovevano comportarsi?
  2374. Perché questo era l'umore che regnava a corte, stava cominciando a rendersi
  2375. conto. Non erano certi del terreno su cui si trovavano. Non erano come Iorek
  2376. Byrnison, puro e sicuro e assoluto; c'era un costante sudario di incertezza che
  2377. incombeva loro addosso: passavano il tempo a osservarsi l'un l'altro e a
  2378. osservare Iofur.
  2379. E osservavano anche lei, con aperta curiosità. Lei rimase modestamente accanto a Iofur, abbassando gli occhi ogni volta che un orso la guardava.
  2380. La nebbia a questo punto si era levata del tutto e l'aria era limpida; il caso volle che il breve periodo in cui si attenuava l'oscurità, verso mezzogiorno, corrispondesse con il momento in cui Lyra pensava che sarebbe arrivato Iorek Byrnison. Lei rimase, rabbrividendo, sulla neve densamente pressata al limitare del campo preparato per lo scontro, e guardò in alto verso il leggero chiarore del cielo, desiderando con tutto il cuore di vedere un volo di nere eleganti forme irregolari venute a portarsela via; o di vedere la città celata nell'Aurora e di poter passeggiare in tutta sicurezza lungo quei larghi viali assolati; o di vedere le grandi braccia di Ma Costa, sentire i rassicuranti odori del suo corpo e della sua cucina che l'avvolgevano quando c'era lei...
  2381. Si trovò a piangere, lacrime che congelavano quasi subito e che doveva spazzare dolorosamente via. Aveva tanta paura. Gli orsi, che non sapevano piangere, non erano in grado di capire ciò che le stava accadendo; era un qualche processo degli umani, insensato. E ovviamente Pantalaimon non poteva confortarla, come avrebbe fatto in circostanze normali, anche se lei teneva una mano in tasca ben stretta attorno alla sua calda forma di topolino, e lui le leccava le dita. Accanto a lei, i fabbri stavano dando gli ultimi ritocchi all'armatura di Iofur Raknison. Lui si impennò come un gran torrione di metallo, scintillante d'acciaio lucidato, le lisce piastre intarsiate di filetti d'oro: l'elmo gli chiudeva la parte superiore del capo in un carapace luccicante grigio argento, dalle profonde feritoie oculari, e la parte inferiore del suo corpo era protetta da una sorta di camicia aderente di maglia di ferro. Fu quando vide questo che Lyra si rese conto di aver tradito Iorek Byrnison, perché Iorek non aveva nulla di simile. Guardò Iofur Raknison così lustro e possente e sentì un malessere profondo e nauseante, come un composto fatto di senso di colpa e paura.
  2382. Disse: «Mi scusi, Maestà, se le ricordo quel che ho detto prima...»
  2383. La sua voce incerta suonò piccola e debole nell'aria. Iofur Raknison voltò il
  2384. capo possente, distratto dal bersaglio che tre orsi gli reggevano dinanzi perché
  2385. lo squarciasse con quegli artigli perfetti.
  2386. ; «Sì? Sì?»
  2387. ; «Si ricorda, le avevo detto sarebbe stato meglio che andassi a parlare con
  2388. Iorek Byrnison a far finta...»
  2389. Ma prima ancora che arrivasse a finire la frase, si levò il ruggito degli orsi
  2390. sulla torre di guardia. Tutti gli altri capirono quello che siI gnificava e
  2391. risposero con un grido di eccitazione trionfante. Avevano avvistato Iorek.
  2392. «Posso?» chiese Lyra, in tono di urgenza. «Lo ingannerò, vedrà». «Sì. Sì. Vai
  2393. subito. Va' a incoraggiarlo!»
  2394. Iofur Raknison faceva quasi fatica a parlare per il furore e l'eccitazione.
  2395. Lyra si allontanò dal suo fianco e attraversò la spianata preparata per il
  2396. combattimento, spoglia e libera com'era, lasciandovi sopra le sue minuscole
  2397. impronte, e gli orsi dall'altra parte si spostarono per lasciarla passare.
  2398. Quando quei gran corpi si mossero pesantemente di lato, l'orizzonte si aprì,
  2399. melanconico nel pallore di quella luce. Dov'era Iorek Byrnison? Non riusciva a
  2400. vedere nulla; ma certo, la torre di guardia era alta, e di là potevano vedere
  2401. ciò che a lei era ancora celato. Tutto quello che poteva fare era avanzare nella
  2402. neve.
  2403. Fu lui a vederla per primo. Vi fu un balzo, un pesante clangor di metallo e in
  2404. uno sbuffo di neve Iorek Byrnison si trovò accanto a lei.
  2405. «Oh, Iorek! Ho fatto una cosa terribile! Mio caro, ora dovrai batterti contro
  2406. Iofur Raknison, e non sei certo pronto: sei stanco, hai fame e la tua armatura
  2407. è...»
  2408. «Che cosa terribile?»
  2409. «Gli ho detto che tu stavi arrivando, perché l'ho saputo dal lettore simbolico;
  2410. lui desidera disperatamente essere come una persona e avere un daimon. Così gli
  2411. ho fatto credere di essere il tuo daimon e che ti volevo abbandonare per essere
  2412. invece il suo, ma che lui doveva battersi perché questo fosse possibile. Perché
  2413. altrimenti, Iorek, caro, non ti avrebbero mai permesso di batterti, ti avrebbero
  2414. bruciato e basta prima ancora che potessi avvicinarti...»
  2415. «E sei riuscita a ingannare Iofur Raknison?»
  2416. «Sì. Gli ho fatto accettare di battersi con te invece di farti ammazzare e basta
  2417. come un reietto, e il vincitore sarà il re degli orsi. Ho dovuto fare così,
  2418. perché...»
  2419. «Belacqua? No. Tu sei Lyra Linguargentina» disse lui. «Battermi con lui è tutto
  2420. ciò che voglio. Vieni, piccolo daimon».
  2421. Lei guardò Iorek Byrnison, nella sua armatura segnata dai colpi, snello e
  2422. feroce, e le parve che il suo cuore dovesse scoppiare d'orgoglio.
  2423. Camminarono insieme verso la massa pesante del palazzo di Iofur dove l'arena per
  2424. il combattimento si apriva appiattita e libera ai piedi delle mura. Gli orsi si
  2425. ammucchiarono sui bastioni, musi bianchi riempirono tutte le finestre; le loro
  2426. forme massicce sembravano dense, lontane pareti di un bianco nebbioso, segnate
  2427. dai punti neri degli occhi e dei nasi. I più vicini si fecero da parte,
  2428. schierandosi in due file in mezzo a cui far passare Iorek Byrnison e il suo
  2429. daimon. Tutti gli orsi avevano gli occhi fissi su di loro.
  2430. Iorek si fermò di fronte a Iofur Raknison, dall'altra parte dell'arena. Il re
  2431. scese dal pendio di neve calpestata, e i due orsi si fronteggiarono, a vari
  2432. metri di distanza.
  2433. Lyra era tanto vicina a Iorek da poter sentire in lui un tremito simile a quello
  2434. di una dinamo, un possente generatore di forze ambariche. Lo toccò brevemente
  2435. sul collo, dove terminava l'elmo, e disse: «Combatti bene, Iorek, mio caro. Tu
  2436. sei il vero re, e non lui. Lui non è nulla».
  2437. Poi si fece indietro.
  2438. «Orsi! » ruggì Iorek Byrnison. L'eco gli rimandò la sua voce dalle mura del
  2439. palazzo e spaventò gli uccelli, che si levarono in volo dai nidi. Lui proseguì:
  2440. «Questi sono i termini del combattimento. Se Iofur Raknison mi ucciderà, sarà il
  2441. vostro re per sempre, senza che più nessuno sfidi o metta in discussione il suo
  2442. dominio. Se sarò io a uccidere Iofur Raknison, io sarò il vostro re. Il primo
  2443. ordine che impartirò a tutti voi sarà di buttar giù questo palazzo, questa
  2444. profumata magione di buffoneria e d'orpello, e di lanciarne in mare l'oro e il
  2445. marmo. Il ferro è il metallo degli orsi. Non l'oro. Iofur Raknison ha
  2446. contaminato Svalbard. Io sono venuto a ripulirla. Iofur Raknison,
  2447. Io ti sfido».
  2448. Poi Iofur balzò in avanti, di un passo o due, come se riuscisse a malapena
  2449. a stare indietro.
  2450. «Orsi!» ruggì a sua volta. «Iorek Byrnison è ritornato su mio invito. Sono stato
  2451. io a farlo venir qui. E a me che spetta dettare i termini del combattimento;
  2452. ascoltateli. Se io ucciderò Iorek Byrnison, il suo corpo sarà smembrato e la sua
  2453. carne verrà lasciata in balia dei demoni delle falesie. La sua testa verrà
  2454. esposta sopra il mio palazzo. Ogni sua memoria sarà obliterata. Sarà un delitto
  2455. mortale pronunciare il suo nome...»
  2456. Continuò, e poi l'uno e l'altro orso tornarono a parlare. Era un cerimoniale, un
  2457. rituale fedelmente eseguito. Lyra li guardò, tutti e due, così completamente
  2458. diversi: Iofur, così brillante e possente, immenso nella sua forza e nel suo
  2459. benessere, dotato di una splendida armatura, orgoglioso e regale; Iorek, più
  2460. piccolo, anche se lei non avrebbe mai pensato di poterlo trovar piccolo, e mal
  2461. equipaggiato, con l'armatura arrugginita e ammaccata. Ma la sua armatura era la
  2462. sua anima. Era stato lui a farla, e per lui era giusta. Erano una cosa sola.
  2463. Iofur non si accontentava della sua armatura; voleva un'altra anima ancora. Lui
  2464. era inquieto; Iorek era tranquillo.
  2465. E lei si rese conto che anche gli orsi li stavano mettendo a confronto. Ma Iorek
  2466. e Iofur erano qualcosa di più che due orsi. C'erano due modi di essere orsi che
  2467. qui si opponevano, due futuri, due destini, Iofur aveva iniziato a condurli in
  2468. una direzione, Iorek li avrebbe spinti in un'altra; nello stesso istante un
  2469. possibile futuro si sarebbe chiuso per sempre, mentre l'altro avrebbe preso a
  2470. dispiegarsi.
  2471. Quando il loro combattimento rituale passò alla seconda fase, i due orsi
  2472. cominciarono a camminare senza posa sulla neve, spingendosi in avanti e
  2473. scuotendo il capo da una parte all'altra. Neanche un movimento tra il pubblico,
  2474. ma tutti gli occhi li seguivano attenti.Infine i due guerrieri furono fermi e
  2475. silenti e si osservarono faccia a faccia attraverso tutta la larghezza
  2476. dell'arena del combattimento.
  2477. Poi con un ruggito e una confusa nuvola di neve tutti e due gli orsi si mossero
  2478. nello stesso momento. Come due gran massi in equilibrio su due picchi adiacenti,
  2479. scossi e liberati da un terremoto, che scendono rimbalzando il pendio della
  2480. montagna a velocità sempre crescente, balzando oltre i crepacci e riducendo gli
  2481. alberi in frammenti, fino a che non si scontrano, con tanto impeto che tutti e
  2482. due vengon ridotti in polvere e ciottoli di pietra scagliati lontano, cosi i due
  2483. orsi si gettarono l'uno addosso all'altro. L'urto del loro scontro risuonò
  2484. nell'aria immobile e riecheggiò dai muri del palazzo. Ma loro non ne furon
  2485. distrutti, come sarebbe accaduto ai due massi. Caddero entrambi di lato e il
  2486. primo a rialzarsi fu Iorek. Si distese in un agile balzo e afferrò Iofur, la cui
  2487. armatura era stata danneggiata dalla collisione e che trovava difficoltà a
  2488. sollevare il capo, Iorek si lanciò subito verso il vulnerabile intervallo sul
  2489. collo. Rizzò il pelo bianco, infilò gli artigli sotto l'orlo dell'elmo di Iofur
  2490. e gli impartì uno strattone in avanti.Sentendo il pericolo, Iofur ringhiò e si
  2491. scosse tutto, come Lyra aveva visto scuotersi Iorek ai bordi del mare, mandando
  2492. grandi lastre d'acqua a volare alte nell'aria. Iorek cadde lontano, dovette
  2493. lasciare la presa; con uno scricchiolio di metallo contorto Iofur si alzò in
  2494. tutta la sua altezza, raddrizzando di forza le piastre posteriori della sua
  2495. armatura. Poi, come una valanga, si gettò su Iorek, che stava ancora cercando di
  2496. rialzarsi.
  2497. Lyra si sentì tagliare lei stessa il respiro dalla forza di quella massa che gli
  2498. si gettava addosso dall'alto in basso. Certo è che il suolo stesso le tremò
  2499. sotto i piedi. Come poteva Iorek sopravvivere a una cosa simile? Lottava per
  2500. divincolarsi e ritrovare una ferma presa sul terreno, ma aveva le zampe in aria,
  2501. e Iofur aveva fissato i denti in qualche punto prossimo alla gola di Iorek.
  2502. Gocce di sangue caldo volavano nell'aria: una atterrò sulla pelliccia di Lyra,
  2503. che vi premette sopra la mano come su un pegno d'amore.Poi gli artigli di una
  2504. delle zampe posteriori di Iorek entrarono a strappare gli anelli della cotta di
  2505. maglia di Iofur, dall'alto in basso. Venne via l'intera parte frontale e Iofur
  2506. saltò di lato per controllare il danno, lasciando libero Iorek di rimettersi in
  2507. piedi.
  2508. Per un istante i due orsi rimasero separati, a riprendere fiato. Iofur era
  2509. adesso intralciato dalla sua cotta di maglia, perché questa da protezione si era
  2510. mutata di colpo in un fastidio: era ancora collegata al retro dell'armatura e si
  2511. trascinava intorno alle sue zampe posteriori, Iorek, però, era ridotto peggio.
  2512. Sanguinava copiosamente da una ferita al collo, e ansimava pesantemente.
  2513. Fu lui però a balzare addosso a Iofur prima che il re riuscisse a liberarsi
  2514. dall'intralcio della cotta di maglia, e lo gettò a terra per poi puntare un
  2515. affondo alla parte scoperta del collo di Iofur, dove l'elmo era piegato
  2516. all'orlo. Iofur lo lanciò via, e poi i due orsi tornarono a gettarsi l'uno
  2517. sull'altro, spruzzando in ogni direzione fontane di neve, tanto che a volte era
  2518. difficile vedere chi dei due era in vantaggio.
  2519. Lyra guardava, osando a malapena respirare, e tenendosi strette le mani con
  2520. tanta forza da sentir dolore. Le parve di aver visto Iofur aprire uno squarcio
  2521. nel ventre di Iorek, ma questo non poteva essere vero, perché un momento
  2522. appresso, dopo un'altra convulsa esplosione di neve, tutti e due gli orsi erano
  2523. dritti in piedi come due pugili, e Iorek menava possenti fendenti artigliati al
  2524. viso di Iofur che ricambiava i suoi colpi con non minore ferocia.
  2525. Lyra tremava del peso di quei colpi. Era come un gigante che menasse un gran
  2526. martello, e quel martello fosse armato di cinque punte d'acciaio...
  2527. Clangore di ferro su ferro, stridore di denti sui denti; e crudo ansimare
  2528. ruggente, tuonare di zampe sul duro terreno compresso. La neve d'intorno era
  2529. tutta chiazzata di rosso, pestata e ridotta per metri a fanghiglia scarlatta.
  2530. L'armatura di Iofur era oramai ridotta a uno stato pietoso, le piastre strappate
  2531. e contorte, l'oro degli intarsi saltato via o coperto da spesse strisciate di
  2532. sangue, l'elmo scalzato del tutto. Quella di Iorek, per brutta che fosse, era in
  2533. condizioni migliori; ammaccata ma intatta, sopportava assai meglio i colpi di
  2534. maglio delle zampate del re degli orsi, parando la minaccia di quei brutali
  2535. artigli lunghi quindici centimetri.
  2536. Di contro a questo, però, Iofur era più grosso e più forte di Iorek; Iorek era
  2537. stanco e affamato e aveva perduto più sangue di lui. Era ferito al ventre, a
  2538. entrambe le zampe anteriori, e al collo, mentre Iofur sanguinava soltanto dalla
  2539. mascella. Lyra anelava ad aiutare il suo amico diletto; ma cosa poteva fare?
  2540. E per Iorek si stava mettendo male, adesso. Zoppicava; ogni volta che poggiava a terra la zampa anteriore sinistra, tutti potevano vedere che questa faceva fatica anche solo a portare il suo peso. Aveva smesso di usarla per colpire: i colpi che assestava con la destra si erano fatti più deboli e parevano anzi poco più che dei lievi buffetti in confronto alle potenti zampate demolitrici che aveva sferrato solo pochi minuti prima.Iofur se n'era accorto. Si mise a schernire Iorek, chiamandolo zamparotta, cucciolo piagnucoloso, ferrovecchio arrugginito, morituro e altro ancora, senza mai smettere di infliggergli da destra e da sinistra dei colpi che Iorek non era più in grado di parare. Iorek si vide costretto a indietreggiare, un passo alla volta, e ad accucciarsi sotto la gragnuola di colpi del beffardo re degli orsi.
  2541. Lyra era in lacrime. Il suo diletto, il suo ardito, il suo intrepido campione
  2542. stava per morire, e lei non l'avrebbe tradito distogliendo lo sguardo, perché se
  2543. lui mai l'avesse guardata doveva vedere i suoi occhi scintillanti d'amore e
  2544. fiducia, non un viso nascosto vilmente, una spalla voltata via per timore.
  2545. E allora guardò, ma le lacrime le impedirono di vedere quel che stava realmente
  2546. accadendo, e forse per lei non sarebbe risultato visibile comunque. Di certo non
  2547. lo vide Iofur.
  2548. Perché Iorek stava indietreggiando solo per trovare un punto solido e asciutto
  2549. su cui puntare i piedi, una solida roccia ben ferma da cui prender lo slancio, e
  2550. il suo sinistro inutile era in realtà intatto e pieno di forza. Gli orsi non si
  2551. potevano ingannare ma, come Lyra gli aveva mostrato, Iofur non voleva essere un
  2552. orso, voleva essere un uomo; e Iorek lo stava ingannando.
  2553. Alla fine trovò quel che voleva: una solida roccia profondamente ancorata nel duro terreno gelato. Indietreggiò fino a essa, tese i muscoli delle zampe posteriori, e attese il momento.Che venne quando iofur si impennò, torreggiante, ruggendo il suo trionfo, ed esponendo in segno di dileggio il capo verso la sua sinistra apparentemente indebolita.Fu allora che Iorek si mosse. Come un'ondata che abbia accumulato la sua forza per tutte le migliaia di miglia di un oceano e che turba soltanto di poco le acque profonde, ma che quando arriva ai più bassi fondali si impenna levandosi altissima al cielo e atterrisce la gente che abita presso la riva, per poi riversarsi contro la terra
  2554. con una potenza cui nulla resiste; così Iorek Byrnison si levò contro Iofur,
  2555. esplodendo dal basso verso l'alto, a partire dal punto d'appoggio di quella
  2556. roccia asciutta, in un feroce fendente di sinistro contro l'esposta mascella di
  2557. Iofur Raknison.
  2558. Fu un colpo terrificante. Gli strappò la mascella di netto, così da farla volar
  2559. via nell'aria spargendo gocce di sangue a molti metri di distanza.
  2560. La rossa lingua di iofur rimase pendente e sgocciolante sopra la sua gola aperta. Il re degli orsi si trovò di colpo senza voce, senza l'arma del morso, impotente. Iorek non aveva bisogno d'altro. Balzò in avanti e subito i suoi denti affondarono nella gola di Iofur: lo scosse da una parte e dall'altra, sollevando quel corpo gigante da terra e tornando a scagliarvelo come se Iofur fosse stato nulla più che una foca sul bordo del mare.Poi allargò lo squarcio verso l'alto e la vita di Iofur sfuggì via frammezzo ai suoi denti.
  2561. Restava ancora un rito da eseguire. L'artiglio di Iorek sventrò il petto rimasto indifeso del morto re, e tirò via la pelliccia ai due lati per esporre alla luce le costole bianche e strette, come il fasciame di una barca rovesciata. Dentro la cassa toracica Iorek affondò la zampa e ne tirò fuori il cuore, rosso e fumante e, di fronte ai sudditi di Iofur, lo mangiò.
  2562. Vi fu un pandemonio di acclamazioni, un parapiglia di orsi avanzanti per rendere omaggio al vincitore di Iofur.
  2563. La voce di Iorek Byrnison si levò, più forte di tutto il clamore.
  2564. «Orsi! Chi è il vostro re?»
  2565. Giunse un grido di risposta, in un rombo, quasi gli scogli di tutte le coste del mondo fossero percossi dall'onda di una tempesta oceanica:
  2566. « Iorek Byrnison ! »
  2567. Gli orsi sapevano quel che dovevano fare. Ogni insegna, ogni fascia, ogni corona araldica venne gettata via senza indugio e calpestata con sommo disprezzo, per essere dimenticata in un solo momento. Erano gli orsi di Iorek, adesso, dei veri orsi, non più dei dubitosi semiumani, consapevoli solo di un torturante senso di inferiorità. Sciamarono verso il palazzo e presero a scagliare grandi blocchi di marmo giù dalle torri più alte, scuotendo coi pugni possenti le mura dei bastioni finché le pietre non cominciarono a venire via per poi esser gettate oltre le scogliere a schiantarsi sul molo, cento o centocinquanta metri più in basso.
  2568. Iorek li ignorò e cominciò a togliersi l'armatura di dosso per occuparsi delle sue ferite ma, prima ancora che potesse cominciare, Lyra gli si fece accanto, battendo il piede sulla neve gelata e scarlatta, e gridando agli orsi di smetterla di assalire in quel modo il palazzo, perché c'erano dei prigionieri, lì dentro. Loro non la sentirono, ma Iorek sì, e quando lui emise un ruggito tutti si fermarono di colpo.
  2569. «Prigionieri umani?» chiese Iorek.
  2570. «Sì: Iofur Raknison li ha fatti rinchiudere nei sotterranei. Bisognerebbe farli venir fuori e trovar loro un rifugio, altrimenti verranno ammazzati da tutti quei muri che crollano giù...»
  2571. Iorek impartì in fretta degli ordini e qualche orso si diresse di corsa nel palazzo a liberare i prigionieri. Lyra si rivolse a Iorek.
  2572. «Lascia che ti aiuti... voglio assicurarmi che le tue ferite non siano troppo gravi, mio caro Iorek... Oh, vorrei che ci fossero delle bende o qualcosa del genere! Hai quel terribile taglio sulla pancia...»
  2573. Un orso arrivò con la bocca piena di una sostanza rigida e verde, profondamente congelata, posandola sul terreno ai piedi di Iorek.
  2574. «Muschio sanguigno» disse Iorek. «Premilo ben bene dentro le ferite, Lyra, fai questo per me. Poi ripiegaci sopra la pelle e mettici sopra un po' di neve fino a che non si congela».
  2575. Non permise a nessuno degli orsi di soccorrerlo, malgrado il loro desiderio di farlo. Le dita di Lyra erano abili e lei desiderava disperatamente fare qualcosa per lui; così la bambinetta si curvò sul corpo del gran re degli orsi, riempiendo le ferite di muschio sanguigno ben compresso e facendo congelare la carne esposta fino a che il sangue non smise di uscire. Quando ebbe finito, i suoi guanti erano tutti intrisi del sangue di Iorek, ma le ferite dell'orso avevano smesso di sanguinare.
  2576. A quel punto i prigionieri - forse una dozzina di uomini, che tremavano e sbattevano gli occhi, e si stringevano strettamente gli uni agli altri - erano venuti fuori. Non aveva alcun senso parlare con il professore, decise Lyra, perché il pover'uomo era matto; le avrebbe fatto piacere sapere chi erano gli
  2577. altri uomini, ma c'erano un sacco di altre cose urgenti da fare. E poi non
  2578. voleva distrarre Iorek, che stava impartendo dei rapidi ordini, inviando degli
  2579. orsi ad affrettarsi qua e là, ed era in ansia per Roger, per Lee Scoresby e le
  2580. streghe, e si sentiva affamata e stanca... Pensò che la
  2581. cosa migliore che potesse fare a quel punto era tenersi fuori dai piedi.
  2582. Dunque si accoccolò in un angolo tranquillo del terreno su cui era avvenuto il
  2583. combattimento, con Pantalaimon in forma di ghiottone a tenerla calda, si
  2584. ammucchiò addosso la neve come avrebbe potuto fare un orso, e si mise a
  2585. dormire.Qualcosa le diede un colpetto a un piede e la voce estranea di un orso
  2586. disse: «Lyra Linguargentina».
  2587. Si svegliò mezza morta dal freddo e non riuscì ad aprire gli occhi, perché le si
  2588. erano congelati chiusi; ma Pantalaimon glieli leccò così da far sciogliere il
  2589. ghiaccio che aveva sulle ciglia, e poco dopo fu in grado di vedere il giovane
  2590. orso che le parlava al chiarore della luna.
  2591. Cercò di alzarsi in piedi, ma per due volte non riuscì a tenersi dritta.
  2592.  L'orso disse: «Salimi in groppa» e si accucciò per offrirle l'ampia  schiena:
  2593. un po' tenendosi aggrappata, un po' rotolando giù, alla fine riuscì a stargli
  2594. sopra mentre lui scendeva in una depressione dalle ripide pareti ove si
  2595. trovavano riuniti parecchi orsi.
  2596.  Fra loro c'era una minuscola figura che le corse incontro e il cui  daimon
  2597. balzò a salutare Pantalaimon.
  2598. «Roger! » esclamò.
  2599. «Iorek Byrnison mi ha fatto restare là fuori nella neve mentre veniva a cercarti per portarti via... Siamo caduti giù dal pallone, Lyra! dopo che sei caduta tu, noi siamo stati trascinati per miglia e miglia, e poi il signor Scoresby ha fatto uscire ancora un po' di gas e siamo andati a urtare contro una montagna e siamo caduti giù da un pendio mai visto! Non so dov'è finito adesso il signor Scoresby, e neppure le streghe. C'eravamo solo io e Iorek Byrnison. Lui è venuto dritto da questa parte per venirti a cercare. E poi mi hanno raccontato di questa lotta...»
  2600. Lyra si guardò attorno. Sotto la direzione di un orso più anziano, i prigionieri umani stavano costruendosi un rifugio con pezzi di legno portati lì dalla corrente e brandelli di tela. Sembravano contenti di avere del lavoro da fare. Uno di loro stava battendo una pietra focaia per accendere il fuoco.
  2601. «Ecco del cibo» disse l'orso giovane che aveva svegliato Lyra. Una foca appena uccisa giaceva sulla neve. L'orso la sventrò con uno degli artigli e mostrò a Lyra dov'erano i reni. Lei ne mangiò uno crudo; era caldo e morbido, e più delizioso di quanto avrebbe mai creduto possibile. «Mangia anche il grasso sottocutaneo» disse l'orso, e ne strappò un pezzo per lei. Pareva panna aromatizzata alla nocciola. Roger esitò, ma seguì il suo esempio. Mangiarono avidamente, e ci vollero solo pochi minuti perché Lyra si svegliasse del tutto e cominciasse a non sentir più troppo freddo.Pulendosi la bocca si guardò intorno, ma Iorek non era in vista.
  2602. «Iorek Byrnison sta parlando con i suoi consiglieri» disse il giovane orso. «Voleva vederti dopo che avessi mangiato. Seguimi».
  2603. La condusse oltre un pendio innevato fino al punto in cui gli orsi stavano cominciando a erigere una parete di blocchi di ghiaccio, Iorek sedeva al centro di un gruppo di orsi più anziani e si alzò per salutarla.
  2604. «Lyra Linguargentina» disse. «Vieni a sentire quello che mi stanno raccontando». Lui non spiegò la sua presenza agli altri orsi, o forse quelli avevano già saputo di lei; piuttosto, le fece spazio e la trattò con suprema cortesia, come fosse stata una regina. Lei si sentì piena di uno smisurato orgoglio, nello starsene lì seduta accanto al suo amico Iorek Byrnison sotto l'Aurora che baluginava con grazia nel cielo polare, unendosi alla conversazione degli orsi. Venne fuori che il dominio esercitato sopra di loro da Iofur Raknison era stato come una sorta di incantesimo. Alcuni fra loro l'attribuivano all'influsso della signora Coulter, che era venuta in visita presso di loro prima dell'esilio di Iorek, anche se quest'ultimo non lo aveva saputo, e aveva offerto a Iofur svariati regali.
  2605. «Gli diede una droga» disse un orso, «che lui di nascosto fece mangiare a Hjalmur Hjalmurson, e fu quella a fargli perdere il controllo di se stesso». Hjalmur Hjalmurson, dedusse Lyra, era l'orso che Iorek aveva ucciso e la cui morte aveva causato il suo esilio. Dunque c'era la signora Coulter, dietro
  2606. quella storia! E non era finita.
  2607. «Ci sono delle leggi, fra gli umani, che vietano alcune cose che lei aveva deciso di fare, ma le leggi umane non si applicano a Svalbard. Lei voleva installare qui un'altra stazione simile a quella di Bolvangar, ma peggiore, e Iofur le avrebbe permesso di farlo, contro tutte le usanze degli orsi; perché gli umani sono venuti qui come visitatori o come prigionieri, ma mai a vivere e lavorare. Un po' alla volta, lei avrebbe accresciuto il suo potere su Iofur Raknison, e quello di lui sopra di noi, fino a ridurci a creature che corressero avanti e indietro per eseguire i suoi comandi, ridotti soltanto a fare la guardia alle abominazioni che lei avrebbe creato...»
  2608. A parlare era un orso vecchio. Il suo nome era Soren Eiarson: era stato uno dei consiglieri del re e aveva sofferto sotto Iofur Raknison.
  2609. «Cosa sta facendo lei adesso, Lyra?» chiese Iorek Byrnison. «Quando saprà della morte di Iofur, quali saranno i suoi piani?»
  2610. Lyra tirò fuori l'aletiometro. La luce non era sufficiente per veder bene, e Iorek comandò che fosse portata una torcia.
  2611. «Cosa ne è stato del signor Scoresby?» chiese Lyra mentre aspettavano. «E
  2612. delle streghe?»
  2613. «Le streghe sono state attaccate da altre streghe, di un clan rivale. Non so
  2614. se erano alleate a quella gente che fa a pezzi i bambini, ma stavano pattugliando i nostri cieli in gran numero, e hanno attaccato durante la tempesta. Non ho visto cosa ne è stato di Serafina Pekkala. Quanto a Lee Scoresby, il pallone è tornato ad alzarsi in volo dopo che io ne sono caduto giù con il ragazzo, e se lo è portato via. Ma il tuo lettore simbolico ti potrà dire qual è stato il loro destino».
  2615. Un orso aveva trascinato lì una slitta su cui fumava un calderone pieno di brace di carbone di legna: vi tuffò in profondità un ramo resinoso che si accese subito, e alla sua intensa luce Lyra mosse le lancette dell’aletiometro e chiese di Lee Scoresby.
  2616. Venne a sapere che era ancora in aria, portato dai venti verso la Nuova Zembla, non aveva subito danni da parte dei demoni delle falesie, aveva affrontato le streghe dell'altro clan ed era riuscito a liberarsene.Lyra lo disse a Iorek, che annuì, soddisfatto.
  2617. «Se sta in aria, se la caverà benissimo» disse. «Che mi dici della signora Coulter?»
  2618. La risposta fu complicata, con l'ago che oscillava da un simbolo all'altro in una sequenza che lasciò Lyra perplessa per molto tempo. Gli orsi erano curiosi, ma a trattenerli c'era il rispetto che provavano verso Iorek Byrnison, e quello che lui manifestava verso Lyra, così che lei li allontanò dalla sua mente per sprofondare nello stato di trance necessario alla lettura dell’aletiometro. Quel che rivelò il gioco dei simboli, una volta che ne ebbe scoperto il significato, era cosa da lasciar sgomenti.
  2619. «Dice che lei... ha saputo che stavamo volando qui, e si è procurata uno zeppelin da trasporto armato di mitragliatrici - penso che sia così - e proprio in questo momento sta arrivando in volo verso Svalbard. Non sa ancora che Iofur Raknison è stato sconfitto, ovviamente, ma lo saprà presto perché... ah, sì, perché glielo dirà una
  2620. strega, che lo verrà a sapere dai demoni delle falesie. Quindi mi sa che ci sono spie dappertutto, su in aria, Iorek. Stava venendo... sostenendo di voler aiutare Iofur Raknison, ma in realtà aveva intenzione di togliergli il potere, con un reggimento di tartari che sta arrivando via mare e che sarà qui in un paio di giorni.
  2621. «E non appena ne avrà la possibilità ha intenzione di andare dove viene tenuto prigioniero Lord Asriel e di farlo uccidere. Perché... Ora sta diventando chiaro: è una cosa che non avevo mai capito prima, Iorek! Ecco perché vuole uccidere Lord Asriel: perché sa quello che lui sta per fare e ne ha paura, e vuol essere lei a farlo e a prendere il controllo prima che possa farlo lui... Dev'essere la città nel cielo, deve essere quella! Sta cercando di arrivarci lei per prima! E ora mi sta dicendo qualche altra cosa...»
  2622. Si chinò sullo strumento, concentrandosi furiosamente, con l'ago che sfrecciava da una parte all'altra. Andava quasi troppo in fretta per seguirlo: Roger, che guardava da sopra la sua spalla, non riusciva neppure a vedere dove si fermava, e si rese conto soltanto di un rapido dialogo guizzante fra le dita di Lyra che
  2623. facevano girare le lancette e l'ago che le rispondeva, incredibilmente diverso da ogni linguaggio quanto poteva esserlo l'Aurora.
  2624. «Sì» disse lei alla fine posando lo strumento in grembo e sbattè le palpebre sospirando nel risvegliarsi da quella profonda concentrazione. «Sì, ora capisco quel che dice. Mi sta dando la caccia un'altra volta. Vuole qualcosa che ho io, perché anche Lord Asriel ne ha bisogno... Per questo esperimento, qualunque cosa sia...»
  2625. Si fermò, per trarre un profondo respiro. C'era qualcosa che la disturbava ma
  2626. non capiva cosa fosse. Era certa che quel qualcosa tanto importante dovesse
  2627. essere proprio l'aletiometro perché, dopo tutto, la signora Coulter aveva in
  2628. effetti voluto impadronirsene, e poi, che altro poteva essere? Eppure non era
  2629. così, perché l'aletiometro aveva un certo suo modo di riferirsi a se stesso, e
  2630. in questo caso non l'aveva usato.
  2631. «Suppongo che sia l'aletiometro» disse, con aria infelice. «E quello che ho
  2632. sempre pensato, fin dal principio. Bisogna che lo porti a Lord Asriel prima che
  2633. lo prenda lei. Se sarà lei a prenderlo, moriremo tutti quanti».
  2634. E nel dir questo, si sentì così stanca, così rotta dalla fatica, fin dentro le
  2635. ossa, e così triste, che la morte sarebbe stata un sollievo. Ma l'esempio di
  2636. Iorek le impedì di ammetterlo. Mise via l'aletiometro, e sedette con la schiena
  2637. diritta.
  2638. «Quanto è lontana?» disse Iorek.
  2639. «Solo qualche ora. Direi che farei bene a portare l'aletiometro a Lord Asriel il
  2640. più presto possibile».
  2641. «Vengo con te» disse Iorek.
  2642. Lei non discusse. Mentre Iorek impartiva i suoi ordini e organizzava una squadra
  2643. armata che li accompagnasse nell'ultima parte del loro viaggio verso il Nord,
  2644. Lyra rimase ferma e seduta, risparmiando le forze. Sentiva che quell'ultima
  2645. lettura le aveva portato via qualcosa. Chiuse gli occhi e si addormentò, e poco
  2646. dopo la svegliarono e si misero in viaggio.
  2647. VENTUNO
  2648. IL BENVENUTO DI LORD ASRIEL
  2649. Lyra si mise in groppa a un orso giovane e forte, e Roger a un altro, mentre
  2650. Iorek galoppò instancabilmente in testa al drappello; una squadra armata di uno
  2651. scaglia-fuoco li seguiva, coprendo loro le spalle.
  2652. La strada era lunga e difficile. L'interno di Svalbard era montuoso, un
  2653. guazzabuglio di picchi e creste aguzze profondamente incise da gole e da ripide
  2654. valli, e il freddo era intenso. Lyra ripensò alla còrsa uniforme delle slitte
  2655. dei gyziani nel viaggio verso Bolvangar: quanto le pareva esser stato veloce e
  2656. confortevole quel modo di procedere, adesso! Qui il gelo dell'aria era più
  2657. penetrante di quanto l'avesse mai sentito finora; o forse l'orso al quale era in
  2658. groppa aveva un passo meno leggero di quello di Iorek; o forse poteva dipendere
  2659. dal fatto che era stanca fin nel profondo dell'anima. Fu un viaggio
  2660. terribilmente duro, disperatamente faticoso.
  2661. Non sapeva granché di dove fosse la loro meta, o di quanto fosse lontana. Tutto
  2662. quel che sapeva era ciò che le aveva detto quell'orso più anziano, Soren
  2663. Einarson, mentre preparavano lo scaglia-fuoco. Lui era stato fra coloro che
  2664. avevano negoziato con Lord Asriel i termini della sua prigionia, e se ne
  2665. ricordava bene.
  2666. Dapprima, aveva raccontato, gli orsi di Svalbard avevano considerato Lord Asriel come un personaggio non molto diverso dagli altri uomini politici, re, o personaggi in qualche modo scomodi che erano stati esiliati nella lugubre solitudine della loro isola. Quei prigionieri erano persone importanti, altrimenti sarebbero stati uccisi direttamente dalla loro stessa gente. Se un giorno le loro fortune politiche fossero mutate riportandoli in patria e al potere avrebbero potuto avere un valore anche per gli orsi a cui poteva convenire evitare nei loro confronti ogni crudeltà o mancanza di rispetto.
  2667. Lord Asriel dunque aveva trovato a Svalbard delle condizioni né peggiori né
  2668. migliori di quelle che erano toccate a centinaia di altri esiliati. C'erano
  2669. delle circostanze, però, che avevano spinto i suoi guardiani a tenere con lui un
  2670. atteggiamento più cauto e circospetto che verso i tanti prigionieri che lo
  2671. avevano preceduto. C'era l'aria di mistero e pericolo che aleggiava attorno a
  2672. tutto ciò che riguardava la Polvere; c'era l'evidente stato di panico di coloro
  2673. che lo avevano condotto laggiù; c'erano le cose comunicate in privato dalla
  2674. signora Coulter a Iofur Raknison.
  2675. E poi, gli orsi non si erano mai imbattuti in nulla di simile alla natura altera
  2676. e imperiosa di Lord Asriel. Riusciva a dominare lo stesso Iofur Raknison, con i
  2677. suoi argomenti energici ed eloquenti, e aveva persuaso il re degli orsi a
  2678. lasciargli scegliere la propria dimora.La prima che gli era stata assegnata era
  2679. troppo in basso, aveva detto. Aveva bisogno di un luogo alto, al di sopra del
  2680. fumo e dell'agitazione delle miniere di fuoco e dei fabbri. Aveva consegnato
  2681. agli orsi il progetto della sistemazione che desiderava, dicendo loro dove
  2682. avrebbe dovuto trovarsi; li aveva comprati con l'oro e aveva lusingato e
  2683. maltrattato Iofur Raknison, finché con stupefatta alacrità gli orsi si erano
  2684. messi al lavoro. Non ci era voluto molto prima che una bella casa sorgesse su un
  2685. picco rivolto a settentrione: una dimora solida e ampia, dalle ampie finestre di
  2686. vero vetro, dotata di caminetti che bruciavano grandi blocchi di carbone scavati
  2687. e trasportati fin lì dagli orsi. Lì dentro viveva lui, un prigioniero che si
  2688. comportava come un re.
  2689. Poi si dedicò a mettere insieme tutto il necessario per organizzare un
  2690. laboratorio.
  2691. Con furibonda concentrazione si era fatto inviare libri, strumenti, prodotti
  2692. chimici, ogni genere di attrezzatura ed equipaggiamento. In qualche modo tutto
  2693. quanto era giunto fin lì, da una fonte o dall'altra; qualcosa apertamente, altro
  2694. portato di contrabbando dai visitatori che, lui insisteva, aveva il diritto di
  2695. ricevere. Via terra, via mare e via aria, Lord Asriel aveva messo insieme il
  2696. materiale necessario e nel giro di sei mesi dalla sua incarcerazione si era
  2697. trovato ad avere anche tutte le attrezzature di cui aveva bisogno.
  2698. E così si era messo al lavoro, fra elaborazioni, calcoli e progetti, aspettando
  2699. l'arrivo della sola cosa che gli serviva per completare quel lavoro che tanto
  2700. terrorizzava l'Intendenza per l'Oblazione. E che di minuto in minuto si stava
  2701. avvicinando.
  2702. Lyra potè farsi una prima idea della prigione di suo padre quando Iorek Byrnison
  2703. si fermò ai piedi di una cresta per permettere ai due bambini di scendere
  2704. e sgranchirsi un poco, visto che erano ormai pericolosamente infreddoliti e
  2705. contratti.
  2706. «Guarda lassù» disse.
  2707. Un ampio pendio irregolare coperto di massi disordinati e di ghiacci su cui era
  2708. stato laboriosamente aperto un sentiero, conduceva a una balza rocciosa che si
  2709. stagliava contro il cielo. Non c'era l'Aurora, ma le stelle brillavano. La balza
  2710. era nera e desolata, ma la sua parte superiore era una spaziosa costruzione da
  2711. cui la luce traboccava prodigalmente da tutte le parti: non il fumoso barlume
  2712. incostante delle lampade alimentate dal grasso di balena e neppure il bianco
  2713. violento dei riflettori ambarici, ma il caldo splendore cremoso della nafta.
  2714. Le finestre da cui usciva la luce rivelavano anch'esse la formidabile potenza di
  2715. Lord Asriel. Il vetro era un materiale costoso e, se usato per ampie superfici,
  2716. disperdeva e sprecava un sacco di calore nel clima feroce di quella latitudine;
  2717. così vedere, in quel luogo, quelle grandi lastre costituiva una testimonianza di
  2718. ricchezza e influenza molto più efficace del volgare palazzo di Iofur Raknison.
  2719. Salirono per l'ultima volta in groppa ai loro orsi, e Iorek aprì la strada
  2720. risalendo il pendio verso la casa. C'era un cortile coperto da un alto strato di
  2721. neve, circondato da un basso muretto, e quando Iorek spinse il cancello per
  2722. aprirlo sentirono una campana suonare da qualche parte nell'edificio.
  2723. Lyra scese dall'orso. Faceva fatica a stare in piedi. Aiutò anche Roger a
  2724. scendere e, sostenendosi a vicenda, i bambini avanzarono, incespicando e
  2725. affondando fino alle cosce nella neve, verso gli scalini della porta.
  2726. Oh, il calduccio che avrebbero trovato lì dentro! Oh, la pace, il riposo!
  2727. Tese la mano verso il campanello, ma prima che vi arrivasse la porta si aprì.
  2728. Vide un piccolo vestibolo fiocamente illuminato per non lasciare uscire l'aria
  2729. riscaldata dell'interno, e lì sotto la lampada una figura che riconobbe:
  2730. Thorold, il servitore di Lord Asriel, con il suo daimon Anfang, un doberman.
  2731. Stancamente, Lyra tirò indietro il cappuccio.
  2732. «Chi...» cominciò Thorold, poi vide di chi si trattava, e continuò: «Non sarà
  2733. mica Lyra? La piccola Lyra? Sto forse sognando?»
  2734. Fece un passo indietro per aprire la porta interna.
  2735. Un salone, con la vampa di un fuoco di carboni dietro una grata di pietra; la
  2736. calda luce della nafta che accendeva tappeti, poltrone di cuoio, legno ben
  2737. levigato... Era da quando aveva lasciato il Jordan College che Lyra non vedeva
  2738. una cosa simile, e questo le fece salire in gola un singhiozzo strozzato.
  2739. Il leopardo-daimon di Lord Asriel emise un grugnito.
  2740. Il padre di Lyra era lì, in piedi, e il suo viso autorevole dagli occhi scuri
  2741. dapprima fu ardente, trionfante e avido; e poi ogni colore lo abbandonò; i suoi
  2742. occhi si spalancarono, pieni d'orrore, quando riconobbe sua figlia.
  2743. «No! No!»
  2744. Arretrò barcollando e si aggrappò alla mensola del caminetto. Lyra era rimasta
  2745. inchiodata sul posto.
  2746. «Va' via!» gridò Lord Asriel. «Torna indietro, vattene, va' via! Non ho chiamato
  2747. te!»
  2748. Lei non riusciva a parlare. Aprì la bocca una volta, due volte, tre volte, e poi
  2749. riuscì a dire:
  2750. «No, no, sono venuta perché... »
  2751. Lui pareva in preda allo sgomento; continuava a scuotere il capo, le mani
  2752. sollevate come per ammonirla ad andarsene; Lyra non sapeva capacitarsi della sua
  2753. angoscia.
  2754. Si avvicinò di un passo per rassicurarlo, e Roger avanzò per metterlesi a
  2755. fianco, preoccupato. I due daimon svolazzavano nell'aria calda e un istante dopo
  2756. Lord Asriel si passò una mano sulla fronte e si riprese un poco. Un po' di
  2757. colore rifluì sul suo viso, e lui abbassò lo sguardo sui due bambini.
  2758. «Lyra» disse. «Sei proprio Lyra?»
  2759. «Sì, zio Asriel» disse lei, pensando che non fosse il momento per occuparsi del
  2760. loro vero rapporto. «Sono venuta a portarti l’aletiometro da parte del Maestro
  2761. del Jordan».
  2762. «Sì, sì, be', certo» disse lui. «E questo chi è?»
  2763. «E Roger Parslow» disse lei. «Il garzone di cucina del Jordan College. Ma...»
  2764. «Come hai fatto ad arrivare qui?»
  2765. «Stavo appunto per dirtelo, c'è Iorek Byrnison di fuori, è lui che ci ha portato
  2766. qui. È venuto con me per tutta la strada da Trollesund a qui, e abbiamo
  2767. imbrogliato Iofur...»
  2768. «Chi è Iorek Byrnison?»
  2769. «Un orso corazzato. Quello che ci ha portato qui».
  2770. «Thorold» chiamò lui. «Prepara un bagno caldo per questi bambini, e qualcosa da
  2771. mangiare. Poi avranno bisogno di dormire. I vestiti che hanno addosso
  2772. sono lerci; trovagli qualcosa da mettersi. Fallo subito, mentre io vado a
  2773. parlare con quest'orso».
  2774. Lyra si sentì girare la testa. Forse era il calore, o forse il sollievo. Osservò
  2775. il servitore inchinarsi e lasciare il salone e Lord Asriel andare nel vestibolo
  2776. e chiudersi la porta alle spalle, e poi si lasciò praticamente cadere nella
  2777. poltrona più vicina.
  2778. Non più di un momento più tardi, le parve, Thorold le stava parlando.
  2779. «Venga con me, signorina» stava dicendo, e lei si alzò e lo seguì, con Roger, in
  2780. una calda stanza da bagno, dove morbidi asciugamani pendevano da una
  2781. rastrelliera riscaldata, e una vasca d'acqua fumava nella luce della lampada a
  2782. nafta.
  2783. «Vai prima tu» disse Lyra. «Io mi siedo qui fuori, così possiamo parlare».
  2784. Roger, sbattendo le palpebre e trattenendo il fiato per il calore, entrò in
  2785. acqua e si fece il bagno. Gli era già capitato un sacco di volte di trovarsi a
  2786. nuotare insieme nudi, divertendosi con gli altri bambini nell'Isis o nel
  2787. Cherwell, ma questa era un'altra cosa.
  2788. «Tuo zio mi fa paura» disse Roger attraverso la porta aperta. «Tuo padre, voglio
  2789. dire».
  2790. «Meglio continuare a chiamarlo zio. Io pure ho paura di lui, qualche volta».
  2791. «Quando siamo entrati, al principio a me non mi ha visto per niente. Ha visto
  2792. solo te. Ed era pieno d'orrore, fino a che non ha visto anche me. A quel punto
  2793. si è calmato, tutto in una volta».
  2794. «Era solo sotto shock» disse Lyra. «Sarebbe successo a chiunque, nel vedere una
  2795. persona inaspettata. L'ultima volta che mi aveva visto è stato dopo quel che era
  2796. successo nel Salotto Privato. Per forza è stato uno shock».
  2797. «No» disse Roger. «È stato qualcosa di più. Mi guardava come un lupo, tipo».
  2798. «Te lo sei immaginato».
  2799. «No. Lui mi fa paura più ancora della signora Coulter, e ti assicuro che non sto
  2800. scherzando».
  2801. Lui si spruzzò l'acqua addosso. Lyra tirò fuori l'aletiometro.
  2802. «Vuoi che chieda al lettore simbolico di che cosa si trattava?»
  2803. «Be', non lo so. Ci sono cose che preferirei non sapere. Mi pare che tutto
  2804. quello che ho sentito dire da quando gli Ingoiatori sono arrivati a Oxford erano
  2805. sempre cose brutte. Non c'è mai stato niente di buono da aspettarsi per più di
  2806. cinque minuti alla volta. Per quel che arrivo a vedere adesso, questo bagno è
  2807. una bella cosa, e lì c'è un bell'asciugamano caldo, più o meno fra cinque
  2808. minuti. E poi quando sarò bello asciutto magari penserò a qualcosa di buono da
  2809. mangiare, ma non andrò oltre. E dopo che avrò mangiato magari punterò a un bel
  2810. pisolino in un bel letto comodo. Ma più in là di questo, non lo so, Lyra.
  2811. Abbiamo visto succedere cose terribili, non ti pare? E altre ne devono arrivare
  2812. ancora, probabilmente. Così penso che preferirei non sapere quello che c'è nel
  2813. futuro. Mi fermerò al presente».
  2814. «Già» disse Lyra, stancamente. «Certe volte anch'io mi sento così».
  2815. Lyra tenne in mano L’aletiometro ancora un poco, ma solo per sentirne il
  2816. conforto; non fece ruotare le lancette, e i movimenti dell'ago sfuggirono alla
  2817. sua attenzione. Pantalaimon l'osservò in silenzio.
  2818. Dopo che tutti e due si furono lavati, ebbero mangiato un po' di pane e
  2819. formaggio e bevuto vino e acqua calda, Thorold, il servitore, disse: «Il ragazzo
  2820. deve andare a letto. Gli farò vedere io dove. Sua Signoria le chiede di
  2821. raggiungerlo nella biblioteca, signorina Lyra».
  2822. Lyra trovò Lord Asriel in una stanza le cui vaste finestre davano sul mare
  2823. congelato, molto più in basso. C'era un fuoco di carboni sotto un gran
  2824. caminetto, e una lampada a nafta regolata bassa, così che ben pochi riflessi
  2825. potevano frapporsi fra gli occupanti della stanza e il tetro panorama stellato
  2826. là fuori. Lord Asriel, sprofondato in una gran poltrona da un lato del fuoco, le
  2827. indicò di avvicinarsi e sedersi sull'altra poltrona, di fronte a lui.
  2828. «Il tuo amico Iorek Byrnison si sta riposando fuori» disse. «Lui preferisce il
  2829. freddo».
  2830. «Ti ha raccontato della sua lotta con Iofur Raknison?»
  2831. «Non nei dettagli. Ma mi par di capire che adesso è lui il re di Svalbard. E
  2832. vero?»
  2833. «Certo che è vero. Iorek non mente mai».
  2834. «Sembra che si sia auto-nominato tuo custode».
  2835. «No. John Faa gli ha detto di badare a me, e lui lo sta facendo. Sta eseguendo
  2836. gli ordini di John Faa».
  2837. «E che c'entra John Faa in questa storia?»
  2838. «Te lo dirò se mi dirai una cosa tu» disse lei. «Tu sei mio padre, non e vero?»
  2839. «Sì. E allora?»
  2840. «E allora avresti dovuto dirmelo prima, ecco. Non si deve tenere nascosta una
  2841. cosa del genere a una persona, perché poi quando la scopre una si sente
  2842. un'imbecille, e questa è una crudeltà. Che differenza avrebbe fatto se io avessi
  2843. saputo che ero tua figlia? Avresti potuto dirmelo anni e anni fa. Avresti potuto
  2844. dirmelo, e poi chiedermi di tenerlo segreto, e io lo avrei fatto, non importa
  2845. quanto ero piccola, se tu me lo avessi chiesto lo avrei fatto. Ne sarei stata
  2846. così orgogliosa che nulla avrebbe potuto strapparmi il segreto, se mi avessi
  2847. chiesto di mantenerlo. Ma tu, niente. Lo hai fatto sapere ad altra gente, ma a
  2848. me non lo hai detto mai».
  2849. «E chi è stato a dirtelo?»
  2850. «John Faa».
  2851. «Ti ha parlato di tua madre?»
  2852. «Sì».
  2853. «Allora a me non resta granché da dire. Non credo di aver voglia di subire
  2854. interrogatori e condanne da parte di una bambina insolente. Voglio sentire di
  2855. quello che hai visto e fatto nel venire fin qui».
  2856. «Ti ho portato questo dannato accidente di aletiometro, no?» esplose Lyra. Era
  2857. proprio sull'orlo delle lacrime. «Ci sono stata attenta dal Jordan fino a qui,
  2858. l'ho nascosto, l'ho trattato come un oggetto prezioso in mezzo a tutto quel che
  2859. ci è successo, e ho imparato come usarlo, l'ho portato qui per tutta questa
  2860. stramaledetta strada quando avrei potuto semplicemente lasciare perdere e starmene in pace, e tu non mi hai nemmeno detto grazie, e non hai dato il minimo segno che ti faccia piacere vedermi. Non so proprio cosa l'ho fatto a fare. Però l'ho fatto, e sono andata sempre avanti, anche nel palazzo puzzolente di Iofur Raknison con tutti quegli orsi attorno a me ho tirato dritto, tutta da sola, l'ho imbrogliato, l'ho convinto a lottare con Iorek per poter arrivare fin qui, per te... E poi quando alla fine mi hai visto, c'è mancato poco che svenissi, come se io fossi una cosa orribile che tu non avresti voluto vedere mai più. Tu non sei umano, Lord Asriel. Tu non sei mio padre. Mio padre non mi tratterebbe in questo modo. I padri dovrebbero voler bene alle loro figlie, no? Tu a me non mi vuoi bene, e io non voglio bene a te, ècco come stanno le cose. Voglio bene a Farder Coram e voglio bene a Iorek Byrnison; voglio più bene a un orso corazzato che al mio stesso padre. E scommetto che Iorek Byrnison mi vuole più bene di te».
  2861. «Tu stessa mi hai detto che stava solo eseguendo gli ordini di John Faa. Se ti devi perdere in sentimentalismi non sprecherò il mio tempo a parlare con te». «Prenditi il tuo maledetto aletiometro, allora, e io me ne tornerò indietro
  2862. con Iorek».
  2863. «Dove?»
  2864. «Torneremo al palazzo. Lui potrà affrontare la signora Coulter e l'Intendenza per l'Oblazione, quando si faranno vivi. Se perde morirò anch'io. Se vince manderemo a chiamare Lee Scoresby e me ne andrò via nel suo pallone e...»
  2865. «Chi è Lee Scoresby?»
  2866. «Un aeronauta. È stato lui a portarci fin qui, e poi abbiamo fatto un atterraggio disastroso. Eccolo qui, l'aletiometro. Tutto in perfetto ordine». Lui non fece il minimo gesto per prenderlo, e lei lo posò sul parafuoco di ottone del camino.
  2867. «E immagino che farei bene a dirti che la signora Coulter sta arrivando a Svalbard, e non appena saprà quel che è accaduto a Iofur Raknison si dirigerà qui. In uno zeppelin, con un sacco di soldati, e ci ammazzeranno tutti, per ordine del Magisterium».
  2868. «Non ci raggiungeranno mai» disse lui con calma.
  2869. Era talmente tranquillo e rilassato che una parte della sua ferocia cominciò a svanire.
  2870. «Tu non puoi saperlo».
  2871. «Sì invece».
  2872. «Allora hai un altro aletiometro?»
  2873. «Non ho bisogno di un aletiometro per questo. Adesso voglio sentire del tuo viaggio fino a qui, Lyra. Comincia dal principio. Raccontami tutto».
  2874. Lei lo fece. Cominciò da quando si era nascosta nel Salotto Privato, e
  2875. continuò con il rapimento di Roger da parte degli Ingoiatori, con il periodo che aveva trascorso con la signora Coulter e tutto il resto di quel che le era accaduto.
  2876. Fu una lunga storia, e quando ebbe finito Lyra disse: «E adesso c'è una cosa che voglio sapere, e penso proprio di averne il diritto, così come avevo il diritto di sapere chi ero in realtà. E visto che quello non me l'hai raccontato, mi devi dire almeno questo, in compenso. Che cos'è la Polvere? E perché tutti ne hanno tanta paura?»
  2877. Lui la osservò come per cercar di decidere se avrebbe capito quello che stava per dirle. Non l'aveva mai guardata seriamente prima, pensò lei: fino ad allora si era sempre comportato come un adulto che faccia contenta una bambinetta accettandone le graziose moine. Però ora sembrava pensare che lei fosse pronta. «La Polvere è quel che fa funzionare l'aletiometro» disse.
  2878. «Ah... avevo pensato che era possibile! Ma poi? Come hanno fatto a scoprirla?» «In un certo senso la Chiesa ne è sempre stata consapevole. Sono secoli che predicano intorno alla Polvere, solo che non la chiamavano così.
  2879. «Alcuni anni fa, però, un moscovita di nome Boris Michailovich Rusakov scoprì un nuovo tipo di particelle elementari. Hai sentito parlare di elettroni, fotoni, neutrini e tutto il resto? Be', quella particella di nuovo tipo era elementare di sicuro, ma molto difficile da misurare perché non reagiva in nessuno dei modi consueti. La cosa più difficile da capire, per Rusakov, è stata la ragione per cui le nuove particelle sembravano aggregarsi là dove si trovavano degli esseri umani, come se fossero attratte da noi. E in particolare dagli adulti. Anche dai
  2880. bambini, ma neanche lontanamente con la stessa intensità, fino a che i loro daimon non assumono una forma stabile. Durante gli anni della pubertà cominciano ad attirare la Polvere più fortemente, gli si deposita addosso come sugli adulti.
  2881. «Ora, tutte le scoperte di questo tipo, dal momento che possono avere a che fare con le dottrine della Chiesa, devono essere rese note attraverso il Magisterium, a Ginevra. E questa scoperta di Rusakov era così strana e improbabile che l'Ispettore della Corte Concistoriale di Disciplina sospettò Rusakov di possessione diabolica. Così eseguì un esorcismo dentro il laboratorio e interrogò Rusakov secondo le regole e i procedimenti dell'Inquisizione, ma alla fine dovettero accettare il fatto che Rusakov non stava né mentendo né ingannandoli: la Polvere esisteva davvero.
  2882. «Rimaneva il problema di decidere che cosa fosse. E, data la natura della Chiesa, non avevano che una sola scelta. Il Magisterium decise che la Polvere era la prova fisica del peccato originale. Tu lo sai che cos'è il peccato originale?»
  2883. Lei storse la bocca. Era come ritrovarsi un'altra volta al Jordan, con qualcuno che la interrogava su cose che le avevano insegnato solo a metà. «Più o meno» disse.
  2884. «No, non lo sai. Vai a quello scaffale vicino alla scrivania, e portami la Bibbia».
  2885. Lyra lo fece, e porse il grosso libro nero a suo padre.
  2886. «Ti ricordi la storia di Adamo ed Eva?»
  2887. «Certo» rispose lei. «Lei non avrebbe dovuto mangiare il frutto, il serpente la tentò e lei allora lo fece lo stesso».
  2888. «E allora che successe?»
  2889. Umm... vennero cacciati fuori. Dio li scacciò via dal giardino».
  2890. «Dio aveva detto loro di non mangiare quel frutto, perché sarebbeero morti. Ricorda, loro erano nudi dentro il giardino, erano come bambini, e i loro daimon prendevano qualunque forma loro desiderassero. Ma questo è ciò che accadde». Andò al Capitolo Terzo del Genesi, e lesse:
  2891. E la donna disse al serpente: Noi possiamo mangiare dei frutti degli alberi del giardino.Ma del frutto dell'albero che è nel mezzo del giardino, il Signore ha detto, Voi non ne mangerete e neppure toccherete, altrimenti ne morirete.
  2892. E il serpente disse alla donna: Certamente non ne morirete.
  2893. Perché Dio sa che il giorno in cui ne mangerete, allora i vostri occhi si apriranno, e i vostri daimon assumeranno la loro vera forma, e voi sarete simili a dèi, e conoscerete il bene e il male.E quando la donna vide che i frutti dell'albero erano buoni da mangiare e piacevoli alla vista, e che era un albero da desiderare perché rivelasse la vera forma dei loro daimon, ella prese dei suoi frutti, e ne mangiò, e ne diede anche al marito insieme a lei; e lui ne mangiò.E allora gli occhi di entrambi furono aperti, ed essi videro la vera forma dei loro daimon, e parlarono con essi.
  2894. Ma quando l'uomo e la donna conobbero i propri daimon, seppero che un gran mutamento era sopravvenuto su di loro, perché fino a quel momento erano sembrati essere una sola cosa con tutte le creature della terra e dell'aria, e che non vi fosse differenza.Ed essi videro la differenza, e conobbero il bene e il male; e allora si vergognarono, e cucirono insieme delle foglie di fico per coprire la loro nudità...
  2895. Lord Asriel chiuse il libro.
  2896. «E fu così che il peccato entrò nel mondo» disse, «il peccato e la vergogna e la morte. Venne nel momento in cui i daimon presero una forma stabile».
  2897. «Ma...» Lyra si sforzò di trovare le parole di cui aveva bisogno, «ma questo non è proprio vero, no? Non come la chimica o l'ingegneria, non lo stesso tipo di verità, non è così? Insomma, Adamo ed Èva non sono esistiti per davvero, no? L'Accademico di Cassington mi ha detto che era solo una specie di favola». «L'incarico di Accademico di Cassington viene tradizionalmente attribuito
  2898. a un libero pensatore: la sua funzione è quella di mettere in difficoltà la fede degli Accademici. Naturalmente non poteva dire che questo. Ma tu pensa ad Adamo ed Eva come una specie di numero immaginario, come la radice quadrata di meno uno; non potrai mai vedere nessuna prova concreta della sua esistenza, ma se la includi nelle tue equazioni potrai calcolare tutta una serie di cose che in sua assenza non si potrebbero neppure concepire.
  2899. «Comunque, questo è ciò che la Chiesa ha insegnato per millenni interi. E quando
  2900. Rusakov scoprì la Polvere, finalmente vi fu la prova fisica che qualcosa era
  2901. accaduto quando l'innocenza aveva ceduto il posto all'esperienza.
  2902. «Polvere. All'inizio venivano chiamate Particelle di Rusakov, ma ben presto
  2903. qualcuno fece notare un curioso versetto alla fine del terzo capitolo del
  2904. Genesi, quando Dio maledice Adamo per aver mangiato il frutto».
  2905. Tornò ad aprire la Bibbia e indicò a Lyra il passo cui alludeva. Lei lesse:
  2906. Nel sudore del tuo viso tu mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra; perché dalla terra tu fosti tratto; perché polvere sei, e polvere ritornerai... Lord Asriel disse: «Gli studiosi della Chiesa si sono sempre rotti la testa sulla traduzione di questo versetto. Alcuni dicono che non dovrebbe essere 'polvere ritornerai' ma 'alla polvere sarai sottoposto', e altri dicono che tutto il versetto è una sorta di gioco di parole su 'terra' e 'polvere', e che in realtà è una specie di ammissione da parte di Dio che la sua natura è essa stessa in parte coinvolta nel peccato. Nessuno concorda con nessun altro. Non può accadere, perché il testo è corrotto. Ma la parola era troppo buona per sprecarla, ed è per questo che le particelle hanno finito per esser note come Polvere».
  2907. «E gli Ingoiatori?»
  2908. «L'Intendenza Generale per l'Oblazione... La banda di tua madre. E’ stata brava a cogliere l'occasione di costituirsi una sua base di potere personale, ma che lei sia una donna intelligente oserei dire che te ne sarai accorta anche tu. E’ molto conveniente per il Magisterium che prosperino delle associazioni differenti, di tutti i generi. Così possono giocarle l'una contro l'altra; se una ha successo, potranno sostenere di averla appoggiata fin dall'inizio, e se invece fallisce possono pretendere che fosse una banda di rinnegati che non era mai stata autorizzata come si deve.
  2909. «Vedi, tua madre ha sempre avuto forti ambizioni di potere. Al principio cercò di arrivarci nel solito modo, attraverso il matrimonio, ma non funzionò, come credo tu abbia saputo. Quindi le toccò rivolgersi alla Chiesa. Naturalmente non poteva prendere la via che avrebbe potuto percorrere un uomo - il sacerdozio, e così via quindi doveva essere qualcosa di non ortodosso; ha dovuto metter su il proprio ordine, i propri canali di influenza, e lavorare attraverso di essi. Fu una buona mossa quella di specializzarsi nella Polvere. Tutti quanti ne erano terrorizzati; nessuno sapeva che fare; e quando lei si offrì di dirigere un'indagine in proposito, il Magisterium ne fu talmente sollevato che l'hanno spalleggiata con denaro e risorse d'ogni tipo».
  2910. «Ma quelli tagliavano...» Lyra non riuscì a costringersi a dirlo esplicitamente; le parole le si strozzarono in bocca. «Tu lo sai quello che stavano facendo! Come ha fatto la Chiesa a lasciargli fare una cosa del genere?»
  2911. «C'era un precedente. Qualcosa di simile era già accaduto in passato. Lo sai quel che significa la parola castrazione? Vuol dire rimuovere i testicoli di un ragazzo, così che non arrivi mai a sviluppare le caratteristiche di un uomo. Un castrato mantiene la sua voce di soprano per tutta la vita, ed è per questo che la Chiesa permetteva questa pratica: era utilissima nella musica religiosa. Alcuni castrati sono diventati dei grandi cantanti, degli artisti meravigliosi. Molti altri nient'altro che grassi e viziati mezzi uomini. Alcuni morivano per gli effetti dell'operazione. Ma la Chiesa non si faceva certo spaventare dall'idea di un semplice taglietto, capisci. Insomma, c'era un precedente. E poi sarebbe stato molto più igienico dei vecchi sistemi, quando non avevano né anestetici né bende sterilizzate, né un'adeguata assistenza medica. Sarebbe stata una cosa molto molto più blanda, in confronto a quella».
  2912. «Non è vero!» disse Lyra inferocita. «Non è vero!»
  2913. «No. Certo che no. E per questo che sono dovuti andare a nascondersi nel più remoto Nord, nell'oscurità e nel buio. Ed è per questo che la Chiesa è stata felicissima di avere una come tua madre alla testa di tutto ciò. Chi avrebbe potuto dubitare di una persona così affascinante, così ben imparentata, così ragionevole e dolce? Però nello stesso tempo, trattandosi di un'operazione di tipo oscuro e non ufficiale, lei era una persona che il Magisterium avrebbe anche potuto disconoscere, se ne avesse avuto bisogno».
  2914. «Ma chi è che ha avuto l'idea di fare questo taglio, il primo?»
  2915. «È stata lei. Ha pensato che le due cose che avvengono con l'adolescenza potessero essere collegate: il cambiamento del daimon e il fatto che la Polvere
  2916. cominciava a depositarsi. Forse se il daimon veniva separato dal corpo, noi
  2917. potevamo non esser mai più soggetti alla Polvere; e al peccato originale. La
  2918. questione era se fosse possibile separare il daimon dal corpo senza uccidere la
  2919. persona. Ma lei ha viaggiato in molti posti e ha visto cose d'ogni genere. E’
  2920. stata in Africa, per esempio. Gli africani hanno un loro modo di fabbricarsi uno
  2921. schiavo che viene chiamato zombi. E’ privo di ogni volontà sua propria; e
  2922. lavorerà giorno e notte senza mai fuggire o lamentarsi. A vederlo sembra un
  2923. cadavere...»
  2924. «E’ una persona senza il suo daimon! »
  2925. «Esattamente. Così trovò che dopotutto era possibile separarli».
  2926. «E... Tony Costa mi ha raccontato degli orrendi fantasmi delle foreste del Nord.
  2927. Suppongo che possa essere una cosa dello stesso tipo».
  2928. «E così. L'Intendenza Generale per l'Oblazione è venuta fuori da questo genere
  2929. di idee, e dall'ossessione della Chiesa per il peccato originale».
  2930. Il daimon di Lord Asriel drizzò le orecchie, e lui le mise la mano sulla
  2931. splendida testa.
  2932. «C'era qualcosa d'altro che accadeva quando operavano il taglio» proseguì. «E
  2933. loro non se ne sono accorti. L'energia che lega il corpo al daimon ha una
  2934. potenza immensa. Quando viene eseguito il taglio, tutta questa energia si
  2935. dissipa in una frazione di secondo. Loro non se ne sono resi conto perché
  2936. l'hanno presa per shock, o disgusto, o per senso di oltraggio morale, e si sono
  2937. addestrati a restare insensibili a tutto ciò. Così non hanno capito che cosa se
  2938. ne poteva fare, e non hanno mai pensato di utilizzarla...»
  2939. Lyra non riuscì più a star ferma e seduta. Si alzò e andò alla finestra, e fissò
  2940. la vasta e spoglia oscurità con occhi che non vedevano nulla. Erano tutti troppo
  2941. crudeli. Per quanto importante potesse essere scoprire ciò che riguardava il
  2942. peccato originale, quello che avevano fatto a Tony Makarios e a tutti gli altri
  2943. era troppo crudele. Nulla poteva giustificarlo.
  2944. «E tu cosa facevi?» disse. «Hai fatto dei tagli anche tu?»
  2945. «Io mi interesso di una cosa del tutto diversa. Secondo me l'Intendenza per
  2946. l'Oblazione non va abbastanza a fondo. Io voglio arrivare alla fonte stessa
  2947. della Polvere».
  2948. «La fonte? E da dove viene, allora?»
  2949. «Da quell'altro universo che possiamo vedere attraverso l'Aurora».
  2950. Lyra tornò a voltarsi. Suo padre era sdraiato in poltrona, pigro e possente, gli
  2951. occhi non meno accesi di quelli del suo daimon. Non lo amava, non poteva
  2952. fidarsene, ma non poteva non ammirarlo, lui, e il lusso stravagante che aveva
  2953. messo insieme in quella terra desolata e spoglia, e la forza della sua
  2954. ambizione.
  2955. «Ma che cosa è quell'altro universo?» disse.
  2956. «Uno fra gli innumerevoli miliardi di universi paralleli. Le streghe conoscono
  2957. la loro esistenza da secoli, ma i primi teologi che l'hanno dimostrata
  2958. matematicamente sono stati scomunicati qualcosa più di cinquanta anni fa. Ma
  2959. comunque, è la verità; non è possibile negarlo.
  2960. «Nessuno però pensava che fosse possibile passare da un universo a un altro. Ciò
  2961. violerebbe alcune delle leggi fondamentali, pensavamo. Be', avevamo torto;
  2962. abbiamo imparato a vedere il mondo lassù in cielo. Se la luce riesce a passare,
  2963. possiamo farlo anche noi. E abbiamo dovuto imparare a vederlo, Lyra, proprio
  2964. come tu hai dovuto imparare a usare l'aletiometro.
  2965. «Devi sapere che quel mondo, come tutti i mondi, ha iniziato a esistere come una
  2966. possibilità. Pensa come esempio al lancio di una moneta: può uscire testa o
  2967. croce, e fino a che non cade noi non sappiamo quale delle due. Se però quando
  2968. cade ci da testa, questo vuol dire che la possibilità che desse croce è
  2969. collassata. Fino a quel momento le due possibilità erano uguali.
  2970. «In un altro mondo, però, la moneta ha dato croce. E quando ciò accade, i due
  2971. mondi si separano. Ho utilizzato l'esempio del lancio di una moneta per
  2972. spiegarmi: in realtà questo tipo di collasso delle possibilità avviene a livello
  2973. delle particelle elementari. Però funziona esattamente allo stesso modo: a un
  2974. certo momento, sono possibili diverse cose; il momento appresso ne accade una, e
  2975. tutte le altre non esistono. Solo che sono saltati fuori, hanno preso a esistere
  2976. altri mondi, nei quali invece esse sono accadute.
  2977. «E io andrò in quel mondo che sta dietro l'Aurora» disse, «perché ritengo che
  2978. sia da lì che viene tutta la Polvere di questo universo. Tu hai visto le
  2979. diapositive che ho mostrato agli Accademici nel Salotto Privato. Hai visto come
  2980. la Polvere si riversa in questo mondo dall'Aurora. Anche tu hai visto quella
  2981. città. E se la luce può attraversare la barriera tra i due universi, e può farlo
  2982. la Polvere, se noi siamo in grado di vedere quella città, allora possiamo
  2983. costruire un ponte e passare anche noi. C'è bisogno di una formidabile
  2984. esplosione di energia. Ma io sono in grado di farlo. Da qualche parte là fuori
  2985. c'è l'origine di tutta la Polvere, tutta la morte, il peccato, la sofferenza, la
  2986. distruttività che c'è nel mondo. Gli esseri umani non riescono a vedere una cosa
  2987. senza esser presi dal desiderio di distruggerla, Lyra. Questo è il peccato
  2988. originale. E io lo distruggerò. La morte sta per morire».
  2989. «E per questo che ti hanno mandato qui?»
  2990. «Sì. Sono terrorizzati. E a buona ragione».
  2991. Lui si alzò, e lo stesso fece il suo daimon, orgoglioso, splendido e letale.
  2992. Lyra rimase ferma e seduta. Aveva paura di suo padre: lo ammirava profondamente
  2993. e pensava che fosse matto da legare. Ma chi era lei per giudicare?
  2994. «Vai a dormire» le disse. «Thorold ti farà vedere dov'è il tuo letto».
  2995. Si voltò per uscire dalla stanza.
  2996. «Non hai preso l'aletiometro?»
  2997. «Ah, sì; ma in realtà non ne ho bisogno adesso» disse. «E comunque non mi
  2998. servirebbe a nulla, senza i libri. Sai, io credo che il Maestro del Jordan lo
  2999. abbia dato proprio a te. Ti ha detto esplicitamente di portarmelo?»
  3000. «Ma, sì!» disse lei, ma poi ci pensò meglio e si rese conto che nei fatti il
  3001. Maestro non le aveva mai chiesto di farlo; lo aveva sempre dato per scontato,
  3002. altrimenti perché mai glielo avrebbe dato? «No» disse. «Non lo so. Credevo...»
  3003. «Be', io non ne ho bisogno. E’ tuo, Lyra».
  3004. «Ma...»
  3005. «Buona notte, bimba».
  3006. Senza parole, troppo stupefatta per riuscire a esprimere ad alta voce anche una
  3007. sola delle decine di pressanti domande che le si affollavano in mente, lei
  3008. riprese l'aletiometro e lo riavvolse nel suo panno di velluto. Poi si sedette
  3009. accanto al fuoco, e lo guardò uscire da quella stanza.
  3010. VENTIDUE
  3011. TRADIMENTO
  3012. Si svegliò con un estraneo che la scuoteva per un braccio e poi, mentre Pantalaimon si svegliava di colpo, ringhiando, riconobbe Thorold. Reggeva una lampada a nafta e la mano gli tremava.
  3013. «Signorina... signorina... si alzi, presto. Io non so cosa fare. Lui non mi ha lasciato ordini. Credo che sia impazzito, signorina».
  3014. «Cosa? Ma che succede?»
  3015. «Lord Asriel, signorina. Dal momento in cui lei è andata a letto è entrato in
  3016. uno stato quasi di delirio. Non l'ho mai visto così selvaggiamente agitato. Ha
  3017. sistemato un sacco di strumenti e di batterie su una slitta, ci ha attaccato i
  3018. cani e se n'è andato. Solo che ha preso con sé il ragazzo, signorina!»
  3019. «Roger? Ha preso Roger?»
  3020. «Mi ha detto di svegliarlo e vestirlo, e io non ho nemmeno pensato di mettermi
  3021. a discutere... non l'ho mai fatto... il ragazzo continuava a chiedere di lei,
  3022. signorina. Ma Lord Asriel voleva lui soltanto... si ricorda del primo momento,
  3023. quando lei è entrata da quella porta? E lui l'ha vista, e non riusciva a credere
  3024. ai suoi occhi e avrebbe voluto mandarla via?»
  3025. Lyra sentiva la testa girarle in un tale vortice di stanchezza e paura che quasi
  3026. non arrivava neppure a pensare, ma disse: «Sì? Sì?»
  3027. «Era perché aveva bisogno di un bambino per l'ultima parte del suo esperimento,
  3028. signorina! E Lord Asriel ha un modo tutto suo di far succedere quello che vuole,
  3029. gli basta chiamare una cosa e...»
  3030. Ora la testa di Lyra era piena di un rombo tremendo, come stesse cercando di
  3031. reprimere una qualche conoscenza proveniente dalla sua stessa coscienza.
  3032. Era uscita dal letto e stava allungando le mani verso i vestiti; poi
  3033. d'improvviso si accasciò e un grido feroce di disperazione l'avvolse
  3034. completamente. Veniva da lei, ma era molto più grande; si sentiva come se fosse
  3035. lei a venire da quella disperazione. Perché si era ricordata delle parole che le
  3036. aveva detto lui: l'energia che lega il corpo al daimon ha una potenza immensa; e
  3037. che per superare l'abisso che divide l'uno dall'altro i mondi ci voleva una
  3038. formidabile esplosione di energia...
  3039. Si era resa conto, in quell'istante, di che cosa aveva fatto.Aveva lottato per
  3040. tutta quella strada per portare a Lord Asriel qualcosa, pensando di sapere di
  3041. cosa lui avesse bisogno; ma non era affatto l'aletiometro. Ciò che gli ci voleva
  3042. era un bambino.
  3043. Lei gli aveva portato Roger.
  3044. Era per questo che lui aveva gridato: «Non ho mandato a chiamare te!» quando
  3045. l'aveva vista; aveva chiesto che gli inviassero un bambino, e il fato aveva
  3046. condotto da lui la sua stessa figlia. O almeno così aveva creduto, fino a che
  3047. lei non si era spostata di lato mostrandogli Roger.
  3048. Oh, che angosciosa amarezza! Aveva creduto di salvare Roger, con il suo
  3049. intervento, e invece, per tutto il tempo, aveva diligentemente lavorato a
  3050. tradirlo.Lyra tremò e singhiozzò in un parossismo di dolorosa emozione. Non
  3051. poteva esser vero.
  3052. Thorold cercò di confortarla, ma non sapeva qual era il motivo di quel suo
  3053. estremo dolore e non potè che darle qualche colpetto nervoso su una spalla.
  3054. «Iorek...» singhiozzò lei, spingendo via il servitore da un lato. «Dov'è Iorek
  3055. Byrnison? L'orso? E ancora qui fuori?»
  3056. Il vecchio si strinse nelle spalle con aria impotente.
  3057. «Aiutami!» disse lei, tremando in tutto il corpo di debolezza e paura. «Aiutami
  3058. a vestirmi. Devo andare. Subito. Dai, in fretta! »
  3059. Lui posò la lampada e fece quel che gli diceva Lyra. Quando impartiva degli
  3060. ordini, in quel modo imperioso, assomigliava moltissimo al padre, con tutto che
  3061. aveva la faccia bagnata di lacrime e le labbra tremanti. Mentre Pantalaimon
  3062. percorreva avanti e indietro la stanza, con la coda che gli frustava i fianchi,
  3063. la pelliccia che quasi faceva scintille, Thorold si affrettò a portarle le sue
  3064. pellicce irrigidite e puzzolenti e l'aiutò a infilarcisi dentro. Non appena ebbe
  3065. finito di allacciare tutti i bottoni e di assicurare tutti i lembi sovrapposti
  3066. che chiudevano le varie aperture, Lyra si diresse alla porta e sentì il freddo
  3067. colpirla alla gola come una spada, congelarle di colpo le lacrime sopra le
  3068. guance.
  3069. «Iorek!» chiamò. «Iorek Byrnison! Vieni, perché io ho bisogno dite!»
  3070. Vi fu uno scossone nella neve, un clangor di metallo, e l'orso fu lì. Era stato
  3071. a dormire con calma sotto i fiocchi di neve. Nella luce traboccante dalla
  3072. lampada che Thorold teneva alla finestra, Lyra vide la lunga testa senza viso, i
  3073. buchi oscuri degli occhi, il balenio di pelliccia bianca sotto il metallo nero-
  3074. rossiccio e desiderò abbracciarlo, per trarre un qualche conforto dal suo ferreo
  3075. elmo, dalla sua pelliccia incrostata di ghiaccio.
  3076. «Sì?» disse lui.
  3077. «Dobbiamo raggiungere Lord Asriel. Ha preso Roger e vuole non oso pensarci - oh,
  3078. Iorek, ti prego, corri, mio caro! »
  3079. «Vieni, allora» disse lui, e lei gli balzò in groppa.
  3080. Non c'era alcun bisogno di chiedere da che parte andare: le tracce della slitta
  3081. conducevano direttamente fuori dal cortile e sulla pianura, e Iorek
  3082. balzò in avanti per seguirle. Il suo modo di muoversi era ormai a tal punto
  3083. entrato a far parte di Lyra che tenersi in equilibrio era per lei un fatto del
  3084. tutto automatico. Lui corse sopra lo spesso manto nevoso che copriva il terreno
  3085. roccioso più in fretta di quanto non avesse mai fatto, e le piastre
  3086. dell'armatura si mossero sotto di lei in un'oscillazione ritmica e regolare.
  3087. Dietro di loro, gli altri orsi correvano senza sforzo, trascinando con sé lo
  3088. scaglia-fuoco. Il cammino era chiaro, perché la luna era alta e la luce che
  3089. gettava su quel mondo innevato era luminosa quanto lo era stata quando si erano
  3090. trovati a bordo del pallone: un mondo di argento luminoso e profondo nero. Le
  3091. tracce della slitta di Lord Asriel correvano dritte verso una catena di aguzze
  3092. colline, strane e rigide forme sporgenti in un cielo nero quanto il velluto
  3093. dell'aletiometro. Della slitta medesima non v'era alcun segno... o non c'era
  3094. invece, forse, un movimento simile al tocco di una piuma sul fianco del picco
  3095. più alto? Lyra ficcava gli occhi in avanti, sforzandosi quanto poteva, e
  3096. Pantalaimon volava il più in alto possibile e guardava con la chiara visione di
  3097. un gufo.
  3098. «Sì» le disse un momento più tardi, posato sul suo polso; «quello è Lord Asriel,
  3099. e sta frustando i cani con furia, e c'è un bambino sul retro...»
  3100. Lyra sentì Iorek Byrnison mutare di passo. Qualcosa aveva attirato la sua attenzione. Stava rallentando e girava la testa a destra e a sinistra.
  3101. «Cosa c'è?» disse Lyra.
  3102. Non rispose. Era tutto intento all'ascolto, ma Lyra non riusciva a sentire nulla. Poi qualcosa udì: un misterioso vasto e distante scoppiettio frusciante. Era un suono che aveva già udito: il suono dell'Aurora. Dal nulla, un velo radioso era sceso e restava sospeso brillando nel cielo del Nord. Tutti quei miliardi, trilioni, di particelle cariche non viste, e forse, pensò lei, di Polvere, traevano una radiosa vampa dagli strati più alti dell'atmosfera. Vi sarebbe stata un'esibizione più brillante e più straordinaria di tutte quelle che Lyra avesse ancora visto, come se l'Aurora sapesse del dramma che stava avvenendo lì sotto e desiderasse illuminarlo con i suoi effetti più imponenti. Ma nessuno degli orsi stava guardando in su: la loro attenzione era tutta rivolta alla terra. Non era stata l'Aurora, dopo tutto, ad attirare l'attenzione di Iorek. Adesso era immobile, e Lyra gli scivolò giù di groppa, sapendo che i suoi sensi avevano bisogno di poter spaziare liberamente. C'era qualcosa che lo disturbava.
  3103. Lyra si guardò intorno, rivolse lo sguardo all'indietro verso le montagne
  3104. disordinate che avevano attraversato qualche tempo prima e non vide nulla.
  3105. L'Aurora si fece più intensa. Il primo velo tremolò e si spostò in fretta da una
  3106. parte; irregolari cortine si ripiegarono per poi dispiegarsi di nuovo lassù,
  3107. crescendo in dimensioni e luminosità di minuto in minuto; archi e anelli
  3108. mulinavano attraverso l'orizzonte e toccavano lo zenit in curve di luce radiosa.
  3109. Più chiaramente che mai potè udire quell'immenso sibilo cantante e il fruscio di
  3110. vaste intangibili forze.
  3111. «Streghe» giunse un grido dalla voce di un orso, e Lyra si voltò, piena di gioia e sollievo.
  3112. Ma un muso pesante la sbattè con violenza in avanti, lasciandola senza fiato al punto che quando aprì la bocca stupefatta non ne uscì che un rantolo tremante, perché lì, proprio nel posto dove si era trovata lei, c'era il pennacchio d'una freccia dalle piume verdi, la cui punta e l'asta erano affondate nella neve. 'Impossibile!' pensò lei debolmente, ma invece era vero, perché un'altra freccia rimbalzò sonoramente sull'armatura di Iorek, che la sovrastava in piedi. Queste non erano le streghe di Serafina Pekkala; erano di un altro clan. Si muovevano in tondo nel cielo, una dozzina o anche di più, per poi calare d'improvviso in basso a scoccare una freccia e risalire in fretta; Lyra imprecò con tutte le parolacce che sapeva.
  3113. Iorek Byrnison impartì dei rapidi ordini. Era chiaro che gli orsi sapevano già
  3114. come affrontare le streghe, visto che si erano subito disposti in formazione
  3115. difensiva, mentre le streghe si lanciavano con la stessa fluidità all'attacco.
  3116. Potevano mirare con precisione solo a distanza ravvicinata e, per non sprecare
  3117. le loro frecce, si abbassavano rapide a scoccare la freccia nel punto più basso
  3118. della picchiata per poi riguadagnare quota subito. Però, nel momento in cui
  3119. raggiungevano il punto più basso, con le mani occupate dall'arco e le frecce,
  3120. erano vulnerabili, e gli orsi esplodevano in salti menando gran colpi di zampa
  3121. nell'aria per tirarle giù. Ne cadde più d'una, che fu prontamente spacciata.
  3122. Lyra si accoccolò vicino a un masso osservando una strega lanciata in picchiata.
  3123. Qualcuna mirò proprio a lei, ma la mancò di molto; e poi Lyra, guardando su in
  3124. cielo, vide la maggior parte della squadriglia delle streghe disimpegnarsi e
  3125. ritornare indietro.Se provò un certo sollievo, non durò che pochi secondi.
  3126. Perché, dalla stessa direzione verso cui si erano dirette, ne vide giungere
  3127. molte altre a congiungersi a loro; a mezz'aria con loro c'era un gruppo di luci
  3128. brillanti e attraverso la vasta distesa della pianura di Svalbard, sotto il
  3129. radioso splendore dell'Aurora, sentì un suono di cui aveva paura. Era l'aspro
  3130. pulsare di un motore a benzina. Lo zeppelin, con la signora Coulter e le sue
  3131. truppe a bordo, li stava raggiungendo.
  3132. Iorek ruggì un ordine, e gli orsi si disposero subito in una nuova formazione.
  3133. Nel baluginare sinistro del cielo Lyra li osservò scaricare rapidamente dalla
  3134. slitta lo scaglia-fuoco. Anche la squadriglia d'avanguardia delle streghe li
  3135. aveva visti e cominciò a lanciarsi in picchiata per tempestarli di frecce, ma
  3136. gli orsi si affidarono per la gran parte alle loro armature e lavorarono a
  3137. erigere in fretta il congegno: un lungo braccio teso ad angolo acuto nel cielo,
  3138. una tazza, o un bacile del diametro di quasi un metro; e un gran serbatoio di
  3139. ferro circondato di fumi e vapore.
  3140. Mentre lei guardava, se ne sprigionò una fiamma brillante e una ben addestrata squadra di orsi entrò in azione. Due di loro alarono in basso il lungo braccio dello scaglia-fuoco, un altro riempì di palate di fuoco il bacile, e quando fu impartito un ordine lo lasciarono andare perché scagliasse lo zolfo infuocato nel buio del cielo. Le streghe in planata sopra di loro erano tanto fitte che tre di esse precipitarono in fiamme già solo al primo colpo, ma presto fu chiaro che il vero bersaglio era lo zeppelin. Il pilota non doveva aver mai visto prima uno scaglia-fuoco, oppure ne stava sottovalutando l'efficacia, perché continuò a volare diritto verso gli orsi, senza innalzarsi né modificare la rotta neanche di una frazione di grado né a sinistra né a destra.Poi fu chiaro che anche lo zeppelin possedeva un'arma potente:una carabina mitragliatrice montata sulla parte prodiera della navicella. Lyra vide delle scintille levarsi dall'armatura di qualcuno degli orsi, e li vide accalcarsi sotto quella protezione, prima ancora di sentire il fracasso delle pallottole. Gridò di paura.
  3141. «Non corrono rischi» disse Iorek Byrnison. «Quelle pallottole sono troppo piccole per bucare un'armatura».
  3142. Lo scaglia-fuoco tornò in azione e questa volta la massa di zolfo fiammeggiante si innalzò verticalmente in aria, fino a colpire la navicella per poi esplodere in una cascata di frammenti infuocati. Lo zeppelin si inclinò a sinistra e si allontanò ruggendo in un ampio arco, per poi tornare a dirigersi verso il gruppo di orsi impegnati a lavorare in fretta accanto a quella macchina da guerra. Mentre si avvicinava, il braccio dello scaglia-fuoco si abbassò scricchiolando; la carabina mitragliatrice tossì e sputacchiò, e due orsi caddero, accompagnati dal ringhio basso di Iorek Byrnison; e quando il velivolo si trovò quasi sopra le loro teste, un orso gridò un ordine, e sotto l'azione di una molla ben carica il braccio tornò a scattar verso l'alto.Stavolta lo zolfo andò a urtare l'esterno dell'involucro pieno di gas dello zeppelin. La rigida intelaiatura teneva al suo posto il velo di seta oleata destinato a contenere l'idrogeno, e malgrado questo fosse abbastanza solido da poter sopportare strappi e urti di minore entità, mezzo quintale di roccia infuocata era veramente troppo. La seta si aprì con un unico strappo e lo zolfo e l'idrogeno balzarono l'uno verso l'altro in una catastrofe di fiamme brucianti.
  3143. Di colpo, la seta divenne trasparente; l'intero scheletro dello zeppelin divenne visibile, scuro contro un inferno di rosso, di giallo e arancione, sospeso nell'aria per quello che parve un tempo impossibilmente lungo prima di andar verso terra con un movimento pressoché riluttante. Piccole figure nere contro il fuoco e la neve se ne allontanarono o si avvicinarono in una corsa barcollante. Alcune streghe scesero in volo per contribuire a portarli in salvo dalle fiamme. Dal momento in cui lo zeppelin aveva urtato il terreno non ci volle più di qualche minuto perché fosse ridotto a una massa di metallo contorto, un sudario di fumo e pochi brandelli di fuoco vagante.
  3144. Ma i soldati che vi erano a bordo e le altre persone (anche se era troppo lontana per individuare la signora Coulter, Lyra sapeva che c'era) non stettero a perdere tempo. Con l'aiuto delle streghe tirarono fuori la carabina mitragliatrice, la misero in posizione e attaccarono battaglia con decisione, stavolta a livello del suolo.
  3145. «Andiamo» disse Iorek. «Loro li bloccheranno qui per un bel pezzo».
  3146. Fece un ruggito, e alcuni orsi si staccarono dal gruppo principale per attaccare i tartari sul fianco destro. Lyra percepì chiaramente il desiderio di Iorek di restare lì con loro, ma in tutto quel tempo i suoi nervi non avevano cessato un istante di urlare 'Andiamo! Andiamo!', e la sua mente era piena di immagini di Roger e Lord Asriel: Iorek Byrnison lo capì e si diresse verso le montagne, lasciando i suoi a tenere a bada i tartari. Così ripresero a salire. Lyra si sforzava di vedere avanti, ma neppure gli occhi di gufo di Pantalaimon arrivarono a distinguere qualche movimento sul fianco del monte che stavano risalendo. Ma le tracce della slitta di Lord Asriel erano chiare e Iorek le seguiva rapido, avanzando a grandi balzi nella neve, che la sua corsa sollevava e si lasciava alle spalle in grandi nuvole. Qualunque cosa succedesse alle loro spalle, a questo punto, non era ormai altro che questo, una cosa che si era abbandonata alle spalle. Lyra se n'era distaccata. Si sentiva come se stesse lasciando il mondo, tutto intero, tanto si sentiva remota e intenta al suo scopo, tanto in alto stavano salendo, tanto strana e irreale era la luce in cui
  3147. erano immersi.
  3148. «Iorek» disse, «ritroverai Lee Scoresby per me?»
  3149. «Vivo o morto, lo ritroverò».
  3150. «E se rivedrai Serafina Pekkala...»
  3151. «Le racconterò quello che hai fatto».
  3152. «Grazie, Iorek» disse lei.
  3153. Per qualche tempo non dissero altro. Lyra sentì di entrare in una sorta di
  3154. trance che era al di là della veglia e del sonno: uno stato di sogno cosciente,
  3155. quasi, in cui stava sognando di esser portata da un orso verso la città in mezzo
  3156. alle stelle.
  3157. Stava per parlarne a Iorek Byrnison, quando lui rallentò fino a fermarsi.
  3158. «Le tracce proseguono» disse Iorek Byrnison. «Ma io non posso farlo».
  3159. Lyra saltò giù e si mise accanto a lui a guardare. Si trovava ai margini di un
  3160. precipizio. Se fosse un crepaccio della roccia o una spaccatura nel ghiaccio era
  3161. difficile a dirsi, e faceva a ogni modo ben poca differenza; quel che importava
  3162. è che giungeva fin nel profondo di un buio insondabile.
  3163. Le tracce della slitta di Lord Asriel correvano fino al suo margine... e poi lo
  3164. attraversavano, passando su un ponte di neve pressata.
  3165. Ma il ponte aveva chiaramente risentito del peso della slitta carica, perché era
  3166. segnato da una linea di frattura nei pressi dell'altra sponda del burrone e,
  3167. accanto a essa, dalla loro parte, la sua superficie aveva ceduto abbassandosi
  3168. forse di una trentina di centimetri. Poteva forse sopportare il peso di una
  3169. bambina: certo non avrebbe resistito al peso di un orso con la sua corazza.
  3170. E le tracce di Lord Asriel proseguivano, al di là del ponte, e poi ancora, su
  3171. per la montagna. Se voleva andare avanti, avrebbe dovuto farlo da sola.
  3172. Lyra si rivolse a Iorek Byrnison.
  3173. «Io devo andare dall'altra parte» disse. «Grazie per tutto quello che hai fatto.
  3174. Non so cosa succederà quando arriverò da lui. Forse moriremo tutti, che io lo
  3175. raggiunga o no. Ma se ritornerò indietro, ti verrò a trovare per ringraziarti
  3176. come si deve, re Iorek Byrnison».
  3177. Gli pose una mano sulla testa. Lui l'accettò, e annuì gentilmente.
  3178. «Addio, Lyra Linguargentina» disse.
  3179. Col cuore che le pulsava dolorosamente d'amore, si allontanò da lui e mise un
  3180. piede sul ponte. La neve scricchiolò sotto di lei; Pantalaimon si alzò in volo,
  3181. passò dall'altra parte del ponte e la incoraggiò ad avanzare. Passo dopo passo
  3182. andò avanti, chiedendosi ogni volta se avrebbe fatto meglio a correre in fretta
  3183. per poi fare un salto fino all'altra sponda, o ad andar piano come stava
  3184. facendo, con passo il più possibile leggero. A metà strada, dalla neve arrivò un
  3185. altro forte scricchiolio: un blocco si staccò vicino ai suoi piedi e precipitò
  3186. nell'abisso, mentre il ponte, all'altezza della linea di frattura, slittava
  3187. ancora più in basso di qualche altro centimetro.
  3188. Lei si tenne perfettamente immobile. Pantalaimon era accoccolato in forma di
  3189. leopardo, pronto a balzare giù alla sua volta.
  3190. Il ponte resse. Lei fece ancora un passo, poi un altro, e poi sentì qualcosa che
  3191. le sprofondava sotto i piedi, e balzò con tutte le sue forze verso l'altra
  3192. sponda. Atterrò a pancia in giù nella neve mentre il ponte cadeva in tutta la
  3193. sua lunghezza dentro il crepaccio, lasciandosi dietro soltanto un morbido
  3194. whoosh.
  3195. Gli artigli di Pantalaimon erano affondati nella sua pelliccia e la tenevano
  3196. stretta.
  3197. Un minuto dopo lei aprì gli occhi e si allontanò strisciando dal precipizio.
  3198. Non c'era più modo di tornare indietro. Si alzò e sollevò una mano verso l'orso,
  3199. che la stava osservando. Iorek Byrnison si alzò sulle zampe posteriori in segno
  3200. di saluto e si affrettò a ridiscendere la montagna per unirsi ai suoi sudditi
  3201. nella battaglia contro la signora Coulter e i soldati sbarcati dallo zeppelin.
  3202. Lyra era sola.
  3203. VENTITRE
  3204. IL PONTE VERSO LE STELLE.
  3205. Una volta che Iorek Byrnison fu scomparso, Lyra si sentì invasa da una gran
  3206. debolezza e si voltò alla cieca, cercando con la mano Pantalaimon.
  3207. «Oh, Pan, caro, non ce la faccio! Ho tanta paura... e sono così stanca... tutta
  3208. questa strada, e sto morendo di paura! Vorrei che toccasse a qualcun altro e non
  3209. a me, guarda, davvero!»
  3210. Il suo daimon le strofinò il muso sul collo in forma di gatto, caldo e
  3211. confortante.
  3212. «È che proprio non so cosa dobbiamo fare» singhiozzò Lyra. «È troppo per noi,
  3213. Pan, non possiamo... »
  3214. Si aggrappò a lui ciecamente, oscillando avanti e indietro, lasciando che i
  3215. singhiozzi le uscissero selvaggiamente dal petto sulla nuda neve.
  3216. «E anche se... se la signora Coulter arriva a Roger per prima non ci sarà
  3217. modo di salvarlo, perché lei se lo riporterebbe indietro a Bolvangar, o peggio ancora, e a me mi ammazzerebbero per vendicarsi... Ma perché devono fare queste cose ai bambini, Pan? Ma li odiano tutti così tanto, i bambini, che li vogliono fare a pezzi così? Perché lo fanno?»
  3218. Ma Pantalaimon non aveva risposte; tutto ciò che poteva fare era abbracciarla stretta stretta. Un po' alla volta, man mano che si placava quell'uragano di paura, cominciò a sentirsi di nuovo se stessa. Era di nuovo Lyra, indubbiamente infreddolita e spaventata, ma era se stessa.
  3219. «Vorrei...» disse, e si interruppe. Non c'era nulla da guadagnare a esprimere desideri. Un ultimo respiro tremante, ma profondo, e fu pronta a riprendere il cammino.
  3220. La luna nel frattempo era tramontata, e a meridione il cielo era profondamente buio, malgrado i miliardi di stelle brillanti come diamanti posati sul velluto. Eppure, li superava in splendore l'Aurora, di cento volte almeno. Mai Lyra l'aveva vista così brillante e spettacolare; a ogni tremolio e fremito, nuovi miracoli di luce danzavano attraverso il cielo. E dietro il cangiante velario di luce quell'altro mondo, con la città illuminata dal sole, era chiaro e solido. Più in alto salivano e più vasta era la terra spoglia che si stendeva sotto di loro. A nord si allungava il mare gelato, compresso qua e là a formar delle creste dove due lastre di ghiaccio si erano spinte l'un l'altra, ma per il resto piatto, bianco e infinito, esteso a raggiungere il Polo medesimo e molto al di là, tutto uguale, senza vita, senza colori, più lugubre e spoglio di quanto Lyra potesse riuscire a immaginarsi. A est come a ovest vi erano altre montagne, grandi picchi irregolari aguzzi ed eretti nel cielo, i fianchi scoscesi carichi di neve battuti dal vento che ne aveva affilato i bordi come scimitarre. A sud c'era la via da cui erano venuti, ed era indietro che Lyra volgeva i suoi sguardi più carichi di desiderio, nella speranza di scorgere il suo caro amico Iorek Byrnison e le sue truppe; ma nulla era in moto nell'ampia pianura. Non era neppure sicura di aver individuato i resti bruciati dello zeppelin, o la neve arrossata attorno ai cadaveri dei guerrieri.
  3221. Pantalaimon volò in alto, poi tornò in picchiata e le si posò sul polso,
  3222. in forma di gufo.
  3223. «Sono proprio dietro quel picco! » disse. «Lord Asriel ha tirato giù tutti i suoi strumenti e Roger non si può muovere...»
  3224. E mentre diceva quelle parole, l'Aurora tremolò e si affievolì, come un bulbo ambarico alla fine della sua vita, e poi si spense del tutto. Nelle tenebre, però, Lyra percepì la presenza della Polvere, perché l'aria le parve piena di intenzioni oscure, simili a forme di pensieri non ancora nati.
  3225. Circondata dal buio, sentì il grido di un bambino:
  3226. «Lyra! Lyra!»
  3227. «Eccomi!» gridò in risposta, e continuò incespicando a salire, arrampicandosi, finendo scompostamente a terra, tornando a lottare con le ultime forze; ma salendo, tirandosi sempre più su, nel brillio spettrale della neve.
  3228. «Lyra! Lyra!»
  3229. «Ci sono quasi» rantolò. «Ci sono quasi, Roger! »
  3230. Pantalaimon stava mutando continuamente forma, nella sua agitazione: leone, ermellino, aquila, gatto selvatico, lepre, salamandra, gufo, leopardo, tutte le forme che aveva mai preso, un caleidoscopio di forme in mezzo alla Polvere... «Lyra!»
  3231. Quindi raggiunse la cima e vide quello che stava succedendo.
  3232. Cinquanta metri più in là, sotto le stelle, Lord Asriel stava torcendo insieme due fili che conducevano alla sua slitta rovesciata su cui si trovava una fila di batterie e apparati, già tutti incrostati di cristalli di ghiaccio. Indossava
  3233. pesanti abiti di pelliccia e una lampada a nafta gli illuminava il viso.
  3234. Accosciata al suo fianco, come la Sfinge, c'era il suo daimon, il manto
  3235. magnifico lucente di forza, la coda pigramente in movimento nella neve.
  3236. In bocca teneva il daimon di Roger.
  3237. Quella povera creatura si dimenava, sbatteva le ali, lottava, prima in forma
  3238. d'uccello, poi cane, gatto, ratto, di nuovo un uccello, e chiamava senza sosta
  3239. lo stesso Roger, che era a pochi metri di distanza, e si sforzava in tutti i
  3240. modi, tendendo fino al limite estremo della sua resistenza il legame che lo
  3241. stringeva nel più profondo del cuore, e piangeva gridando di dolore e di freddo.
  3242. Gridava il nome del suo daimon, e chiamava Lyra; corse da Lord Asriel, lo tirò
  3243. per un braccio e Lord Asriel lo spinse via di lato. Tentò di nuovo, piangendo,
  3244. singhiozzando, e Lord Asriel non gli badò minimamente, salvo che per gettarlo a
  3245. terra.
  3246. Si trovavano ai margini di un dirupo. Dietro di loro non c'era nulla se non una
  3247. tenebra enorme, senza limiti. Erano almeno a mille metri di altezza sul mare
  3248. gelato.
  3249. Tutto questo, Lyra lo vide alla sola luce delle stelle; ma poi, quando Lord
  3250. Asriel collegò i suoi fili, l'Aurora avvampò nuovamente di vita splendente. Come
  3251. il lungo dito di accecante potenza che gioca fra due terminali, solo che questo
  3252. si innalzava per mille miglia, e ne era lungo diecimila; scendeva, saliva,
  3253. ondeggiava, splendeva, in una gloriosa cataratta di luce.
  3254. Lui la controllava...
  3255. O forse ne traeva energia; perché c'era un filo che veniva da un enorme rocchetto posto sulla slitta, un filo che correva dritto verso il cielo. Giù dal cielo scese in picchiata un corvo, e Lyra individuò in esso il daimon di una strega. C'era una strega ad aiutare Lord Asriel, e aveva portato quel filo su in alto.
  3256. E l'Aurora aveva riacceso il suo splendore.
  3257. Era quasi pronto.
  3258. Lord Asriel si voltò verso Roger e lo chiamò: Roger non potè resistere e andò, scuotendo la testa, tremando, gridando, ma senza poterlo evitare, andò avanti. «No! Scappa!» gridò Lyra, e si slanciò giù per il pendio verso di lui. Pantalaimon balzò verso il leopardo delle nevi e gli portò via dalle mascelle il daimon di Roger. In un istante il leopardo delle nevi balzò dietro di lui, e Pantalaimon lasciò andare l'altro daimon e tutti e due i daimon più giovani cambiando continuamente forma, flick-flick-flick, si voltarono e affrontarono la grande bestia maculata.
  3259. Quella frustò l'aria, da sinistra a destra, con le zampe armate di artigli affilati, e i suoi ruggiti ringhianti superarono persino le grida di Lyra. Contro di lei lottavano anche i due bambini, adesso; o contro quelle forme dell'aria torbida, quelle intenzioni di tenebra, che in gran numero giungevano lì ad affollarsi seguendo il torrente della Polvere...
  3260. E in alto regnava l'Aurora, e continuava a montare, in guizzi che accendevano ora un edificio, ora un lago, ora invece una fila di palme, così vicine che si sarebbe detto di poter fare un passo e andare da questo mondo a quello.
  3261. Lyra fece un salto e afferrò la mano di Roger.
  3262. Tirò con forza e si liberarono dalla stretta di Lord Asriel e corsero, mano nella mano, ma Roger piangeva e si contorceva, perché il leopardo aveva preso il suo daimon di nuovo; Lyra conosceva quella morsa di dolore al cuore e cercò di fermarsi...
  3263. Ma non potevano fermarsi. L'orlo del burrone stava scivolando giù sotto i loro piedi. Tutto un lastrone di neve scivolava inesorabilmente giù...Il mare, gelato, mille metri più giù...
  3264. «Lyra!» Il cuore che batte... La mano che stringe la mano...E alta, nel cielo, la meraviglia più grande.
  3265. La volta del cielo, stellata, profonda, venne forata d'improvviso come da una lancia.
  3266. Un getto di luce, un getto di pura energia liberata come una freccia da un immenso arco zampillò verso l'alto. I veli di luce e colore di cui era fatta l'Aurora vennero strappati; un gran suono lacerante, sfrigolante, scricchiolante, uno strappo, passò da un universo all'altro; nel cielo vi fu terraferma...
  3267. Il sole!Il sole splendente sul pelo di uno scimmiotto dorato...
  3268. Perché la caduta di quella slavina di neve si era arrestata; forse l'aveva spezzata una cengia non vista; Lyra potè vedere sulla neve calpestata della cima la scimmia dorata venir fuori dall'aria stessa accanto al leopardo, e vide i due daimon irrigidire il pelo, carichi di diffidenza e pieni di forza. La coda della scimmia era eretta, quella del leopardo delle nevi oscillava possente da una parte all'altra. Poi la scimmia provò ad avanzare una zampa, il leopardo abbassò il capo in un'ammissione piena di grazia sensuale, si toccarono...
  3269. E quando Lyra alzò lo sguardo da quelle due forme, c'era la signora Coulter in persona, stretta fra le braccia di Lord Asriel. La luce giocava intorno a loro come raggi e scintille di intensa forza ambarica. Lyra, impotente, potè soltanto immaginare quello che era successo: in qualche maniera la signora Coulter doveva aver attraversato il precipizio, seguendola fino a lassù...
  3270. I suoi genitori, insieme!
  3271. E stretti in un abbraccio appassionato, una cosa mai neanche sognata.
  3272. Aveva gli occhi spalancati. Il corpo di Roger giaceva morto fra le sue braccia, fermo, tranquillo, in pace. Sentì i suoi genitori parlare:
  3273. Sua madre disse: «Non lo permetteranno mai...»
  3274. Suo padre disse: «Permettere? Siamo andati ben al di là dei permessi, come se fossimo dei bambini. Io ho reso possibile a chiunque passare dall'altra parte, se vuole».
  3275. «Lo vieteranno! Lo chiuderanno, lo sigilleranno e scomunicheranno chiunque ci provi! »
  3276. «Saranno in troppi a volerlo. Non riusciranno a impedirglielo. Questa sarà la fine della Chiesa, Marisa, la fine del Magisterium, la fine di tutti questi secoli bui! Guarda quella luce lassù: è il sole di un altro mondo! Senti il suo calore sulla tua pelle, adesso! »
  3277. «Sono loro i più forti, i più forti di tutti, Asriel! Tu non sai...»
  3278. «Io non so? Nessuno al mondo sa meglio di me quanto è forte la Chiesa! Ma non è forte abbastanza per questo. La Polvere cambierà ogni cosa, comunque. Non c'è più modo di fermarla».
  3279. «E questo che volevi? Soffocarci e ucciderci tutti con il peccato e le tenebre?» «Volevo spezzare le catene, fuggire, Marisa! E l'ho fatto. Guarda, guarda le palme che ondeggiano sopra le spiagge! Lo senti quel vento? Un vento da un altro mondo! Puoi sentirlo sui capelli, sul viso...»
  3280. Lord Asriel spinse indietro il cappuccio della signora Coulter e le rivolse il viso verso il cielo, passandole una mano tra i capelli. Lyra osservava senza fiato, senza osar muovere un muscolo.
  3281. La donna si strinse a Lord Asriel come se le girasse la testa e scosse il capo, afflitta.
  3282. «No... no... stanno arrivando, Asriel... sanno dove stavo andando...»
  3283. «E allora vieni con me, via, fuori da questo mondo!»
  3284. «Non oso...»
  3285. «Tu? Tu non hai il coraggio? Tua figlia verrebbe. Tua figlia oserebbe qualunque cosa, e sua madre dovrebbe arrossire... »
  3286. «E allora prenditela, fa' pure. Lei è più tua che mia, Asriel».
  3287. «No. Tu l'hai presa con te; hai cercato di plasmarla. La volevi, allora».
  3288. «Era troppo rozza, troppo ostinata. Ho iniziato troppo tardi... Ma dov'è adesso? Ho seguito le sue tracce su fino...»
  3289. «Allora la vuoi, ancora? Due volte hai cercato di tenerla con te, e due volte se n'è andata via. Se fossi in lei mi metterei a correre, e senza fermarmi, prima di darti una terza occasione».
  3290. Le sue mani, ancora strette attorno al capo della donna, d'improvviso si tesero, e l'attirarono in un bacio appassionato. Lyra pensò che tutto questo somigliava più alla crudeltà che all'amore, e guardò i loro daimon, e vide qualcosa di strano: il leopardo delle nevi era teso, accucciato, gli artigli appena premuti sul corpo della scimmia dorata, e la scimmia rilassata, felice, in deliquio lì sulla neve.
  3291. La signora Coulter si staccò con ferocia dal bacio e disse: «No, Asriel, il mio posto è in questo mondo, non in quello...»
  3292. «Vieni con me!» disse lui, incalzante, pieno di forza. «Vieni e lavora con me!» «Non possiamo lavorare insieme, tu e io».
  3293. «No? Tu e io potremmo fare a pezzi l'universo e poi rimetterlo insieme, Marisa! Potremmo trovare la fonte della Polvere e soffocarla per sempre! E a te
  3294. piacerebbe avere una parte in questa grandiosa opera; non mentire con me. Menti
  3295. su tutto il resto, menti sull'Intendenza per l'Oblazione, menti sui tuoi amanti
  3296. - sì, lo so di Boreal, e non me importa niente - menti sulla Chiesa, menti sulla
  3297. bambina, persino, ma non mentire su ciò che desideri davvero...»
  3298. E le loro bocche si unirono con avidità irresistibile. I loro daimon si erano
  3299. messi a giocare, ardentemente; il leopardo delle nevi si rotolava sul dorso, e
  3300. lo scimmiotto le passava gli artigli nella pelliccia morbida del collo, e quella
  3301. emetteva un profondo gorgoglio di piacere.
  3302. «Se non vengo con te, tu cercherai di distruggermi» disse la signora Coulter. «E perché ti dovrei distruggere?» disse lui, ridendo, la luce di un altro mondo che gli brillava intorno al capo. «Vieni con me, lavora al mio fianco, e io mi curerò se vivi o muori. Rimani qui, e perderai subito ogni interesse per me. Non illuderti che ti concederei un altro pensiero. E ora resta qui, a far danno in questo mondo, o vieni con me».
  3303. La signora Coulter esitò; chiuse gli occhi, parve perdere l'equilibrio come fosse per svenire; ma restò in piedi e tornò ad aprirli, e in essi c'era un'infinita, bellissima tristezza.
  3304. «No» disse. «No».
  3305. I loro daimon erano nuovamente separati. Lord Asriel si abbassò e immerse le forti dita nella pelliccia del leopardo delle nevi. Poi voltò la schiena e andò lassù, e via, senza una sola parola di più. La scimmia dorata balzò nelle braccia della signora Coulter emettendo piccoli suoni afflitti, facendo un gesto verso il leopardo delle nevi che si allontanava, e il viso della signora Coulter era una maschera di lacrime. Lyra ne vide lo scintillio; erano lacrime vere.Poi sua madre si voltò, scossa da silenziosi singhiozzi, e scese giù per la montagna, sparendo alla vista di Lyra.
  3306. Lyra la guardò con freddezza, e poi alzò lo sguardo verso il cielo.
  3307. Una simile volta di meraviglie non l'aveva mai vista.
  3308. La città appesa lassù era così vuota e silente da sembrare appena costruita, in attesa di essere occupata; o dormiente, in attesa di esser svegliata. Il sole di quel mondo stava splendendo in questo, indorando le mani di Lyra, sciogliendo il ghiaccio sul cappuccio di lupo di Roger, rendendo trasparenti le sue guance pallide, brillando nei suoi occhi aperti incapaci oramai di vedere.
  3309. Si sentiva lacerata dall'infelicità. E dalla rabbia, anche; avrebbe potuto uccidere suo padre; se avesse potuto strappargli il cuore, l'avrebbe fatto lì, su due piedi, per quello che aveva fatto a Roger. E a lei: imbrogliarla... Come aveva osato?
  3310. Stava ancora stringendo il corpo di Roger. Pantalaimon le stava dicendo qualcosa, ma la sua mente era in fiamme, e non lo sentì fino a che lui non le ficcò i suoi artigli di gatto selvatico nel dorso della mano per costringerla a farlo.
  3311. «Che? Cosa?» . ,
  3312.  «La Polvere!» disse lui. «Ma di che stai parlando?»
  3313. «La Polvere. Lui vuol trovare la fonte della Polvere e distruggerla, no?»
  3314. «E quello che ha detto».
  3315. «E l'Intendenza per l'Oblazione e la Chiesa e Bolvangar e la signora Coulter e
  3316. tutto, anche loro vogliono distruggerla, no?»
  3317. «Sì... Oppure impedirle di influenzare la gente... Perché?»
  3318. «Perché se tutti loro pensano che la Polvere sia una cosa cattiva, allora deve
  3319. essere una cosa buona».
  3320. Lei non parlò. Un piccolo singhiozzo di eccitazione le salì in gola.
  3321. Pantalaimon proseguì:
  3322. «Abbiamo sentito quello che dicevano della Polvere, e loro ne hanno tanta paura,
  3323. e sai una cosa? Noi abbiamo creduto a loro, anche se vedevamo che quel che
  3324. facevano era malvagio, cattivo e sbagliato... Abbiamo pensato anche noi che la
  3325. Polvere doveva essere una cosa cattiva, perché loro erano grandi e dicevano
  3326. questo. Ma, e se non lo è? Se in realtà è... ?»
  3327. Lei disse, senza fiato: «Già! E se in realtà è una cosa buona...»
  3328. Lo guardò e vide i suoi occhi verdi di gatto selvatico accesi della sua stessa
  3329. eccitazione. Sentì che le girava la testa, come se il mondo intero si stesse
  3330. muovendo sotto di lei.
  3331. Se la Polvere era una cosa buona... Se era una cosa da ricercare, e ricevere con
  3332. gioia, e conservare con cura...
  3333. «Possiamo cercarla anche noi, Pan!» disse.
  3334. Questo era quel che lui aspettava di sentire.
  3335. «Possiamo arrivarci prima di lui» continuò Pantalaimon, «e...»
  3336. L'enormità del compito li fece tacere. Lyra alzò lo sguardo al cielo luminoso. Si rendeva conto di quanto erano piccoli, lei e il suo daimon, in confronto alla maestosa vastità dell'universo; e quanto poco sapevano, in confronto ai profondi misteri che li sovrastavano.
  3337. «Possiamo farcela» insistè Pantalaimon. «Fino a quaggiù ci siamo arrivati, no? Possiamo farcela».
  3338. «Saremmo soli. Iorek Byrnison non potrebbe venire con noi ad aiutarci. E neppure Farder Coram o Serafina Pekkala, o Lee Scoresby, o nessun altro».
  3339. «Noi e basta, allora. Non importa. Noi non siamo soli, comunque; non come...» Sapeva che intendeva dire non come Tony Makarios; non come quei poveri daimon sperduti a Bolvangar; noi siamo ancora un essere solo; noi due insieme siamo uno.
  3340. «E abbiamo l'aletiometro» disse lei. «Già. Immagino che ci tocchi farlo, Pan. Andremo lassù e cercheremo la Polvere, e quando la troveremo sapremo cosa fare». Aveva ancora il corpo di Roger fra le braccia. Lo posò dolcemente.
  3341. «E lo faremo» disse.
  3342. Voltò le spalle. Dietro di loro c'erano dolore, morte e terrore; davanti dubbio, pericolo e misteri insondabili. Ma non erano soli.
  3343. Così Lyra e il suo daimon voltarono le spalle al mondo in cui erano nati, e guardarono verso il sole e camminarono nel cielo.
  3344. FINE DEL LIBRO PRIMO
  3345. Continuano le magiche avventure della Bussola d'oro
  3346. La lama sottile
  3347. Philip Pullman
  3348. Nel mondo di Lyra molti rimangono i misteri: la Polvere che si riversa sulla
  3349. Terra dall'Aurora, gli Ingoiatori, l'aletiometro...
  3350. In questo secondo libro lo scenario si amplia: da un mondo intermedio, in cui è arrivata attraverso il ponte, la ragazza approderà nel nostro, dove l'aspettano altri incredibili incontri, la risposta a molte domande, ma anche nuovi e inquietanti enigmi. E se vasta è la scena, il dramma è profondo: insieme al suo nuovo compagno di avventura, Will Parry, Lyra rimarrà coinvolta nella più ardita delle guerre e, malgrado i pericoli e le fatiche cui è sottoposta, non esiterà nella sua marcia verso il vero. Questa volta non saranno né lei né l'aletiometro a rovesciare l'esito della battaglia.
  3351. L'universo fantastico di Pullman - che trae ispirazione dal Paradiso perduto di
  3352. Milton ed è abitato da personaggi vivi e palpitanti ma che sono al tempo stesso
  3353. metafore di grandi idee astratte - è denso di forza e bellezza. Così, nel
  3354. chiudere il libro, sentiremo di essere stati colpiti, inquietati, divertiti,
  3355. coinvolti e costretti a pensare, e non vedremo l'ora di leggere il terzo volume
  3356. di questa straordinaria trilogia.
  3357. « Philip Pullman ha creato un universo di un'intensità e
  3358. di una bellezza che lasciano senza fiato ». .
  3359. Telegraph
  3360. « Dentro il tessuto narrativo molte le invenzioni che hanno incantato i
  3361. lettori... Philip Pullman ha aperto nuovi
  3362. scenari nel genere fantasy»
  3363. Il cannocchiale d'ambra
  3364. Philip Pullman
  3365. Lyra, ragazzina impetuosa, appassionata, ingenua e adorabile bugiarda e Will, orgoglioso, sensibile, coraggioso ma sfuggente come un gatto: i due, provenienti da mondi diversi, si sono incontrati, scontrati e infine sono diventati amici per la pelle. Ognuno possiede un potente strumento di conoscenza, ognuno è destinato ad avere una parte fondamentale nei terribili eventi che si preparano: la battaglia finale contro l'Autorità divina. Nel Cannocchiale d'ambra, ultimo capitolo dell'appassionante saga creata da Philip Pullman, la storia supera i
  3366. confini tra cielo e tèrra, in un'entusiasmante e poetica unione di avventura,
  3367. filosofia, mito e religione.
  3368. «Pullman possiede il carisma di un grande narratore... la sua trilogia è una
  3369. delle opere più emozionanti e ambiziose scritte negli ultimi anni».
  3370. Financial Times
  3371. « Il mondo che popola le visioni di Pullman non è Utopia, un luogo, un universo alternativo e desiderato, ma è semplicemente un gioco affettuoso della fantasia. Fantasia non come immaginazione gratuita, ma come costruzione mirata, persino morale ».
  3372. La Stampa
  3373. Philip Pullman è nato nel 1946 a Norwich, in Inghilterra. Da bambino ha vissuto
  3374. n Australia e nello Zimbabwe e ha studiato in Africa e in Galles.
  3375. Si è laureato in Letteratura inglese all'Università di Oxford e ha insegnato in
  3376. diverse scuole e college.
  3377. Sposato e con due figli, vive attualmente a Oxford. Ha scritto romanzi, racconti
  3378. e adattamenti teatrali, per i quali ha ottenuto innumerevoli riconoscimenti.
  3379. Con La bussola d'oro ha vinto, tra gli altri, i prestigiosissimi Carnegie Medal
  3380. e Guardian Children's Fiction Prize, e con Il cannocchiale d'ambra ha vinto
  3381. nel 2002 il Whitbread Book of the Year.